Una mano alla buscacca per vincere la battaglia “Rifiuti 0”

Il 24 aprile 2018 il TAR del Lazio ha pubblicato l’ordinanza in merito al ricorso presentato dal Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare costituito anche da Zero Waste Sardegna col quale era stato impugnato il decreto attuativo dell’art. 35 del decreto Sblocca Italia, riconoscendo di fatto le ragioni degli appellanti sul mancato rispetto della corretta gerarchia dei rifiuti e la mancata effettuazione della VAS (Valutazione Ambientale Strategica).

Ora il TAR ha rimandato alla Corte di Lussemburgo la decisione.

Vincere alla Corte di Giustizia Europea rappresenterebbe un passaggio fondamentale per l’enorme impatto dal punto di vista giuridico, il carattere vincolante e la sua immediata applicazione in tutti i Paesi europei; un aspetto fondamentale in termini di legittimazione e orientamento delle politiche dei governi in questa direzione.

La necessità di raccogliere fondi.

Il ricorso presso la Corte di Lussemburgo comporta costi economici importanti, per le spese legali e le risorse necessarie per garantire forza e visibilità alla nostra azione.

Nel corso degli anni sono stati raggiunti grandi obiettivi, si sono create e a consolidate ampie reti che si battono a tutela dell’ambiente e della salute, con l’obiettivo di un passaggio ad un diverso modello di sviluppo.

Ora però l’obiettivo a portata di mano è molto più grande.

È necessario coinvolgere sempre più persone, mettere in rete sempre più realtà, contribuire allo sviluppo di un’opinione pubblica consapevole ed informata, per acquisire un peso e una forza maggiore per sostenere ciò che è giusto.

Il ruolo della Sardegna

È innegabile il ruolo e il contributo della Sardegna in questa vicenda. Pur con una popolazione di meno del 3% del totale di quella dello stato italiano, ha fornito la spinta e un contributo determinante nel processo in corso. A dispetto dei luoghi comuni che vogliono relegarci ad un ruolo subalterno, abbiamo dimostrato grande attenzione e sensibilità ai temi ambientali ed economici dell’isola e di tutta l’Europa, non abbiamo avuto dubbi nello schierarci in prima linea per avviare un profondo processo di cambiamento e di stravolgimento dei fallimentari modelli imperanti.

C’è oggi l’opportunità di rendere affettivo il notevole sforzo espresso nel corso degli anni e la Sardegna può ancora una volta rendersi protagonista a livello locale ed europeo.

Un piccolo supporto finanziario da parte di tutti può consentire di raccogliere agevolmente la cifra necessaria per sostenere il ricorso in Europa e per informare e sensibilizzare più persone possibile, così da avere sempre più forza nel rivendicare il nostro diritto ad una società più equa e sostenibile.

L’art.35 Sblocca Italia

l’Art. 35 impone la realizzazione di nuovi inceneritori e l’aumento della capacità di quelli esistenti senza effettuare una valutazione ambientale strategica (VAS). Ciò significa aumentare in modo massiccio le emissioni in atmosfera di polveri sottili contenenti sostanze tossiche e cancerogene e continuare a investire su un modello industriale speculativo i cui profitti sono garantiti esclusivamente dagli incentivi pubblici inseriti nella bolletta elettrica, impedendo, a causa degli ingenti investimenti e dei loro tempi di ritorno, di muoversi nella direzione del recupero di materia attraverso pratiche come il riciclo e il riutilizzo, secondo i criteri dell’economia circolare.

In Sardegna, oltre al potenziamento dei 2 inceneritori esistenti, è previsto anche un terzo inceneritore per gestire complessivamente 300.000 t/anno di rifiuti indifferenziati, con un ricalcolo del fabbisogno residuo del tutto incongruente con le reali previsioni. Questo nonostante appena 6 mesi prima dell’approvazione del decreto si affermasse che non c’erano le condizioni per un terzo inceneritore.

