Ospedali occupati: è rivolta!

 

Il faro della sanità di La Maddalena simbolo della protesta e dell’occupazione dell’ospedale Paolo Merlo

«L’assessore Paci intervistato, sulla situazione della sanità dall’Unione Sarda lo scorso 23 settembre, esprimeva la sua felicità per “aver gestito un enorme rientro di costi senza imporre ticket. Quanto ai servizi, non è la mia competenza: forse serve tempo perché ci sia l’adeguata percezione dell’importanza della riforma”.

Evidentemente non la pensano così le decine di comitati in Sardegna stanno occupando gli ospedali in dismissione e promuovendo azioni di lotta, né il soggetto-progetto Caminera Noa che dallo scorso giugno ha sollevato la questione del finanziamento pubblico al privato denunciando in particolare l’operazione Mater Olbia, né la Rete Sarda per la sanità Pubblica che instancabilmente denuncia la dismissione ospedaliera dell’isola e ha convocato una manifestazione a Cagliari prevista per il prossimo 25 ottobre.

La mobilitazione chiamata dalla Rete sarda difesa sanità pubblica del prossimo 25 ottobre

Intanto si inasprisce la resistenza delle comunità agli scippi della sanità pubblica sui territori. A La Maddalena, dopo la riuscita manifestazione congiunta di Caminera Noa e del Comitato cittadino in difesa del Paolo Merlo, un nutrito e motivato gruppo di cittadini, armato di striscioni e bandiere sarde, ha occupato in pianta stabile l’ospedale.

L’occupazione è iniziata venerdì 5 ottobre con un blitz improvviso dopo una decisione lampo presa in giornata. I promotori sono stati subito affiancati da una gara di solidarietà da parte di chi non può fare i turni. «L’esperienza è bellissima – dice Emanuela Cauli, esponente del Comitato – ci stiamo stringendo tutti intorno al nostro ospedale. Abbiamo messo bandiere dei quattro mori ovunque perché siamo sardi anche noi e in questo senso va l’azione simbolo della torre faro alta dieci metri che accendiamo tutte le notti rivolta verso la Sardegna: una rivolta che parte da nord e che si riferisce a tutta la Sardegna. Ricordiamo gli ospedali di Ghilarza e Isili occupati anche loro e probabilmente se ne uniranno a noi. L’obiettivo è occupare fino a quando Arru e Moirano, la dottoressa Virdis dell’ATS di Olbia non verranno a sentire i disagi e le difficoltà enormi che stiamo affrontando per poterci curare. Con i tempi delle liste non si possono fare liste vitali e stiamo facendo collette comunitarie per permettere ai pazienti di fare visite private a Sassari. C’è gente che ha bisogno di interventi e non può fare l’elettrocardiogramma propedeutico perché le liste di attesa dell’ospedale sono troppo lunghe. Stamattina siamo stati richiamati dalla direzione sanitaria dell’ospedale perché secondo loro stiamo intaccando la privacy dei pazienti dell’ospedale ma non è vero perché i pazienti si siedono con noi per difendere il presidio. Per cui la nostra risposta è stata chiara: siamo qui e non ce ne andremo e soprattutto non vogliamo salvare il salvabile, vogliamo tutti i servizi che ci hanno tolto. Abbiamo capito che l’obiettivo è ridurre il nostro ospedale a una guardia medica che non copre neppure le 24 ore, bensì 12 ore. L’obiettivo è chiudere tutti gli ospedali e accentrare tutto nei grandi ospedali, anche in quelli privati come il Mater che, anche a detta degli operatori interessati, è una concausa della morte della sanità pubblica a monte dei tagli sconsiderati senza giudizio e senza umanità.

Abbiamo fortunatamente l’appoggio dell’amministrazione e abbiamo l’intenzione di andare avanti e di fare azioni sempre più forti. Abbiamo l’appoggio anche di molti professori che stanno portando le classi al presidio per spiegare cosa stiamo facendo nell’ambito di una applicata azione di educazione civica.

Dulcis in fundo  la chiesa dove gli occupanti riposavano nelle ore notturne è stata chiusa per volontà della direzione sanitaria, nonostante l’opposizione dei parroci solidali con il presidio.