Sardegna e Sicilia isole in lotta

Il Mediterraneo è da sempre un luogo di eserciti, di strategie militari, di tensioni geopolitiche. Oggi al centro ci sono soprattutto i migranti che cercano di attraversare quelle acque per raggiungere il miraggio di una vita più degna di quella che gli è capitata nella loro terra. Incolpevoli, vittime della diplomazia e del pugno duro dei paesi europei, della speculazione dei trafficanti di armi e di materie prime estratte dall’Africa e dal Medio Oriente.

Poi ci sono i popoli che sulle sponde del Mediterraneo ci abitano, che devono rinunciare alla loro terra perché lì si devono esercitare le forze militari dei Paesi che prendono parte al Grande
Gioco del Mare Interno. Si devono esercitare – come accade nelle basi militari e nei poligoni sardi – ma usano quelle sponde anche per tenere sotto controllo quelle acque – come accade con gli impianti del MUOS in Sicilia o come sarebbe dovuto accadere con i radar che più volte hanno cercato di installare in Sardegna – o per produrre le armi che poi semineranno panico e distruzione nei paesi del Medio Oriente – come accade con le bombe prodotte a Domusnovas.

Un giorno poi, magari non troppo lontano, quelle basi serviranno di nuovo come centri logistici per le campagne militari, come già accaduto per gli attacchi in Libia solo qualche anno fa.

Costruire un Mediterraneo delle persone e dei popoli, e non degli Stati e degli apparati militari-industriali, ecco l’obiettivo di questo incontro-dibattito tra A Foras, l’assemblea Sarda contro l’occupazione militare, e i NO MUOS siciliani. Conoscersi meglio e coordinare le proprie lotte, per rendere realizzabile la prospettiva di un Mediterraneo dove tutte le persone possano circolare, ma non possano entrare eserciti e bombe. Isole in lotta contro l’occupazione militare che pervade le nostre acque, le nostre terre e le nostre vita.

Al termine dell’incontro-dibattito tra A FORAS e NO MUOS, ci sarà una cena popolare e poi un concerto che vedrà impegnati numerosi artisti della scena sarda attivi anche nel sostegno alla lotta contro le basi militari.

I proventi della serata saranno destinati al sostegno alle spese legali dei compagni e delle compagne del Collettivo Furia Rossa di Oristano, impegnati in un processo in cui alcune parti dello stato italiano li accusano di aver diffamato il loro onore, per aver semplicemente denunciato pubblicamente la violenza che aveva segnato l’esecuzione di uno sfratto qualche anno fa.