Economia Circolare

Produzione, consumo, recupero e smaltimento sono gli elementi alla base del processo di produzione all’interno del paradigma economico in cui siamo immersi. Un sistema che, di fronte alla continua crescita della domanda di risorse e ai costi, economici e ambientali, mostra chiaramente la sua inadeguatezza.

Il Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare si identifica in una società basata su una vera “sostenibilità planetaria”, in cui occorre rimettere in equilibrio il sistema di produzione e consumo attuale con la disponibilità delle risorse e con la tutela dell’ambiente naturale, attraverso una nuova visione di sviluppo denominata “Economia Circolare”.

Un nuovo modello in cui la produzione e gestione di scarti venga progettata per evitare di produrre rifiuti non riciclabili, in cui la generazione e distribuzione di energia avvenga da sole fonti rinnovabili e in cui la dimensione locale trovi valorizzazione.

Con l’adozione di un pacchetto di misure sull’economia circolare e con l’approvazione delle quattro recenti Direttive Europee del 30 maggio 2018, viene stabilita una gerarchia dei rifiuti che dà priorità alla riduzione, al riuso, al riciclo ed al recupero di materia.

Per sostenere ed effettuare una donazione basta andare al sito di Zero Waste Sardegna. 

Un sondaggio sulla cultura dell’indipendentismo in Sardegna

 

 

«Buongiorno gentili amministratori, mi chiamo Manuela sono sarda da 43 anni ed indipendentista da 13, ma forse da sempre» – inizia così il messagio inviato alla nostra posta elettronica da una nostra lettrice – «Adoro la nostra terra e vorrei che la sua cultura e la sua storia venissero conosciuti da tutti, sia Sardi che non Sardi. Pertanto, insieme a dei collaboratori, sto portando avanti un progetto di cultura della diffusione della cultura sarda, attraverso i podcast ed i canali social».

Il progetto consiste in un semplice sondaggio da compilare  (in pochi minuti) facendo clik nel seguente link.

Una inizia che riteniamo positiva e quindi degna di essere pubblicata.

La maglietta rossa (di vergogna) di Pigliaru

 

Il governatore della Regione Autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru, con una maglietta rossa al Gay Pride di Cagliari

All’appello dell’associazione antimafia Libera “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità” hanno risposto in tanti e fra i tanti anche il governatore della Sardegna Francesco Pigliaru. L’iniziativa, promossa da Don Ciotti, consisteva in un appello alla solidarietà indossando un indumento rosso per ricordare le tante vittime dei tanti naufragi di migranti, ovviamente in riferimento polemico alle politiche del ministro dell’interno Matteo Salvini che – in continuità con il suo omologo del governo precedente – ha scelto la linea dura contro i migranti.

Pigliaru però è stato criticato da più parti e soprattutto da chi è sempre stato solidale con migranti e dannati della terra.

Una dura critica arriva dalla pagina fb del noto ecologista e pacifista Angelo Cremone, poi ripresa da Cagliari Pad, dove il Governatore viene accusato di ipocrisia a proposito della copertura politica di cui gode la fabbrica di bombe RWM a Domusnovas.

Cremone ci va giù duro pesante e chiama in causa direttamente Pigliaru:

«Tu uomo, purtroppo rappresentante dei Sardi, con il tuo spregevole silenzio, tanto apprezzato da quei manager venditori di bombe distruttrici di Esseri Umani, ci fai vergognare di essere Sardi, con l’etichetta internazionale “Sardegna l’Isola delle Bombe”. Ma tale richiamo, visto che parliamo di Diritti da difendere, ricordo che, i Diritti non hanno confine e non possono essere confinati. Tante magliette sporche di rosso sangue, dovrebbero essere presenti con noi, davanti quella fabbrica di morte, o venerdi 13 luglio ore 10.00, in piazza del Carmine, davanti al Palazzo della Rappresentanza del Governo, non per ballare e sorridere, ma per piangere davanti alla carneficina che la ” nostra ” produzione sarda di bombe, crea in Yemen».

