Sa limba sarda ufitziale pro sa Províntzia de su Campidanu de Mesu

De oi est in sa retza su giassu internet  www.limbasardasudsardigna.it
Su giassu internet www.limbasardasudsardigna.it,  fatu cun su dinai integrativu chi po su 2013 sa Regioni Sardigna at postu a dispositzioni po is progetus de avaloramentu e amparu de sa língua sarda, cunformas  sa L.R. 6/2012.art. 2 comma 13, a integratzioni de is risorsas postas a dispositzioni cun sa L.482/99 artt. 9 e 15 “Normas a amparu de is minorias linguísticas stóricas”, fait parti de is interventus a favori de sa prumotzioni bisíbbili de sa língua sarda, sutaposta a amparu.

Su giassu est de unu totu fatu in língua sarda: in sa strutura, in is cuntenutus de is setzionis diferentis e in is boxis e in is elementus puramenti ténnicus.

Custu po dimostrai chi sa língua sarda si podit umperai cun fatzilitadi in cuntestus diferentis, de cussus culturalis e linguísticus a cussus professionalis, ténnicus e de spetzializatzioni tennológica arta, cumenti est oi sa programmatzioni informàtica.

Su giassu torrat a portai totu su camminu fatu fintzas a ora po sa língua sarda de sa Províntzia de su Campidanu de Mesu apustis acummonada, cun sa L.R. 2/2016, in sa prus manna Províntzia de su Sud Sardigna, a sa chi apartenit su giassu, cumenti a Enti e cumenti a territóriu.

Est possíbbili castiai po dónnia annualidadi, a inghitzai de su 2006 fintzas a ocannu, totus is atividadis e is interventus fatus cun unu prospetu de is spesas fatas e rendicontadas, annu po annu, de su dinai arritziu, de is finantziamentu regionalis.

Totus is informatzionis asuba de is atividadis fatas e de is atividadis giai cumentzadas  de is sportellus de língua sarda, de is cursus de formatzioni, aici cumenti a su cuntenutu de is circas culturalis e linguísticas,a  is ainas didàticas etotu ( dispensas de is insenniantis, esertzítzius, ditzionàrius, grammàticas, e aici sighendi) funt a dispositzioni de totus is umperadoris chi podint castiai e umperai po aprofundamentu e po stúdiu unu patrimóniu culturali de importu, postu a dispositzioni de totus.

Su giassu est stétiu fatu  in su respetu de is inditus  nous de ghia  po su sétiu de is giassus de s’Amministratzioni Púbrica svilupadas de s’AgID (Agéntzia po s’Itàlia Digitali), e respetat sa normativa asuba de s’atzessibbilidadi de is giassus “web”, e presentat una strutura de tipologia “responsive”, est a nai chi connoscit su suportu chi innui est abertu (pc, tablet o mobile) e si nci cunformat in manera automàtica diaici de permiti unu gosu de is cuntenutus  craru e de profetu a is umperadoris.

Su progetu in prus est presenti, po médiu de is canalis “social” ufitzialis, in is piataformas “Facebook” e “YouTube”.

Tutti uniti contro il finanziamento pubblico al Mater Olbia

Si è svolta ieri pomeriggio la conferenza di presentazione della mobilitazione “No finanziamenti pubblici al Mater Olbia” riassunto dall’hashtag #NoMater (perché senza i 60 milioni annui donati generosamente dalla RAS il Mater semplicemente non aprirebbe). Per il prossimo 16 dicembre è convocata nuova manifestazione davanti ai cancelli del Mater Olbia, sulla strada statale Orientale Sarda, alle ore 11 del mattino.

Alla conferenza stampa ospitata dalla Casa del Popolo di Olbia ha partecipato una delegazione a rappresentanza dei seguenti soggetti politici, sindacali e comitati:

La pubblicità dell’apertura del Mater Olbia riprodotta e cambiata di segno

Caminera Noa, Potere al Popolo Gaddura, Potere al Popolo Tàtari, Rifondazione Comunista, A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, USB, S.I. COBAS, Comitato Cittadino in difesa dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena, Comitato Salviamo l’ospedale S. Marcellino di Muravera,  Presidio “Abali Basta” Occupazione Ospedale Dettori di Tempio, Collettivo Resistenza Gallura.

