Domenica in piazza per Kurdistan e Luisi Caria

Domenica si scenderà in piazza a Cagliari per dimostrare che l’inquisito Luisi Caria e gli altri perquisiti nell’ambito dell’inchiesta sui presunti combattenti sardi in Kurdistan non sono soli e possono contare su una vasta rete di solidarietà e complicità.

La manifestazione è stata chiamata dalla Rete Kurdistan Sardegna ed è stata subito sottoscritta da un ampio spettro di forze politiche che gravitano intorno ai valori dell’internazionalismo e della lotta per l’autodeterminazione dei popoli oppressi.

Quindi domenica 30 settembre in piazza Yenne alle ore 16 – si legge in una nota diffusa ai giornali – scenderà in piazza il blocco politico contrario al tentativo di criminalizzare l’opposizione al terrorismo del Daesh (più noto come ISIS) da parte della  resistenza kurda, l’intero movimento di solidarietà e i sardi che difendono la propria terra e il diritto all’autodeterminazione.

La nota prosegue con la descrizione dei gravissimi fatti iniziati lo scorso 15 settembre con la cosiddetta operazione antiterrorismo guidata dalla Digos di Nuoro:

Sono state perquisite le abitazioni di Luisi Caria e Antonello Pabis, persone stimate e molto note anche per la loro solidarietà al movimento Kurdo che realmente ha combattuto e vinto il terrorismo dell’ISIS, con l’incredibile e infamante di sospetto di appoggiare proprio il terrorismo.

In quell’occasione quasi tutti gli organi di informazione hanno associato al nome di Caria l’appellativo foreign fighter, e la perquisizione della sua casa, come quella di Pabis, scandalisticamente è stata resa pubblica prima che terminasse.

Centinaia di note di protesta di altrettante organizzazioni politiche, sindacali e del volontariato sociale, oltre a migliaia di messaggi individuali provenienti anche dalla penisola e dall’estero e alla più corretta ricostruzione anche da parte degli organi di informazione in Sardegna, hanno consentito di stroncare l’allarme sociale provocato nelle prime ore e a ripristinare alcune verità.

Le armate popolari kurde YPG e YPJ hanno combattuto l’ISIS pagando un prezzo di sangue altissimo.

Molti combattenti internazionali si sono uniti alla lotta a quel terrorismo sostenuto dalla Turchia, dal Qatar (quello del Mater Olbia) e che ha colpito più volte anche diverse città europee.
I sardi solidali combattono, con altre armi, per la difesa dell’isola dall’inquinamento e contro le basi militari, per la difesa della sanità pubblica e contro la fabbrica delle bombe, per il diritto all’autodeterminazione, per la solidarietà e contro l’egoismo.

Ma da chi e perché è stata promossa l’azione della magistratura? Chi ha interesse a infangare i volontari internazionali che hanno combattuto contro i veri terroristi? Chi ha interesse a promuovere l’allarme sociale e quindi il terrorismo mediatico? È solo un caso che quell’operazione venga promossa in prossimità delle elezioni? Chi vuole intimidire chi? Sono tutte domande scomode, inquietanti,ma ce le dobbiamo porre. La Rete Kurdistan Sardegna con tutte le forze che la sostengono, promuove per Domenica 30 settembre una Manifestazione di protesta contro il tentativo di criminalizzare l’opposizione al terrorismo del Daesh (più noto come ISIS) da parte della eroica resistenza kurda, l’intero movimento di solidarietà e i sardi che difendono la propria terra e il diritto all’autodeterminazione.

CI VEDIAMO IN PIAZZA YENNE DOMENICA 30 ALLE ORE 16 IN PIAZZA YENNE PER PORTARE SOLIDARIETA’ AGLI INQUISITI E ALLA RESISTENZA KURDA. 

SOLIDALI CON CHI RESISTE!

Cramada a is disterraus

Immigrato sardo davanti al grattacielo Pirelli, Milano, 1968

I circoli dei sardi esistono già e ricevono anche lauti finanziamenti dalla Regione Autonoma, ma si tratta di associazioni spesso prive di qualunque prospettiva di trasformazione della realtà sarda in chiave anticolonialista. Ciò si è reso palese con l’adesione della FASI alla raccolta firme per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione italiana, iniziativa come sappiamo legata ad una concezione subalterna promossa da movimenti colonialisti e di destra come i Riformatori Sardi.

Sta nel solco dell’esigenza di chiamare a raccolta gli emigrati sardi dotati di coscienza politica che non si rassegnano ad un ruolo meramente passivo o folkloristico l’evento organizzato a Bologna dal collettivo Zenti Arrubia e previsto il 18 novembre al centro sociale VAG61.

Di seguito il testo della chiamata:

 

