In Sardi Liberi l’indipendentismo non deve nascondersi. Intervista al segretario di ProgReS Gianluca Collu.

Gianluca Collu, segretario di ProgReS e animatore della lista elettorale Sardi Liberi con Mauro Pili candidato Presidente

  • Prima di annunciare la nascita di Sardi Liberi (con Unidos di Mauro Pili e i dissidenti sardisti guidati dal capogruppo in Consiglio Angelo Carta) avete pubblicato un documento politico articolato in parti nel quale fate le pulci ad Autodeterminatzione per la scelta a candidato presidente di una “personalità esplicitamente autonomista-unionista” e nel quale parlate di “ombra autonomista” sul gruppo rappresentato da Murgia. In cosa precisamente Mauro Pili differisce dall’autonomismo visto che nei suoi interventi, anche quelli recentissimi, non parla di nazione sarda e quando utilizza “nazionale” si riferisce all’Italia?

Le nostre scelte politiche non sono frutto di decisioni estemporanee sganciate dalla realtà o di prese di posizione a priori. La nostra attività politica va letta quindi in relazione al contesto e al recente passato. Nel Comunicato 11/II abbiamo espresso in modo chiaro e approfondito due aspetti: la nostra profonda vicinanza a varie componenti di Autodeterminatzione e i nostri altrettanto forti dubbi sulle modalità della genesi di quel progetto, delle sue scelte politiche e della sua effettiva presa nell’elettorato. Raccomandiamo agli interessati un’attenta lettura delle varie parti del Comunicato 11 perché, come giustamente lo definite, si tratta più di un documento politico che di una semplice nota stampa.

Ad ogni modo occorre specificare che il nostro atteggiamento non è ispirato al “fare le pulci” ma alla costruttività, non alla contrapposizione sterile ma alla responsabilità nazionale: da sempre tentiamo di offrire alla nazione sarda un’opzione politica credibile e capace di raccogliere ben più ampi consensi rispetto all’esiguo elettorato indipendentista attuale. Un’opzione capace di pervadere di sé – quindi di indipendentismo – sempre maggiori settori della società del nostro Paese.

L’ombra autonomista che vediamo in Murgia e in Autodeterminazione è il frutto della genesi di quel progetto. A differenza della precedente esperienza di Alternativa Natzionale, primo reale tentativo di concertazione tra le forze della nostra area a trazione indipendentista, Autodeterminatzione ci è sembrata nascere a trazione autonomista e l’espressione di Murgia come candidato presidente ne è la diretta e coerente conseguenza. Senza dimenticare la rischiosissima candidatura alle elezioni italiane, i suoi risultati in termini di voti, la successiva fuoriuscita dell’animatore principale del progetto Anthony Muroni nonché le recenti defezioni verso il centrosinistra italiano; vicende che hanno portato nuovo scoramento e delusione nelle già fiaccate fila della nostra area. Tutti passaggi da noi ampiamente previsti che l’indipendentismo sarebbe dovuto essere in grado di evitare mettendo in piedi un’alleanza non solo elettorale in grado di affrancarsi dall’ombra autonomista.

Non sta a noi dare patenti o sindacare sul percorso politico di maturazione dei candidati presidenti, quello che a noi importa è l’agibilità politica del nostro indipendentismo, troppo spesso succube dell’autonomismo, del cosiddetto non dipendentismo o di altre amenità politologiche simili. L’imperativo per il nostro partito consiste nell’esigenza di creare uno spazio politico nel quale l’indipendentismo non debba dissimulare se stesso o abdicare alle sue parole chiave. In questo senso il rapporto con Unidos e con i Sardisti Liberi si è rivelato positivo e non fagocitante.

L’alchimia politica che ne è scaturita non comporta un’adesione acritica di Progetu Repùblica al programma e alla visione delle altre due entità che compongono Sardi Liberi. Quello a cui stiamo lavorando è uno spazio di concertazione paritetico dove ciascuna forza convive e collabora con le altre in un rapporto osmotico che non annulla le differenze ma smussa gli angoli in modo progettuale e responsabile, nell’interesse della nazione, così come fatto in terra còrsa, catalana o scozzese.

L’assetto complessivo di Sardi Liberi non poteva non inquadrare, sotto vari punti di vista, in Mauro Pili il candidato presidente naturale. Argomentare tale scelta ci sembra persino superfluo. Questa candidatura chiaramente non trasforma istantaneamente Pili in un leader indipendentista ma nessuno di noi ipotizza o pretende questo. Nella nostra visione di tavolo di responsabilità nazionale ogni forza politica dell’area deve giocare il suo ruolo naturale, senza infingimenti o trasformismi, al fine di offrire il maggior livello di identificazione possibile alla società della nostra nazione. In Sardi Liberi il ruolo indipendentista è già ampiamente coperto liberamente ed esplicitamente dalle donne e dagli uomini di Progetu Repùblica.

