Sanidade sarda: sa gherra sighit

Un gruppo di attivisti  al concentramento organizzato dalla Rete Sarda in difesa della sanità pubblica

Lo scorso 25 ottobre è stata una giornata di importante mobilitazione per tutti i comitati sardi in lotta per difendere il diritto alla salute e per i presidi occupati nella difesa degli ospedali in via di dismissione.

E’ stata una giornata importante nella storia delle nostre lotte – scrive Claudia Zuncheddu, portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica –Le rappresentanze di tutti i territori della Sardegna hanno sfilato dietro un’unica bandiera apartitica, ma fortemente politica: quella della tutela del diritto inalienabile dei sardi alla Salute, diritto che non può prescindere dalla difesa degli ospedali dei territori disagiati e delle città.

La Rete ha dato una dimostrazione concreta di come sia possibile fare Politiche giuste, amministrare al meglio il Bene collettivo come quello della Salute. Anche se abbiamo ben capito che ciò implica una rivoluzione radicale dell’intero sistema politico.

La Rete ha saputo dare un nuovo impulso alle lotte per i diritti dei sardi. La distanza dai partiti politici e la partecipazione attiva delle comunità nell’elaborare soluzioni possibili ai processi di smantellamento degli ospedali pubblici e di tutti i servizi sanitari territoriali, hanno fatto della Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica un’avanguardia riconosciuta e rispettata in loco ed oltre Tirreno.

E’ palese che la Rete dei comitati sia particolarmente temuta dalle forze politiche di maggioranza e di opposizione presenti in Consiglio Regionale, entrambi responsabili dello smantellamento dei nostri ospedali. La complessità del tema sulla Sanità, in questi anni, ha richiesto a ciascuno di noi studio, approfondimenti e confronti costanti all’interno dei territori e tra i territori. Le nostre analisi, le nostre osservazioni e le nostre proposte che partono dalle specificità locali, sono arrivate costantemente nelle redazioni dei giornali e sui tavoli della Politica a tutti i livelli.

La miopia, l’ignoranza e la sudditanza che spesso regna sovrana nelle istituzioni sarde, non ci hanno fermato.
Abbiamo interloquito con amministratori locali talvolta condizionati dall’appartenenza partitica, i nostri messaggi sono arrivati sui banchi di ogni singolo consigliere della Regione Autonoma, della Commissione Sanità, della Giunta e delle Presidenze. I momenti di confronto non sono mancati con le leadership dell’Azienda sanitaria. Abbiamo fatto pervenire documenti preziosi alle ministre della Salute che si sono alternate negli ultimi governi a Roma, ci siamo appellati persino agli Ordini dei Medici della Sardegna.

Abbiamo messo a disposizione le nostre competenze al Presidente del Consiglio con lo spirito di collaborare perché si evitassero danni per le nostre comunità. Abbiamo chiesto audizioni alla Commissione Sanità, assolutamente non all’altezza dei compiti.
Nonostante il colpevole silenzio generale, le nostre azioni non sono state inutili e la storia ci chiede di andare avanti. Se non lo facciamo noi, nessuno lo farà per noi.
Grazie all’attività di ogni nostro comitato la Rete sta sperimentando un modello di partecipazione dal basso alle scelte politiche. In questi anni, giorno dopo giorno, abbiamo praticato il ruolo di opposizione e di proposta a chi governa la Sardegna in materia sanitaria. E’ una sperimentazione straordinaria visto che le forze politiche deputate all’opposizione in Consiglio, hanno rinunciato al ruolo.
Noi non sappiamo quando, ma è certo che ci sarà la stagione per la raccolta dei frutti del grande lavoro della Rete.

Per questo dico che la lotta e la Resistenza è un dovere quando le decisioni neoliberiste-antipopolari diventano Legge come nel caso della Sanità.