Il periodo storico attuale, caratterizzato dalla “totale” libertà di circolazione delle merci e delle persone, ha rimesso al centro del dibattito il tema dell’immigrazione/emigrazione e delle grandi migrazioni umane. Nonostante la martellante pressione mediatica volta ad affrontare il fenomeno come un problema o una minaccia, in ognuno di noi sardi ritorna alla memoria, volente o nolente, il racconto di quel parente o amico che oggi come ieri si vede(va) costretto a lasciare il paese e gli affetti per tentare fortuna, o per studiare e dare maggiori opportunità alle proprie aspirazioni, in Italia o addirittura fuori dai confini dello stato.
La comunità sarda emigrata nella Penisola è molto numerosa e anche stratificata, in quanto comprende un nutrito gruppo di emigrati di seconda e terza generazione, ma non oltre. Contrariamente a quanto si pensa, il fenomeno migratorio sardo non ha avuto le magnitudini dell’omologo che ha riguardato la Sicilia e tutto il Meridione: prima degli anni ’60 del Novecento erano pochi i sardi che decidevano di affrontare il mare.
L’emigrazione sarda come fenomeno sociale ha quindi una precisa collocazione temporale e un preciso contesto da cui si è originata, ovvero il modello industriale esogeno di cui oggi la nostra terra ne paga le conseguenze (che, nonostante sia da tanti anni che viviamo fuori, ancora consideriamo tale).
Sappiamo che in Italia come nel resto del mondo, tra gli anni 70 e 80, siano cominciati a nascere i primi circoli dei sardi, ancora oggi attivi nei territori – e che in Italia hanno avuto anche la lungimiranza di federarsi a livello “nazionale” – che portano avanti la loro funzione di animatori del tessuto culturale in cui vivono e verso la comunità sarda ivi presente, insieme alle reti informali e mutualistiche tra sardi emigrati e tra questi e la Sardegna che i circoli hanno da sempre stimolato e agevolato; risultando ancora oggi un valido strumento per integrarsi col contesto urbano di approdo per i nuovi emigrati, nonché fare da rappresentante istituzionale per portare avanti rivendicazioni e vertenze come quelle sulla continuità territoriale.
Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito inoltre ad un incremento dell’emigrazione “di cervelli”, ovvero di sardi che scelgono di frequentare le università site in Italia, vuoi per questioni strutturali legati al sottoinvestimento delle università sarde e ad una politica universitaria scadente (nonostante le potenzialità sulla carta), per un sistema di welfare studentesco non omogeneo sul territorio italiano che non garantisce i medesimi livelli di standard e che quindi incentiva a raggiungere quelle regioni con una più alta copertura di borse di studio, oppure perché semplicemente desiderosi di conoscere contesti nuovi e differenti.
Vista la notevole quantità di sardi emigrati, per le ragioni più disparate, e visto anche quel forte attaccamento verso la nostra isola che tutti sentiamo intimamente, sono molti quelli che vorrebbero avere la prospettiva di tornare in Sardegna e di potersi realizzare e vedere valorizzate le proprie competenze anche in Sardegna. Purtroppo però date le condizioni di sottosviluppo della nostra isola e nessun cambio di tendenza all’orizzonte, questo continuerà ad essere un sogno. A questo punto ci si può abbandonare al catastrofismo e vivere di eterna “saudade” oppure riflettere collettivamente se può invece rappresentare una rivendicazione da muovere a quelli che, come cinquanta anni fa, ci spingono ad emigrare e non ci permettono di tornare.
Così come i palestinesi rifugiati all’estero impugnano il diritto al ritorno nella loro terra martoriata dall’occupazione sionista, anche i sardi emigrati che desiderano tornare nella propria terra – e che magari non hanno neanche scelto di abbandonare – devono avere la possibilità di organizzarsi per essere davvero liberi di muoversi ma anche liberi di scegliere dove stanziarsi, cercando di combattere l’emorragia di persone che vedrà disabitati e abbandonati i paesi della Sardegna del futuro.
Il confronto e l’organizzazione, quindi, possono essere degli strumenti utili a problematizzare i motivi della nostra “fuga” e condividere quelli che invece ci animano quando pensiamo all’opportunità di tornare in Sardegna, cercando di concretizzarlo e di non farci vincere dalla retorica nostalgica e tragica che ammanta l’emigrazione sarda “istituzionale”.
Abbiamo bisogno di prospettive comuni e di un rinnovato senso di comunità dei sardi emigrati, che non siano solo folklore e spuntini organizzati ogni 28 aprile, ma che si pongano dei problemi sulla propria condizione di “sardo nel mondo”.
L’esperienza di forze organizzate e attive nel passato come Su Pòpulu Sardu e Sardigna Ruja, alle quali il nostro collettivo si è ispirato sin dalla sua genesi, è emblematica di questo processo ed è infatti alla loro sensibilità e alla loro azione che facciamo riferimento, invitando ad incontrarsi e organizzarsi tutti coloro che, in barba all’appiattimento sociale e al reflusso dalla politica attiva, ancora oggi partecipano alle attività di associazioni culturali, collettivi e circoli dei sardi e che vogliono lottare per poter essere padroni del proprio destino e scegliere di emigrare ma anche di poter crescere e maturare dove siamo nati o dove sentiamo le nostre radici. Per i sardi come per chiunque altro essere umano.

*** presto il programma completo

Cara Aspal ti scrivo

Gli operatori dello sportello Telèfonu Ruju (progetto lanciato dal soggetto-progetto Caminera Noae da USB) scrivono all’Agenzia Sarda per le politiche attive del lavoro. Lo fanno in maniera pubblica con tanto di nota di accompagnamento a mezzo stampa e si aspettano una risposta chiedendo spiegazioni in merito ai tanti ritardi di pagamento segnalati dai tirocinanti che si sono rivolti allo sportello.

Pesa Sardigna seguirà da vicino le evoluzioni di questa battaglia. di seguito il testo integrale della lettera diffusa da Telèfonu Ruju:

Grazie a tutte le segnalazioni ricevute abbiamo deciso di inviare una mail direttamente all’ASPAL per chiedere chiarimenti sui ritardi nei pagamenti dei tirocini.

Reputiamo necessario portare alla luce questa problematica non di poco conto. La maggior parte dei tirocini sono, in realtà, veri e propri lavori.

La cifra è già esigua, se aggiungiamo anche i ritardi nel pagamento dei 300 euro spettanti la Regione i tirocinanti e le tirocinanti stanno praticamente lavorando gratis.

Per questo abbiamo deciso di intervenire direttamente!

Qui il testo della mail:

Alla cortese attenzione dell’ASPAL,
Siamo le operatrici e gli operatori di Telèfonu Ruju, una campagna di Caminera Noa e dell’USB Sardegna che si occupa di raccogliere segnalazioni dai lavoratori e lavoratrici che vivono condizioni di sfruttamento e irregolarità sul lavoro.

Vi scriviamo per chiedere chiarimenti in merito allo stato dei pagamenti dei tirocini finanziati dalla Regione Sardegna.

