Tutte le bugie di Arru sul 118

Sicuramente la candidatura di Luigi Arru (assessore alla sanità della giunta uscente) ha scosso molti potenziali elettori della coalizione guidata da Massimo Zedda perché lo stesso candidato presidente aveva pubblicamente dichiarato in più occasioni di essere in forte disaccordo con la riforma sanitaria. Eppure Arru alla fine è stato candidato con il Partito democratico alle elezioni regionali del prossimo 24 febbraio, quasi allo scadere della presentazione delle liste.

Una candidatura che arriva subito dopo l’ultima grave polemica che lo ha coinvolto sul taglio al servizio del 118. Persino un suo compagno di partito e non di poco, il presidente del Consiglio Regionale Gianfranco Ganau, era intervenuto pubblicamente contro tale taglio.

Ieri il soggetto progetto Caminera Noa ha diramato una nota dove vengono enumerati tutti i dettagli tecnici che sbugiardano l’assessore uscente.

Visto che si tratta di un comunicato tecnico lo riportiamo integralmente.

Certamente il PD e la coalizione dei cosiddetti “Progressisti di Sardegna” avrà una bella gatta da pelare con l’ingombrante candidatura di Arru!

Tagli 118: le bugie si sa hanno le gambe corte, ma a volte le hanno cortissime!

L’Assessore regionale alla Sanità Luigi Arru il 19 gennaio ha dichiarato sui media, rispondendo alla polemica sulle ambulanze del 118, “Niente tagli!”.

L’Assessore mente, sapendo di mentire! 
Certamente nei meandri del sito della Regione Sardegna non è facile muoversi per accedere agli atti pubblici, ma chi fa informazione e politica deve imparare a farlo per smascherare quanto viene volutamente occultato o omesso.

Pochi sanno infatti (forse nemmeno alcuni quotidiani locali, o almeno non ne hanno dato notizia) che nella seduta della Giunta Regionale del 28 dicembre scorso, passata forse in sordina perché si è svolta durante le feste natalizie, con la Delibera di Giunta n. 64/17 che reca in oggetto: “Deliberazioni della Giunta regionale n. 63/24 del 15.12.2015, n. 39/4 del 9.8.2017 e n. 23/6 ell’8.5.2018 concernenti “Piano di riorganizzazione e di riqualificazione del servizio sanitario regionale idoneo a garantire la sostenibilità del servizio stesso. Attuazione dell’articolo 29, comma 3 della legge regionale 9 marzo 2015, n. 5”. Aggiornamento.”, la decisione presa dalla Giunta Pigliaru, non è esattamente ciò che l’Assessore Arru riferisce.

Di tale delibera ciò che interessa realmente sono i due allegati, soprattutto l’allegato n. 1:
“Regione Autonoma della Sardegna Programmi Operativi per il triennio 2018– 2020” alle pagine 148 e 149

“Programma 15: Rete dell’Emergenza e Urgenza” in cui è riportato quanto segue:

• Azione 15.1: Potenziamento del Servizio elisoccorso su tre basi Risultati programmati:
■ Riduzione dei tempi d’intervento e copertura intero territorio Indicatori di risultato
■ 2018 Attivazione servizio su 3 basi. Ciò significa che viene potenziato di una unità l’ elisoccorso.

• Azione 15.2: Definizione e implementazione del Modello organizzativo Areus. Risultati programmati:
■ Messa a regime del modello Indicatori di risultato
■ 2019 Riorganizzazione postazioni MSA e di Base
■2020 Monitoraggio interventi 118 e funzionamento Servizio (numero interventi e tempi d’intervento) Responsabile del procedimento attuativo
■ Direttore del servizio programmazione e governo delle reti di cure
■Direttore AREUS Risparmi annui attesi 2019 Euro 3.750.000 2020 Euro 1.750.000 I risparmi attesi sono legati all’entrata a regime del servizio di elisoccorso e conseguente disattivazione di due punti MSA nel 2019 e di una riorganizzazione dei punti MSB che verranno ridotti per un valore 2018 2019 2020 – 3.750.000,00 5.500.000,00 
■ Risparmio cumulato della Manovra nel Triennio (€) 149 economico pari al 10% della spesa sostenuta nel 2019 e di un ulteriore 10% per il 2020 (tali risparmi implicano riduzioni dei costi per l’acquisizione di servizi dalle associazioni di volontariato e cooperative 118). Dei risparmi illustrati, una porzione pari a euro 2.000.000 è compensata da un pari incremento di costo per l’attivazione della terza base dell’elisoccorso.

Tutto ciò sta a significare che saranno sacrificati ben due punti di MSA (Mezzo di soccorso avanzato definito anche ambulanza medicalizzata) a favore della terza base di elisoccorso.

Le proteste sono dunque più che legittime se si considera che l’elisoccorso (oltre ai costi elevati) ha già dimostrato che non sempre è il mezzo migliore di intervento rispetto ad un’ambulanza medicalizzata, soprattutto se si considera quanto siano determinanti le condizioni metereologiche affinché un elicottero possa alzarsi in volo, soprattutto in un’isola in cui il vento è sempre presente. 
Caminera Noa chiede che venga detta la verità su quanto realmente è stato deliberato dalla Giunta Pigliaru.

