I comunisti sardi, l’autodeterminazione dei sardi e le elezioni regionali

La sinistra sarda e il diritto all’autodeterminazione nazionale. Abbiamo intervistato Michele Zuddas, avvocato comunista e candidato nel collegio di Cagliari per Sinistra  

C’è stato un momento in cui sembrava chiuso l’accordo con ADN. Perché alla fine siete andati da soli?

Si è vero, sembrava chiuso un accordo che assegnava pari dignità ai valori della Sinistra, la vera sinistra alternativa quella contro le politiche liberiste della precedente Giunta. Sembrava. Infatti, è vero che una buona parte dei movimenti interni ad ADN spingeva verso un accordo con Sinistra Sarda ma è altrettanto vero che per molti avremmo rappresentato un OSPITE scomodo ed ingombrante. Ritengo che da parte di molti ci sia stata la paura di dichiararsi di Sinistra o meglio Comunisti. L’ultima proposta, che ci venne presentata nell’ultimo incontro avvenuto a Tramatza dalle 16 alle 22, prevedeva un ruolo marginale di Sinistra Sarda che avrebbe dovuto rinunciare in parte ai propri ideali ed in parte alla riconoscibilità come soggetto politico alleato. Insomma, non eravamo d’accordo a rinunciare alle nostre battaglie in nome di un indipendentismo che assumeva connotati di isolazionismo e che, personalmente, ritengo possa contaminarsi con istanze “nazionalistiche” nel peggior significato de termine.

Il vostro candidato ha un importante spessore culturale, ma è refrattaria ad ogni discorso sull’autodeterminazione del popolo sardo. Non è un passo indietro rispetto alle vostre ultime aperture sul tema?

Vindice Lecis è stata la miglior scelta come candidato Presidente, unisce una grande cultura alla lotta politica e gli siamo profondamente grati per aver accettato. Al contrario di quanto si è detto è favorevole all’autodeterminazione del popolo sardo ma lo è nella misura in cui si affronta la questione in termini seri e realistici partendo dalle battaglie con i Sardi. Perché affinchè ci sia autodeterminazione occorre prima ripristinare quei diritti che oggi vengono calpestati. Parliamo principalmente di Sanità, Lavoro ed Istruzione. Soprattutto l’Istruzione risulta un tema e una questione imprescindibile se realmente si vuole creare un percorso condiviso e credibile. Non abbiamo fatto alcun passo indietro rispetto alle posizioni espresse all’incontro che abbiamo organizzato a Bauladu dal tema “ Autonomia, Indipendentismo e Autodeterminazione” ma a differenza di altri, che dall’oggi al domani si sono proclamati indipendentisti e a favore dell’autodeterminazione, e per rispetto dei militanti e degli elettori, diciamo che abbiamo avviato un processo che ha bisogno del suo tempo per maturare. Intanto partiamo dalle battaglie e dalla lotta sul campo.

Lecis parla di “piano Rinascita”, dice un si incondizionato alla metanizzazione e propone di tornare a Berlinguer. La sinistra non dovrebbe guardare al futuro anziché al passato?

Sono d’accordo, la Sinistra deve guardare al futuro con l’obbiettivo di sfruttare al meglio le nuove tecnologie. Però, dobbiamo assumerci la responsabilità, anche a costo di ricevere critiche, di non assumere posizioni aprioristiche senza aver sviscerato il tema. Ritengo che la questione della metanizzazione debba esser affrontata con il coinvolgimento delle comunità interessate, analizzando i costi, tutti i tipi di costi da quello economico a quello sociale a quello ambientale, ed i benefici. Se alla prova della bilancia i costi dovessero superare i benefici, la nostra posizione sarà ovviamente negativa. Quindi si tratta principalmente di una questione di metodo. Fermo restando che la tutela dell’ambiente ha priorità.

Sei stato relatore ad un convegno organizzato a Cagliari dal circolo Me-Ti sulla cittadinanza onoraria sarda proposta da Caminera Noa. Perché appoggi questo progetto?

Penso che i diritti delle persone non possano più esser riconosciuti per discendenza ma, semplicemente e giustamente, per appartenenza alla comunità. Quando ho letto per la prima volta la bozza del progetto, sono rimasto entusiasta perché rappresenta un passo concreto verso una nuova idea di società, una società aperta e solidale, inclusiva, contrapposta al modello intollerante e razzista che oggi la destra xenofoba vuol presentare come unica strada percorribile. Certo, la cittadinanza onoraria non ha dei “benefici” giuridici ma ha una forte valenza politica e se considerata insieme alla rappresentanza onoraria assume un peso politico di notevole importanza. Il concetto di cittadinanza onoraria che apre la strada cittadinanza per “iusvoluntatis” assume poi il ruolo di anticorpo contro le possibili derive nazionalistiche e razziste. Confermo la mia disponibilità a sostenere ed autare a portare avanti questo progetto cercando fornire gli strumenti giuridici a mia disposizione.

Secondo te comunisti e indipendentisti potranno convivere sotto uno stesso tetto prima o poi?

Penso di si. In questi mesi mi sono attivato in prima persona perché potesse avvenire, incontrando tutti i principali protagonisti delle istanze indipendentiste. Posso dire che tra la maggior parte degli elettori e dei semplici militanti esiste già una sorta di tetto comune. Purtroppo, manca tra i “leaders” (termine che non mi piace) che spesso assumono posizioni più comode da giustificare all’interno del proprio movimento. Insomma, serve coraggio e lungimiranza. Io mi farò portavoce e sostenitore di questa necessità.