Fallimento dell’indipendentismo e possibili vie d’uscita

A due giorni dal risultato delle elezioni arrivano le prime letture sul disastroso risultato indipendentista che condanna le tre liste indipendentiste a restare fuori dal Consiglio Regionale.

La prima reazione arriva da fb dal segretario di Lid.R.U. Pierfranco Devias che a caldo già il 25 febbraio svolge la seguente riflessione amara sul livello di coscienza degli elettori sardi e sul fatto che in effetti la Sardegna – dal punto di vista politico – “non è un bel posto”:

A caldo, prima che nelle sedi opportune si affronti una seria analisi del voto, mi sento di dire che non è un bel posto quello in cui la popolazione si lamenta ogni giorno ma, al momento di decidere del proprio futuro, rinuncia e lascia che solo metà decida per tutti.
Non è un bel posto quello in cui a decidere il futuro sarà la politica espressa da solo un quarto degli aventi diritto.
Non è un bel posto quello in cui le persone votano senza aver mai letto un programma, ma solo come riflesso di show mediatici d’importazione.
Non è un bel posto quello in cui l’opinione dominante crede a voti utili e voti inutili, il che implica che esistano cittadini utili e cittadini inutili.
Non è un bel posto quello in cui i mezzi d’informazione lanciano inequivocabili segnali di blocchi vincenti e blocchi perdenti, assumendo un ruolo orientativo anziché informativo.
Non è un bel posto quello in cui i meccanismi di voto siano profondamente antidemocratici, ma questo pare essere un problema solo di chi prende meno voti, anziché di una società intera a cui viene limitato e distorto il diritto di espressione.
Questo non è un bel posto perchè la libera espressione è orientata e drogata, ma per disciplina democratica riconosco e accetto la volontà del mio amato Popolo Sardo e continuerò a lavorare per fargli cambiare idea.
Ma nessuno, nessuno mai potrà convincermi che noi staremmo meglio se governati da poteri esterni.
E nessuno, nessuno mai potrà convincermi che i giochi di prestigio, i trucchetti, l’abuso della credulità popolare, l’abuso della buona fede di centinaia di candidati, possano essere presupposto per una buona politica e per il buon governo della nostra terra.

Abbiamo tanto lavoro da fare, animu patriotas!

Esternamente dal gioco elettorale invece interviene il sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis proponendo il modello dell’assemblea degli amministratori indipendentisti Sa Corona De Logu come laboratorio in cui fare ripartire un modello unitario dell’indipendentismo:

Ad oggi, e a quanto ne so io, la Corona de Logu è l’unico luogo in cui tutti i differenti indipendentismi s’incontrano senza preclusioni per cercare d’agire assieme. Ma la Corona de Logu è limitata agli amministratori locali.

La prima cosa da fare è, penso, creare un’assemblea analoga per gli indipendentisti di ogni etnia politica e radicati in ogni campo della vita civile. E come noi vediamo nella Corona de Logu la prefigurazione di una futura Camera delle Regioni, così questa nuova assemblea potrebbe essere la culla di una futura Camera dei Rappresentanti del popolo. Regioni e popolo sardi, nella Repubblica sarda.

Per incontrarsi e darsi le regole base dell’organizzazione ci vuole veramente molto poco. E potrebbero farlo sia i militanti dei partiti, che hanno affrontato con grande sacrificio e buona fede gli ultimi mesi elettorali, sia quanti sono rimasti fuori dalla contesa per le più diverse ragioni. Tutta la società indipendentista ne sarebbe coinvolta e tutti avrebbero e avremmo da dare un contributo importante. I vantaggi del dialogo e dell’azione comune sarebbero enormi. Serve solo che qualcuno dia il calcio d’inizio.

Infine interviene il partito animatore della lista Sardi Liberi, ProgeS che affida le sue riflessioni e la sua proposta di un coordinamento stabile e strategico ad un comunicato:

I risultati elettorali, tra astensionismo e disimpegno, ci consegnano un quadro politico e sociale poco rassicurante per il prossimo futuro della nostra nazione.

Un riconfermato e ormai ingiustificabile astensionismo consegna per l’ennesima volta le redini del potere all’unionismo, in questo caso rappresentato da partiti italiani votati dal 25% della popolazione sarda. 