La conferenza stampa è stata aperta dalle parole del padrone di casa Gianni Cirotto, portavoce di Potere Al Popolo-Gallura «l’ospedale Mater è il simbolo della debolezza dei governanti sardi ai quali oggi vogliamo dire che la mobilitazione sta crescendo e con essa la consapevolezza di non arretrare. Per una Sardegna libera e lontana  da come l’hanno pensata mettendo al primo posto il business. La Sanita Pubblica, non si tocca!».

Ha proseguito Luana Farina, responsabile del tavolo sanità di Caminera Noa: «Il Mater Olbia è l’emblema della demolizione della sanità privata. Le ultime disposizioni legislative, della Giunta Pigliaru e dell’Assessore Arru con la Riforma della Rete Ospedaliera, hanno rielaborato la tabella riguardante i posti letto assegnati al Mater, per far spazio ai 130 posti letto per acuti e ai 72 per neuroriabilitazione e riabilitazione, come stabilito dalla convenzione fra lo stesso Mater e il sistema sanitario. Ha assegnato quindi 202 posti, più altri 50 a pagamento, come previsto anche dal piano presentato dalla Fondazione Gemelli, partner scientifico dell’ospedale qatariota; tutto ciò per far posto ai nuovi reparti privati di neurologia, oncologia, otorinolaringoiatria, chirurgia generale, ortopedia, ostetricia e pediatria, a scapito di tutti quelli pubblici sardi depotenziati e/o chiusi. Non vedere il legame tra distruzione del servizio pubblico e finanziamento di quello privato significa essere orbi, allo stesso modo del non vedere l’appoggio dell’attuale governo giallo-verde a questo affare con lo stanziamento di 162 milioni di euro per i prossimi tre anni e con la nomina  di Guido Carpani a nuovo Capo di Gabinetto della ministra della sanità Giulia Grillo. Carpani aveva infatti ricoperto lo stesso ruolo per il ministro Balduzzi del Governo Monti e fino a un mese fa, alla vigilia della nuova nomina, era membro del Cda del Mater Olbia, la società per azioni controllata dal fondo sovrano del Qatar».

Sula stessa linea Emanuela Cauli del comitato di La Maddalena in difesa dell’ospedale Paolo Merlo ormai occupato da due mesi: ««Siamo qui per sostenere fino in fondo, percorrendo ogni strada possibile, la difesa del diritto inalienabile e universale che è sancito dall’Art. 32 della Costituzione che ci tutela, e che in realtà vediamo costantemente strumentalizzato in modo disonesto e funzionale ad esclusivo vantaggio del disegno oramai svelato e che ci trova tutti qui riuniti. L’americanizzazione della Sanità Pubblica che tende alla frammentazione e alla riduzione dei servizi territoriali in favore di una sanità privata potenziata ad uso di pochi privilegiati è oramai sotto gli occhi di tutti. Questo disegno tocca da vicino non solo noi pazienti ma anche l’intero corpo sanitario. Oggi noi lottiamo in entrambe queste direzioni, pazienti e lavoratori, presenziando a questa manifestazione uniti a tutte le realtà territoriali sarde e nazionali (n.d, R. “statali”) coinvolte nella difesa del diritto inalienabile alla Salute. Saremo quindi presenti insieme a tutti voi qui a Olbia, quella che consideriamo la sede simbolo della lotta alla privatizzazione della sanità pubblica, ma contemporaneamente a Cagliari per difendere insieme ai sindacati i lavoratori che ci garantiscono il corretto ed equo funzionamento dei servizi e che a loro volta hanno il diritto alla salute e ad essere posti nelle migliori condizioni psicologiche, umane e pratiche di svolgere il loro compito. Siamo fermamente convinti che la sanità che ci spetta di diritto non debba escludere nessuna delle parti in causa nel progetto, come invece sta purtroppo avvenendo. Restiamo uniti restiamo umani. Aiutiamoci ad aiutarci».