#CamineraNoa

Ci hanno rubato (anche) le banche

di G. R. Pisanu – Confederazione Sindacale Sarda (CSS)

Ormai è solo questione di tempo e la scomparsa dell’ultima realtà creditizia della Sardegna diventerà un dato di fatto. Infatti, con l’acquisizione del 49% del capitale sociale in mano alla Fondazione Banco di Sardegna da parte della BPER spa, si andrà a chiudere in modo definitivo l’operazione di incorporazione del Banco di Sardegna spa da parte della banca emiliana. Cerchiamo di capire perché siano fondate le preoccupazioni che questa operazione, nel medio e nel lungo periodo, potrebbe portare non pochi svantaggi al tessuto economico e produttivo della Sardegna. Ancora pochi decenni fa la realtà economica isolana poteva contare su sostegno creditizio di tre Banche: Banco di Sardegna, Banca di Sassari e Credito Industriale Sardo (CIS). Con l’andare degli anni, sia per vicende legate alla normativa fiscale che agevolava le fusioni/incorporazioni da Istituti di Credito, sia la ricerca di una dimensione crescente delle banche per operare con più forza nel mercato del credito, le principali banche sarde vennero acquisite e controllate da banche esterne al territorio. Il primo a perdere autonomia fu il CIS, acquisito da Banca Intesa. La banca lombarda subito operò per un ridimensionamento strutturale e la presa di possesso totale del controllo aziendale, tanto che ormai questa banca è diventata solo uno dei tanti sportelli del colosso creditizio lombardo. La storia del Banco di Sardegna è più complessa, dato che nel frattempo il Banco controllava già la Banca di Sassari. Con l’acquisizione del 51% delle azioni (“pacchetto di maggioranza”) da parte della BPER spa, in un sol colpo la banca emiliana prese il controllo di due banche sarde. Una parte di autonomia operativa, però, veniva in qualche modo garantita dato che il restante 49% del capitale sociale rimaneva ancora sotto il controllo della Fondazione Banco di Sardegna. Con il passare degli anni, però, la BPER ha sempre fatto sentire sempre di più la propria presenza. Varie e continue operazioni di ridimensionamento, ristrutturazione aziendale, chiusura di sportelli e riduzione di organico, hanno negli anni cambiato la fisionomia del Banco di Sardegna, fino alla definitiva fusione per incorporazione della Banca di Sassari avvenuta nel 2016. In particolare per il Banco di Sardegna, è stata completamente modificata la propria natura operativa. Da banca legata al territorio e strettamente legata al tessuto produttivo sardo, oggi la politica creditizia del Banco è sempre più orientata alla raccolta del risparmio e alla vendita di prodotti finanziari (polizze assicurative, fondi, carte di credito, ecc.) che al finanziamento dell’attività produttiva e delle famiglie. Con l’acquisizione del 49% del capitale Sociale da parte della BPER spa si porterà a chiusura definitiva della possibilità che possa esistere una banca sarda per i sardi. Inoltre la lontananza dei centri decisionali (Modena) dal territorio sardo alla lunga mostrerà i suoi effetti.

In un mercato creditizio globale, dove le banche mirano essenzialmente alla raccolta dei risparmi e della vendita dei prodotti finanziari a dispetto della richiesta di credito da parte delle imprese e famiglie, a soffrire sarà sicuramente la richiesta di fondi a sostegno dell’attività economica. Il risparmio raccolto in Sardegna inevitabilmente rischia di essere dirottato in aree geografiche ritenute “più redditizie” dal punto di vista della profittabilità aziendale, mentre si ridurrebbe il sostegno al tessuto socio produttivo della Sardegna. In pratica si creerebbe un flusso di ricchezza e di risparmi a senso unico (dalla Sardegna alla Penisola), accentuando quel processo di stagnazione economica che da anni sta ormai affliggendo la nostra Isola. Inoltre non sono da poco le preoccupazioni sulle ricadute occupazionali riguardanti gli attuali dipendenti del Banco di Sardegna (e della ex Banca di Sassari). Non nascondiamo la nostra preoccupazione per questa vicenda e ora non ci resta che attendere. Speriamo sempre che, come si usa spesso dire, “il tempo sia galantuomo”.

L’insostenibile leggerezza della divisione indipendentista

 

di Francesco Casula

Ormai pare certo: gli Indipendentisti si presenteranno divisi alle elezioni di febbraio. Con tre liste: Autodeterminazione, Partito dei sardi e Sardi liberi.

Si tratta di un tragico errore. Si è tentato, fino all’ultimo momento, di evitare la divisione e la frammentazione. Non è stato possibile. Troppi e profondi fossati sono stati creati. Troppo astio è stato prodotto. Inqualificabili maldicenze sono state diffuse.

Nonostante tutto ciò occorreva fare di tutto per presentarsi uniti.
Perché – per chi non l’avesse capito – alle elezioni non ci si presenta per testimoniare o per affermare la propria identità di piccolo gruppo o partito ma per convogliare il massimo consenso possibile. Ebbene l’unità e l’unione delle tre liste, sarebbe stata elemento e strumento moltiplicatore di adesioni e voti e dunque sarebbe stato un primo momento e occasione per la costruzione di un vasto, composito e plurale Movimento nazionale sardo in grado di competere, anche a livello elettorale, con le liste italiche.

Conosco le obiezioni, anche le più nobili: le diversità fra le tre coalizioni, anche su punti importanti, persino strategici. In termini programmatici ma anche deali e di referenti sociali. Tutto vero. Ma occorre capire che se vogliamo creare un grande Movimento nazionale sardo in grado di porsi come alternativa politica al sistema dei Partiti dello Stato italiano “occupante”, dobbiamo necessariamente scontare diversità al suo interno, anche corpose e copiose.

Ma ormai alea iacta est. E dunque non servono le recriminazioni e le lamentazioni.

C’è però almeno da augurarsi che le tre Liste sarde la smettano di “scannarsi” fra di loro e individuino con nettezza i veri avversari e controparti: i Partiti e le coalizioni italiche responsabili, in primis il cosiddetto centro-sinistra e il centro-destra, della politica fallimentare, specie degli ultimi 20 anni e più, che sta portando la Sardegna alla “morienza”: economica e sociale oltre che culturale.