L’astensionismo rappresenta il migliore alleato dell’unionismo: il mantra deresponsabilizzante e autoassolvente del “non voto tanto sono tutti uguali” si conferma essere dannoso e inaccettabile: è funzionale agli interessi italiani e frustra l’onerosa attività dell’indipendentismo il quale, nonostante tutto, è riuscito a formulare proposte di governo di spessore e soluzioni alle sfide dell’oggi degne di attenzione, ispirate a una visione della nostra nazione a medio e lungo periodo. 

L’astensionismo, sia quello passivo che quello intenzionale, contiene in sé un latente istinto all’autolesionismo e denota un buon grado di superficialità di analisi e di scarsità di attenzione nel valutare le reali proposte dell’indipendentismo. Questa dinamica è accentuata dall’impossibilità per i cittadini ad accedere a un’informazione completa e paritetica.

Le difficoltà tecniche come una legge elettorale iniqua e antidemocratica, come una modalità di voto macchinosa e ingannevole e come il conseguente caos nell’attribuzione dei voti in fase di scrutinio rappresentano un ostacolo ulteriore per le piccole forze ma non possono fungere da scusante per una non soddisfacente risposta elettorale.

La sfida che ci attende dunque è quella di sempre: continuare a parlare chiaro, senza dissimulazioni, nel tentativo di entrare in sintonia con sempre più larghi settori della società sarda. Con creatività, dedizione e disposizione al dialogo continueremo a seminare, consci che il nostro impegno disinteressato sarà presto o tardi ricambiato dal sostegno dei sardi più attenti che vorranno agire per il riscatto della nazione sarda.

Come anticipato nei documenti politici dei mesi scorsi l’appuntamento elettorale non costituisce per Progetu Repùblica il fulcro della propria azione politica. Consci di aver umanamente e politicamente fatto tutto quello che è nelle nostre possibilità, apriremo nei prossimi giorni nel partito e nella coalizione una fase di confronto e di analisi a tutto campo. La nostra attività proseguirà comunque inesorabilmente, sia come partito sia all’interno del progetto Sardi Liberi che ha poche settimane di vita e potenzialità di espansione puntando sulla pluralità e sulla valorizzazione dei punti di incontro. 

L’andamento del voto conferma la necessità della convergenza nazionale tra le forze dell’area indipendentista e autonomista; non nel senso di una fusione delle sigle bensì del coordinamento stabile e strategico, basato sui meccanismi di un sistema elettorale indegno che produce più di 15.000 “schede contenenti errori”, dato che dovrebbe far pensare e che forse sarebbe il caso di indagare a fondo e di segnalare alle competenti autorità internazionali.

Siamo fermamente convinti che un grande movimento di liberazione nazionale debba allargare la propria base di riferimento a strati della società sempre più ampi; in questo senso il solco tracciato dall’indipendentismo di ProgReS sarà a pieno titolo parte integrante, attiva e propositiva in qualsiasi tavolo di confronto, sin da ora.

Fintzas a sa Repùblica.

ProgReS-Progetu Repùblica de Sardigna

In generale l’unica autocritica e assunzione di responsabilità che è arrivata è quella del candidato del PDS Paolo Maninchedda il quale ha lasciato intendere sue possibili dimissioni e il ritiro dalla vita politica attiva:

Convocherò a breve gli organi di partito per i necessari adempimenti. Continuerò a lavorare come intellettuale per la costruzione di un grande partito indipendentista e per cambiare l’informazione e la formazione della gente sarda in modo da sottrarre ogni persona a qualsiasi manipolazione.

Lettera aperta ai patrioti e alla sinistra antagonista sarda.

di Salvatore Palita

”Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole”. [Máo Zédōng]

Tracciamo una nuova strada di di liberazione natzionale

Mi rivolgo a tutti i patrioti, ai partiti sardocentrici e alla sinistra antagonista che vogliono lavorare per costruire, da domani e per il futuro, una nuova strada, una reale alternativa ai partiti unionisti, alla destra razzista e agli ascari che nascosti dietro la bandiera del P.S.d’Az hanno aperto il governo regionale al “Salvinismo”: Compagni, patrioti, è arrivato il momento di fare autocritica e una seria analisi degli errori finora commessi. Il tempo delle divisioni deve finire, è necessario mettete da parte il leaderismo sterile, la sicumera di “avere l’unica ricetta giusta” liberarci della convinzione che “solo il mio progetto è buono” senza accettare critiche costruttive.

