Salvini ostaggio dei migranti

Salvini ostaggio dei migranti.

di Antonio Muscas

Come uscirà fuori Salvini da questo inghippo?

Il ministro dell’interno ne ha combinata un’altra delle sue, senza calcolarne le conseguenze e ora, come un adolescente irresponsabile, non sapendo cosa fare, alza la voce cercando di addossare responsabilità ad altri.

È inguaiato insomma, e in questo guaio ci ha trascinato un Paese intero.
Sembra incredibile, ma l’Italia, una delle più grandi potenze mondiali, si mostra incapace di far fronte a 150 poveri migranti, disarmati, indeboliti dagli stenti e ammalati di scabbia, polmonite e tubercolosi.

Un Paese forte, potente e realmente superiore, economicamente, socialmente e culturalmente, non avrebbe avuto timore di 150 esseri umani bisognosi di aiuto. Avrebbe dimostrato a tutto il mondo come ci si comporta, avrebbe dato l’esempio di cosa significa essere di alto livello. Invece Salvini e soci hanno bisogno di levare ai profughi ogni traccia di umanità per trasformarli in mostri, in potenziali criminali. Quel suo “sono tutti irregolari” è il più grande segno di debolezza, sua, dei 5 stelle e del Presidente Conte. Così come lo è la necessità di fare la voce grossa con l’Europa, di minacciare e sfidare istituzioni e magistratura davanti alle televisioni, di abbaiare da dietro il recinto.

Se il Governo fosse come ci racconta e ci vuole far credere, sarebbe in grado di mettere in campo altri strumenti, più eleganti e decorosi, forse mediaticamente meno efficaci, ma senz’altro più proficui in termini di risultati.

Invece 150 profughi inconsapevoli hanno messo sotto scacco l’Italia, e a loro, ai profughi, va riconosciuto il merito di aver messo a nudo la vacuità dei vari Salvini, Conte e Di Maio. Senza saperlo hanno sfondato la parete di cartapesta che nasconde l’inconsistenza gialloverde.

Eravamo partiti con un movimento, quello dei 5 stelle, nato per rovesciare il sistema, un movimento capace in pochi anni di raggiungere un consenso inimmaginabile e quindi arrivare al potere attraverso un “contratto” con la Lega. L’occasione finalmente per attuare quella trasformazione necessaria e tanto agognata. E allora perché continuare a dimenarsi, perché continuare a rilanciare sui mezzi di comunicazione messaggi propagandistici e accuse infamanti contro i nemici? Perché la ricerca costante di consenso?

Perché in realtà propaganda e proposte concrete sono due cose distinte, e noi siamo di fronte a forze politiche senza progetti concreti e soluzioni ai problemi, soprattutto senza il consenso millantato o comunque senza la garanzia di mantenerlo.

E allora si sbraita, si cerca di fornire una descrizione distorta della realtà, si bleffa, accrescendo il potere e la capacità distruttiva del nemico; e fortuna che ci sono i mezzi di comunicazione e le telecamere, altrimenti i profughi da 150 sarebbero diventati 150.000 terribili terroristi armati fino ai denti. Si sbraita, tentando in tutti i modi di alimentare il terrore e l’insicurezza generali, presentandosi come gli unici e i veri salvatori della patria, così da poter tirare a campare ancora un pò, evitando di scomparire così velocemente come si è saliti al potere.

Non dobbiamo avere paura di questo Governo. Oggi che ci sentiamo annichiliti dal loro potere in realtà dobbiamo essere consapevoli della loro debolezza, rifiutarci di accettare il modello da loro proposto e ribellarci con tutte le nostre forze

Sardegna e Sicilia isole in lotta

Il Mediterraneo è da sempre un luogo di eserciti, di strategie militari, di tensioni geopolitiche. Oggi al centro ci sono soprattutto i migranti che cercano di attraversare quelle acque per raggiungere il miraggio di una vita più degna di quella che gli è capitata nella loro terra. Incolpevoli, vittime della diplomazia e del pugno duro dei paesi europei, della speculazione dei trafficanti di armi e di materie prime estratte dall’Africa e dal Medio Oriente.