  • Sempre nello stesso documento politico auspicavate un “tavolo di concertazione nazionale, capace di visione a medio-lungo periodo e di regia per una proposta innovativa nella quale possano trovare casa e spazio tutte le realtà politiche nazionali sarde” che però non c’è stato. Ora ci sono tre liste di ispirazione sarda (nessuna delle quali può definirsi indipendentista al 100%). Non avete complicato lo scenario invece di semplificarlo come dichiaravate?

Partiamo da un dato di fatto: la nostra proposta innovativa non è ancora riuscita a coinvolgere tutte le realtà politiche nazionali sarde. L’assetto attuale della nostra area non è quello da noi auspicato. Abbiamo lavorato e stiamo tuttora lavorando per il suo superamento ma contro i veti e le chiusure non abbiamo altro strumento se non il perseverare nella proposta e nell’apertura, anche e sopratutto oltre le prossime elezioni nazionali sarde. I nostri auspici non hanno trovato corrispondenza nelle scelte delle altre forze politiche e non si sono potuto realizzare. Non certo a causa nostra.

Le idee e le soluzioni che proponiamo sono chiare e già vive nella nostra fervida immaginazione politica, sempre al servizio del bene della nazione sarda. Tra la fase di proposta e quella di realizzazione c’è stata una fitta serie di confronti diretti, di trattative e dialoghi riservati. Una fase costante, tutt’ora attiva nonostante l’apparenza e nonostante le tempistiche rispetto alle elezioni.

Tutto questo lavoro sotterraneo – che abbiamo voluto rappresentare per correttezza e trasparenza attraverso i nostri comunicati – è stata una grande palestra. Nonostante la situazione non ne sia lo specchio i rapporti tra forze indipendentiste si sono rafforzati, sia a livello politico che umano. È, ribadiamo, il punto dal quale ripartire il giorno successivo alle elezioni.

Il quadro dell’offerta politica indipendentista e autonomista si è semplificato: nonostante i nostri dubbi Autodeterminatzione ha messo assieme varie forze politiche; il Partito dei Sardi sembra essersi finalmente liberato dal vincolo del centrosinistra unionista inaugurando un percorso di avvicinamento all’area indipendentista che non accetta apparentamenti con forze italiane; Sardi Liberi infine sta sperimentando il rapporto tra indipendentismo progressista, area moderata e sardismo antixenofobo.

Non ci sembra di aver complicato lo scenario, anzi abbiamo lavorato (e stiamo tuttora lavorando) per far sì che il famoso processo di balcanizzazione dell’area venga arrestato. La situazione attuale, al di là dei sogni di chi sta solo a guardare, è il massimo ottenibile in questo momento. Continueremo instancabilmente a lavorare in questo senso in pieno spirito di collaborazione e responsabilità nazionale.

  • L’indipendentismo si è sempre posto come un movimento alternativo alle politiche di dipendenza messe in campo in 70 anni di autonomia. Mauro Pili è stato presidente della RAS con il centrodestra e rivendica questa sua esperienza di governo come felice per la Sardegna. Non è una contraddizione con tutto il vostro percorso?

Progetu Repùblica nasce per dare continuità alla coerenza dell’indipendentismo moderno e per conferirgli una progettualità che si candida al governo della nazione. Non ci siamo mai chiusi in noi stessi e abbiamo dato vita, a nostre spese, a innumerevoli progetti di coesione dell’area e di allargamento a settori che potremmo definire sulla via dell’indipendentismo. Anche l’esperienza di Sardi Liberi rientra a pieno titolo in questo percorso. Chi storce il naso oggi avrebbe dovuto storcerlo anche per altre realtà messe in piedi da Progetu Repùblica. Non facciamo politica guardando al pedigree personale di chi ci si avvicina con rispetto e stima. Negli anni abbiamo dato prova di accogliere e di accettare al nostro fianco sia i neofiti dell’area che coloro i quali stanno maturando la coscienza nazionale, senza processi al passato ma ispirati dagli impegni dell’oggi.

Ma se dobbiamo proprio entrare nel merito delle esperienze politiche passate altrui possiamo constatare che, nonostante le sue esperienze nel centrodestra italiano, Mauro Pili è da sempre sensibile ai temi a noi cari come le battaglie degli anni ’90 contro le servitù militari, l’inquinamento industriale e a favore della riconversione degli impianti minerari; il suo incarico di presidente della RAS è durato circa 25 mesi tra i mille ostacoli posti dai maggiori partiti della coalizione che lo hanno sempre percepito come elemento estraneo ai gruppi di potere interni; dal 2013 ha abbandonato i partiti italiani per intraprendere una lunga traversata in solitaria con Unidos, formazione politica che nel suo manifesto si descrive come “forza di libertà del Popolo sardo” favorevole alla “libertà economica, statuale e culturale della Sardegna”.

