L’insostenibile leggerezza della divisione indipendentista

 

di Francesco Casula

Ormai pare certo: gli Indipendentisti si presenteranno divisi alle elezioni di febbraio. Con tre liste: Autodeterminazione, Partito dei sardi e Sardi liberi.

Si tratta di un tragico errore. Si è tentato, fino all’ultimo momento, di evitare la divisione e la frammentazione. Non è stato possibile. Troppi e profondi fossati sono stati creati. Troppo astio è stato prodotto. Inqualificabili maldicenze sono state diffuse.

Nonostante tutto ciò occorreva fare di tutto per presentarsi uniti.
Perché – per chi non l’avesse capito – alle elezioni non ci si presenta per testimoniare o per affermare la propria identità di piccolo gruppo o partito ma per convogliare il massimo consenso possibile. Ebbene l’unità e l’unione delle tre liste, sarebbe stata elemento e strumento moltiplicatore di adesioni e voti e dunque sarebbe stato un primo momento e occasione per la costruzione di un vasto, composito e plurale Movimento nazionale sardo in grado di competere, anche a livello elettorale, con le liste italiche.

Conosco le obiezioni, anche le più nobili: le diversità fra le tre coalizioni, anche su punti importanti, persino strategici. In termini programmatici ma anche deali e di referenti sociali. Tutto vero. Ma occorre capire che se vogliamo creare un grande Movimento nazionale sardo in grado di porsi come alternativa politica al sistema dei Partiti dello Stato italiano “occupante”, dobbiamo necessariamente scontare diversità al suo interno, anche corpose e copiose.

Ma ormai alea iacta est. E dunque non servono le recriminazioni e le lamentazioni.

C’è però almeno da augurarsi che le tre Liste sarde la smettano di “scannarsi” fra di loro e individuino con nettezza i veri avversari e controparti: i Partiti e le coalizioni italiche responsabili, in primis il cosiddetto centro-sinistra e il centro-destra, della politica fallimentare, specie degli ultimi 20 anni e più, che sta portando la Sardegna alla “morienza”: economica e sociale oltre che culturale.

Ogni Sardo che ha a cuore le sorti della nostra Isola non può non votare o Autodeterminazione o Partito dei sardi o Sardi liberi: ciascuno secondo la propria sensibilità e vicinanze, ideali, culturali e politiche. .

Da parte mia voterò la Lista che con più forza, coerenza e linearità metterà al centro della sua battaglia politico-elettorale i problemi che attengono:
1. All’Identità (Bilinguismo, Scuola sarda, revisione della Toponomastica):
2. All’Ambiente (con la connessa questione delle Basi e delle Servitù militari);
3. Ai Beni e Servizi primari ed essenziali (la sanità, i trasporti e la scuola prima di tutto);
4. Al lavoro, legato alle risorse locali e comunque all’interno di uno sviluppo autocentrato.