Sassari “piccola Scampia” o città colonizzata da liberare?

di Riccardo Futta

Forse siamo arrivati al punto di non ritorno o ci siamo comunque molto vicini. In questi giorni il nostro centro storico è stato definito “la piccola Scampia”; in questo inizio di campagna elettorale sciacalli arancioni, verdi e neri tentano di smembrare la carcassa malconcia di Sàssari Vècciu.

Il PD propone di andare casa per casa a stanare clandestini e affitti irregolari, la Lega e Casapound solidarizzano e alimentano la percezione di insicurezza soffiando sul fuoco del razzismo e della guerra fra poveri, giornalai di testate online e non pubblicano articoli osceni dove si ingigantisce enormemente la realtà facendo pressione psicologica sulla popolazione e costruendo la paura.

Il centro storico cittadino è la zona della città con tutti i settori del commercio in crisi tranne uno : il mercato immobiliare; è proprio a Sassari vecchio che si ha il maggior numero di compravendite di immobili. I sassaresi acquistano per investimento così da affittare a studenti, trasferisti e immigrati; poi ci sono gli italiani (milanesi e bresciani soprattutto) che acquistano palazzine intere e grossi immobili. Che strani investimenti in un “bronx” dove si ha paura ad uscire di casa e si rischia la vita a passeggiare nei vicoli.
Nel 2016 il mercato immobiliare del centro storico è cresciuto del 50%, se la tendenza continua si abbasseranno ulteriormente i prezzi e si avranno più case in vendita che acquirenti.

Vuoi vedere che la “costruzione” di un centro storico “ghetto” sia nel reale (con la disgregazione del tessuto economico causato dalla grande distribuzione e l’assenza di servizi) che a livello psicologico (ingigantendo sui media le situazioni di degrado e malcontento che comunque esistono) è strumentale a una progressiva svalutazione immobiliare che favorirà una gigantesca opera di speculazione?

Il tutto verrà chiamato “riqualificazione”, si ristruttureranno palazzi, apriranno locali e negozi di “carabattole”. I prezzi degli immobili e degli affitti saliranno così come i prezzi al bar, al negozietto, in panetteria. Andranno via gli immigrati ma anche gli “autoctoni” in un nuovo quartiere ghetto con affitti e prezzi accessibili, portandosi dietro i loro problemi e gli imprenditori e palazzinari faranno del centro storico un parco giochi di B&B, ristorantini e negozietti per turisti. Scordatevi i venditori di lumache e le botteghe con le teglie della fainè di cui avete nostalgia, anzi spariranno anche gli ultimi esempi della Sassari popolare e genuina che conosciamo.

Con questo non voglio dire che al centro storico non ci siano problemi, povertà, situazioni al limite, ma voglio sottolineare i nomi dei colpevoli che hanno creato tutto questo in malafede. Gli stessi che ora danno la soluzione al problema con rastrellamenti e speculazione.

In tutto questo il movimento della sinistra di classe e indipendentista cittadino ci si deve buttare in mezzo, provare, sbagliare, ferirsi e rialzarsi. Il centro storico è la palestra più difficile ma più utile per ricostruire da zero la sinistra di classe anticolonialista in città.
Ancora cuore e custode della nostra identità e casa delle classi popolari, ma anche dei “nuovi” sassaresi (22% di popolazione straniera in centro storico a differenza del 2-3% in generale) il centro storico oltre che essere il cuore di Sassari è anche il cuore di tutte le sue contraddizioni e tensioni sociali, ed è da qui che dovremmo ripartire per ricostuire la sinistra indipendentista di classe, fregandocene delle scadenze elettorali e prima che sia troppo tardi, se non lo è già.