In questi giorni abbiamo ricevuto numerose segnalazioni riguardanti i ritardi nei pagamenti, per entrambe le tipologie di tirocinio, che consistono in:

– Tirocini di Tipo B. Al 26/09/2018 il pagamento della quota spettante all’ASPAL non è ancora stata corrisposta. Fino al mese di giugno il pagamento è stato effettuato il giorno 18 di ogni mese, da luglio si rileva un ritardo di ben 7 giorni rispetto a questa data. Per la mensilità di giugno, corrisposta a settembre, l’accredito della somma è avvenuto il 25 luglio.

Nel mese di agosto l’ASPAL ha inviato una mail a tutti i tirocinanti e le tirocinanti in cui si chiedeva di chiudere il libretto entro il 06/08 per poter procedere con il pagamento prima della chiusura per ferie dell’amministrazione.
In questo caso il pagamento è avvenuto il 09/08.

Alla luce di questi dati vorremmo sapere se esiste una data entro la quale l’ASPAL deve corrispondere i 300 euro a suo carico; se non dovesse esistere vorremmo sapere il motivo per cui non è definita e cosa abbia interrotto la regolarità nei pagamenti, esistita fino a giugno.

– Tirocini di Tipo A. Le segnalazioni ricevute hanno tutte come oggetto i ritardi nel pagamento da parte dell’INPS, ma soprattutto la totale incertezza riguardante la data degli stessi.
I tentativi di comunicazione con gli enti non hanno avuto esito positivo, in quanto l’INPS risponde raramente e quando lo fa rimanda all’ASPAL, la quale, a sua volta, rimbalza le responsabilità verso l’INPS.

Esigiamo, dunque, chiarimenti e informazioni precise in merito alle date dei pagamenti delle due tipologie di tirocinio e chiediamo che gli enti comunichino in modo efficiente con i tirocinanti e le tirocinanti, i quali necessitano di avere notizie dei loro 300 euro mensili.

Da tutte le segnalazioni, infatti, emerge che tanti e tante tirocinanti hanno inviato numerose mail all’indirizzo “lav.agenzia.regionale@regione.sardegna.it”, senza tuttavia ottenere risposte.

Le nostre domande sono, dunque, le seguenti: esiste, per caso, un’altra mail a cui fare riferimento? Perché le richieste più che lecite vengono ignorate in questo modo?

Inoltre, alla luce delle nuove Linee Guida sui tirocini che entreranno in vigore dal primo Ottobre ex Deliberazione n.34/7 del 3.07.2018, chiediamo chiarezza sul rapporto che intercorrerà tra la nuova disciplina e i tirocini tipologia A e B che verranno attivati dal primo Ottobre, e più precisamente se a questi ultimi si applicherà interamente la nuova disciplina.

Certi di un vostro celere riscontro Vi porgiamo i nostri saluti.

Gli operatori e le operatrici di Telèfonu Ruju.

La Maddalena in piazza per difendere la sanità pubblica

Dopo aver scoperchiato il vaso di pandora del Mater Olbia con la mobilitazione dello scorso giugno, il nuovo soggetto-progetto politico Caminera Noa ritorna in piazza – questa volta affiancato dal Comitato Cittadino in difesa del Paolo Merlo di La Maddalena – per rilanciare la lotta generale in nome della sanità pubblica, contro ogni strategia di privatizzazione e per denunciare gli accordi militari tra Difesa italiana e la petro-monarchia del Qatar previsti proprio a La Maddalena. Caminera Noa lo scorso giugno attirò su di sé una serie di attacchi a mezzo stampa da parte di diverse forze politiche, dal PD al Forza Italia al Psdaz alla segreteria provinciale della CGIL ma tenne botta e scomodò perfino l’assessore Arru in una polemica pubblica.

Oggi la lotta viene rilanciata ripartendo da uno dei territori più sacrificati dalla demolizione della sanità pubblica e assume i contorni di una mobilitazione ben più ampia della base di attivisti del soggetto politico, vista la partecipazione nell’organizzazione del Comitato cittadino e l’adesione di molti cittadini di La Maddalena impegnati nell’associazionismo e persino del sindaco Luca Carlo Montella che dalla sua pagina fb annuncia la sua presenza: “Non c’è manifestazione pacifica in difesa del nostro Ospedale alla quale saremo assenti. Il 22 settembre alle 11 al Paolo Merlo NOI CI SAREMO!”. Le adesioni social sono davvero tante e gli attivisti del comitato hanno diffuso sia in rete, sia materialmente, il volantino congiunto con Caminera Noa rendendo nota anche la collaborazione della tipografia Rossi che si è resa così disponibile a sostenere questa battaglia in difesa della comunità.

Inoltre da una recente nota diramata dal Comitato cittadino si apprende che parteciperà all’evento anche l’ex consigliera regionale Claudia Zuncheddu il cui impegno in difesa della sanità pubblica è notorio e riconosciuto da tutti:

La Manifestazione a cui parteciperanno tutti i comitati aderenti alla Rete Sarda per la Sanità, con i loro portavoce, tra cui Claudia Zuncheddu, da sempre in prima linea contro lo sfascio causato da questa riforma intende unire non solo simbolicamente la nostra Sardegna, da Nord a Sud, nello spirito che dovrebbe contraddistinguere il nostro popolo, e cioè l’unione e la partecipazione democratica alla vita sociale e collettiva.

La mobilitazione incassa anche il sostegno della tavola sarda contro l’occupazione militare A Foras che, dal campeggio di Tertenia, lancia una convinta adesione alla mobilitazione:

A FORAS IN DIFESA DELLA SANITA’ PUBBLICA

Adesione alla manifestazione in difesa del Paolo Merlo 
Sabato 22 settembre 2018 ore 11 La Maddalena

A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna è un’assemblea aperta e inclusiva che lotta per il blocco delle esercitazioni, la completa dismissione dei poligoni, il risarcimento delle popolazioni da parte di chi ha inquinato e la bonifica dei territori compromessi.

