Il fronte contro il Mater si allarga

Per giorni le principali testate giornalistiche sarde hanno ospitato attacchi trasversali alla mobilitazione contro il finanziamento pubblico al Mater Olbia (di proprietà della Qatar Foundation), senza nemmeno ospitare il diritto di replica del nuovo soggetto-progetto politico (con la sola eccezione di Olbia.it).

Uno dei rilievi di PD, FI e associazioni vicine a questi partiti, è stato l’isolamento di Caminera Noa.

Eppure Caminera Noa non è affatto isolata. I primi ad annunciare la presenza di una delegazione alla mobilitazione di domenica sono stati gli attivisti della tavola sarda contro l’occupazione militare “A Foras” con la nota dell’8 giugno “più ospedali meno militari” pubblicata sulla pagina fb del movimento.

In secondo luogo è arrivata la formazione della sinistra italiana Potere al Popolo (qui), che già pochi giorni prima dell’annuncio della mobilitazione di Caminera Noa, era intervenuta a mezzo stampa contro l’operazione Mater.

Poche ore fa invece il lungo e articolato comunicato dell’Unione sindacale di base (USB) che da manforte alla mobilitazione di domenica.

In silenzio invece gli attivissimi attivisti grillini di Olbia i quali evidentemente stanno attendendo di capire se i loro vertici italiani la pensano come Beppe Grillo (che ha ospitato un endorsment al Mater), oppure no, e nell’attesa tacciono.

Di seguito il comunicato della USB. Buona lettura:

MATER OLBIA: così preparano la fine della Sanità Pubblica Gallurese

 

Qualcuno s’era illuso che la dipartita del prete manager avesse potuto scongiurare l’insano progetto.  Illusione rivelatasi fallace visto che esso può essere usato come cavallo di Troia per una nuova avventura coloniale con conseguente calata di milioni di metri cubi di cemento sulle coste sarde. Il progetto che era di Don Verzè è stato prontamente ripreso dagli sceicchi qatarioti che, forti dei loro petrodollari hanno deciso di continuarlo per farne un “centro di eccellenza” Il Mater Olbia. Per realizzare il loro progetto (con fondi regionali) cioè con soldi pagati da noi tutti hanno avuto bisogno di sostegno prima di tutto logistico e questo è stato fornito loro dal ceto manageriale e politico che ha retto la sanità in tutti questi anni

Sono gli stessi che hanno fatto “carne di porco” della sanità pubblica che hanno favorito “i generosi investitori stranieri.

Hanno fatto sì che le strutture ospedaliere pubbliche funzionassero al minimo per creare il “bisogno” di una sanità alternativa privata-convenzionata (nel senso che il pubblico mette i soldi e i profitti diventano privati),

 

E allora chiediamoci, insieme ai cittadini galluresi,  perché essi debbano fare file interminabili presso ospedali lontani per una banale visita oculistica o per un intervento alla cataratta mentre l’apparecchio laser è stato restituito senza mai essere stato utilizzato.  Si volevano creare i presupposti per l’apertura di una divisione di oculistica presso il privato?

– Perché si deve ricorrere ad un privato o agli ospedali di Nuoro o di Sassari per un semplice intervento di rimozione di un neo?, visto che  mancando un servizio di Dermatologia efficiente, per non aspettare tre mesi per una visita, si è costretti a ricorrere ad un privato;

– Perché la Chirurgia del Giovanni Paolo II non garantisce la visita dì un endocrinologo dopo un intervento alla tiroide?;

– Perché ad Olbia si deve, mediamente, attendere 4 mesi per una banale visita cardiologica?;

-Perché si costringono i pazienti colpiti da ictus ad andare a Nuoro, Sassari o Cagliari dato che in Gallura manca la stroke Unit in grado di intervenire in due o tre ore?;

– Perché si continua ad assistere al trasferimento di neonati con problemi?;

-Perché è necessario recarsi a Tempio per un semplice tamponamento nasale visto che ad Olbia manca il pronto soccorso di Otorinolaringoiatria?;

– Perché i privati devono avere il monopolio della riabilitazione?;

-Perché non esiste un servizio di  Radioterapia per i pazienti oncologici costringendoli al calvario dei viaggi della speranza verso Nuoro o Cagliari con tutta la loro sofferenza e i disagi del viaggio sopportati da loro stessi e spesso dai loro  loro familiari?;

 

Queste sopra elencate, sono solo alcune delle problematiche, non le elenchiamo tutte perché altrimenti riempiremmo pagine su pagine.

Può ipotizzare qualcuno  che la soluzione per tutti i mali sia un ospedale privato? Siamo sicuri che cambierà qualcosa per i pazienti galluresi col Mater?

NOI CREDIAMO CHE NON SIA COSÌ.

Questa struttura costerà alla Sanità Pubblica sarda circa 60 milioni di euro annue per 10 anni; le deroghe concesse dal governo sul taglio ai posti letto e sulla riduzione della spesa per i convenzionati sono una trappola perché questo ha un costo, e, sarà finanziato interamente dal bilancio della Regione sarda. Il Mater farà concorrenza al pubblico e gli Olbiesi abbandoneranno felici il pubblico per fare la prestazione al Mater?

 

Noi riteniamo che il miglioramento sanitario in Sardegna ed in Gallura debba passare da una gigantesca opera di moralizzazione che permetterebbe, con le risorse già stanziate, di avere una sanità pubblica di eccellenza, senza dover ricorrere a mirabolanti proposte, che possono allettare un territorio divorato dalla crisi come la Gallura, ma che sarebbero solo un terreno di pascolo per gli affaristi che nella sanità pubblica hanno fatto le loro proprie fortune.

È indispensabile il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale e che vengano messe in primo piano la cronicità e la disabilità, aspetti con cui dovremo sempre più confrontarci in futuro, settori, questi, che al Mater non interessano perché non profittevoli, perché, sia chiaro a tutti, al Mater non interessa il benessere sanitario dei galluresi, al Mater interessano i profitti.

 

Chi ora promette un futuro radioso è chi ha collaborato a non far crescere la sanità pubblica e che non ha fatto nulla per impedirne lo sfascio. Perché dovremmo ancora fidarci di loro?

Il problema non è quello di aprire nuovi ospedali, ma fare piazza pulita di chi ha sistematicamente prosciugato le risorse di tutti i Sardi. Il problema si risolve potenziando la Sanità Pubblica e non indebolendola in tutto il territorio della Sardegna.

 

PER QUESTI MOTIVI LA USB ADERISCE E FA PROPRIA LA MANIFESTAZIONE A DIFESA DELLA SANITÀ PUBBLICA INDETTA DA CAMINERA NOA