Sardinian Job Day: da vetrina a progetto?

di Orlando Palita

Una giornata, quella del 24 gennaio 2019, che si potrebbe definire straordinaria sotto molteplici aspetti, da un lato le condizioni meteo che vedono la Sardegna insolitamente innevata da Nord a Sud, dall’altro l’inconsueta mobilitazione di tutte le forze economiche e istituzionali sarde nel capoluogo per il Sardinian Job Day. Cinquantamila tra ragazze e ragazzi che si riversano alla Fiera di Cagliari in cerca di opportunità lavorative, sfidando il mal tempo e le immancabili difficoltà nella viabilità.

L’impatto iniziale è sicuramente poco incoraggiante, tutti coloro i quali avevano compilato i prestampati sul sito di Sardegna Lavoro, hanno ottenuto una convocazione alle 11.00 presso il padiglione dedicato ai colloqui. La fila è imponente ma ordinata, resa abbastanza scorrevole dall’ottimo lavoro degli addetti ai lavori (purtroppo code di circa mezz’ora all’aperto, nella fredda mattinata che ha colpito Cagliari).

I colloqui finalmente iniziano, l’impressione di amici e conoscenti non è sempre positiva, anzi, in molti percepiscono i colloqui come degli speed date: i candidati per ciascun annuncio sono molti e i selezionatori accelerano i tempi delle conversazioni per ottimizzare il tempo, si hanno pochi minuti per essere convincenti e ottenere una vera occasione. Molti provano a strappare qualche minuto in più e spesso ci riescono, ma la sensazione globale è che molte aziende e selezionatori siano lì perché convenga esserci piuttosto che per ricercare profili interessanti. Anche girando nel padiglione dedicato alle aziende l’impressione è la stessa, molte imprese decidono di presenziare e accettare libere candidature, ma spesso questi stand sono sforniti di veri e propri selezionatori e i curricula finiranno tra un pacco di pasta Cellino e una cassetta di Ichnusa. Ci sono delle eccezioni naturalmente, ma per molti, arrivati da tutta la Sardegna, questo viaggio della speranza non sarà decisivo per entrare nel mondo del lavoro.

La giornata procede tra punti di ristoro e seminari, alcuni davvero interessanti e indirizzanti. C’è chi cerca semplicemente di pubblicizzare la propria attività e chi realmente prova a dare consulenza a giovani e meno giovani alla  ricerca di un lavoro. Nel complesso questa parte dell’evento sembra quella più riuscita, i presenti partecipano attivamente alle numerose iniziative e dimostrazioni dei padiglioni, in particolare quello dedicato all’Innovazione tecnologica.

La giornata scorre piacevolmente, l’argomento di riflessione e discussione tra i partecipanti resta lo stesso, il lavoro, un bene prezioso e purtroppo sempre più raro in Sardegna, ancor di più per chi ha deciso di spendere le proprie energie nella formazione universitaria, ritrovandosi ora specializzato ma poco appetibile per un mercato del lavoro che arranca qui più che altrove.

Proprio questo è il nodo della questione: ha davvero senso organizzare due giornate straordinarie come il SJD? La prima superficiale risposta potrebbe essere “si”, e in effetti l’evento nel complesso non si può che giudicare positivamente, nonostante alcuni inconvenienti, spesso le occasioni sono reali e si ha la possibilità di mettersi in contatto con importanti aziende e cooperative del territorio.

Il nodo critico del SJD però è proprio questo, la straordinarietà dell’avvenimento, insolito quasi quanto una nevicata come quella di ieri. Chi è in cerca di lavoro non avrebbe forse bisogno che le occasioni di contatto siano stabili e ordinarie?

Un amico, durante un seminario sull’innovazione e il turismo ha brillantemente parlato del tentativo della sua piccola azienda di invertire il paradigma che vede il turismo balneare al primo posto e tutte le altre attività interne all’isola, legate a questo settore, arrancare nella disorganizzazione, destinate ad una posizione subalterna. Anche per quanto riguarda le politiche del lavoro appare necessario oggi un ribaltamento di paradigma: dalla straordinarietà di eventi come il SJD e altri organizzati in diversi centri dell’isola, a delle politiche per il lavoro ordinarie e concrete, che sappiano mantenere stabili contatti tra il mercato del lavoro e chi ha la necessità di entrarci o rimanerci stabilmente. Allora perché non lanciare la Sardinian Job Week e magari farla diventare un evento mensile, magari con meno vetrina per aziende e istituzioni e più sostanza, proprio per valorizzare il lato dell’utenza e quindi chi è in cerca di lavoro?