È necessario dialogare compagni, parlarci apertamente e pubblicamente, “cara a cara”, anche con reciproca diffidenza ma aprirsi e avviare un nuovo progetto per costruire il futuro della nostra terra.

Lavoriamo da domani a una via d’uscita dal “cul de sac” in cui l’indipendentismo si è andato a cacciare in questi anni. Sono convinto che sia fondamentale la ripresa di un dialogo aperto e franco, senza risparmiarci critiche purché utili a costruire un reale percorso di liberazione natzionale del popolo sardo.

Invito quindi ogni patriota ad assumersi le sue responsabilità, a mettersi in discussione per creare le condizioni necessarie per uscire vincenti da questo difficile momento storico. Facciamo chiarezza, lo dobbiamo al nostro popolo.

Da domani dovremo essere capaci di mettere in campo una grande sinergia di intelligenze, di capacità, di progettualità e di concretezza per prendere nelle nostre mani il nostro futuro il futuro dei nostri figli e della Sardegna.

Ascoltiamo chi fa le lotte contro l’occupazione militare e contro il colonialismo energetico e ambientale; ascoltiamo i pastori, gli agricoltori e gli studenti, sosteniamo la lotta per la sanità pubblica, per i trasporti, per la lingua e la storia sarda, diamo la parola alle forze sane della Sardegna, alle associazioni culturali e ai comitati. Si apra finalmente un dibattito franco, un confronto aperto e il più ampio possibile.

Apriamo la strada al dibattito per raccogliere e finalizzare idee e progetti per la costruzione di un grande blocco natzionale per la liberazione della Sardegna, perché se è grande la confusione sotto il cielo, la situazione è favorevole per tracciare una nuova strada di liberazione per il nostro popolo.

Lettera di Antonio Gramsci ai pastori sardi di oggi

Stamattina nei pressi di alcuni ovili compresi nella zona di Sorradile, Ardauli, Aidomaggiore, Sedilo e Ghilarza sono state trovate copie di questa lettera che riproduciamo:

Cari pastori,

vi ho seguito da lontano con attenzione e costanza. Ho sempre saputo che la Sardegna facesse eccezione alla “grande disgregazione sociale” in cui consiste il meridione e voi con la vostra lotta l’avete ampiamente dimostrato. Avete posto la quistione del prezzo del latte come una grande quistione nazionale, anzi internazionale, visto che in poco tempo la solidarietà è giunta dai quattro angoli d’Europa. Avete anche spazzato via con gran facilità tutti i luoghi razzisti sui pastori e sull’intero popolo sardo che vogliono dipingere gli abitanti dell’isola e in particolare i pastori e chi vive di agricoltura come incapaci di organizzarsi, incivili, razzialmente inferiori. Ai miei tempi lo scrivevano in libri pseudoscientifici Sergi, Niceforo e Lombroso, oggi lo ribadiscono con argomentazioni analoghe alte cariche dello Stato come il procuratore generale della Repubblica Roberto Saieva quando ha parlato in sede ufficiale di “mentalità predatoria tipica barbaricina”.

Vi accusavano di essere antimoderni, incapaci di lanciare vertenze organiche, isolati, ostaggio di una cultura primitiva e legata ad un individualismo esasperato. Invece avete versato il latte sull’asfalto, dalle autobotti, dai cavalcavia e rimbalzato sui dispositivi sociali moderni (che chiamate se non sbaglio social), le centinaia di blocchi stradali, blocchi ai caseifici, gli assalti ai camion con la merce proveniente dall’estero, guasta o contraffatta. Soprattutto avete avuto la capacità di condurre trattative da pari a pari con gli industriali e con la classe politica ad essa subalterna e di rilanciare controproposte alle prime timide concessioni, una capacità che ha colto di sorpresa tutti e scavalcato organizzazioni ben strutturate e riccamente remunerate come la Coldiretti che si è trovata a dover inseguire gli eventi per cercare di cavalcare la cosa.

