Metanodotto: energia economica e pulita o nuova servitù coloniale?

Un momento del dibattito organizzato a La Corte (Sassari) in cui è intervenuta per Caminera Noa l’insegnanete e giornalista Ninni Tedesco

di Ninni Tedesco

No metano nord Sardegna ha scelto di  incontrarsi e confrontarsi con  il pubblico nella frazione di La Corte con l’intenzione di informare sulle conseguenze che la scelta del metano in Sardegna soprattutto nelle campagne e nelle aree periferiche.

I relatori hanno infatti, ciascuno nel suo campo, illustrato in modo chiaro e con dati alla mano le ragioni della scelta di un NO deciso e motivato.

Coordinati  e presentati da Paola Pilisio, nota portavoce dei comitati ambientalisti  in difesa dell’energia pulita, hanno “svelato”, snocciolando numeri tratti da fonti ufficiali quali Terna, Regione Sardegna, Snam, gli innumerevoli svantaggi che tale scelta comporterebbe. A cominciare dalla geologa Laura Cadeddu che ha insistito sulle “servitù”, e non espropriazioni, che coinvolgerebbero enormi aree antropizzate dell’isola con tagli di alberi, attraversamento di corsi e specchi di acqua, seminativi e periferie di zone urbane.  Quindi Domenico Scanu, presidente di ISDE medici per l’ambiente, ricordando il grande lavoro svolto dal suo predecessore Vincenzo Migaleddu, ha ancora una volta messo in risalto i costi in termini di salute di cui nessun progetto calato dall’alto tiene conto.  Già oggi la Sardegna possiede ben due zone SIN e un sardo su tre (percentuale fra le più alte in Italia) è “contaminato” a causa di precedenti e disastrose scelte industriali.  Infatti la procedura di liquefazione del gas metano, che è una fonte fossile, risulta inquinante, come verrà spiegato più chiaramente nell’intervento del giornalista Piero Loi, il quale ricorda che nel 2015 a Parigi è stato firmato un protocollo (COP 21) contro le emissioni di CO2 e la dismissione entro il 2050 di tutte le energie derivate da fossili.  Tra i dati riportati è impressionante la differenza tra consumo energetico della Sardegna e produzione di energia: esportiamo tra il 30 e il 40% di quanto produciamo per cui, considerati i tempi per la costruzione della rete e degli Hub nei porti di Cagliari, Oristano e Portotorres, considerato che è stimata una produzione dalle 4 alle 12 volte superiore al nostro fabbisogno, che non ci saranno posti di lavoro locali significativi, ci si chiede quasi ovviamente a chi servirà tutto quel metano?

Paola Pilisio ricorda la teoria di Vincanzo Migaleddu, che sempre più diventa realtà, di un progetto che vede la nostra isola diventare una “Piattaforma energetica”, una nuova servitù alle dipendenze di Paesi lontani da noi come ad esempio  il Qatar (che ha già acquistato la compagnia Meridiana, la Costa Smeralda, il mater Olbia), che utilizzano comunque fondi pubblici della Regione per le loro imprese.

Numerosi gli interventi tra cui la sottoscritta che, a nome di Caminera Noa, che assume l’impegno di sostenere la campagna di informazione del comitato NO metano, insiste invece sulla necessità di una cornice politica in quanto la servitù energetica è purtroppo solo uno dei tanti tasselli con i quali si è svenduto il nostro territorio ad altre forme di colonizzazione altrettanto mortifere come quella delle zone militari, la privatizzazione della Sanità, le arre industriali dismesse e non bonificate. La lotta, sostiene Caminera Noa, non può essere parziale ma deve coinvolgere tutti i soggetti realmente anticolonialisti verso una reale e forte condivisione avversa a progetti che desertificano e avvelenano ciò che resta della Sardegna.