Un altro affondo, questa volta proprio sul tema dei migranti, arriva da un altro volto noto dell’attivismo sardo, Antonio Muscas (Assemblea Permanente di Villacidro, comitati sardi contro le speculazioni, Caminera Noa).

Muscas non attacca il Governatore frontalmente, ma si limita a riportare le sue stesse dichiarazioni in merito ai migranti in tempi diversi e sotto governi di segno politico diverso:

1. “Ritengo necessario moltiplicare gli sforzi affinché il passaggio di migranti dall’Algeria cessi al più presto. A questo fine chiedo quali azioni concrete ed urgenti il Governo intende mettere in campo per frenare con la necessaria urgenza gli sbarchi, garantire l’immediato rimpatrio e, al contempo, rinforzare la presenza delle forze di polizia nelle aree di approdo.

Francesco Pigliaru, 26 settembre 2017
Governo PD, ministro dell’interno Marco Minniti

2. “I diritti sono sacrosanti e vanno riaffermati con maggiore forza soprattutto quando un ministro della Repubblica li mette in discussione. Oggi più che mai rivendichiamo diritti basilari, e indossiamo in tanti una maglietta rossa perché qualunque sia l’opinione sui flussi migratori, la vita umana viene prima di tutto”.

Francesco Pigliaru, 7 luglio 2018
Governo Lega-5 Stelle, ministro dell’interno Matteo Salvini


Muscas alla fine chiosa con una semplice domanda rivolta a Francesco Pigliaru:

«I “diritti sacrosanti” da lei rivendicati, governatore Pigliaru, dipendono esclusivamente dal Governo in carica e si difendono solo quando a violarli sono gli avversari? Così, giusto per capire»

Pochi minuti fa invece  Caminera Noa ha lanciato una campagna destinata a far discutere.  Gli attivisti del nuovo soggetto-progetto politico sardo avevano già battuto il tema con un video messaggio rivolto proprio a Pigliaru, registrato lo scorso 11 giugno sotto il palazzo del Consiglio Regionale e ripreso da Cagliari Pad. Il video aveva ricevuto una marea di ingiurie e invettive da parte di razzisti nostrani infuriati per la richiesta di apertura dei porti della Sardegna, in disobbedienza proprio al ministro degli interni Matteo Salvini e alla sua politica anti migranti.

La grafica della campagna Bene Benidos Disterrados di Caminera Noa

La campagna vuole smontare tutti i luoghi comuni sull’emigrazione e naturalmente rintuzzare il governatore Pigliaru che – al di là delle vuote parole – non ha colto la possibilità di procurare uno strappo diplomatico con il governo centrale attuando una politica autonoma in tema di accoglienza.

Di seguito riportiamo il testo della campagna di Caminera Noa che potete trovare anche sulla sua pagina fb.

APRIAMO I PORTI SARDI
BENE BENNIDOS DISTERRADOS

(Campagna a cura del soggetto-progetto politico Caminera Noa)