A Foras coerentemente con i principi su cui basa le sue lotte legate anche alla tutela della salute pubblica e dei territori in cui la stessa viene minata direttamente o indirettamente con politiche scellerate di impoverimento delle strutture sanitarie – proprio nei territori dove sono più evidenti anche i danni fisici sulle popolazioni che hanno ospitato e/o ospitano ancora dal 1956 strutture militari italiane e Nato, in cui si svolgono esercitazioni e formazione di militari finalizzate alla Guerra e all’occupazione militare – aderisce alla manifestazione del 22 Settembre a La Maddalena chiamata da Caminera Noa e il Comitato Cittadino in difesa dell’Ospedale “Paolo Merlo”.

Scendiamo in strada dunque in difesa delle strutture della Sanità Pubblica di tutta la Sardegna, chiuse o impoverite non solo nei finanziamenti, ma anche nei servizi ai cittadini, da una riforma sanitaria regionale volute dalla Giunta Regionale, che non solo a tale proposito ha fatto “tagli”enormi: investe nella sanità privata come il Mater Olbia del Qatar e sigla l’accordo tra Qatar, Ministero della Difesa e Regione Sardegna – che prevede che soldati del Qatar si formeranno e si eserciteranno nella scuola sottufficiali «Domenico Bastianini» di La Maddalena da gennaio 2019.
Non solo, è di questi giorni la notizia che per la fine di settembre dovrebbero arrivare un centinaio di militari provenienti dalla Libia. Per loro è stata appositamente ristrutturata una capiente palazzina. Con lo Stato nordafricano c’è un accordo formativo-militare relativo a corsi concernenti l’attività di guardia costiera.
Per la fine dell’anno o gli inizi del 2019 dovrebbero giungere anche, sempre per frequentare i corsi di Mariscuola, militari del Kuwait.
Insomma siamo di fronte all’ennesima palesazione della continua militarizzazione dell’Isola col tacito e meschino appoggio della Regione Sardegna.

L’appuntamento è per sabato 22 settembre  alle  ore 11:00, sopra il parcheggio “Opera Pia” davanti al Paolo Melo. Non di secondaria importanza è che il volantino è interamente in maddalenino.

Di seguito il comunicato congiunto di lancio della manifestazione e il link dell’evento social che lo sponsorizza:

La sanità pubblica è un bene comune che va tutelato anche impedendo progetti di speculazione privata che la danneggino. Nonostante si faccia di tutto per evitare di associare la realizzazione del Mater Olbia al ridimensionamento della rete ospedaliera pubblica di La Maddalena, tutta la Gallura e di tutta la Sardegna, la verità è facilmente dimostrabile e tutta contenuta nelle diverse disposizioni di legge dal 2014. L’accordo imposto da Renzi a Pigliaru per agevolare “gli investimenti privati nelle strutture ospedaliere” è chiaramente riportato nella legge di stabilità 164 del 2014. Il “punto di riferimento per la Gallura”, come è definito il Mater, costerà caro all’isola: mentre la parola d’ordine per gli ospedali pubblici è “riduzione della spesa”, per il Mater, gli euro messi a bilancio ammontano a 55,6 milioni l’anno (Deliberazione di Giunta Regionale n.24/1 del 26/06/2014).
Non è un caso che in questi ultimi due anni siano nati già sedici Comitati in difesa degli ospedali e dei propri territori, molti dei quali convergono nella Rete Sarda in difesa della Sanità Pubblica.

LE NOSTRE RICHIESTE: Caminera Noa e il Comitato Cittadino in difesa del “Paolo Merlo” di La Maddalena chiedono non solo il miglioramento dei servizi ospedalieri pubblici di grandi dimensioni che invece sono impoveriti in tutta la Sardegna, ma soprattutto la tutela dei piccoli e quelli delle “zone disagiate”, che sono a rischio chiusura o che sono declassati e trasformati in pronto soccorso o strutture di lunga degenza. L’efficienza della sanità pubblica non può essere intesa come un mero taglio delle spese, bensì come una reale riorganizzazione che garantisca uguali servizi di qualità per tutti, a prescindere dalla densità abitativa delle aree di interesse.

Quello dell’Ospedale “Paolo Merlo” di La Maddalena è sicuramente uno dei casi più emblematici. Un esempio dei tanti danni subiti è quello del punto nascita: a tal proposito chiediamo che non sia chiuso solo perché non risponde a parametri, europei e italiani, stabiliti sulla base di concetti economici di austerity completamente decontestualizzati dalle realtà cui sono applicati. Chiediamo perciò che si applichi la deroga così com’è stato per altri ospedali definiti di “zone disagiate”, per esempio in Sicilia: Bronte, Licata, Nicosia, Corleone, Pantelleria e Cefalù; in Trentino: Cles e Cavalese; in Emilia Romagna:Scandiano (Re) e i due situati nel cratere sismico: Mirandola (Mo) e Cento (Fe).
Ripristino e/o potenziamento dei servizi soppressi o ridimensionati a La Maddalena:

Oncologia: aperta ufficialmente, in realtà non eroga terapie, solo il prelievo propedeutico alla terapia; 
Dialisi: chiude alle 14, dopodiché non c’è la reperibilità; 
Ginecologia: soppressa a causa della soppressione del percorso nascite previsto in riforma; 
Pediatria: aperto solo due volte la settimana; 
Iperbarica: solo ossigenoterapia, non funziona per emergenze;
Chirurgia: chiusa, neanche ambulatoriale; 
Farmacia ospedaliera:i farmaci arrivano da Olbia e, se non ci sono ambulanze disponibili, non possono essere somministrati ai pazienti;
Elisoccorso: per quanto efficiente, nel caso di doppia emergenza o in condizioni meteorologiche sfavorevoli, non potrà mai sostituire l’assistenza diretta in loco.

