Nessuna unità elettorale per gli indipendentisti?

Che Andrea Murgia fosse il nuovo volto di Autodeterminatzione destinato a sostituire quello del giornalista Anthony Muroni per le elezioni regionali di febbraio l’aveva spoilerato Alessandra Carta su Sarndinia Post del 3 ottobre. Ancora non c’era stata nessuna investitura da parte del Coordinamento ma evidentemente era già noto che il funzionario e tecnocrate della Commissione europea ed ex uomo di punta del PD sardo e in particolar modo di Renato Soru sarebbe stato il prescelto. Murgia si era anche candidato alle primarie del PD sfidando Francesca Barracciu e Gianfranco Ganau  nel 2013. Come ricorda Alessandra Carta nell’articolo di Sardinia Post citato «quella consultazione elettorale si chiuse con la vittoria della Barracciu che raccolse il 44,32 per cento, pari a 22.808 voti. Murgia, sostenuto dal circolo Copernico, il bacino della nuova generazione dem, era arrivato terzo col 12,66 per cento (6.456 preferenze) (…). Come sia finita, è storia nota: di fatto l’esito delle primarie divenne nullo, visto che la Barracciu fu costretta al passo indietro da leader in seguito all’avviso di garanzia per peculato ricevuto nell’ambito dell’inchiesta sui fondi ai gruppi del Consiglio regionale».

La decisione – poi confermata in via ufficiale – è stata presa dal Coordinamento di Autodeterminatzione all’unanimità e il cartello sardista è già in piena campagna elettorale promuovendo incontri e mobilitazioni di vario genere.

L’unanimità interna al coordinamento di ADT non è però condivisa nel mondo indipendentista e autodeterminazionista.

Possibilista ma a diverse condizioni il soggetto-progetto Caminera Noa che in una nota del 30 ottobre chiariva di aver incontrato una delegazione composta dal presidente di Autodeterminatzione, Fabrizio Palazzari e dal suo candidato presidente, Andrea Murgia. In quella occasione è stato consegnato il documento poi diramato sui social e a mezzo stampa dove Caminera Noa chiede un pieno e paritario coinvolgimento dei “conflitti sociali e politici in atto in Sardegna”:

«È necessario aprire a tutte le realtà di lotta che si stanno muovendo in Sardegna (oltre a Caminera Noa anche A Foras, Rete Sarda sanità pubblica, Comitato No Metano, rete dei comitati sardi, ecc.).

Aprire non vuol dire dichiarare “entrate nel nostro progetto, con le nostre regole, con le nostre decisioni”, bensì significa creare uno spazio pubblico di libero confronto ad ampio spettro, paritario su tutto ciò che le parti dialoganti riterranno opportuno.

Le lotte, i conflitti, le vertenze, le progettualità di liberazione, salvaguardia e emancipazione attualmente in atto in Sardegna non possono essere accessori elettorali ma devono essere motore e propulsione per ogni progetto che si intenda di reale autodeterminazione».

Fino ad oggi però nessuna risposta in tal senso è ancora arrivata e quindi non è dato sapere se Caminera Noa sosterrà – se pure esternamente – la lista e il candidato governatore di Autodeterminatzione.

Sulla falsa riga di Caminera Noa ma meno possibilista ad un sostegno ad Autodeterminatzione l’ex consigliera regionale Claudia Zuncheddu e portavoce della Rete Sarda per la sanità pubblica con il suo appello del 15 novembre. L’appello non punta – come quello di Caminera Noa – a convincere Autodetermintazione a coinvolgere attivamente i conflitti e le forze di ribellione espresse dalla Sardegna, bensì a creare una federazione più ampia dei «territori in lotta, ai movimenti identitari, indipendentisti, progressisti, ambientalisti, anticolonialisti, dei diritti civili, antimilitaristi, di singoli cittadini ed intellettuali che si sono contrapposti alla violazione dei nostri diritti e alle politiche di espropriazione ed impoverimento delle nostre risorse promosse oggi dal centro sinistra e ieri dal centro destra». Non si sa bene se questa federazione preveda l’ingresso o no di Autodeterminatzione e ovviamente non è arrivata nessuna reazione da parte del cartello già in piena campagna elettorale.

La necessità di un progetto politico di prospettiva a breve, medio e lungo termine– argomenta la Zuncheddu evidentemente criticando le proposte già in campo – «richiede proposte concrete, coraggiose e fattibili. Proposte che non possono nascere dagli accordi opportunistici tra segreterie di partiti, il cui sistema è fallito alla fine del 900».

Di tutt’altro orientamento l’intervento per la convergenza nazionale prodotto in giornata dal partito ProgReS che alle scorse elezioni regionali fu animatore del progetto Sardegna Possibile con Michela Murgia candidata a governatrice.

La recente Assemblea Nazionale di ProgReS propone (link) un balzo in avanti che porti l’indipendentismo dalla sua fase progettuale a realizzare l’«obiettivo della liberazione nazionale con lo spirito, l’impegno e l’onere del governo, al servizio del popolo sardo. Un passaggio psicologico prima che politico. Una maturazione, una predisposizione all’attuazione concreta del superamento della protesta a favore di una proposta che sia concreta e applicabile».

La proposta avanzata da ProgReS è quella di «una seria, credibile e forte convergenza nazionale sarda che coinvolga tutte le forze politiche della nostra area capaci di una scelta di campo non tattica ma strategica. Sarebbe auspicabile una convergenza tra il nostro Partito e forze come Unidos, come il Partito dei Sardi, come Autodeterminatzione e come il PSd’Az».

Caminera Noa non viene neppure nominata, forse perché con il documento sopracitato si è dichiarata non interessata ad una partecipazione diretta alle elezioni, o forse perché le sue posizioni politiche risultano troppo conflittuali e critiche proprio nei confronti di alcuni potenziali interlocutori individuati da ProgReS.

In ogni caso la bozza di convergenza è difficile realizzazione per stessa ammissione degli estensori del documento a causa di persistenti e fortissime contraddizioni politiche così sintetizzate:

«ma questo spazio politico con pochi punti chiari e condivisi a delimitare un perimetro concettuale e un programma teso alla difesa degli interessi dei sardi potrà vedere la luce solo nel caso in cui le forze appena citate decideranno di liberarsi in modo definitivo dai poli italianidi centrodestra e centrosinistra, da leadership non chiaramente indipendentiste o da patti di ferro con il peggiore nazionalismo italiano xenofobo e autarchico».

In sintesi il quadro è ancora molto fluido, eppure mancano solo pochi mesi alle elezioni regionali alle quali con tutta probabilità partiti liberisti, colonialisti, razzisti, fascisti e qualunquisti italiani faranno incetta di voti con l’aiuto prezioso dei soliti ascari locali, sardisti o no.