Fra i paesi europei (African Economic Outlook Ocse) lo stato italiano è il primo per investimenti in Africa con 11,6 miliardi nel 2016 (di cui 8,1 del solo Eni). L”Ente nazionale idrocarburi italiano investe in Africa, con una presenza in 15 stati, più di 8 miliardi all’anno.
“Oggi l’Africa fornisce oltre la metà della produzione totale di greggio e gas naturale di Eni, che si conferma primo produttore internazionale nel continente” (Sito ufficiale Eni, pagina “La nostra Africa”).
Lo stato italiano è dunque in prima fila nello sfruttare le risorse naturali dell’Africa, ma è l’ultimo nell’accoglienza dei rifugiati.
Secondo i dati forniti dall’Unhcr la Svezia è il primo stato europeo per l’accoglienza di rifugiati (23,4 ogni mille abitanti), mentre lo stato italiano è in coda alla classifica (2,4 rifugiati ogni mille)
In Sardegna la popolazione straniera residente ammonta a 50.346 persone, neanche l’1% della popolazione residente straniera nello stato italiano.
Secondo gli ultimi dati disponibili, i richiedenti di asilo in Sardegna sono 5.470, il 3,1% dei richiedenti asilo presenti nello stato italiano.
Nei primi sei mesi del 2018 sono arrivate nello stato italiano, via mare, 14.441 persone, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente ne erano arrivate 64.033. (Dati del Ministero dell’Interno citati da Internazionale).
Dal 1993 a oggi sono quasi 35mila le persone morte, spesso annegate o sparate, nel tragitto per arrivare in Europa, per mare o per terra.
In un mondo in cui otto persone detengono la stessa ricchezza della metà dell’umanità (dati Oxfam), le destre xenofobe e razziste sono esperte nella costruzione di falsi nemici e false emergenze per occultare i danni prodotti dal capitalismo e dal colonialismo, nel passato come nel presente. Come esseri umani e come comunità che da sempre subisce politiche di predazione colonialista e il razzismo, il nostro dovere non è solo aprire i porti, ma aprire le menti e organizzare l’accoglienza di chi rischia la vita per scappare dalla propria terra.
Nonostante le vaghe dichiarazioni umanitarie a riguardo, il presidente della Regione Pigliaru non ha disobbedito al ministro dell’Interno. Non ha aperto i porti sardi all’accoglienza di profughi e persone bisognose di cure, come Caminera Noa aveva chiesto con un video messaggio registrato proprio sotto il palazzo del Consiglio regionale. Quando la legge e il potere coincidono con la barbarie l’unica dignità è la disobbedienza. Il governatore della Sardegna non ha avuto questa dignità.

#BeneBenidosDisterrados 

#Apriamoiportisardi #Apriamolefrontiere #Apriamolementi

La Sfida Catalana in Sardegna: 7 date con Marco Santopadre

Il nuovo soggetto-progetto politico anticolonialista sardo Caminera Noa e il Comitadu Sardu pro sa Repùblica de Catalunya, insieme a Su Tzirculu, su Circulu literàriu Joyce Lussu, Furia Rossa, la Casa del Popolo di Bosa, il circolo Tirrindò e Res Publica, organizzano una serie di presentazioni in Sardegna del libro del giornalista e militante internazionalista Marco Santopadre  La sfida catalana. Cronaca di una rivoluzione incompiuta (ed. PGreco)

Santopadre, da sempre attento alla lotta delle nazioni senza stato, compreso il movimento per l’indipendenza della Sardegna, (terra che frequenta molto spesso, oltretutto Santopadre collabora spesso anche con il nostro blog), è stato diretto testimone degli straordinari giorni in cui la Catalunya ha votato per dire SI o NO all’indipendenza e alla fondazione di una Repubblica catalana indipendente.

L’1 ottobre del 2017 infatti milioni di catalani e catalane sono andati a votare per il referendum sull’autodeterminazione sfidando i divieti del governo di Madrid e la indiscriminata repressione di un vero e proprio esercito di occupazione. Si è trattato del più massiccio atto di disobbedienza civile e politica mai avvenuto in Europa negli ultimi decenni, in nome della sovranità popolare e della democrazia, seguito due giorni dopo dallo sciopero generale più imponente realizzato dalla morte del dittatore Francisco Franco.