FERMIAMO LA COLONIZZAZIONE DA PARTE DEL QATAR

La Qatar Investment Authority, il fondo sovrano del Paese più ricco del mondo, ha acquistato nel 2012, la Smeralda Holding dal finanziere americano-libanese Tom Barrack, entrando in possesso di un patrimonio immobiliare consistente in 4 alberghi, la marina di Porto Cervo, il Pevero Golf Club e soprattutto nei 2.300 ettari di terreni vergini su cui oggi incombe la minaccia di una immensa lottizzazione. Inoltre La Maddalena, dal gennaio 2019, ospiterà, a seguito di un accordo tra Qatar, Ministero della Difesa, col beneplacito della Regione Sardegna, i soldati del Qatar che si formeranno e si eserciteranno nella scuola sottufficiali «Domenico Bastianini» di La Maddalena. In “cambio” l’emiro Al Thani ha annunciato l’acquisto di quattro corvette per la difesa aerea, prodotte da Fincantieri, perciò il Qatar è in grado, con il flusso di investimenti milionari spalmati in più settori strategici, dai trasporti alla sanità, di influenzare decisioni politiche importanti.

Ha ragione Claudia Zuncheddu a definire l’intera vicenda del Mater Olbia come una «operazione coloniale senza precedenti» avallata dalla quasi totalità delle forze politiche isolane (comprese alcune sedicenti sardiste o sovraniste). Il miraggio di investimenti qatariani nel Mater Olbia, lasciano intravvedere il preludio per l’abbattimento di vincoli e impedimenti all’aumento di cubature e alla realizzazione di nuove faraoniche costruzioni. In poche parole più cubature, cemento e deroghe in cambio di petroldollari. In questa direzione pare essere orientato il governo Pigliaru e i suoi alleati sovranisti che intendono modificare il PPR del 2006.

Caminera Noa e il Comitato Cittadino in difesa del “Paolo Merlo” di La Maddalena invitano tutti i cittadini di La Maddalena, Gallura e Sardegna e tutte le associazioni e i movimenti politici sensibili a tali tematiche, a partecipare domenica 22 settembre alle ore 11:00, nel parcheggio degli ospedalieri Piazzale Opera Pia davanti all’ospedale, alla manifestazione a sostegno del “Paolo Merlo”contro la privatizzazione della sanità sarda a sostegno della Sanità Pubblica, sempre più impoverita sia di risorse sia di servizi.
Il microfono sarà aperto a tutte le opinioni con la sola discriminante dell’educazione e del rispetto reciproco.

Domani a Cagliari la risposta alla repressione contro Luisi Caria e gli altri perquisiti

 

Domani a Cagliari è in calendario una importante assemblea sul Kurdistan in risposta alla gravissima provocazione poliziesca ai danni di Luisi Caria, Antonelli Pabis e di un altra persona di cui ancora non si conoscono le generalità.  Al termine di questo intenso fine settimana – scrivono gli organizzatori dell’evento – sarebbe superfluo riepilogare la cronaca di quanto accaduto, già ampiamente riportata dagli organi di stampa locali e dalle tante dichiarazioni di solidarietà dei movimenti sardi, collettivi, giuristi democratici, intellettuali, partiti, sindacati di base e singoli cittadini.

L’infamante insinuazione di terrorismo proprio verso chi il terrorismo l’ha combattuto e lo combatte, si è propagata anche a tutti i singoli soci e amici che da anni si impegnano nella tutela dei diritti umani e nella solidarietà con il popolo curdo.

Siamo sgomenti per l’assurdità delle motivazioni delle indagini che la mattina del 15 settembre scorso hanno portato alle perquisizioni personali e domiciliari di Antonello Pabis e Luisi Caria, due persone che non hanno mai fatto mistero delle loro posizioni e azioni politiche.

Temiamo che l’intera vicenda possa dare adito all’ennesima interpretazione fuorviante della realtà.

La lotta dei kurdi nel Rojava arriva fino ai principali organi di stampa in maniera attutita e incompleta, tuttavia, anche se ciò che trapela è una flebile eco, risulta adamantino e tutt’altro che fraintendibile che le Unità di Protezione popolare kurde rappresentino le forze che effettivamente hanno contrastato la presenza dello Stato Islamico nei territori della Siria del Nord. Quello stato islamico che ci ha terrorizzato con le immagini terrificanti dei suoi tagliagole di fronte alle spiagge del Mediterraneo, nei teatri di Parigi e per le strade di Bruxelles. La stessa organizzazione che ha fatto tornare la minaccia del terrorismo in cima alla lista delle nostre paure. Le parole e i fatti in questa vicenda devono avere una logica: chiunque sia solidale con il popolo curdo che combatte strenuamente quella minaccia e che quell’orrore lo vive quotidianamente in casa propria, come può essere considerato un terrorista?

Antonello Pabis non è un terrorista, è presidente dell’Associazione Sarda Contro l’Emarginazione, ha dedicato tutta la sua vita all’impegno umanitario e alla difesa dei più deboli, contro ogni angheria e contro ogni causa di emarginazione e discriminazione sociale.

Luisi Caria è un indipendentista sardo, un generoso militante internazionalista che non ha mai nascosto il suo appoggio alla lotta di autodeterminazione del popolo curdo. La sua presunta adesione all’International Freedom Batallion (composto da volontari internazionali che combattono accanto ai kurdi) non lo renderebbe un terrorista e neanche un foreign fighter, l’ennesimo termine fuorviante che abbiamo visto comparire questi giorni sui principali organi di stampa e che sappiamo essere foriero di tutt’altra letteratura.

La Rete Kurdistan Sardegna chiama a raccolta, collettivi, associazioni, organizzazioni politiche e individualità per partecipare all’iniziativa che si terrà giovedì 20 settembre alle h 17, a Sa Domu Ocupada, via Lamarmora 126, Cagliari.