La lavagna degli appuntamenti al presidio occupato dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena

Presente anche Lidia Todde, presidente dell’associazione Onlus Obiettivo Sanità Sardegna e coordinatrice del Movimento del Sarrabus Salviamo L’ospedale San Marcellino: «Faccio parte della Rete Sarda  Difesa della Sanità Pubblica e Gratuita. Siamo in lotta da settembre 2014 quando con una delibera  della Asl 8 volevano tagliare gli anestesisti. Il loro progetto era tagliare la chirurgia già dal 2010. Abbiamo fatto lotte e manifestazioni, ma il problema era solo posticipato. Con la riforma della Rete ospedaliera approvato il 25 ottobre del 2017 da tutti i consiglieri di maggioranza, nonostante il nostro diniego e quello dei sindaci del Sarrabus. Nonostante le varie manifestazioni, nulla è stato fatto dalla Regione per venire incontro alla sanità dei territori periferici e non solo, perché hanno smantellato e accorpato anche i grandi ospedali. Hanno tagliato i posti letto e chiuso interi reparti per darli al Mater Olbia, ospedale privato del Qatar. La Regione Sardegna  ha tolto il diritto alla salute dei cittadini sardi per sovvenzionare l’ospedale privato. Si è impegnata a versare 55 milioni di euro annui per dieci anni. Se tutti questi soldi fossero stati investiti negli ospedali pubblici, oggi avremmo uno scenario diverso della Sanità in Sardegna! Inoltre la Regione ha applicato in parte in D.M. Lorenzin del 2015, nonostante la Sardegna sia una regione autonoma a statuto speciale e paghi la Sanità dal 2008. Inoltre nell’articolo tre si evidenzia che nelle zone disagiate è possibile applicare le deroghe, cosa che la Regione non ha mai fatto. Ci troviamo solo penalizzati da un sistema sanitario fantasma, soprattutto nei luoghi più periferici e disagiati, già impoveriti dallo spopolamento. Comunque il taglio dei servizi ospedalieri e territoriali favoriranno l’incremento di 250 milioni di euro per la nuova edilizia sanitaria. Vergogna!».

Fa sentire la propria voce Abali basta! – questo il nome del Presidio che da oltre 50 giorni difende strenuamente l’Ospedale Dettori di Tempio – «la realizzazione del Mater Olbia, grazie alla convenzione con la RAS per circa 60.000.000 di euro l’anno per i prossimi 10 anni e con alcune centinaia di posti letto, rende ormai tragicamente visibile il fatto che a pagarne il prezzo più alto è, e sarà in futuro, la sanità pubblica, gli ospedali decentrati e i cittadini più deboli. Per questi motivi lottare è un dovere e noi il 16 dicembre saremo in piazza.»

Presente anche il Partito della Rifondazione Comunista – Sardegna con il segretario provinciale Nicolino Camboni: «è chiara la nostra opposizione alla politica sanitaria regionale che invece di investire nelle proprie strutture, intese sia come strumentazione che come personale, preferisce delegare al privato con elargizioni di soldi pubblici. Nessuno vuole impedire che un’azienda apra un proprio ospedale ma questo non può avvenire a discapito del sistema sanitario nazionale e, quest’ultimo, non deve essere smantellato perché “intanto ci sono i privati”. Occorre che la Politica riprenda in mano le redini dell’agire anche in campo sanitario garantendo una rete territoriale di assistenza efficiente e improntata alla prevenzione in netto contrasto, quindi, con lo smantellamento e impoverimento delle strutture in atto».

Anche i sindacati di base USB e S.I. Cobas sostengono la mobilitazione. Di seguito la posizione di Sisinnio Usai del S.I. Cobas «la nostra posizione è la totale abolizione della sanità privata, ma per fare ciò occorre una buona rivoluzione. In subordine la battaglia va fatta perché Stato e Regioni non eroghino un centesimo alla sanità privata. Riguardo al Mater i giochi sono fatti. Bisognerebbe organizzare dei sit in sotto le case dei signori che stanno affossando in maniera criminogena la sanità pubblica. Fare volantinaggi casa per casa con obiettivo di sensibilizzare le popolazioni contro la deriva privatista della salute».