Il giornalista e militante della sinistra anticapitalista ed anti europeista Marco Santopadre

Una sfida frutto dell’irrigidimento nazionalista della classe politica spagnola e della devastante crisi economica, del processo di centralizzazione in atto nell’Unione Europea e dello svuotamento della democrazia rappresentativa. Da una parte una Repubblica sostenuta da una popolazione partecipe e determinata, dall’altra una Spagna monarchica e autoritaria in cui gli elementi di continuità col franchismo sono numerosi, sostenuta dall’Unione Europea e dalle grandi imprese. Ad alcuni mesi di distanza l’autonomia catalana è stata ridotta e commissariata e decine di dirigenti e militanti politici sono stati rinchiusi in prigione per reati politici o sono stati costretti all’esilio, in un paese in cui artisti o semplici cittadini finiscono in carcere per un tweet o per il testo di una canzone contro i Borboni o la corruzione della classe politica ma dove i responsabili di un brutale stupro ottengono un trattamento di favore. Di questo – e di molto altro – parla “La sfida catalana. Cronaca di una rivoluzione incompiuta”, che verrà presentato dall’autore e da esponenti dei movimenti e delle associazioni che hanno organizzato l’evento in Sardegna, spesso anch’essi testimoni diretti dei fatti legati al referendum per l’indipendenza catalana.

Eccole coordinate della presentazione del libro e la pagina fb di Caminera Noa che lo pubblicizza:

18 luglio, Cagliari, Su Tzirculu, via Molise 58, ore 21
19 luglio, Siniscola, Gana ‘e Gortoe, Via Olbia, 42, ore 20
24 luglio, Villacidro, Circulu literàriu Joyce Lussu, piazza Zampillo, ore 18:30
21 luglio, Oristano, Libreria Librid, piazza Eleonora, ore 18
25 luglio, Bosa, Casa del Popolo, Via Cugia 14, ore 19
26 luglio, Sassari, Circolo Tirrindò, via Masia 2 (piazza Università). ore 18:30
27 luglio, Alghero, Res Publica, ex caserma, piazza Pino Piras, ore 20

Una Cunferèntziaaberta che ci porterà lontano

 

di Alessandro Mongili

Uno degli otto gruppi di lavoro Cunferèntzia Aberta di Autodeterminatzione tenutisi a Cagliari lo scorso 24 giugno

 

Esiste un processo che è presente nel movimento indipendentista e per l’autodeterminazione in Sardegna. Si tratta del desiderio di non reagire semplicemente all’agenda politica che ci è imposta da chi ci domina, che ci spinge solo a protestare o che fa dire alla politica dipendentista sarda che non vi è alcuna alternativa se non quella di contendersi briciole. Esiste un processo che ci spinge ad autodeterminarci non solamente nel diritto sacrosanto a decidere, ma anche in quello di decidere su che cosa decidere, cioè di decidere noi stessi quali siano le priorità fondamentali per noi Sardi.

Negli ultimi mesi la politica sarda è intossicata da priorità che priorità sarde non sono. Ne è testimonianza l’importanza del tema dell’immigrazione, che riguarda solo 6.000 migranti in tutta la Sardegna, cioè tre villaggi turistici che inquinano, non danno lavoro e ci rapinano spostando ricchezza dalle tasche dei turisti a quelle dei tour operator coloniali.

All’interno di AutodetermiNatzione ci siamo posti seriamente il problema di lavorare su un’agenda politica… autodeterminata. Abbiamo cercato non solo di renderlo visibile, questo processo, attraverso l’idea della Cunferèntziaaberta, ma anche di fare in modo che nel movimento indipendentista e per l’autodeterminazione rientrino e abbiano un ruolo politico le competenze.

Così, in pieno accordo con il Tavolo politico di ADN, e grazie all’impegno e all’entusiasmo di un gruppo di attivisti basati soprattutto su Cagliari e la sua area, abbiamo trasformato questo processo in qualcosa di organizzato, di produttivo, e di aperto.

Organizzato, perché abbiamo pensato di collegare l’istituzione di gruppi di lavoro alla presenza di un Convocatore esperto del tema, che si presenti egli o lei stessa rispondendo a un Bando che abbiamo diffuso un mese fa. Questo, perché crediamo che sia inutile aprire gruppi di lavoro scollegati dalla spinta motivazionale e quindi dal bisogno che esista, presente effettivamente nel movimento, e perché abbiamo voluto rendere trasparente il processo, ed escludere la tendenza a piazzare persone fedeli ma magari poco competenti ed entusiaste, e riconoscere le energie presenti in Sardegna e nel Disterru. Abbiamo fornito dunque una serie di scadenze, linee guida per l’organizzazione dei Gruppi, bozze di Schede utili per redigere un programma, e tutto il supporto possibile su base volontaristica e “dopolavoristica” che è quella della politica di opposizione che conduciamo in questa fase.