Di seguito la lista delle adesioni fino a questo momento:

Rete Kurdistan Sardegna
Associazione Sarda Contro l’Emarginazione
USB Sardegna
Cagliari Social Forum
Caminera Noa
A Foras
Laboratorio Politico Sa Domu
CUA (Collettivo Universitario Autonomo)
RUAS (Rete Unitaria Antifascista Sulcis Iglesiente)
MLC (Movimento Lotta per la Casa)
Su Tzirculu
Associazione Madiba
Associazione Chentu Concas
Occupazione Popolare il Paguro
Kumone Otzastra Sarrabus 
Collettivo Furia Rossa – Oristano
PCL (Partito Comunista dei Lavoratori)
Presidio Piazzale Trento
Associazione Tramas de Libertade
Associazione Internazionale delle Filosofe
Il Manifesto Sardo
Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica
Zenti Arrubia – Bologna (Colletivu Sardu de Disterraus Sardus)
Mensa Occupata Napoli
Rete Kurdistan Roma
Csoa La Strada – Roma
Liberu
Casa del Popolo Bosa
ARCI La Gabbianella Fortunata
Assemblea Permanente Contro il Carcere e la Repressione – Udine
Ex Caserma Liberata – Bari
Rete Jin
Jineolojî Italia
Banduleras-Atòbia Feminista
Collettivo Exit – Barletta
YaBasta Bologna
Làbas – Bologna
Cs TPO – Bologna
LOA Acrobax project – Roma
Sinistra Anticapitalista 
Sinistra Indipendentista Sarda – Movimento Anticapitalista
Laboratorio Metropolitano di Cultura Indipendente – Roma
C.s.o.a. Officina 99
L.O. Ska – Napoli
Casa delle Donne – Milano
Iniziativa Libertaria – Pordenone
Kurdistan Solidarity Campaign – UK
Comunidade – Gavoi
Casa del Popolo Carbonia 
(in aggiornamento)

Diada: il giorno in cui sardi e catalani stringono un’alleanza

Con un comunicato bilingue (sardo e catalano) il soggetto-progetto Caminera Noa annuncia la sua partecipazione alla Diada (Diada Nacional de Catalunya). Ogni anno i catalani scendono in piazza con poderose manifestazioni di massa in occasione della loro festa nazionale, l’11 settembre, data in cui ricorre la caduta di Barcellona nelle mani delle truppe borboniche di Filippo V di Spagna durante la Guerra di Successione, appunto l’11 settembre 1714, dopo 14 mesi d’assedio.

Caminera Noa è stata invitata dall’organizzazione giovanile Arran i cui delegati sono stati conosciuti ad un incontro internazionale tenutosi a Roma da collettivi giovanili e a cui appunto avevano partecipato alcuni esponenti giovanili del nuovo progetto politico anticapitalista e per l’autodeterminazione.

L’agenda di Caminera Noa è fitta di incontri, perché oltre agli eventi politici i militanti incontreranno i cittadini del barrio Pit Roig dove l’anno scorso, in occasione del Referendum per l’indipendenza, alcuni attivisti fondatori di Caminera Noa avevano presidiato insieme al comitato locale in difesa del Referendum.

Di seguito il comunicato di Caminera Noa:

SRD

Caminera Noa at a èssere in Catalugna pro afestare sa Die Natzionale de Catalugna de su 2018.

Amus collidu s’invitu de sa gioventude indipendentista de Arran. Amus a imbiare una delegatzione  pro partetzipare a sas atividades polìticas e pro nos istrìnghere a su protzessu de indipendèntzia catalanu in momentu istòricu chi cunsideramus de importu pro totu sas natziones sena Istadu in s’àrea mediterrànea e in Europa. Picamus custa festa natzionale che a ocasione pro coltivare raportos polìticos cun àteras organizatziones catalanas chi cumbatent pro su deretu a s’autodeterminatzione de sos pòpulos..

Intre su 9 e su 13 de cabudanni de ocannu amus a èssere in Sabadell, in Cardedeu e in Bartzellona. In custa ùrtima tzitade in particulare, bi semus istados giai s’annu coladu cando, paris cun sas delegatziones de su Comitadu Sardu “pro su Referendum de sa Catalugna” (oe “pro sa Repùblica de Catalugna”), de su Fronte Indipendentista Unidu e de su Colletivu Furia Rossa amus defensadu su sègiu eletorale in s’iscola Pit Roig e semus intervènnidos in s’addòbiu de sas delegatziones internatzionales. In prus amus a torrare a addobiare su comitadu chi at defensadu s’iscola Pit Roig su 1° de santugaine de su 2017. In cussa ocasione amus tastadu sa farta de democratzia in Ispagna, chi at fatu presoneris polìticos, e s’indiferèntzia de sa majoria de sos Istados de s’Unione Europea..

Semus prejados meda de su reconnoschimentu polìticu e torramus gràtzias a sos cumpàngios e a sas cumpàngias de Arran pro nos àere invitados. Pro custu amus a partetzipare e amus a imparare dae sos catalanos una de sas maneras de conduire unu protzessu de indipendèntzia partetzipadu, allegru e batalleri.

Ischimus chi oe est in Catalugna e cras est in Sardigna. A in antis!

CAT

Caminera Noa serà a Catalunya per a festejar la Diada Nacional de Catalunya de 2018.

Vam acceptar la invitació de la joventut independentista d’Arran. Enviarem una delegació per a participar en les activitats polítiques i per a acostar-nos al procés d’independència català en un moment històric que considerem important per a totes les nacions sense Estat a l’àrea mediterrània i a Europa. Considerem aquesta festa nacional com a una ocasió per a cultivar lligams polítics amb altres organitzacions catalanes que combaten per al dret a l’autodeterminació dels pobles.