S’atòbiu internatzionali de Scida

Scida Assòtziu Indipendentista, cun su contributu de s’ERSU Casteddu, apariciat sa de cincu editzionis de s’Atòbiu Internatzionali de sa gioventudi indipendentista. Ocannu eus a tenni delegatzionis de Catalunya, Galizia, Euskadi e Veneto.

PROGRAMA:

Cenàbara 7 de su mesi de Idas h 10:30
CUNFERENTZIA DE IMPRENTA / PRESS CONFERENCE
@Sala Maria Carta, ERSU – Via Trentino, Casteddu.

Cenàbara 7 de su mesi de Idas h 18:00
CUNVENNIU INTERNATZIONALI / INTERNATIONAL MEETING
Atòbiu2018 – 5th International Meeting of Young Independentists
@Aula SIA 1F (Ex Aula6) – Polo SEPG
Via Sant’Ignazio – Casteddu

Sabudu 8 de su mesi de Idas h 21:00
CUNCERTU PO S’ATOBIU2018 / CLOSING PARTY
Randagiu Sardu feat Quilo | Su Dotori & AlexP @Su Tzirculu
Via Molise 58 – Casteddu

Ant a sonai: / Live concert:
Randagiu Sardu feat Quilo kg Sa Razza
“Su Dotori & Alex P. remixes” from dr.drer & crc posse

A Foras in caminu

A FORAS IN CAMINU…
SIGHENDI S’ARRASTU DE SU MRAXANI.

Sulle tracce della volpe – Assemblea itinerante.
In collaborazione col Coordinamento Comitati Sardi e la Rete Sarda Difesa Sanita’ Pubblica

Dopo la camminata da Alghero alla base militare di Poglina, il movimento A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, propone una nuova tappa che l’8 e 9 dicembre toccherà le zone di Villacidro, San Gavino Monreale e Guspini.
Seguire le tracce de “is mraxanis”: affaristi, militari e speculatori per scorgere in prima persona le ferite che la nostra terra ha subito nel corso degli anni, camminare per conoscere gli esempi positivi e virtuosi che siano stimolo per la Sardegna di domani.

L’iniziativa sviluppa i contributi e le decisioni prese durante la plenaria conclusiva del campeggio contro l’occupazione militare della Sardegna, svoltosi lo scorso settembre a Tertenia, in Ogliastra. Così come nell’occasione del campeggio, anche la camminata si arricchisce del contributo del Coordinamento dei Comitati Sardi e della Rete in difesa della Sanità pubblica. La volontà del movimento è quella, nel corso del tempo, di sviluppare confronto, coordinamento, azioni e mobilitazioni popolari volte a organizzare un fronte unito per la difesa della nostra terra. Grazie al contributo dei tanti comitati popolari diffusi sull’isola è necessario costruire tappe, convergenza e complicità per autodeterminarci come popolo e determinare le decisioni che sul territorio in cui viviamo si propagano.

PROGRAMMA:

Sabato 8 dicembre

_Ritrovo ore 14.00 nella Z.I. Di Villacidro, fronte EX SNIA (fermata bus Cannamenda ex snia)
Attraversando la zona industriale, grazie alle guide del posto, ragioneremo sulle imprese chiuse e l’abbandono di un territorio. Con un percorso ad anello scopriremo le nuove imprese speculative e inquinanti (il nuovo campo eolico, il progetto del metanodotto, le serre fotovoltaiche, la discarica) per poi tornare davanti all’ex SNIA, da dove ci muoveremo coi mezzi fino a S.Gavino.

_ dalle ore 18.00 Piazza della Resistenza (viale Rinascita) – S.Gavino Monreale
TOUR DEI MURALES
Alla scoperta dell’arte che lega cultura, identità e terra. Una prima tappa ideale verso le celebrazioni dei cinquant’anni della lotta di Pratobello e dei primi murales di Orgosolo che si terranno il prossimo giugno (1969-2019).

