In piazza il fronte “No Mater”: no a un miliardo di soldi dei sardi alla sanità privata del Qatar!

Cresce il fronte di contestazione al finanziamento pubblico al Mater Olbia.

All’iniziativa lanciata per la seconda volta dal soggetto-progetto Caminera Noa (la prima lo scorso 17 giugno sempre davanti ai cancelli dell’ospedale privato del Qadar) hanno ormai aderito svariati soggetti politici, sociali e sindacali e diversi comitati.

Ad oggi, oltre a Caminera Noa, hanno aderito i sindacati di base USB e S.I.Cobas, i soggetti politici della sinistra radicale italiana Rifondazione Comunista e Potere al Popolo, l’assemblea sarda contro l’occupazione militare A Foras, i comitati cittadini di La Maddalena, di Tempio, di Ghilarza e di Muravera, il collettivo Resistenza Gallura e l’associazione Medicina Democratica Sardegna.

Nessuna adesione finora da parte di alcun soggetto indipendentista, dal cartello di sigle che compone Autodeterminatzione a ProgReS, gli indipendentisti probabilmente diserteranno la mobilitazione contro il finanziamento pubblico al Mater Olbia.

Intanto il sindaco di Olbia Settimo Nizzi scende in campo contro gli organizzatori con un comunicato a mezzo stampa che stigmatizza la manifestazione:

« non il presente documento intendiamo stigmatizzare le azioni di quelle persone che manifestano il loro disappunto nei confronti della nuova struttura sanitaria Mater Olbia. Pensare che questo tipo di atteggiamento possa essere utile a risolvere problemi relativi ad altri ospedali, è un grave errore. Il Mater Olbia fa parte della rete ospedaliera sarda, è una struttura che accoglie tutti i cittadini, una risorsa importantissima per il nostro territorio e per tutta la Regione. Grazie al Mater Olbia, la Sardegna, dal punto di vista sanitario ha di più, non di meno. Si tratta di un ospedale di eccellenza grazie al quale sarà ridotta la mobilità verso le strutture sanitarie della Penisola».

Il sindaco di Olbia si va ad aggiungere alla lunga lista trasversale di tifosi del Mater Olbia; dal PD a Forza Italia, dal Psdaz al M5Stelle il fronte Si Mater fa trasparire la pluralità di interessi che nasconde questa operazione.

Pubblichiamo di seguito l’appello degli organizzatori della manifestazione. L’appuntamento è domenica 16 dicembre, ore 11:00, fronte ospedale sulla SS Orientale Sarda:

Così come avevamo già detto il 17 giugno scorso, con l’apertura del Mater Olbia, la Regione Sarda con Arru e Moirano continua con la distruzione della sanità pubblica sarda iniziata da Cappellacci, finanziando il Mater Olbia a danno di strutture anche di eccellenza presenti i Gallura e in tutta la Sardegna.

Dopo il 17 giugno ci sono state numerose manifestazioni di protesta, sono nati o si sono riattivati numerosi comitati e presidi in difesa degli ospedali pubblici; a questa mobilitazione popolare, la Regione risponde chiudendo o depotenziando grandi e piccole strutture sanitarie che privano interi territori di servizi fondamentali per la salute dei cittadini. La classe politica sarda con la distruzione sulla sanità contribuisce ad un ulteriore spopolamento e desertificazione dei paesi interni.

È urgente che si metta subito fine a questo sfascio della sanità pubblica e per questo chiediamo:

• Il miglioramento dei servizi ospedalieri pubblici di grandi dimensioni che vengono sistematicamente depotenziati o chiusi in tutta la Sardegna.
• La tutela dei piccoli presidi ospedalieri che sono a rischio chiusura o che vengono declassati e trasformati in pronto soccorso o strutture di lunga degenza.
• Che non vengano chiusi i punti nascita solo perché non rispondono a parametri, europei e italiani, stabiliti sulla base di concetti economici di austerity completamente decontestualizzati dalle realtà a cui vengono applicati.
• Che la R.A.S. recepisca i commi 11 e 13. Essi prevedono che, se le strutture pubbliche non possono garantire entro 30/60 giorni l’erogazione di una prestazione sanitaria, questa venga effettuata in regime privato a rimborso da parte della Direzione Sanitaria competente, o intramoenia, al costo del solo ticket.
• Che la R.a:S. destini i finanziamenti regionali dati al Mater Olbia ad altre voci di spesa come la creazione di Breast Unit nelle strutture pubbliche (Legge 124/98, articolo 3).

Giù le mani dalla nostra terra!

La Costa Smeralda conserva ancora un enorme patrimonio naturalistico da tutelare dall’aggressione di chi vorrebbe attuare un enorme piano di speculazione basato essenzialmente sul cemento e l’intreccio di affari tra la politica e il fiume di petroldollari provenienti dalla Monarchia Saudita del Qatar.

La Qatar Investment Authority, il fondo sovrano del Paese più ricco del mondo, ha infatti acquistato nel 2012, la Smeralda Holding dal finanziere americano-libanese Tom Barrack, entrando in possesso di un patrimonio immobiliare consistente in 4 alberghi, la marina di Porto Cervo, il Pevero Golf Club e soprattutto nei 2.300 ettari di terreni vergini su cui oggi incombe la minaccia di una immensa lottizzazione.

Tenuto conto della necessità di salvaguardia di un importante patrimonio naturalistico, finora sfuggito alle cementificazioni per via di vincoli paesaggisti che ne impediscono la lottizzazione, occorre sottolineare che la vendita di terreni ad un fondo sovrano significa vendere direttamente parti del proprio territorio ad un Paese straniero, in questo caso una potente monarchia saudita in grado, con il flusso di investimenti milionari spalmati in più settori strategici, dai trasporti alla sanità, di influenzare decisioni politiche importanti in funzione di interessi estranei ai cittadini, sempre più vittime inconsapevoli di accordi siglati sulla loro pelle.

La vicenda del Mater Olbia non fa alcuna eccezione e anzi si presenta come una operazione coloniale senza precedenti, in cui la pressoché totalità delle forze politiche si sono schierate a favore dell’investimento saudita nella sanità sarda, la cui razionalizzazione si traduce in una drastica riduzione di servizi irrinunciabili, finendo per favorire gli investimenti del Qatar nel settore. In questo sconcertante scenario, il coro di promesse di centinaia di posti di lavoro fatte da una larghissima schiera di forze politiche, che deriverebbero dagli investimenti qatariani nel Mater Olbia, lasciano intravvedere il preludio per l’abbattimento di vincoli e impedimenti all’aumento di cubature e alla realizzazione di nuove faraoniche costruzioni. In poche parole più cubature, cemento e deroghe in cambio di petroldollari.
In questa direzione pare essere orientato il governo Pigliaru e i suoi alleati sovranisti che intendono modificare il PPR del 2006.

Ad uno scenario di questo tipo diciamo no, decisi a difendere gli interessi del popolo sardo, le nostre risorse incontaminate e un modello di sviluppo che non metta a rischio il nostro habitat in cambio di business ed interessi politici di qualsiasi natura.

* Per adesioni alla manifestazione inviare una e-mail a: unacamineranoa@gmail.com