Ogni Sardo che ha a cuore le sorti della nostra Isola non può non votare o Autodeterminazione o Partito dei sardi o Sardi liberi: ciascuno secondo la propria sensibilità e vicinanze, ideali, culturali e politiche. .

Da parte mia voterò la Lista che con più forza, coerenza e linearità metterà al centro della sua battaglia politico-elettorale i problemi che attengono:
1. All’Identità (Bilinguismo, Scuola sarda, revisione della Toponomastica):
2. All’Ambiente (con la connessa questione delle Basi e delle Servitù militari);
3. Ai Beni e Servizi primari ed essenziali (la sanità, i trasporti e la scuola prima di tutto);
4. Al lavoro, legato alle risorse locali e comunque all’interno di uno sviluppo autocentrato.

Pastori sardi e monopolisti caseari

di Gianfranco Camboni

SOLO FACENDO AFFIDAMENTO SU SE STESSI, SULLA LORO LOTTA E NON SUI DEMAGOGHI DI TURNO I PASTORI POSSONO IMPORRE LA LORO VOLONTA’ AI MONOPOLISTI LATTIERO-CASEARI

Il Movimento Pastori Sardi rivendica un atto legislativo che assicuri un prezzo del latte che venga sottratto all’arbitrio dei monopolisti lattiero-caseari. Nella storia delle classi subalterne ci sono state lotte fondamentali per imporre leggi che mettessero dei vincoli allo strapotere delle classi dominanti. Pensiamo alle lotte internazionali per imporre la giornata lavorativa di otto ore.

La lotta dei pastori contro il potere dei monopolisti lattiero-caseari non è da oggi. Agli inizi del XX secolo lo scontro era con gli industriali lattiero-caseari continentali. Nel primo dopoguerra i pastori, ex soldati della Brigata Sassari, guidati da Emilio Lussu e Dino Giacobbe condussero battaglie generali ed elaborarono un piano economico, contenuto nel Programma di Macomer (1920), che prevedeva il pieno controllo della produzione-trasformazione- commercializzazione da parte dei produttori, cioè i pastori. Nel 1923, una parte dei sardisti guidati da Paolo Pili entrò nel partito nazionale fascista convinta di poter realizzare quel piano che rendeva i pastori padroni assoluti del lavoro. Fondarono la Fedlac, Federazione delle latterie sociali, che nel 1925 concluse un accordo per l’esportazione del pecorino romano negli USA per 50 mila quintali di formaggio. Al ritorno dagli USA il segretario del PNF, Augusto Turati convocò a Roma Pili e gli disse ”queste organizzazioni ci seccano” (1).

Nel 1930 la Fedlac fu liquidata. La lezione da ricavarne è valida ancora oggi: bisogna affidarsi alla propria forza, alla propria organizzazione indipendente e alla lotta determinata con tutti i mezzi possibili date le circostanze.

I monopolisti lattiero-caseari sono potenti e finora hanno vinto sempre. Facciamo un esempio. Per l’annata 2015-2016 dichiararono la sovraproduzione del latte, con 430 milioni di litri di latte per abbassare i prezzi, ma il latte prodotto era di 286.611.739 litri. I pastori il 5 agosto del 2016, a Thiesi, smascherarono i fratelli Pinna. Ma non si trattava di “incapacità dei trasformatori a organizzare e programmare le produzioni”, come affermò la Coldiretti. Si trattava di un piano deliberato. L’azione del 5 agosto 2016 indicava la strada da seguire: lo scontro diretto con gli industriali saltando le mediazioni inutili con il ceto politico. Il punto è questo il ceto politico regionale e quello italiano sono solo delle marionette nelle mani degli industriali e dei banchieri che hanno il compito di deviare le lotte dall’obiettivo reale: piegare gli industriali del latte. Non esiste una sfera indipendente della politica: i governi sono sempre il comitato d’affari di industriali e banchieri.

Attuare una legislazione sulla contrattazione del latte richiede un mutamento totale dei rapporti di forza.

Una legislazione come la richiedono i pastori si scontra con tutto il sistema dominante nello stato italiano e nell’UE. Pone al primo posto non le leggi del mercato ma i bisogni dei reali produttori. La potenza dei nemici dei pastori e della Sardegna significa che la lotta è persa in partenza. No. La sconfitta ci sarà se ci si fa illudere dai demagoghi di turno. I pastori sono convinti che Salvini, uomo degli industriali e degli agrari del nord farà una legislazione che rovescia i rapporti di forza tra i capitalisti e i pastori? Si levino dalla testa questa convinzione. Oppure che Christian Solinas, epigone di Paolo Pili, andrà contro i meccanismi della dominazione coloniale? Il governo dei gialloverdi che aveva promesso la guerra ai despoti dell’UE ne è uscito con la coda fra le gambe dopo quasi un anno di pantomime.

Andiamo incontro a una recessione internazionale ben più grave di quella iniziata nel 2008, con l’aggravante che è prodotta dagli strumenti che l’aristocrazia finanziaria aveva predisposto per salvare capitalisti e banchieri (il quantitative easing). Questa recessione avverrà nel bel mezzo di una guerra di tariffe doganali che darà colpi pesanti al commercio mondiale, in cui è inserito il mercato di esportazioni dei prodotti lattiero-caseari sardi. Salvini e Di Maio in realtà non sanno come uscire da questa situazione. Per rimanere a galla hanno cercato di indirizzare la rabbia dei salariati e dei pastori con chi è più debole di loro.