Poi ci sono i popoli che sulle sponde del Mediterraneo ci abitano, che devono rinunciare alla loro terra perché lì si devono esercitare le forze militari dei Paesi che prendono parte al Grande
Gioco del Mare Interno. Si devono esercitare – come accade nelle basi militari e nei poligoni sardi – ma usano quelle sponde anche per tenere sotto controllo quelle acque – come accade con gli impianti del MUOS in Sicilia o come sarebbe dovuto accadere con i radar che più volte hanno cercato di installare in Sardegna – o per produrre le armi che poi semineranno panico e distruzione nei paesi del Medio Oriente – come accade con le bombe prodotte a Domusnovas.

Un giorno poi, magari non troppo lontano, quelle basi serviranno di nuovo come centri logistici per le campagne militari, come già accaduto per gli attacchi in Libia solo qualche anno fa.

Costruire un Mediterraneo delle persone e dei popoli, e non degli Stati e degli apparati militari-industriali, ecco l’obiettivo di questo incontro-dibattito tra A Foras, l’assemblea Sarda contro l’occupazione militare, e i NO MUOS siciliani. Conoscersi meglio e coordinare le proprie lotte, per rendere realizzabile la prospettiva di un Mediterraneo dove tutte le persone possano circolare, ma non possano entrare eserciti e bombe. Isole in lotta contro l’occupazione militare che pervade le nostre acque, le nostre terre e le nostre vita.

Al termine dell’incontro-dibattito tra A FORAS e NO MUOS, ci sarà una cena popolare e poi un concerto che vedrà impegnati numerosi artisti della scena sarda attivi anche nel sostegno alla lotta contro le basi militari.

I proventi della serata saranno destinati al sostegno alle spese legali dei compagni e delle compagne del Collettivo Furia Rossa di Oristano, impegnati in un processo in cui alcune parti dello stato italiano li accusano di aver diffamato il loro onore, per aver semplicemente denunciato pubblicamente la violenza che aveva segnato l’esecuzione di uno sfratto qualche anno fa.

 

Intervento di Bainzu Piliu alla plenaria di Caminera Noa

Assemblea Plenaria De Caminera Noa – Domenica 29 luglio 2018 – 16:30 –  centro congressi “L’Anfora” non lontano da Tramatza, ss.131.

Intervento di Bainzu Piliu

Prima di dedicarmi a questo incontro ho riletto una nota della vostra presentazione apparsa su Internet, che recita:

“ Come tutte le assemblee decisionali … l’assemblea plenaria sarà aperta a tutti e tutte, e tutti i partecipanti avranno una voce in capitolo e potere decisionale”

Questa semplice dichiarazione implica non solo apertura mentale senza settarismi ma anche lungimiranza, inoltre so che i vostri aderenti non sono tutti indipedentisti.

 Tutto questo mi va benissimo

In realtà il vero problema che dobbiamo affrontare non è tanto quello dell’indipendenza ma piuttosto quello della partecipazione sempre più ampia dei nostri connazionali alla vita politica e sociale. Già in altre occasioni ho avuto modo di affermare che noi Sardi – compreso il sottoscritto – siamo colpevoli di non esserci occupati, quanto avremmo dovuto, di difendere l’autonomia e di non aver seguito il lavoro dei nostri rappresentanti in Regione e a Roma. Qualcuno mi ha fatto notare, di recente, che anche i migliori politici sono sempre ostacolati dai burocrati che essendo più stabili dei rappresentanti eletti condizionano pesantemente il funzionamento sia della macchina regionale e sia di quella parlamentare. C’è del vero anche in questa affermazione.

 A questo punto, però, riemergono le nostre responsabilità: noi che ci stiamo a fare sulla terra? Non si è mai visto un popolo che si sia sollevato unanimamente contro l’oppressione. Questo da sempre è stato il compito delle avanguardie e noi tutti dobbiamo essere realmente delle avanguardie.

 La maggior parte dei cittadini non ha ancora afferrato il concetto che burocrati e politici eletti sono dipendenti del popolo che li ha espressi, e non il contrario. Ma, spesso accade che non tutti i ‘dipendenti’ svolgano i propri compiti con diligenza e correttezza, per cui bisogna richiamarli all’ordine. Noi in questo abbiamo peccato, vuoi per negligenza e vuoi per complicità. E’ assai più comodo lasciar fare, come è anche conveniente chiedere qualche favore personale e disinteressarsi dei problemi comuni. Per cui, come  vedete, qui l’indipendenza non c’entra per nulla.