Siete stati capaci di creare un vasto blocco nazional-popolare che sostenesse le vostre giuste richieste economiche e che le estendesse ad una universale vertenza di giustizia per il Popolo Sardo che la borghesia settentrionale ha storicamente soggiogato insieme al meridione riducendo la Sardegna a colonia di sfruttamento.

Avete saputo usare e adattare perfettamente ai tempi moderni le tecniche storiche del movimento operaio e contadino facendole rivivere di nuova energia creativa.

Avete organizzato la vostra lotta in forme originali di democrazia del lavoro pur mantenendo una geometrica efficacia nella regia delle azioni di blocco della produzione e di boicottaggio della circolazione della merce che ha sprofondato la classe industriale nella paura ribaltando, nel corso di dieci giorni di scioperi e blocchi, il rapporto di potere che sembrava a tutti gli effetti tendere naturalmente verso il blocco industriali – politici subalterni.

È sinceramente disarmante vedere come nulla è cambiato dai miei tempi. Noi lottavamo contro il prezzo di 36 lire al quintale fissato per il grano perché lo ritenevamo rovinoso per la Sardegna. Era l’Italia protezionista, ma a quanto pare l’Italia del libero mercato non fa eccezione e quando si tratta di mungere l’anello debole della filiera produttiva non desiste ancora dal farlo. La Sardegna in duecento anni di storia è stata messa a sacco e la storia di questi ultimi due secoli può essere definita senza ripensamenti una grande e lunga rapina da parte dei signori continentali e dei loro appoggi isolani. In un tempo storico che difficilmente capisco dove i ricchi e i signori riescono a signoreggiare senza contrasto alcuno e a fare i loro comodi facendo combattere i poveri con i più poveri, voi avete fatto fare inversione di rotta a tale indirizzo e avete riportato la realtà sui piedi attaccando gli industriali, i consorzi di tutela, la follia del cosiddetto “libero mercato” privo di controlli e truffaldino, la grande distribuzione organizzata e la classe politica complice con questo malaffare.

E nulla è cambiato anche nell’atteggiamento di quelli che al mio tempo erano i socialisti. Ho visto la cosiddetta “sinistra” (ho faticato a capire chi o cosa lo fosse, perché al mio tempo la sinistra stava al fianco del proletariato e non degli industriali) attraverso gli editoriali dei principali loro giornali assumere atteggiamenti fastidiosamente paternalistici. Tutto ciò che ha entusiasmato me ha irritato loro: conflittualità, democrazia creativa, capacità di rilancio sulle principali quistioni, non controllabilità da parte degli opportunisti. Si tratta del carattere gattopardesco della vita politica italiana, tutto è cambiato, ma in effetti nulla lo è, certo non lo è quella che viene definita “sinistra” e che al mio tempo erano i socialisti.

Domani ci saranno le elezioni e a quanto si può constatare domina il clima tipico del cretinismo parlamentare. Il tema fondamentale di ogni dibattito dovrebbe essere quello agitato da voi, vale a dire lo scontro, produttori – speculatori, centro – periferia, città – campagna. Dopo il Congresso di Lione del 1926 scrivevo che “politicamente tutta la zona meridionale e delle isole funziona come una immensa campagna di fronte all’Italia del nord, che funziona come una immensa città”. Mi sembra irreale vedere che la situazione non solo è ancora così, ma è addirittura peggiorata.

Il prezzo del latte in effetti altro non è che quello che è stato per il movimento operaio la quistione delle 8 ore lavorative su cui poi si è costruito tutto un mondo di speranze e progettualità. Invece prevalentemente gli esponenti degli schieramenti maggiormente quotati discettano di barconi, immigrazione, competitività aziendale, fondi europei e altre quistioni che non mi sembra possano realmente incidere sulla vita delle larghe masse di Sardegna. E le forze minori cosa fanno per diventare egemoni? Dopo che gli industriali hanno disertato il tavolo per valutare la vostra proposta sugli 80 centesimi, rifiutandosi quindi di trovare una soluzione alla crisi del settore, ci si sarebbe aspettata la convocazione di una mobilitazione popolare ai almeno una di quelle che si dichiarano liste di alternativa. Noto che il cretinismo parlamentare dilaga anche in ambienti a me potenzialmente amici, cioè in quegli ambienti che dovrebbero essere in grado di alimentare lo spirito di scissione.