La strada da seguire per i pastori qual è? Cercare alleanze con il resto delle masse popolari sarde perché comune è il nemico: industriali e banchieri. Si può vincere? Si, se si fa affidamento solo sulla propria forza. I pastori, sono solo una parte del popolo sardo, e potranno vincere se faranno capire che la loro guerra è la guerra di tutto il popolo sardo contro i suoi oppressori dentro e fuori della Sardegna.

Gian Franco Camboni – Sardegna Rossa

1) In G.Sotgiu, Storia della Sardegna dalla grande guerra al fascismo, Ed. Laterza pag. 218

In Sardi Liberi l’indipendentismo non deve nascondersi. Intervista al segretario di ProgReS Gianluca Collu.

Gianluca Collu, segretario di ProgReS e animatore della lista elettorale Sardi Liberi con Mauro Pili candidato Presidente

  • Prima di annunciare la nascita di Sardi Liberi (con Unidos di Mauro Pili e i dissidenti sardisti guidati dal capogruppo in Consiglio Angelo Carta) avete pubblicato un documento politico articolato in parti nel quale fate le pulci ad Autodeterminatzione per la scelta a candidato presidente di una “personalità esplicitamente autonomista-unionista” e nel quale parlate di “ombra autonomista” sul gruppo rappresentato da Murgia. In cosa precisamente Mauro Pili differisce dall’autonomismo visto che nei suoi interventi, anche quelli recentissimi, non parla di nazione sarda e quando utilizza “nazionale” si riferisce all’Italia?

Le nostre scelte politiche non sono frutto di decisioni estemporanee sganciate dalla realtà o di prese di posizione a priori. La nostra attività politica va letta quindi in relazione al contesto e al recente passato. Nel Comunicato 11/II abbiamo espresso in modo chiaro e approfondito due aspetti: la nostra profonda vicinanza a varie componenti di Autodeterminatzione e i nostri altrettanto forti dubbi sulle modalità della genesi di quel progetto, delle sue scelte politiche e della sua effettiva presa nell’elettorato. Raccomandiamo agli interessati un’attenta lettura delle varie parti del Comunicato 11 perché, come giustamente lo definite, si tratta più di un documento politico che di una semplice nota stampa.

Ad ogni modo occorre specificare che il nostro atteggiamento non è ispirato al “fare le pulci” ma alla costruttività, non alla contrapposizione sterile ma alla responsabilità nazionale: da sempre tentiamo di offrire alla nazione sarda un’opzione politica credibile e capace di raccogliere ben più ampi consensi rispetto all’esiguo elettorato indipendentista attuale. Un’opzione capace di pervadere di sé – quindi di indipendentismo – sempre maggiori settori della società del nostro Paese.

L’ombra autonomista che vediamo in Murgia e in Autodeterminazione è il frutto della genesi di quel progetto. A differenza della precedente esperienza di Alternativa Natzionale, primo reale tentativo di concertazione tra le forze della nostra area a trazione indipendentista, Autodeterminatzione ci è sembrata nascere a trazione autonomista e l’espressione di Murgia come candidato presidente ne è la diretta e coerente conseguenza. Senza dimenticare la rischiosissima candidatura alle elezioni italiane, i suoi risultati in termini di voti, la successiva fuoriuscita dell’animatore principale del progetto Anthony Muroni nonché le recenti defezioni verso il centrosinistra italiano; vicende che hanno portato nuovo scoramento e delusione nelle già fiaccate fila della nostra area. Tutti passaggi da noi ampiamente previsti che l’indipendentismo sarebbe dovuto essere in grado di evitare mettendo in piedi un’alleanza non solo elettorale in grado di affrancarsi dall’ombra autonomista.

Non sta a noi dare patenti o sindacare sul percorso politico di maturazione dei candidati presidenti, quello che a noi importa è l’agibilità politica del nostro indipendentismo, troppo spesso succube dell’autonomismo, del cosiddetto non dipendentismo o di altre amenità politologiche simili. L’imperativo per il nostro partito consiste nell’esigenza di creare uno spazio politico nel quale l’indipendentismo non debba dissimulare se stesso o abdicare alle sue parole chiave. In questo senso il rapporto con Unidos e con i Sardisti Liberi si è rivelato positivo e non fagocitante.

L’alchimia politica che ne è scaturita non comporta un’adesione acritica di Progetu Repùblica al programma e alla visione delle altre due entità che compongono Sardi Liberi. Quello a cui stiamo lavorando è uno spazio di concertazione paritetico dove ciascuna forza convive e collabora con le altre in un rapporto osmotico che non annulla le differenze ma smussa gli angoli in modo progettuale e responsabile, nell’interesse della nazione, così come fatto in terra còrsa, catalana o scozzese.

L’assetto complessivo di Sardi Liberi non poteva non inquadrare, sotto vari punti di vista, in Mauro Pili il candidato presidente naturale. Argomentare tale scelta ci sembra persino superfluo. Questa candidatura chiaramente non trasforma istantaneamente Pili in un leader indipendentista ma nessuno di noi ipotizza o pretende questo. Nella nostra visione di tavolo di responsabilità nazionale ogni forza politica dell’area deve giocare il suo ruolo naturale, senza infingimenti o trasformismi, al fine di offrire il maggior livello di identificazione possibile alla società della nostra nazione. In Sardi Liberi il ruolo indipendentista è già ampiamente coperto liberamente ed esplicitamente dalle donne e dagli uomini di Progetu Repùblica.

  • Sempre nello stesso documento politico auspicavate un “tavolo di concertazione nazionale, capace di visione a medio-lungo periodo e di regia per una proposta innovativa nella quale possano trovare casa e spazio tutte le realtà politiche nazionali sarde” che però non c’è stato. Ora ci sono tre liste di ispirazione sarda (nessuna delle quali può definirsi indipendentista al 100%). Non avete complicato lo scenario invece di semplificarlo come dichiaravate?