 Era proprio necessario che io facessi questo preambolo? Penso di sì.

    Come sapete mi batto per l’indipendenza della nostra Patria dal 1975, sapete anche che non ho avuto una vita facile; ma forse non sapete che nel 1980 ho preso al volo l’opportunità che mi è stata offerta di fare il sindaco a Bulzi; in questa veste potevo e dovevo occuparmi dei problemi concreti della comunità:  edilizia, abigeato, lavori pubblici, istruzione, sanità e tanto altro. Sapevo benissimo che non aveva senso pensare ad un futuro lontano senza saper affrontare le difficoltà contingenti, volevo toccare con mano le difficoltà che la gente incontra ogni santo giorno, così fra le altre cose mi preoccupai anche di promuovere la donazione del sangue per i talassemici e di organizzare conferenze sulla lingua sarda. Questo impegno mi ha arricchito enormemente. E  mi resi conto abbastanza presto che se un amministratore vuole, con prudenza e discrezione, anche in un piccolo Comune può arricchirsi o quanto meno irrobustire il suo patrimonio, tuttavia so anche che la stragrande maggioranza degli amministratori è costituita da persone oneste: la politica si può fare rimanendo onesti, anche nel momento attuale nel quale le risorse sono ridotte al minimo.

E ora torniamo a noi. La Sardegna ha di fronte a sé enormi problemi, alcuni richiedono il nostro impegno urgente: sanità, occupazione, spopolamento, recupero dell’identità e via di questo passo.

E non possiamo fare a meno di impegnarci a fondo. Tuttavia con ciò non esauriamo il nostro compito e non risulta soddisfatta la nostra ansia di un futuro diverso e migliore. Dall’inizio della mia attività politica ho sempre pensato ad una Sardegna capace di esprimere una forte creatività, nel campo artistico, in quello scientifico, in quello tecnologico, in quello sociale. Ho sempre pensato che sarebbe stato bello poter svolgere tutta la nostra politica economica senza i pesanti condizionamenti dello Stato italiano: fiscalità, incentivi a sostegno delle piccole imprese, informazioni sui possibili mercati, snellimento delle procedure, e così via. Questa ambizione non contrasta col desiderio di un impegno verso le cose di oggi, infatti l’impegno per l’oggi è la preparazione per il domani. Direi, più propriamente che è una premessa indispensabile: non ha senso pensare che raggiunta l’indipendenza tutto sarebbe risolto. Alcuni popoli, dopo la seconda guerra mondiale, divennero indipendenti ma dopo pochi anni furono nuovamente colonizzati sotto altre forme, una delle cause fu proprio il non disporre di personale preparato ad amministrare seriamente. E ancora fra i miei ideali: perché non poter svolgere una politica estera confacente con i nostri interessi?

 Senz’altro le nostre condizioni di partenza sono migliori rispetto a quelle dei popoli di cui ho parlato, ma non dobbiamo farci illusioni e dobbiamo continuare a informarci e  a studiare. Questo voi state già facendo con i vostri gruppi di lavoro.

Ad ogni modo, è bene ribadire che dovremo batterci duramente: l’Italia è contrarissima all’idea di una nostra indipendenza, così come è contraria alla eventualità di un miglioramento dell’autonomia; d’altra parte nelle elezioni del 4 marzo anche la quasi totalità dei sardi si è mostrata freddissima di fronte a questi temi: sembrerebbe proprio che i nostri connazionali bramino semplicemente un buon padrone, purchè non sia ingombrante!  Allora chi dice di voler essere una avanguardia si comporti come tale,  cerchi di instillare nel nostro popolo idee nuove, il gusto della partecipazione e della libertà, si assuma le sue responsablità sapendo che vi sono da affrontare sacrifici e rischi. Caminera Noa sta facendo la sua parte, io ed il FIS faremo la nostra.

Per concludere: mi congratulo per il lavoro svolto finora e vi faccio i migliori auguri per il futuro: Sa Caminera Noa sta producendo idee e speranze e non dubito che continuerà a farlo.