_ Dalle 19.00 Sede della Kenemèri AssCult – Via Carlo Goldoni 4
Saremo ospiti di RADIO REK di San Gavino per discutere della camminata e dei prossimi appuntamenti di lotta di A Foras.
A seguire cena popolare e musica
(Possibilità di pernottamento – contattaci per INFO!)

Domenica 9 dicembre
_ Ritrovo ore 9.00 – Montevecchio – Guspini
GUSPINI E IL LASCITO DELLE MINIERE visita delle miniere di Montevecchio dalla produzione al deserto. Il vecchio tessuto produttivo sardo, inquinamento e tentata rivalutazione della storia industriale della nostra isola.

_Ore 13.00 Incontro con gli agricoltori di Villacidro e S.Gavino: Economie da difendere, alternative utili contro il furto della terra e il neo-estrattivismo.
Pranzo al sacco.

_ Ore 17.00 San Gavino (sede da confermare)
A FORAS incontra il COORDINAMENTO DEI COMITATI SARDI e la RETE SARDA IN DIFESA DELLA SANITA’ PUBBLICA in ASSEMBLEA APERTA A TUTT* con i seguenti temi:

1) Il nuovo progetto di metanizzazione della Sardegna: le ragioni economiche e politiche di questa nuova servitù. Inquadramento geopolitico dell’opera, gli interessi Ue/Usa/Qatar e il collegamento con le altre vertenze territoriali, dal Mater Olbia in poi.
Fermare gli espropri, non regaliamo la nostra terra!

2) Porre le basi per un’assemblea generale sarda in Difesa della Terra: non solo ambiente, non solo basi militari, non solo sanità. Immaginare dal basso un modello contro l’impoverimento e l’emarginazione dei territori. Contributi dei comitati territoriali per partire dai bisogni delle popolazioni e ribaltare la politica dei ricatti.

A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna
Coordinamento Comitati Sardi
Kenemèri AssCult
Rete Sarda Difesa Sanita’ Pubblica
Zero Waste Sardegna

#aforas

L’ascesa dei nazisti di Vox in Andalusia è colpa degli indipendentisti catalani?

di Andìa Pili

Le elezioni svoltesi domenica scorsa in Andalusia rappresentano un importante segnale per lo scenario politico generale spagnolo, essendo state le prime importanti elezioni dopo quelle catalane post 1-O. In pochi si aspettavano l’ascesa di Vox, formazione di estrema destra (misogina, razzista, sciovinista) dai toni che più ricordano quelli della dittatura di Franco: dopo aver conseguito oltre il 10% dei voti, porterà ben 12 deputati nel Parlamento andaluso. Mentre gli altri partiti di Destra (il PP erede diretto del franchismo e il nuovo volto della Destra nazionalista neoliberale Ciudadanos) hanno dichiarato di voler trattare con tale partito per un accordo di governo (i tre hanno i numeri per la maggioranza assoluta). I due maggiori sconfitti sono la Sinistra statale di governo e di alternativa: il PSOE andaluso, governante la regione in maniera clientelare da decenni, ha denunciato il carattere «anticostituzionale» di Vox e chiamato ad un accordo con le altre forze politiche per scongiurare il pericolo; Adelante Andalucia, il raggruppamento dominato dalla fazione più a sinistra di Podemos,  «fascista».

Si tratta comunque di uno shock per i progressisti di un Paese che riteneva di non essere toccato dall’onda sciovinista che ha colpito quasi tutta l’Europa, tra cui le vicine Francia con Le Pen o l’Italia con Salvini. Sulla stampa si è quindi alla ricerca delle ragioni di tale disastro per la «democrazia» spagnola; l’indipendentismo è subito stato messo sul banco degli imputati. Ad esempio, l’importante giornalista Ignacio Escolar di El Diario ha scritto che l’indipendentismo catalano avrebbe «ingrassato» il nazionalismo spagnolo e in tanti esprimerebbero, tramite il voto a Vox, il proprio rifiuto dell’autodeterminazione catalana.