Partiamo da un dato di fatto: la nostra proposta innovativa non è ancora riuscita a coinvolgere tutte le realtà politiche nazionali sarde. L’assetto attuale della nostra area non è quello da noi auspicato. Abbiamo lavorato e stiamo tuttora lavorando per il suo superamento ma contro i veti e le chiusure non abbiamo altro strumento se non il perseverare nella proposta e nell’apertura, anche e sopratutto oltre le prossime elezioni nazionali sarde. I nostri auspici non hanno trovato corrispondenza nelle scelte delle altre forze politiche e non si sono potuto realizzare. Non certo a causa nostra.

Le idee e le soluzioni che proponiamo sono chiare e già vive nella nostra fervida immaginazione politica, sempre al servizio del bene della nazione sarda. Tra la fase di proposta e quella di realizzazione c’è stata una fitta serie di confronti diretti, di trattative e dialoghi riservati. Una fase costante, tutt’ora attiva nonostante l’apparenza e nonostante le tempistiche rispetto alle elezioni.

Tutto questo lavoro sotterraneo – che abbiamo voluto rappresentare per correttezza e trasparenza attraverso i nostri comunicati – è stata una grande palestra. Nonostante la situazione non ne sia lo specchio i rapporti tra forze indipendentiste si sono rafforzati, sia a livello politico che umano. È, ribadiamo, il punto dal quale ripartire il giorno successivo alle elezioni.

Il quadro dell’offerta politica indipendentista e autonomista si è semplificato: nonostante i nostri dubbi Autodeterminatzione ha messo assieme varie forze politiche; il Partito dei Sardi sembra essersi finalmente liberato dal vincolo del centrosinistra unionista inaugurando un percorso di avvicinamento all’area indipendentista che non accetta apparentamenti con forze italiane; Sardi Liberi infine sta sperimentando il rapporto tra indipendentismo progressista, area moderata e sardismo antixenofobo.

Non ci sembra di aver complicato lo scenario, anzi abbiamo lavorato (e stiamo tuttora lavorando) per far sì che il famoso processo di balcanizzazione dell’area venga arrestato. La situazione attuale, al di là dei sogni di chi sta solo a guardare, è il massimo ottenibile in questo momento. Continueremo instancabilmente a lavorare in questo senso in pieno spirito di collaborazione e responsabilità nazionale.

  • L’indipendentismo si è sempre posto come un movimento alternativo alle politiche di dipendenza messe in campo in 70 anni di autonomia. Mauro Pili è stato presidente della RAS con il centrodestra e rivendica questa sua esperienza di governo come felice per la Sardegna. Non è una contraddizione con tutto il vostro percorso?

Progetu Repùblica nasce per dare continuità alla coerenza dell’indipendentismo moderno e per conferirgli una progettualità che si candida al governo della nazione. Non ci siamo mai chiusi in noi stessi e abbiamo dato vita, a nostre spese, a innumerevoli progetti di coesione dell’area e di allargamento a settori che potremmo definire sulla via dell’indipendentismo. Anche l’esperienza di Sardi Liberi rientra a pieno titolo in questo percorso. Chi storce il naso oggi avrebbe dovuto storcerlo anche per altre realtà messe in piedi da Progetu Repùblica. Non facciamo politica guardando al pedigree personale di chi ci si avvicina con rispetto e stima. Negli anni abbiamo dato prova di accogliere e di accettare al nostro fianco sia i neofiti dell’area che coloro i quali stanno maturando la coscienza nazionale, senza processi al passato ma ispirati dagli impegni dell’oggi.

Ma se dobbiamo proprio entrare nel merito delle esperienze politiche passate altrui possiamo constatare che, nonostante le sue esperienze nel centrodestra italiano, Mauro Pili è da sempre sensibile ai temi a noi cari come le battaglie degli anni ’90 contro le servitù militari, l’inquinamento industriale e a favore della riconversione degli impianti minerari; il suo incarico di presidente della RAS è durato circa 25 mesi tra i mille ostacoli posti dai maggiori partiti della coalizione che lo hanno sempre percepito come elemento estraneo ai gruppi di potere interni; dal 2013 ha abbandonato i partiti italiani per intraprendere una lunga traversata in solitaria con Unidos, formazione politica che nel suo manifesto si descrive come “forza di libertà del Popolo sardo” favorevole alla “libertà economica, statuale e culturale della Sardegna”.

Nell’attività politica di Mauro Pili osserviamo un impegno costante per la soluzione del problema della continuità territoriale aerea, contro il monopolio nei trasporti marittimi, nell’ottimizzazione del servizio di erogazione idrica e nel contrasto alla gestione di Abbanoa, nella denuncia del flusso di denaro che lo Stato intercetta e sottrae ai sardi, contro il disboscamento selvaggio, nella difesa di Pratobello come “simbolo della resistenza del popolo sardo”, nella denuncia della produzione di armi in Sardegna, nella difesa di enti come AIAS nell’interesse dei pazienti e dei lavoratori, nella valorizzazione del ruolo degli emigrati sardi nel mondo, nella denuncia della lottizzazione partitocratica della sanità.

Tutto questo non appare in contraddizione con la missione di Progetu Repùblica. Prima l’indipendentismo si renderà conto dell’ineludibilità del dialogo a tutto campo con tutte le forze di area e prima la Sardegna avrà accesso ai primi gradini della sovranità sul proprio territorio nazionale e sul proprio futuro di nazione.

  • Cosa vi divide in termini di obiettivi e programmi da Autodeterminatzione e dal PdS tanto da giustificare la presenza di tre liste ad ispirazione sardocentrica?

