Le proposte dei pastori sardi pronti alla battaglia

Da qualche settimana il Movimento Pastori Sardi ha lanciato nuovamente l’allarme: il prezzo del latte è sceso nuovamente sotto i 60 centesimi al litro. In un video messaggio il leader del Movimento Felice Floris ha dichiarato che i pastori sono pronti a dare battaglia per una legge sul prezzo del latte che sottragga la contrattazione al monopolio degli industriali i quali decidono quello che vogliono sulla pelle appunto dei produttori.

Spesso si rimproverano i pastori di non avere proposte ma di limitarsi alle lamentele e a chiedere contributi. Tutto questo non è vero, perché dal 2010 i pastori hanno realizzato una piattaforma di proposte molto concrete che ha poi gettato le basi per l’esperienza della Consulta Rivoluzionaria (che raccoglieva pastori, artigiani, operai, indipendentisti).

Ieri il MPS ha pubblicato un documento con diverse proposte per invertire la rotta e permettere un giusto presto per il versamento del latte.

Pesa Sardigna ha deciso di pubblicare il documento integralmente:

MOVIMENTO PASTORI SARDI

PROPOSTE SETTORE LATTIERO CASEARIO OVI-CAPRINO

La Pastorizia in Sardegna sta attraversando un momento di profonda crisi economica caratterizzata dal crollo del prezzo del formaggio “Pecorino Romano DOP” tipologia di prodotto esportato in particolare nei mercati Nord-Americano e Canadese, la perdita di prezzo è determinata dall’assenza di moderni strumenti di programmazione e per il deficit negli investimenti in ricerca, finalizzati a creare valide alternative al suddetto formaggio. Il regime di monocultura comporta frequentemente un eccesso di produzione. Crisi che i trasformatori scaricano addosso ai pastori dimezzandone il prezzo del latte oggi valutato circa 0,60 euro/litro, ben trenta centesimi al di sotto dei costi di produzione. Serve un intervento super partes che permetta ai produttori primari di ottenere il giusto riconoscimento del loro ruolo guida nella tutela del made in italy e nel presidio civile delle aree rurali in via di spopolamento.

In Sardegna la zootecnia ovina da latte è costituita da circa 15.000 allevamenti con oltre 3.000.000 di capi ovini e da circa 3.000 allevamenti con oltre 330.000 capi caprini e rappresenta il principale aggregato zootecnico della Sardegna, con un’incidenza sulla PLV agricola regionale del 25% circa (45% il peso dell’intero settore zootecnico). Ognuno di questi capi ovini produce annualmente oltre 120 litri di latte, per cui la produzione complessiva del comparto si attesta ai 350/380 milioni di litri di latte, che trasformati portano a una produzione totale di formaggi pari a circa 590.000 quintali di formaggi così ripartiti:

• 160/170 milioni di litri a Pecorino Romano Dop
• 130 milioni di litri circa ad altri formaggi
• 10/11 milioni a Pecorino Sardo Dop
• 4/5 milioni a Fiore Sardo Dop

che hanno mosso un fatturato di circa 400 milioni di euro pari al 25% del fatturato agro-industriale regionale. La Sardegna è il più importante produttore nazionale di latte ovino caprino, più di due terzi (68%) ovino nazionale e oltre la metà del latte caprino sono prodotti in Sardegna e occupa tra diretti e indiretti circa 100 mila persone.

Sul piano economico la pastorizia crea ricchezza diffusa, basti pensare all’indotto che in maniera diretta o indiretta è collegato al mondo pastorale, pensate a tutto ciò che gira attorno alla pastorizia; caseifici, mangimifici, trasporti, mattatoi, il settore meccanico e delle costruzioni fino ad arrivare al terziario. La presenza di questo settore giustifica l’esistenza di migliaia di posti di lavoro; veterinari, biologi, impiegati delle ASL di enti Regionali ed anche due Facoltà Universitarie – quelle di Agraria e di Veterinaria girano attorno a questo comparto.

Nonostante l’importanza economica del pastoralismo, la pastorizia in Sardegna non va misurata soltanto in termini di punti percentuale del PIL prodotto ma anche e soprattutto per il suo valore sociale, culturale e ambientale.

La pastorizia produce dunque un valore più importante di quello economico.
La pastorizia ha un inestimabile valore ambientale.
Le oltre 17.000 aziende pastorali distribuite nel territorio ne garantiscono infatti la cura e il controllo.

Che cosa costerebbe alla società questo controllo? Non soltanto è questione di tenere i terreni puliti per prevenire gli incendi e le devastazioni, ma soprattutto conservare il paesaggio che abbiamo costruito in secoli di lavoro nelle campagne. Quel paesaggio non è solo il frutto della natura, ma del lavoro dei pastori sulla natura. Quel paesaggio è la nostra storia e la nostra cultura. La pastorizia ha infine un valore sociale, essa mantiene in vita l’interno della Sardegna, i suoi paesi, offre un senso all’esistenza di decine di migliaia di persone e costituisce anche un elemento fondamentale della nostra identità.

E’ necessario intervenire subito per evitare che la situazione economica degeneri creando tensioni sociali di difficile gestione.

Proponiamo di intervenire con i seguenti strumenti:

A) Vigilare affinché il Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP si attenga al rispetto delle quote di produzione già stabilite dal regolamento interno approvato dal Ministero delle Politiche Agricole.

B) Chiedere agli organismi Nazionali preposti di ritirare dal mercato almeno 20 mila quintali di prodotto da destinare alle persone meno abbienti o da destinare sotto forma di assistenza alimentare a paesi bisognosi. Tali misure potrebbero essere attuate, la prima con fondi Nazionali all’interno degli stessi strumenti Ministeriali a disposizione quale, il Programma AGEA degli aiuti alimentari agli indigenti per la platea di aventi diritto in Italia; la seconda con fondi regionali attraverso interventi del Ministero degli Esteri per gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, inseriti all’interno del programma di Cooperazione internazionale.

C) Finanziare un ammasso volontario di 20 mila quintali di formaggio tipo Pecorino Romano con lo scopo di favorire ai produttori una graduale immissione nel mercato.

D) Potenziare le O.P. Organizzazioni dei Produttori riconosciute e impegnarle nella gestione unitaria del latte in esubero attraverso aiuti finanziari e strutturali con il compito di togliere dal mercato locale almeno 30 milioni di litri di latte da destinare alla polverizzazione e alla vendita del latte tal quale nel mercato estero. Anche la suddetta misura è contemplata all’interno della L.R. 15/2010 e può essere finanziata con fondi Regionali.

E) Impedire anche attraverso l’utilizzo della “moral suasion” che singoli trasformatori acquistino più latte a loro necessario con il preciso intento di riversare l’eccedenza non trasformata al fine di creare inflazione nel mercato, obbligando i produttori primari a svendere il loro latte.

F) Convocare e istituzionalizzare un tavolo permanente per il settore Ovi-Caprino Nazionale con la presenza anche di rappresentanti del Movimento Pastori Sardi.

Tramatza, 25/01/19

MOVIMENTO PASTORI SARDI