Non so se bloccherete i seggi. Non saprei bene neppure valutare l’operazione in termini strategici. Quello che mi chiedo non è tanto il mezzo in sé – che dai temi del fiorentino si sa essere sempre anche una questione di fini – ma è la visione, l’orizzonte che si ha.

Che la vostra lotta non sia ormai solo vostra mi sembra chiaro, anche se in molte interviste che avete rilasciato ripetete ciò come un mantra. sicuramente avete a cuore l’obiettivo che volete e dovete raggiungere ad ogni costo e che non volete rendere soggetto a strumentalizzazioni. Ciò è comprensibile. Ma è un fatto storicamente accertato che ogni lotta se stagna nella dimensione economico-corporativa (cioè se in qualche modo non esce fuori da se stessa andando ad intaccare tutta una serie di rapporti, di privilegi, di ingiustizie andando a costruire una visione generale e non particolare; nel caso in quistione non più solo prezzo del latte o temi agrari ma anche difesa della Sardegna orrendamente sfruttata fin dai tempi della legge delle chiudende, dell’abolizione degli ademprivi ed usi civici di terreni e boschi), alla fine si spegne come una fiammella senza più ossigeno. É successo anche a noi dopo il biennio rosso e con l’avvento del fascismo, eppure controllavamo le fabbriche di tutto il nord. Eppure eravamo  talmente forti che alla fine per disperazione la direzione della Fiat fece la proposta agli operai di assumere la gestione dell’azienda in forma di cooperativa, i quali rifiutarono perché ciò che volevano era la gestione del potere politico, non di una fabbrica che sarebbe comunque rimasta non loro.

Lo so che ci avete già provato e che siete rimasti scottati perché hanno provato ad usarvi. Ci sono sempre delle figure animalesche a intorbidare le acque e non si tratta quasi mai della volpe e del lione di cui parlava Machiavelli, ma più spesso di piccoli sciacalli in cerca d’autore. Ma la storia non si può fermare ai primi fallimenti. Abbiamo bisogno di uomini che non si entusiasmino alla prima fragile vittoria e che non arretrino di fronte ai peggiori errori. Siate in grado di diventare il punto di riferimento stabile del riscatto della mia isola, di tutta la mia isola, anche di chi non vi ha capito e di chi vi guarda ancora con sospetto. Cercate alleanze con la parte viva, con i giovani, con gli intellettuali non al libro paga del blocco che vi opprime, con chi coraggiosamente combatte per liberare la Sardegna.

Un caro saluto,

vostro

Nino Gramsci

Bivat sa Repùbblica Sarda de sos operajos de sos massajos e de sos òmines de traballu

Le domande (senza risposta) ad Autodeterminatzione

Pesa Sardigna in questa campagna elettorale ha voluto dare spazio soprattutto alle due liste riconducibili all’esperienza indipendentista Sardi Liberi e Autodeterminatzione perché ci sembrano le uniche due liste che minimamente possono avere una linea su molti punti affine a quella della redazione del nostro blog, cioè l’anticolonialismo. 

Abbiamo intervistato sia i responsabili delle liste che alcuni significativi militanti candidati, persone che abbiamo individuato come particolarmente presenti nei contesti di lotta e portatrici di un valore aggiunto come per esempio Adriano Sollai per Sardi Liberi ed Emanuela Cauli per Autodeterminatzione. In questo contesto abbiamo anche scelto di intervistare l’avvocato comunista Michele Zuddas di Sinistra Sarda per il suo instancabile impegno di ponte tra quest’area e l’area dell’autodeterminazione nazionale. 

Ma le domande che abbiamo posto, in tutti i casi, non sono mai state domande di comodo o domande di propaganda, perché il nostro blog non ha interesse a fare propaganda ma a suscitare un dibattito vero e fuori dai denti al fine di raggiungere una vera unità anticolonialista.