Il 25 ottobre è stato un evento speciale non solo per partecipazione numerica, di cui parlano le immagini, ma perché le rappresentanze di tutte le comunità sarde in lotta per difendere i propri ospedali hanno deciso di non abdicare alla guida dell’importante processo in corso.
Il 25 ottobre è anche la conferma che il “re è nudo”. Dall’interlocuzione con i vertici della Giunta e della Massima assemblea dei sardi, per la sufficienza, la superficialità, l’arroganza, il vuoto delle loro argomentazioni, i buchi di memoria, il negare tutto di fronte all’evidenza dei fatti, i tentativi di dividerci anche con toni che violano lo stile di correttezza previsto dal Protocollo istituzionale, si deduce che il cammino della Rete è lungo e ciascuno di noi deve impegnarsi perché nessun ostacolo blocchi il suo percorso. Cresceranno su tanti fronti i tentativi per minare la nostra solidità.
La Rete Sarda dopo aver bocciato i rappresentati istituzionali per l’inutile audizione, attende di poter visionare la “garantita bontà” delle modifiche al piano di riorganizzazione della rete chirurgica.
La Lotta continua.

Anche il Comitato Sanità Bene Comune – Sarcidano/Barbagia di Seulo  interviene con una nota di analisi e riflessione pubblica post mobilitazione che valorizza la formazione che riportiamo qui sotto:

Un largo fronte di volontà popolare democratica e di risentimento sociale genuino ha bussato forte alla porta della coscienza governativa regionale. Per la prima volta nella storia della sanità sarda, 10 comitati civici appartenenti a 10 diversi territori, si sono confederati per manifestare al Consiglio Regionale tutte le sfumature del dramma socio-sanitario che sta attraversando la nostra isola. Il nostro Comitato ha fatto la sua parte, proseguendo quella ricerca di risposte e quella richiesta di tutela dei servizi che ha sempre contraddistinto il nostro operato. Nonostante i rapporti con la politica sarda siano sempre stati difficili, non abbiamo esitato a chiedere al Presidente Ganau, ai capigruppo e all’Assessore Arru di poter rivedere insieme i nodi irrisolti di una riforma la quale senza importanti modifiche rappresenta una fatale minaccia per i presidi ospedalieri delle zone disagiate. Abbiamo ribadito l’importanza della chiarezza nei confronti del popolo, chiedendo ai consiglieri di maggioranza di sciogliere le ambiguità che hanno finora caratterizzato il loro atteggiamento nei confronti di una tendenza generale che vede l’ATS guidata da Moirano proseguire un opera di smantellamento dei servizi ospedalieri perfino più profonda ed avanzata di quanto fosse lecito aspettarsi leggendo la riforma. Abbiamo evidenziato come, in una democrazia, non si possano delegare organi tecnico-sanitari per determinare i destini sanitari dei sardi e dei servizi ospedalieri, ma devono essere gli eletti ad assumersi le responsabilità politiche. Abbiamo anche ammonito i nostri illustri interlocutori circa la difficoltà di mantenere la pace sociale in Sardegna, allorché non vengano prese minimamente in considerazione le richiesti dei territori: la lenta decadenza del ruolo storico degli ospedali, anche da un punto di vista socio-economico, non può essere accettata come imposizione unilaterale. Chiediamo che qualsiasi trasformazione profonda del tessuto sardo venga concertata con le istituzioni locali e con i comitati civici. Purtroppo il clima dell’incontro è stato condizionato dalle intemperanze dell’Assessore Arru, il quale, per motivazioni che non ci sono ancora ben chiare, si è rivolto molto duramente contro la Portavoce del comitato “Salviamo il Paolo Merlo della Maddalena”, alla quale va tutta la nostra fraterna stima e riconoscenza. Infine questi sono giorni di attesa e di riflessione. Siamo in attesa di capire se il tavolo del 25 avrà conseguenze concrete sul piano di una possibile apertura a modifiche rilevanti. Siamo in riflessione per capire se le massime istituzioni della nostra isola riusciranno a scrollarsi di dosso la supponenza tecnicistica, la tracotanza statistica e l’autoreferenzialità da primi della classe che finora ne ha caratterizzato l’approccio. Nel frattempo i comitati continueranno a presidiare, monitorare e vigilare i propri ospedali, a rafforzare la loro fraterna determinazione e a dare nuovo impulso a questa nuova forma di democrazia partecipata e collettiva: la confederazione dei comitati civici dentro la Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica.