Pastori sardi e monopolisti caseari

di Gianfranco Camboni

SOLO FACENDO AFFIDAMENTO SU SE STESSI, SULLA LORO LOTTA E NON SUI DEMAGOGHI DI TURNO I PASTORI POSSONO IMPORRE LA LORO VOLONTA’ AI MONOPOLISTI LATTIERO-CASEARI

Il Movimento Pastori Sardi rivendica un atto legislativo che assicuri un prezzo del latte che venga sottratto all’arbitrio dei monopolisti lattiero-caseari. Nella storia delle classi subalterne ci sono state lotte fondamentali per imporre leggi che mettessero dei vincoli allo strapotere delle classi dominanti. Pensiamo alle lotte internazionali per imporre la giornata lavorativa di otto ore.

La lotta dei pastori contro il potere dei monopolisti lattiero-caseari non è da oggi. Agli inizi del XX secolo lo scontro era con gli industriali lattiero-caseari continentali. Nel primo dopoguerra i pastori, ex soldati della Brigata Sassari, guidati da Emilio Lussu e Dino Giacobbe condussero battaglie generali ed elaborarono un piano economico, contenuto nel Programma di Macomer (1920), che prevedeva il pieno controllo della produzione-trasformazione- commercializzazione da parte dei produttori, cioè i pastori. Nel 1923, una parte dei sardisti guidati da Paolo Pili entrò nel partito nazionale fascista convinta di poter realizzare quel piano che rendeva i pastori padroni assoluti del lavoro. Fondarono la Fedlac, Federazione delle latterie sociali, che nel 1925 concluse un accordo per l’esportazione del pecorino romano negli USA per 50 mila quintali di formaggio. Al ritorno dagli USA il segretario del PNF, Augusto Turati convocò a Roma Pili e gli disse ”queste organizzazioni ci seccano” (1).

Nel 1930 la Fedlac fu liquidata. La lezione da ricavarne è valida ancora oggi: bisogna affidarsi alla propria forza, alla propria organizzazione indipendente e alla lotta determinata con tutti i mezzi possibili date le circostanze.

I monopolisti lattiero-caseari sono potenti e finora hanno vinto sempre. Facciamo un esempio. Per l’annata 2015-2016 dichiararono la sovraproduzione del latte, con 430 milioni di litri di latte per abbassare i prezzi, ma il latte prodotto era di 286.611.739 litri. I pastori il 5 agosto del 2016, a Thiesi, smascherarono i fratelli Pinna. Ma non si trattava di “incapacità dei trasformatori a organizzare e programmare le produzioni”, come affermò la Coldiretti. Si trattava di un piano deliberato. L’azione del 5 agosto 2016 indicava la strada da seguire: lo scontro diretto con gli industriali saltando le mediazioni inutili con il ceto politico. Il punto è questo il ceto politico regionale e quello italiano sono solo delle marionette nelle mani degli industriali e dei banchieri che hanno il compito di deviare le lotte dall’obiettivo reale: piegare gli industriali del latte. Non esiste una sfera indipendente della politica: i governi sono sempre il comitato d’affari di industriali e banchieri.

Attuare una legislazione sulla contrattazione del latte richiede un mutamento totale dei rapporti di forza.

Una legislazione come la richiedono i pastori si scontra con tutto il sistema dominante nello stato italiano e nell’UE. Pone al primo posto non le leggi del mercato ma i bisogni dei reali produttori. La potenza dei nemici dei pastori e della Sardegna significa che la lotta è persa in partenza. No. La sconfitta ci sarà se ci si fa illudere dai demagoghi di turno. I pastori sono convinti che Salvini, uomo degli industriali e degli agrari del nord farà una legislazione che rovescia i rapporti di forza tra i capitalisti e i pastori? Si levino dalla testa questa convinzione. Oppure che Christian Solinas, epigone di Paolo Pili, andrà contro i meccanismi della dominazione coloniale? Il governo dei gialloverdi che aveva promesso la guerra ai despoti dell’UE ne è uscito con la coda fra le gambe dopo quasi un anno di pantomime.

Andiamo incontro a una recessione internazionale ben più grave di quella iniziata nel 2008, con l’aggravante che è prodotta dagli strumenti che l’aristocrazia finanziaria aveva predisposto per salvare capitalisti e banchieri (il quantitative easing). Questa recessione avverrà nel bel mezzo di una guerra di tariffe doganali che darà colpi pesanti al commercio mondiale, in cui è inserito il mercato di esportazioni dei prodotti lattiero-caseari sardi. Salvini e Di Maio in realtà non sanno come uscire da questa situazione. Per rimanere a galla hanno cercato di indirizzare la rabbia dei salariati e dei pastori con chi è più debole di loro.

La strada da seguire per i pastori qual è? Cercare alleanze con il resto delle masse popolari sarde perché comune è il nemico: industriali e banchieri. Si può vincere? Si, se si fa affidamento solo sulla propria forza. I pastori, sono solo una parte del popolo sardo, e potranno vincere se faranno capire che la loro guerra è la guerra di tutto il popolo sardo contro i suoi oppressori dentro e fuori della Sardegna.

Gian Franco Camboni – Sardegna Rossa

1) In G.Sotgiu, Storia della Sardegna dalla grande guerra al fascismo, Ed. Laterza pag. 218