Ogni forza politica ha le sue legittime priorità. Abbiamo già dichiarato la nostra vicinanza a molte forze che compongono Autodeterminatzione. Abbiamo già chiarito con onestà che la presenza di tre liste di area non rappresenta l’esito da noi auspicato. Abbiamo già rilanciato la palla al giorno successivo alle elezioni per continuare il dialogo e il processo di riassetto della nostra area. Abbiamo già detto che l’esistenza unitaria di Autodeterminatzione non ci convince in prospettiva futura ma è di per sé positiva, che l’abbandono del centrosinistra italiano da parte del PdS è un tassello importantissimo per l’instaurazione di nuovi rapporti di collaborazione e che il progetto di Sardi Liberi è la dimostrazione che nel nostro campo sono possibili piccoli passi indietro per ottenere grandi passi avanti.

La presenza di tre liste sarde è dovuta al fatto che le elezioni nazionali del 2019 sono cadute in una fase politica dell’indipendentismo che non ha consentito l’unità di tutte le forze. Per noi di Progetu Repùblica le elezioni non rappresentano la fine del mondo, stiamo già pensando al dopo. Il nostro orizzonte è il bene del popolo sardo, la vita della nazione e la creazione di un’offerta politica indipendentista di alto livello e di ampio consenso, a medio-lungo periodo.

  • Perché gli indipendentisti sardi dovrebbero dare fiducia al vostro percorso e non a quello di Autodeterminatzione o del PdS?

Ogni indipendentista sardo è un attento osservatore della realtà e delle scelte di ciascun soggetto politico. Non saremo noi a dire per quale motivo penalizzare le altre forze in gara che per noi rappresentano differenti articolazioni di un’unica realtà politica plurale. Il punto di forza della nostra lista è quello di unire per la prima volta famiglie politiche che potrebbero sembrare distanti per via della polarizzazione del sistema politico italiano, ma nel sistema politico sardo sono molto vicine e trovano un’unione che ha un senso profondo per la nostra nazione.

Auspichiamo che ciascuna forza dell’area possa raccogliere il consenso elettorale più ampio possibile al fine di poter poi collettivamente rivendicare un forte sentimento indipendentista e favorevole al diritto a decidere del popolo sardo.

Progetu Repùblica offre, per l’ennesima volta, il proprio impegno disinteressato e la propria passione al servizio della causa indipendentista. Non rappresentiamo alcun gruppo di interesse, non dobbiamo rendere conto a nessuno della nostre decisioni, non siamo mai stati in vendita e non abbiamo mai cercato scorciatoie rispetto alla strada maestra del nostro indipendentismo moderno, nonviolento, propositivo e progettuale. Invitiamo le donne e gli uomini indipendentisti a sostenere e a farsi rappresentanti nel territorio di un’idea di coesione, di collaborazione, di crescita reciproca. In spirito di responsabilità nazionale e di scommessa su un futuro prossimo nel quale i sardi per la prima volta dopo secoli riprenderanno in mano le leve del proprio presente e del proprio futuro.

Le ragioni dei pastori. Intervista alla portavoce Maria Barca

Il Movimento Pastori Sardi ha annunciato a gran voce che è pronto a scendere in piazza a causa del costante ribasso del prezzo del latte. Abbiamo intervistato la portavoce del MPS Maria Barca (in foto)

  • Dopo tanti anni di lotte e mobilitazioni il prezzo del latte è ancora scandalosamente a 50-60 centesimi al litro. Come è possibile?

Purtroppo è possibilissimo. Io conosco la lotta per il prezzo del latte fin da quando ero piccola. In vari momenti storici si sono trovate soluzioni temporanee che hanno guardato più alla contingenza che al lungo periodo. La piattaforma che con il movimento pastori sardi avevamo portato all’attenzione durante l’occupazione del 2010 conteneva 10 punti fondamentali che analizzavano criticità e proponevano soluzioni. La sua messa in essere avrebbe risolto molti dei nostri problemi. Purtroppo poi la storia è sempre diversa…

  • Quanto costa produrre un litro di latte?

Il prezzo per produrre un litro di latte varia ovviamente da azienda ad azienda e da zona a zona. Possiamo indicarlo, in generale, in una cifra che si aggira tra gli 80 cent e 1 euro.

  • Come funzione fuori dalla Sardegna? Il latte viene pagato di più?

Si, certo. In tutto il Mediterraneo viene pagato di più. In Spagna circa 1,20, in Francia 1,10 almeno. In Toscana, Lazio ecc.. almeno 1 euro. Questi posti si sono innovati, hanno seguito le tendenze, ed in generale riescono a mantenere prezzi più decenti perché non hanno la zavorra del pecorino romano, il quale è un prodotto industriale destinato sempre allo stesso mercato. Qui in Sardegna, pur producendo 350 milioni di litri di latte e quindi circa il 70% della produzione nazionale (n.d.R, statale italiana) nessuno fa gli interessi dei produttori. E’ come se sprecassimo il nostro valore.

  • Dite che bisogna stanare i responsabili che stanno nei vari consorzi. Puoi spiegarci meglio?

Abbiamo 3 DOP. Pecorino Romano DOP, Fiore Sardo DOP, Pecorino sardo DOP. Il vantaggio di averle è, almeno finora, beneficio solo per chi le “amministra” e, ovviamente non le amministrano i pastori. Stessa cosa per l’IGP dell’agnello. Questa per il movimento è stata una lotta fondamentale: i nostri agnelli hanno una carne indiscutibilmente esclusiva, per come nasce, per come viene allevata, ma l’IGP che dovrebbe raccontare questo è un controsenso, una fregatura per produttori e consumatori, una brulla.