Entre el 9 i el 13 de setembre d’enguany serem a Sabadell, a Cardedeu i a Barcelona. En aquesta darrera ciutat en particular, ja hi vam ser l’any passat quan, amb les delegacions del Comitadu Sardu “pro su Referendum de sa Catalugna” (oe “pro sa Repùblica de Catalugna”), del Fronte Indipendentista Unidu i del Col·lectiu Furia Rossa vam defendre el setge electoral a l’escola Pit Roig i vam intervenir a la trobada de les delegacions internacionals. A més encontrarem encara el comitè que va defensar l’escola Pit Roig l’1 d’octubre de 2017. En aquella ocasió vam provar la falta de democràcia a Espanya, que va fer presos polítics, i la indiferència de la majoria dels Estats de la Unió Europea.

Ens fa molta il·lusió el reconeixement polític i agraïm als companys i a les companyes d’Arran per haver-nos invitats. Per això participarem i aprendrem pels catalans una de les maneres de dur un procés d’independència participat, alegre i combatiu.

Ja sabem que avui és a Catalunya i demà és a Sardenya. Endavant!

Ma se la Sardegna va in delegazione alla Diada, la Diada arriva anche in Sardegna, precisamente nella città di Alguer. Sempre con un comunicato bilingue, (questa volta italiano-catalano), la sede algherese della celebre associazione catalana Òmnium Cultural de l’Alguer, insieme all’Assemblea Nacional Catalana Itàlia, con la collaborazione  dell’Associació per a la Salvaguarda del Patrimoni Historicocultural de l’Alguer e dell’Ateneu Alguerès, organizzano per martedì 11 settembre del 2018, in occasione della Diada Nacional de Catalunya, una manifestazione di solidarietà con il popolo catalano.

Quest’anno la Diada assumerà un valore di straordinaria importanza perché sono numerosi i dirigenti politici e culturali del movimento di liberazione catalano ancora in carcere, tra cui i due Jordi (Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, rispettivamente a responsabili dell’Asamblea Nacional Catalana e dell’Omnium Cultural) e numerosi ex ministri ed ex dirigenti politici.

L’iniziativa algherese rilancia anche il tema del rapporto di solidarietà tra i popoli oppressi e tra le nazioni senza stato, legame che si manifesta chiaramente nell’idea di eseguire i due inni nazionali catalano e sardo.

Di seguito il comunicato bilingue e il programma completa dell’evento algherese:

Benvolgudes senyores, benvolguts senyors
l’Òmnium Cultural de l’Alguer i l’Assemblea Nacional Catalana Itàlia, amb la col·laboració de l’Associació per a la Salvaguarda del Patrimoni Historicocultural de l’Alguer i de l’Ateneu Alguerès, organitzen per dimarts 11 de setembredel 2018, en ocasió de la Diada Nacional de Catalunya, una manifestació en solidaritat amb el pòpul català. 
A les 17.14 h, a davant del Monument per la Unitat de la Llengua, en plaça del Portal, s’encontraran los representans institucionals, les associacions i els ciutadans.
A les 18.30 h, en la Sala conferències del claustre de Sant Francesc, al carrer Major, hi siguerà la projecció de “Sense ficció.1-O”, un documentari a damunt dels fets de violència succeïts en Catalunya l’1 d’octubre del 2017, dia del Referèndum. A seguir, los intervents d’alguns testimonis que han assistit a aquellos fets en primera persona. 
L’acte siguerà obert de la coral Lo Frontuni que exegüirà l’himne català, Els Segadors, l’himne sard, Procurade ‘e moderare i la cançó algueresa Serenada (Alguer mia).
És agraïda la vostra presència
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L’Òmnium Cultural de l’Alguer e l’Assemblea Nacional Catalana Itàlia, con la collaborazione  dell’Associació per a la Salvaguarda del Patrimoni Historicocultural de l’Alguer e dell’Ateneu Alguerès, organizzano per martedì 11 settembre del 2018, in occasione della Diada Nacional de Catalunya, una manifestazione di solidarietà con il popolo catalano.
Alle ore 17.14, davanti al Monumento per la Unitat de la Llengua, in piazza Porta Terra, ci sarà un incontro con i rappresentanti istituzionali, le associazioni e cittadini. 
Alle ore 18.30, nella Sala conferenze del Chiostro di San Francesco, in corso Carlo Alberto, si terrà la proiezione di  “Sense Ficció.1-O”, un documentario sui fatti di violenza avvenuti in Catalogna l’1 di ottobre del 2017, giorno del Referendum. A seguire, gli interventi di alcuni testimoni che hanno assistito ai fatti in prima persona.
L’atto sarà aperto dall’esecuzione, da parte del Coro Lo Frontuni, dell’Inno catalano, Els Segadors, dell’Inno sardo Procurade ‘e moderare, e della canzone algherese Serenada (Alguer mia). 
È gradita la vostra presenza

A Tertenia la terza edizione di A Foras Camp

La lotta di A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna non si ferma e anzi inaugura l’anno politico con un campeggio denso di incontri e formazione.

A Foras Camp è alla sua terza edizione e per il secondo anno di seguito si terrà a Tertenia il 14-15-16 settembre, presso il camping Tesonis, località Sarrala.

Per volontà dell’assemblea generale sarda, che coinvolge collettivi, individualità o realtà di vari territori dell’isola, si è deciso di riproporre il campeggio contro l’occupazione militare della Sardegna.
Quest’anno rispetto alle precedenti edizioni si dedicherà particolare attenzione alla discussione politica e programmatica in vista dell’autunno di lotta nei territori e nelle città. Unico momento spensierato e di festa, infatti, sarà la pecorata in piazza a Tertenia con musica e balli sardi.

Di seguito pubblichiamo il programma integrale:

14 Settembre 
dalle 9 alle 19 accettazione e registrazione al camping
alle 10 breve punta organizzativa e logistica sul campeggio
alle 11 incontro su comunicazione e organizzazione interna di A Foras
alle 14 pranzo
durante il pomeriggio momento di discussione femminista al campeggio
alle 19 Aperitivo Internazionale: facciamo il punto sui fronti aperti dal Nord-Africa al Medio Oriente fino al Sud America. In che tassello si colloca la Sardegna all’interno dei conflitti geopolitici e di accumulo e spostamento delle materie prime.