Produttivo, perché abbiamo assegnato ai gruppi di lavoro il compito di redigere un progetto di lavoro per i prossimi mesi, e abbiamo assegnato a ciascun gruppo un facilitatore in grado di organizzare la discussione e a spingerla verso la redazione di tale progetto, cioè a non disperdersi in mille rivoli, interessanti, ma che non avrebbero portato ad alcun esito concreto.

Infine, aperto, perché sa Cunferèntziaaberta e i Gruppi di lavoro sono composti da cittadini non necessariamente aderenti a qualcuna delle sigle presenti in AutodetermiNatzione, ma comunque aderenti alle sue idealità.

Alla fine, il 24 Giugno scorso, noi che abbiamo organizzato l’evento, ci siamo trovati al Lazzaretto di Santu Elias a Casteddu, di per se un luogo straordinario, ad aspettare trepidanti i partecipanti. Come capita, tutti ci chiedevamo chi avrebbe partecipato. Ma non ci aspettavamo il centinaio di persone, otto gruppi attivi, e di aver messo in piedi un’organizzazione così ben funzionante, di essere stati così bravi. Tutti i gruppi hanno prodotto idee e progetti fattibili e interessanti. Tutti sono andati via contenti, sia detto senza falsa modestia. Ci siamo ritrovati al Poetto, la sera, a dividere il pasto in un chiosco sulla spaggia, esausti, ma felicissimi, capitati per caso a un piccolo concerto di Claudia Aru.

Non so come andrà a finire, questo processo. Ma io credo che abbiamo creato una piattaforma e sviluppato pratiche che potranno essere preziose non solo per AutodetermiNatzione, ma per tutto il movimento per l’indipendenza e l’autodetermiNatzione della Sardegna, rinunciando al palco, integrando le competenze, e sviluppando l’ascolto reciproco. Nella convinzione che nessuno ha in tasca la verità, e che in questo modo si può realmente creare un movimento libero e non subalterno alla prima ondata politica italiana di risulta. L’autodeterminazione della Sardegna è nelle nostre mani e sarà il frutto del nostro lavoro, non ci arriverà da fuori.

A Gavoi una letteratura coloniale

Sulla sua pagina fb lo storico Francesco Casula riporta un articolo pubblicato lo scorso anno sul nostro blog e commenta con amarezza: “L’apo iscritu pretzisamente un annu faghet, su 1° de triulas de su 2017, ma balet peri oe. O nono? Est mudada carchi cosa?”

In effetti non è cambiato nulla e “L’isola delle storie” di Gavoi viene riproposto in questi giorni nelle medesime modalità degli scorsi anni, cioè senza alcuna dignità per lingua e letteratura sarda.

per questo motivo riproponiamo l’articolo di Casula, perché anche in questo caso la storia insegna ma non ha scolari!