  • Esiste un asse classe dirigente-industriali? Chi specula sul lavoro dei pastori?

No, non credo. Forse è un po’ forte, ma preferiamo parlare di “rendita parassitariada parte degli industriali. Da oltre 100 anni il loro punto fermo è il canale con l’America per il pecorino romano – come dicevo poco fa – questa è una zavorra che non vogliamo, ovviamente, eliminare ma regolare. Se il mercato richiede 10 per pecorino romano, non farne 11. L’aumento delle produzioni per il pastore è deleterio, perdiamo valore. La nostra forza non è la quantità, ma la qualità di quello che facciamo. Il modo in cui lo facciamo è la nostra specialità. Se perdiamo questo o se abbiamo dubbi su questo concetto perdiamo noi stessi. La lotta dei pastori non è solo sui centesimi, ma anche sulla nostra identità.

  • Qual è la vostra principale richiesta?

Vogliamo che vengano ristabilite le regole fondamentali di contrattazione (sia per il latte che per la carne). Tu pensa che ultimamente per il discorso carne, più che avviare una contrattazione, siamo arrivati a sperare che si riuscisse a darli via. E’ assurdo. La politica deve e può fare tanto. E quando diciamo che è un discorso politico non intendiamo le fazioni, le campagne elettorali a palas nostras, o uno dei tanti che ci incoraggia dicendo: vi capisco perché pure nonno era pastore. Per noi è un discorso politico perché è il legislatore che deve mettere mano ad una situazione sfuggita di mano a troppi. Contrattare, diversificare, valorizzare, rinnovare noi stessi mantenendo noi stessi, adattarci alle mode del palato offrendo ciò che di buono abbiamo. Da qui bisogna ripartire.

Oggi esordisce la nazionale sarda de bòcia

Dalle parole ai fatti. Dopo l’annuncio della costituzione della natzionale sarda de bòcia e la presentazione di simbolo, staff e magliette siamo arrivati all’esordio sul campo.

Per sapere tutto sul progetto sportivo (e culturale) vi rimandiamo a questa esaustiva intervistaGabrielli Cossu, presidente di FINS uscita sul nostro blog lo scorso 30 novembre.

Per tifare Sardigna invece vi rimandiamo al seguente link dove oggi 12 gennaio alle 13:50 si potrà seguire la diretta streaming della prima partita della natzionale sarda: diretta streaming

Una sola lista per l’autodeterminazione della Sardegna

Sul web gira una petizione con il seguente appello:

Creeus ca su caminu de auto-determinatzioni de is sardus cumenti a Pòpulu e Natzioni depat essi participau e comunu, arrespetendi totu is diversidadis. Sceti una legitimatzioni prus e prus manna e s’atzioni de sa genti at a donai fortza e sustàntzia a una manera noa de fai polìtica in Sardìnnia. Po cust’arrexoni, boleus ca sa comunidadi de sardus chi bolit portai a innantis is interessus natzionalis nostus siat arrepresentada de una coalitzioni sceti chi potzat sobrai is làcanas polìticas traditzionalis e elitismus malus e auto-referentzialis. Cun custu apellu pigaus cumpromissu cumenti a personis e cumenti a truma po donai fidu e agiudu a chini at a andai in su tretu sperau.

A lanciarla un gruppo di indipendentisti liberi con a cuore solo la causa di liberazione della Sardegna. I proponenti confidano in un passo di umiltà delle tre liste legate al mondo indipendentista e per l’autodeterminazione e auspicano la creazione di un’unica lista di convergenza nazionale.

Ma non è solo dal mondo indipendentista che proviene l’appello all’unità. Anche il Comitato di iniziativa costituzionale e statutaria lancia un appello “per un atto di coraggio e generosità dal mondo identitario e indipendentista”. Non entrando nel merito delle singole proposte e con lo spirito di un impegno volto a “impedire che la Sardegna sprofondi nel sempre più probabile abbraccio mortale con il centrodestra a trazione Salvini” si propone di mettere insieme “le tre componenti riconosciute del mondo identitario, indipendentista e movimentista” vale a dire Partito dei Sardi, AutodetermiNatzione e Sardi Liberi.

Tale semplificazione dello scenario  politico permetterebbe di “far entrare complessivamente 10-12 consiglieri in rappresentanza di questa area politica, ovvero un gruppo di alto profilo che, ancorché dall’opposizione, ma con la guida dei tre protagonisti indicati (Murgia, Pili, Maninchedda N.d.R.) potrà condizionare il dibattito e l’agenda politica del Consiglio”.

Vedremo se questi appelli saranno ignorati o se tre liste che tutto sommato condividono programmi assai simili (di stampo moderato e liberaldemocratico) riusciranno a tentare quello che oggettivamente sarebbe un colpaccio storico.

EjaTV un sogno che si avvera

Intervista a Tore Cubeddu, ideatore del progetto di web TV EjaTV

  • Che cos’è Eja Tv e dove si può vedere? Quando è nata l’iniziativa?

Ejatv è una webtv nata 5 anni fa dall’incontro tra Terra de Punt, casa di produzione cinematografica di Tore Cubeddu (www.terradepunt.it) e Sardex (www.sardex.net). L’obiettivo era, da un lato, quello di creare una TV di comunità, un vettore di comunicazione che fosse capace di parlare a tutti i sardi con gli strumenti della modernità, dando spazio alle istanze delle tante imprese del Circuito e favorendo una maggiore aderenza tra i contenuti dei format e le attese promozionali degli inserzionisti; dall’altro Ejatv nasceva però anche dal sogno dei suoi fondatori (e di molti sardi) di diventare finalmente protagonisti della propria narrazione, nella propria lingua. Da allora a oggi molte cose sono cambiate. Sardex si è affermata come una grande società, esempio della infinita creatività di cui è capace la nostra isola, Terra de Punt ha focalizzato sempre di più la propria attività su Ejatv, coinvolgendo sempre nuovi partner di progetto.

