A scuola di guerra e di disastro ambientale

La denuncia del collettivo oristanese “Furia Rossa” arriva come una tegolata in testa: ad Oristano l’Istituto tecnico Lorenzo Mossa spedisce i ragazzi impegnati nell’alternanza scuola-lavoro nel poligono interforze del Salto di Quirra. Di per se sarebbe già una notizia che dovrebbe fare interrogare sul rapporto militare-scuola e formazione, ma va aggiunto che è in corso un processo per disastro ambientale che riguarda le attività di quel poligono. Tutto questo è etico, è opportuno, e soprattutto è educativo e didattico?

Inoltre c’è un particolare che fa pensare. Uno dei tre indirizzi dell’istituto  riguarda il turismo. Educare alla “cultura” dell’occupazione militare della nostra terra è compatibile con la prospettiva di un turismo sostenibile sia antropicamente che ambientalmente?

Pubblichiamo per intero il comunicato perché riteniamo che vada letto e veicolato integralmente.

Apprendiamo dalla stampa che alcune classi dell’Istituto Mossa sono state impiegate in un percorso di alternanza scuola-lavoro presso il Poligono Interforze del Salto di Quirra. Il fatto ci preoccupa, perché crediamo con fermezza che la scuola pubblica non dovrebbe instradare i propri studenti verso la carriera lavorativa nell’esercito, né crediamo sia eticamente corretto mettere dei ragazzi e delle ragazze di 18 anni a studiare e a esercitarsi su tecniche di guerra. Inoltre accogliamo con dispiacere la notizia che le scuole sarde, legittimino con questo tipo di attività i soggetti e le strutture che perpetrano da 50 anni la situazione di occupazione militare della nostra isola, con tutte le ricadute negative che ne conseguono, non ultima l’impossibilità per i sardi di fruire di enormi porzioni di terra – ricordiamo che il PISQ è tra i poligoni più grandi d’Europa – che, se impiegate in attività produttive diverse potrebbero far vivere dignitosamente molte più persone. Queste sono considerazioni nostre, ma vogliamo sottolineare un’altra cosa che dovrebbe destare preoccupazione in tutte le persone che hanno a cuore il ruolo formativo ed educativo della scuola pubblica, e che dovrebbe, crediamo, essere sottoposta a dibattito nel Consiglio d’Istituto e nel Collegio docenti della scuola interessata. Il Poligono Interforze del Salto di Quirra è oggetto di un processo, che si svolge presso il tribunale di Lanusei, che vede otto ufficiali delle forze armate italiane imputati per omissione agggravata di cautele contro infortuni e disastri. Se anche questi otto indagati dovessero alla fine venire assolti, il quadro generale che emerge dal dibattimento – basta leggere gli articoli di giornale – e che emerge anche dalle relazioni delle varie Commissioni di indagine parlamentari sull’uranio impoverito – che, ricordiamo, sono organi dotati dello stesso potere dell’autorità giudiziaria – non lascia alcun dubbio in merito all’incredibile situazione di totale spregio delle più basilari misure di sicurezza dei lavoratori e di violazione delle più elementari norme di tutela dell’ambiente che va avanti, nel poligono, da decenni. Ci sembra ovvio che nessuno accetterebbe mai un percorso di alternanza scuola-lavoro presso un’impresa indagata per reati ambientali, ma non è così per i poligoni militari e tutto questo accade mentre a Roma viene sgomberato con la forza un liceo occupato e mentre, anche nella nostra città, si moltiplicano le operazioni repressive contro gli studenti che fanno uso di droghe leggere, invece di avviare percorsi per la miglior comprensione e per la consapevolezza da parte giovani dei rischi legati all’utilizzo di sostanze stupefacenti. Invitiamo tutte le dirigenze scolastiche della città e della provincia ad avviare percorsi di informazione per i propri studenti e per il proprio corpo docente su quanto sta venendo dibattuto nel processo di Lanusei sul disastro ambientale nel Poligono di Quirra e a non ripetere esperienze di alternanza di scuola lavoro di questo tipo, che rischiano di ingenerare, negli studenti, l’idea che per i militari tutto sia lecito e consentito e che i poligoni militari presenti in Sardegna siano un paradiso incontaminato, dove tutto è sempre stato fatto con trasparenza e rispetto delle norme di sicurezza per le popolazioni locali e per i lavoratori. Cosa che, e lo attestano i documenti ufficiali, non è vera.

Collettivo Furia Rossa – Oristano