Purtroppo però mentre abbiamo ricevuto solerti e argomentate risposte dalla lista Sardi Liberi per tramite del segretario Gianluca Collu, non abbiamo invece ricevuto risposta dalla lista Autodeterminatzione alla quale ci siamo rivolti sia inviando le domande alla loro posta ufficiale che anche personalmente al presidente Fabrizio Palazzari.

Sappiamo benissimo che le campagne elettorali sono complesse e faticose e immaginiamo il carico di impegno che grava sulle piccole liste alternative al sistema politico italiano. Riteniamo comunque un peccato non aver potuto completare il quadro delle nostre interviste per l’assenza di un solo tassello e per correttezza verso i nostri lettori e tutto il mondo anticolonialista riteniamo doveroso comunque pubblicare le domande anche se prive delle relative risposte. 

Di seguito le domande inviate ai responsabili di ADN il 24 gennaio scorso e a cui- nonostante i numerosi solleciti – non è mai arrivata alcuna risposta:

  1. Il nome della vostra proposta elettorale si chiama “Autodeterminatzione” ma il vostro candidato presidente viene dalla storia della “sinistra” liberista e centralista italiana che ha preso la tessera dei Rossomori appena la scorsa estate. Perché la scelta è ricaduta su lui e non su qualche personalità con una storia personale legata al mondo dell’amancipazione nazionale?
  2. Alle elezioni statali dello scorso marzo ADN ha preso poco più del 2% ed era l’unica lista sarda tra le candidate. Ora ce ne sono ben tre. Esiste davvero lo spazio elettorale per così tante liste sarde?
  3. Cosa vi distingue dal Partito dei Sardi?
  4. Cosa vi distingue da Sardi Liberi?
  5. Perché non avete dato risposta alla proposta politica di Caminera Noa che pure vi ha offerto pubblicamente un assist per un eventuale appoggio esterno?
  6. Lo scorso 18 dicembre i media sardi divulgavano la notizia di un accordo tra Autodeterminatzione, Sinistra Italiana e Sardigna Libera firmato dai tre leader Andrea Murgia, Roberto Mirasola e Claudia Zuncheddu. Poi Sinistra Italiana ha appoggiato la candidatura d Vindice Lecis e Claudia Zuncheddu si candiderà con Sardi Liberi. Cosa è accaduto?

La Flat Tax toglie ai poveri per dare ai ricchi. E la Sardegna?

A due giorni dalle elezioni autonomistiche sarde il soggetto-progetto politico Caminera Noa esce con una una analisi impietosa sulla manovra fiscale del governo guidato di fatto dall’uomo forte Salvini e dall’impronta ultraliberista che contraddistingue il suo partito. 

Forse in Sardegna gli elettori leghisti dovrebbero dare una lettura a questa analisi per rendersi conto che il loro capitano che si fa i selfie con la felpa dei quattro mori in realtà ha ben altri progetti per l’isola e per la sua stragrande maggioranza di cittadini. 

Di seguito il comunicato integrale di CN:

La manovra fiscale di Lega-5Stelle arricchisce i ricchi, impoverisce i poveri e la Sardegna

Caminera Noa boccia la manovra fiscale del governo Gialloverde. Con la Flat Tax alle partite Iva con un reddito fino a 65mila euro all’anno e l’aliquota al 7% per i pensionati esteri, Grillini e leghisti contribuiscono alla demolizione del sistema fiscale progressivo (in cui le aliquote crescono al crescere del reddito) e stringono la morsa coloniale sulla Sardegna e sul popolo lavoratore sardo. A pagare i privilegi sono sempre i soliti.

Flat tax sulle partite Iva

Le partite Iva con reddito non superiore ai 65mila euro pagheranno – accedendo al cosiddetto regime forfettario – una imposta unica del 15%. (Come sappiamo, al lavoratore dipendente è applicata una aliquota del 23% per i redditi fino a 15mila euro, del 27% per i redditi fra 15mila e 28mila euro, del 38% per i redditi fra 28mila e 55mila euro, del 41% per i redditi fra i 55 e i 75mila euro, 43% oltre i 75mila).