Nel 2018, a seguito di un finanziamento della Regione Sardegna per la realizzazione di trasmissioni in lingua sarda, con Produzioni Sardegna (società che organizza molti grandi eventi in tutta la Sardegna) e Assòtziu Babel (associazione organizzatrice del Babel Film Festival www.babelfilmfestival.com), si è presentata l’occasione tanto attesa per poter finalmente porre in atto un progetto che ormai aveva oltre 15 anni, ovvero la creazione di un vero canale nelle lingue della Sardegna sul Digitale terrestre.

Da quel momento è stato determinante il supporto di Sardegna Uno, con cui l’ATI costituita da Terra de Punt, Produzioni Sardegna e Assòtziu Babel ha formalizzato un accordo per la comune gestione del canale 172, che oggi è la casa di Ejatv-Sardegna2, la prima TV che parla le lingue della Sardegna.

Tore Cubeddu, ideatore di EjaTV

Perché una TV tutta nelle lingue di Sardegna e non in italiano?

La TV esiste da 60 anni, ha mutato forma e tecnologia, ma la condizione della lingua sarda e delle altre lingue della Sardegna in TV ha continuato a essere sempre la stessa. Malgrado la Legge Regionale 26/1997 e la Legge 482/1999 sembrava quasi non ci fosse sufficente spazio per la nostra lingua. Abbiamo spesso paragonato questa presenza a un giro in giostra, alla durata di un gettone. Ora, grazie alla nuova legge di politica linguistica varata dalla Regione e al nostro progetto auspichiamo non sia più così.

Per questo abbiamo fortemente voluto un canale che per 24 ore, ogni giorno, parli e scriva le nostre lingue, in modo coerente, fino in fondo. Pro s’italianu b’at àteros 898 canales.

  • Quali sono gli argomenti che verranno trattati? Quali i programmi?

Il canale ha un carattere generalista, anche se punterà sulla cultura (non solo tradizionale) e sui giovani. I format in produzione sono diversi e tratteranno tutti i temi. Presto ci sarà anche il telegiornale. Ma possiamo dire serenamente che questa fase è quasi laboratoriale. Le nostre porte sono aperte a idee, proposte e collaborazioni. Far funzionare il canale non sarà semplice. Noi abbiamo fatto un primo passo e sappiamo che non saremo soli.

  • Che riscontri avete avuto finora?

Ottimi. C’è grande entusiasmo. Tuttavia, per questo sentiamo anche la responsabilità di una svolta storica di cui in qualche modo siamo portatori, ma di cui non vogliamo essere attori esclusivi. Il nostro più grande desiderio è ora quello di non tradire le attese, di essere all’altezza del nostro ruolo, di riuscire in breve tempo a strutturare quello che ci eravamo prefissi molti anni fa: la creazione di un canale TV sardo, per i sardi, in lingua sarda, che sappia camminare con le proprie gambe coinvolgendo le aziende e la società civile.

  • Critiche?

Per ora no. Molti consigli. Tutti ben accetti.

  • La lingua sarda può raccontare il mondo moderno?

Sa limba nostra podet contare su mundu comente totu sas àteras. B’at cosas chi esistint petzi si las numenamus in sa limba nostra. Si perdimus sa limba perdimus su mundu, su mundu chi nos apartenet, su mundu in ue bivimus, si perdimus sa limba no ischimus prus sa terra chi nos poderat. Si amus a resèssere a salvare sa limba nostra l’amus a pònnere finas in s’àndala de sa modernidade. At a mudare paris cun nois, at a crèschere cun fìgios nostros.

Camiera Noa: «Galu un’annu de lutas»

Articolo pubblicato sul blog Zinzula

Galu un’annu de lutas” è la prima Assemblea Plenaria del 2019 per il soggetto-progetto Caminera Noa: lavori assembleari in programma per sabato 5 Gennaio, ospitati dalla Casa del Popolo di Bosa (Via Cugia 14) a partire dalle 10:30. Nel corso della giornata si discuterà riguardo le lotte portate avanti su più fronti da Caminera Noa nel corso di un intenso 2018: dalla Sanità pubblica – che ha visto CN prendere una netta posizione nei confronti dell’operazione Qatar-Mater Olbia – a precariato e sfruttamento del lavoro (iniziativa Telèfonu Ruju). Dal tardo pomeriggio spazio al secondo appuntamento per la rassegna “Gramsci Days” dopo il primo incontro di dicembre interamente dedicato a Gramsci con numerosi relatori e la presentazione del libro “Fiabe dei fratelli Grimm” (Catartica Edizioni).

L’ODG dell’Assemblea di Caminera Noa:

– Organizzazione
– Posizione sulle imminenti elezioni regionali
– Programmazione lotte e proposte 
– Sinergie con altri soggetti resistenti
– Varie ed eventuali

Programma lavori assembleari

Ore 10:30-18:30 – Assemblea plenaria

Ore 14:00-15:00 – Pausa pranzo

Gramsci Days

Ore 18:30 – Luana Farina legge la poesia “Non è la nostra aria…” di Alberto Masala

Ore 19:00 – Proiezione “Gramsci 44”, film documentario (2016) di Emiliano Barbucci

*L’assemblea è aperta a tutti e tutte con pieno diritto di parola, proposta e voto

*Per prenotazioni pranzo (anche vegan) contattare la pagina fb della Casa del Popolo di Bosa