15 settembre
dalle 10 riunione del gruppo Economia di A Foras.
alle 14 pranzo
durante il pomeriggio preparazione della serata in piazza e spostamento a Tertenia.
dalle 20:30 Pecorata, musica e balli sardi a Tertenia.

16 settembre
h 10 Assemblea generale sarda di aForas con seguente ODG:
_ Riassunto e esposizione lavori durante il camping
_ Prospettive di lotta e organizzazione delle iniziative proposte.
Smontaggio tende e pulizia area camping

Durante il campeggio sarà reperibile materiale informativo sulle battaglie di A Foras, gadget e quant’altro. Il campeggio è gratuito, all’ingresso sarà allestito un infopoint nel quale contribuire con un’offerta alle spese vive della tre giorni. Sarà allestita una cucina autogestita e il campeggio è dotato di servizi igienici, bar, ristorante e un ingresso diretto alla spiaggia.

Gli attivisti invitano tutti e tutte a contribuire ai turni di pulizia dello spazio dedicato ad A foras e a rispettare i valori che contraddistinguono il movimento, cioè non verranno accettati comportamenti sessisti, razzisti o discriminatori nei confronti di nessun*.

Per info e news basta seguire la pagina di A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna

#aforas
#aforascamp2018

Totu un’àtera stòria: l’altra storia narrata a Aristanis

Per conquistare il futuro bisogna prima riconquistare il passato. E’ questa in sintesi l’idea che ha portato il collettivo oristanese Furia Rossa a organizzare un evento di contro-narrazione storiograficaintitolata “Totu un’atera stòria“. Il collettivo, impegnato in diverse lotte sociali e politiche ha invitato diverse personalità della politica e della cultura sarda il cui impegno va in contro tendenza rispetto alla narrazione imperante di una Sardegna pacificata e definitivamente italianizzata.

L’evento si svolgerà venerdì 7 settembre (dopodomani) nel Teatro S. Martino di Oristano, in via Ciutadella De Menorca.

Di seguito pubblichiamo il comunicato di Furia Rossa e il programma completo e a questo link  l’evento social che lo sponsorizza:

Totu un’àtera stòria non vuole essere un momento di dibattito scientifico. Vuole essere un momento in cui appassionati, studiosi e persone interessate parlano di storia della Sardegna. Dal dibattito non verranno fuori grandi scoperte o rivoluzioni teoriche, non ci interessa quello. Speriamo che venga fuori però un arricchimento generale per coloro che vi prendono parte, nella prospettiva di un confronto fra diverse discipline e fra diversi punti di vista e soprattutto con l’occhio sempre ben fermo al presente. Conoscere la nostra storia per capire dove abbiamo sbagliato e cosa possiamo recuperare del nostro passato con l’obiettivo di costruire un futuro diverso per questa terra e per chi la abita. 
Il primo tavolo cercherà di affrontare una dicotomia fondamentale nella storia sarda, quella fra città e campagna. Nello specifico saranno la Città per eccellenza, Cagliari, sede di tutta la macchina regionale e la piccola Cabras, dove un pugno di pescatori mise in piedi una lotta durata più di vent’anni per ottenere la gestione dello stagno. La burocrazia e la politica regionale dovettero fare i conti con quella mobilitazione, ma li fecero a modo loro. Enrico Lobina, militante del circolo cagliaritano ME-TI e profondo conoscitore della storia e della realtà amministrativa sarda, ci racconterà qualche aspetto di quella retorica della riforma che ha permeato l’attività della Regione Autonoma Sarda per sessant’anni e Davide Pinna, militante del Collettivo Furia Rossa, dialogherà con lui, raccontandoci in parte come la retorica della riforma abbia influenzato quella lotta. 
Nel secondo tavolo vedremo come ancora oggi l’eredità della Prima Guerra Mondiale influenzi l’immaginario collettivo sardo. Omar Onnis, storico e autore di numerosi libri sulla Sardegna, affronterà nello specifico quello che è stato la Prima Guerra Mondiale per i sardi e le conseguenze che quell’importante evento storico ha avuto sulla nostra terra, sia a livello materiale che a livello ideologico. Con lui dialogherà Andria Pili, studente cagliaritano e militante dell’associazione giovanile indipendentista SCIDA, che si concentrerà soprattutto sulla storia della Brigata Sassari, destreggiandosi fra la costruzione del mito e la realtà storica, spesso nascosta dalla celebrazione di un’ideale che non esiste veramente. 
Il terzo tavolo infine vedrà Gigi Olla, insegnante e curatore del sito www.dpsarda.wordpress.com, dialogare con l’ex sindaco di Laconi e membro di Democrazia Proletaria Sarda Paolo Pisu. Il tema sarà quello della storia singolare di DP Sarda, forse uno dei primi esperimenti di incontro fra la sinistra marxista e la questione nazionale sarda. 

TOTU UN’ATERA STÒRIA
Atobiu bilingui de stòria

7 de Cabudanni 
Teatru S.Martinu, Bia Ciutadella De Menorca, 21, Aristanis

Programa

I Mesa, 17:00

▸ Sartus e citadis, is movimentus popolaris e sa polìtica riformista de sa RAS. 
Focus a pitzu de sa luta de is piscadoris de Crabas e de sa retòrica de sa reforma de sa RAS de su ’45 a oi.

Dibatint Enrico Lobina, Davide Cuccureddu Pinna.

II Mesa, 18:30

▸ Prima Gherra Mondiali e Brigata Sassari. Ita nd’est abarrau in s’imaginàriu sardu?

Dibatint Omar Onnis e Andrìa Pili.

III Mesa, 19:30

▸ “Democrazia Proletaria Sarda”, candu sa manca atòbiat sa chistioni natzionali.

Gigi Olla intervistat Paolo Pisu