Nell’attività politica di Mauro Pili osserviamo un impegno costante per la soluzione del problema della continuità territoriale aerea, contro il monopolio nei trasporti marittimi, nell’ottimizzazione del servizio di erogazione idrica e nel contrasto alla gestione di Abbanoa, nella denuncia del flusso di denaro che lo Stato intercetta e sottrae ai sardi, contro il disboscamento selvaggio, nella difesa di Pratobello come “simbolo della resistenza del popolo sardo”, nella denuncia della produzione di armi in Sardegna, nella difesa di enti come AIAS nell’interesse dei pazienti e dei lavoratori, nella valorizzazione del ruolo degli emigrati sardi nel mondo, nella denuncia della lottizzazione partitocratica della sanità.

Tutto questo non appare in contraddizione con la missione di Progetu Repùblica. Prima l’indipendentismo si renderà conto dell’ineludibilità del dialogo a tutto campo con tutte le forze di area e prima la Sardegna avrà accesso ai primi gradini della sovranità sul proprio territorio nazionale e sul proprio futuro di nazione.

  • Cosa vi divide in termini di obiettivi e programmi da Autodeterminatzione e dal PdS tanto da giustificare la presenza di tre liste ad ispirazione sardocentrica?

Ogni forza politica ha le sue legittime priorità. Abbiamo già dichiarato la nostra vicinanza a molte forze che compongono Autodeterminatzione. Abbiamo già chiarito con onestà che la presenza di tre liste di area non rappresenta l’esito da noi auspicato. Abbiamo già rilanciato la palla al giorno successivo alle elezioni per continuare il dialogo e il processo di riassetto della nostra area. Abbiamo già detto che l’esistenza unitaria di Autodeterminatzione non ci convince in prospettiva futura ma è di per sé positiva, che l’abbandono del centrosinistra italiano da parte del PdS è un tassello importantissimo per l’instaurazione di nuovi rapporti di collaborazione e che il progetto di Sardi Liberi è la dimostrazione che nel nostro campo sono possibili piccoli passi indietro per ottenere grandi passi avanti.

La presenza di tre liste sarde è dovuta al fatto che le elezioni nazionali del 2019 sono cadute in una fase politica dell’indipendentismo che non ha consentito l’unità di tutte le forze. Per noi di Progetu Repùblica le elezioni non rappresentano la fine del mondo, stiamo già pensando al dopo. Il nostro orizzonte è il bene del popolo sardo, la vita della nazione e la creazione di un’offerta politica indipendentista di alto livello e di ampio consenso, a medio-lungo periodo.

  • Perché gli indipendentisti sardi dovrebbero dare fiducia al vostro percorso e non a quello di Autodeterminatzione o del PdS?

Ogni indipendentista sardo è un attento osservatore della realtà e delle scelte di ciascun soggetto politico. Non saremo noi a dire per quale motivo penalizzare le altre forze in gara che per noi rappresentano differenti articolazioni di un’unica realtà politica plurale. Il punto di forza della nostra lista è quello di unire per la prima volta famiglie politiche che potrebbero sembrare distanti per via della polarizzazione del sistema politico italiano, ma nel sistema politico sardo sono molto vicine e trovano un’unione che ha un senso profondo per la nostra nazione.

Auspichiamo che ciascuna forza dell’area possa raccogliere il consenso elettorale più ampio possibile al fine di poter poi collettivamente rivendicare un forte sentimento indipendentista e favorevole al diritto a decidere del popolo sardo.

Progetu Repùblica offre, per l’ennesima volta, il proprio impegno disinteressato e la propria passione al servizio della causa indipendentista. Non rappresentiamo alcun gruppo di interesse, non dobbiamo rendere conto a nessuno della nostre decisioni, non siamo mai stati in vendita e non abbiamo mai cercato scorciatoie rispetto alla strada maestra del nostro indipendentismo moderno, nonviolento, propositivo e progettuale. Invitiamo le donne e gli uomini indipendentisti a sostenere e a farsi rappresentanti nel territorio di un’idea di coesione, di collaborazione, di crescita reciproca. In spirito di responsabilità nazionale e di scommessa su un futuro prossimo nel quale i sardi per la prima volta dopo secoli riprenderanno in mano le leve del proprio presente e del proprio futuro.