Simili argomentazioni, recentemente, sono comparse per incolpare i nazionalisti catalani rei di non voler votare la finanziaria del governo Sanchez, sostenuta anche da Podemos. L’accusa è, in sostanza, di voler mettere la questione catalana prima dei diritti sociali. La grande omissione è che proprio il Tribunale Costituzionale ha bocciato diverse misure sociali volute dal governo Puigdemont. Insomma, si vorrebbe che gli indipendentisti catalani rinunciassero a far pesare la propria presenza parlamentare per sostenere la liberazione dei propri esponenti attualmente prigionieri politici o in esilio.

Come fatto notare dalla deputata del BNG, Olalla Rodil, la critica ha senso quanto accusare il femminismo e gli immigrati di aver provocato l’ascesa di una forza maschilista e razzista. La critica è molto pertinente in quanto, sul piano teorico, porta a rifiutare l’intersezionalità delle lotte in favore di presunte «cose più importanti». Chi soffre una determinata condizione di oppressione (nazionale, coloniale, di genere, di «razza») dovrebbe ritenere marginale, poco importante, la propria emancipazione. Il problema è sempre l’incomprensione della questione nazionale interna, per chi ritiene che la nazione statale sia il campo d’azione privilegiato. Sul piano politico, per la Sinistra statale, si tratta soltanto di trovare un capro espiatorio a cui dare la colpa della propria debolezza o incapacità, per nascondere i propri errori.

Ritengo esemplare il deputato di ERC a Madrid, Gabriel Rufian, che ha invitato a comprendere come la lotta per l’indipendenza catalana possa invece rappresentare la tomba per il fascismo spagnolo, una rottura con lo Stato-Nazione che offrirebbe l’occasione per un autentico cambiamento.

Tuttavia, una vera collaborazione interstatale contro il fascismo non può passare per una finta gerarchia delle lotte che costringa i movimenti nazionali a rinunciare alle proprie rivendicazioni e veda il diritto all’autodeterminazione come ad un’opzione sacrificabile.

 

Lo schifo dell’occupazione militare

LA BASE AMERICANA DEL LIMBARA: INQUINAMENTO E MANCATE BONIFICHE. ECCO LE FOTO CHE TESTIMONIANO LO SCHIFO CHE LASCIA L’OCCUPAZIONE MILITARE DELLA SARDEGNA (dalla pagina fb di A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna)

Qualche giorno fa, siamo stati in gita vicino a Tempio, più precisamente in cima al monte Limbara, un vero gioiello situato nella Sardegna nord-orientale.
E’ proprio in uno degli angoli più belli dell’isola che si erge la base radio USAF (United States Air Force), un regalino che gli americani hanno lasciato in gentile concessione all’areonautica militare italiana, ma che di fatto rimane sul groppone della Sardegna e dei sardi.

Questa installazione militare entrò in funzione nel 1966 durante la guerra fredda, con lo scopo di trasmettere, dall’altra parte del mondo, messaggi in codice; diventando il principale centro di controllo delle comunicazioni radio nel mediterraneo.


Non ci vollero tanti anni e con le nuove tecnologie, la base diventò antiquata e non più utilizzabile, con la conseguente dismissione da parte degli americani, che invece di bonificare l’area e tornare da dove sono venuti, hanno avuto la brillante idea di regalare la base all’areonautica militare che, essendo a conoscenza delle condizioni ormai obsolete di quelle apparecchiature, accettò il gentile gesto da parte dell’alleato, abbandonandola a sua volta.
Dal 2008 la mela marcia passa alla Regione Sardegna, proprio così come era nel 1993, senza eseguire un briciolo di bonifica o un briciolo di messa in sicurezza dell’area.

Ecco come appare oggi, un area stuprata e fortemente inquinata vista anche la presenza di piombo, nafta, vetro, lana di ferro e rame, oltre a tutto il materiale e le strutture presenti completamente divelte da 25 anni di completo abbandono.
Non vi è nemmeno un cartello di pericolo o una qualche ostruzione al passaggio nelle zone più pericolanti.

Per questo ribadiamo che AFORAS, oltre a combattere per la chiusura definitiva di tutte le basi militari in Sardegna, si batte anche per la bonifica e la restituzione delle terre alle comunità.

#aforas