Il Festival di Gavoi ? 
Sena limba sarda.
E duncas, sena Sardigna.
Anche quest’anno, il Festival di Gavoi, sarà senza Limba: parlerà tulle le lingue del mondo ma non quella sarda. Così come in quelli precedenti infatti è stata rigorosamente esclusa la letteratura in Sardo. Ed è spiegabile solo dentro una ottica biecamente italocentrica ed esterofila.
Vanno bene gli scrittori “stranieri” e italiani e anche quelli sardi in lingua italiana: peraltro, sempre i soliti noti. Ma perché escludere la letteratura in limba? Perché ha prodotto poco? Ma anche dato e non concesso che la lingua sarda abbia prodotto poco, si poteva pensare che un cavallo per troppo tempo tenuto a freno, legato imbrigliato e impastoiato potesse correre e correre velocemente? E non dice niente a Fois e agli organizzatori del festival di Gavoi la produzione in sardo degli ultimi trent’anni ma segnatamente degli ultimi dieci? Eccola:nei primi dieci anni (1980-1989) le pubblicazioni sono state 22, fra cui 11 romanzi; nei secondi dieci anni (1990-1999) le pubblicazioni sono più che raddoppiate: dalle 22 del primo decennio passano a 57; nei terzi dieci anni (2000-2007) le opere narrative in sardo sono ben 107. E parlo solo di quelle censite. Molte delle quali di gran vaglia. Certo, la lingua sarda, deve crescere. Ma sta crescendo: ha soltanto bisogno che le vengano riconosciuti i suoi diritti, che le venga riconosciuto il suo “status” di lingua, e dunque le opportunità concrete per potersi esprimere, oralmente e per iscritto, come avviene per la lingua italiana. E per poter essere conosciuta e apprezzata: il festival di Gavoi poteva essere una formidabile occasione in tal senso. E’ stata brutalmente censurata. Perché?
Probabilmente perché Fois e gli altri organizzatori del festival non credono a una produzione letteraria in limba che esprima una specifica e particolare sensibilità locale, ovvero “una appartenenza totale alla cultura sarda, separata e distinta da quella italiana” diversa dunque e “irrimediabilmente altra”, come autorevolmente è stato scritto. E dunque non credono ad Autori che –ha sostenuto il compianto Antonello Satta- “sappiano andare per il mondo con pistoccu in bertula, perché proprio in questo andare per il mondo, mostrano le stimmate dei sardi e, quale che sia lo scenario delle loro opere, vedono la vita alla sarda”. Dimenticandosi, fra l’altro, che a riconoscere una Letteratura in limba è persino “uno straniero”: un viaggiatore francese dell’800, il barone e deputato Eugene Roissard De Bellet che dopo un viaggio nell’Isola, in La Sardaigne à vol d’oiseau nel 1882 scriverà :”Si è diffusa una letteratura sarda, esattamente come è avvenuto in Francia del provenzale, che si è conservato con una propria tradizione linguistica”
Bene. Marcello Fois e gli altri sodali sono liberi di pensarla così. Ma almeno dovrebbero sapere e convenire che l’idea di una letteratura italiana che comprenda esclusivamente le opere scritte in italiano può considerarsi ormai tramontata. Il concetto stesso di letteratura italiana si è dilatato sino a comprendere l’insieme delle opere scritte in tutto il territorio dello Stato italiano, indipendentemente dal codice linguistico utilizzato. Pertanto le letterature “regionali”, un tempo considerate minori, sono diventate le diverse componenti di un quadro “nazionale” più vasto. Ciò che sostanzialmente deve essere riconsiderato è il rapporto fra il “centro” e le “periferie”, dal momento che – come scrive in Geografia e storia della letteratura italiana, Carlo Dionisetti, il principale teorico di questi studi,- “la storia della marginalità reca un contributo essenziale alla storia totale in costruzione, perché si manda lo storico, senza tregua, dal centro alla periferia e dalla periferia al centro”. In tal modo, finalmente i fenomeni letterari possono essere considerati per il loro valore artistico, estetico, storico e culturale e non in base a un sistema linguistico. Oltretutto la furia italiota, italocentrica e cosmopolita gioca brutti scherzi: le star letterarie straniere vanno bene, ma escludere gli scrittori sardi in limba è segno di becero provincialismo non di apertura al mondo.
Ma del resto, non sono forse stati scienziati come Einstein, filosofi come Spinoza, Leibniz, Merleau-Ponty e scrittori come Honorè de Balzac e Tolstoi –per non parlare dei nostri Giuseppe Dessì e Cicitu Masala- ad affermare “Descrivi il tuo paese e sarai universale”?