Ma per Salvini e Di Maio tutto ciò non era sufficiente. Nella manovra si trova un’altra regalia anche per chi supera il tetto di 65mila euro di reddito: infatti, le partite Iva che nel 2019 supereranno il tetto dei 65mila (ma non quello dei 100.000) potranno applicare al reddito d’impresa o di lavoro autonomo, un’ulteriore imposta sostitutiva unica (sostitutiva di Irpef, addizionali e Ires) del 20%. Si tratta di un altro favore a pochi privilegiati concentrati soprattutto nel Nord Italia (fra l’altro non vincolato a investimenti per l’aumento dell’occupazione). Non ci troviamo chiaramente di fronte alla Flat Tax (aliquota unica) per tutti sbandierata da Salvini prima delle elezioni, perché come vedremo il mondo del lavoro dipendente e dei pensionati costituisce la mucca da mungere, anche per questo governo.

Paradiso fiscale a quota 7% per i pensionati esteri

Nella visione del governo Conte, la Sardegna continua a essere una colonia dello stato italiano (e lo stesso Sud rafforza una posizione subalterna e perennemente periferica). Questo è confermato anche dalla nuova Flat Tax per i pensionati esteri. Il governo prende di mira l’adeguamento all’inflazione delle pensioni dai 1.500 euro in su, d’altra parte fa della colonia sarda (e di Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia) il paradiso fiscale dei titolari di pensioni estere che si trasferiscono in queste aree, con l’applicazione di una imposta unica sostitutiva del 7%. Se, poi, i conti non dovessero tornare il costo si riverserà sui consumatori finali, a prescindere dal reddito. Le clausole di salvaguardia prevedono, infatti, sostanziosi aumenti dell’Iva. I gialloverdi, con misure che sono frutto delle spinte non sempre convergenti di diversi gruppi d’interesse, disegnano un sistema fiscale sempre meno progressivo e sempre più iniquo.

Una lunga storia di favori ai più ricchi

Da un punto di vista fiscale la manovra gialloverde è tutto sommato in continuità con quelle che dagli anni Ottanta hanno scardinato l’impostazione progressiva del sistema fiscale. Salvini e Di Maio allargano ancora la platea dei pochi privilegiati a danno dei tanti tartassati. Che cosa succede da decenni ce lo spiega l’ultimo Rapporto su Fisco e Debito pubblicato dal Comitato per l’abolizione del debito illegittimo. “In virtù delle riforme fiscali operate dal 1983 al 2007, I super ricchi, quelli con redditi superiori a 600mila euro, nel solo 2016 hanno goduto di un regalo fiscale pari a 1 miliardo di euro. Considerato che il loro numero non va oltre le 10.000 persone, ognuno di loro ha potuto accrescere il proprio patrimonio di 100mila euro”.

Che cosa cambia per la Sardegna?

Di questa politica di regali ai più ricchi protratta nel tempo non ha beneficiato il popolo sardo, ma al più un ristrettissimo numero di sardi appartenenti all’alta borghesia. La nuova Flat Tax di Salvini e Di Maio aumenterà ulteriormente le disuguaglianze sociali ed economiche, anche in Sardegna. A beneficiare della Flat Tax al 15%, infatti, non saranno tanto i proletari in partita Iva (che in buona parte potevano fruire dei regimi forfettari preesistenti), ma un gruppo abbastanza ristretto di professionisti benestanti.

La distribuzione dei redditi nell’Isola, del resto, parla chiaro. In Sardegna (dati 2016) il reddito imponibile medio ammonta a 17.346 euro. 1.050.000 sardi circa pagano le tasse: il 50% sono lavoratori dipendenti e il 37% sono pensionati. La stragrande maggioranza dei sardi che pagano le tasse non beneficerà quindi in alcun modo della Flat Tax, sarà anzi penalizzato dal taglio dei servizi che di solito consegue a una riduzione delle risorse a disposizione (vedi, per esempio, alla voce sanità). Una riduzione della pressione fiscale a favore delle partita Iva più deboli e marginali si sarebbe potuta comprendere ed appoggiare, ma un regalo a chi percepisce fra 35mila e 100mila euro all’anno si traduce senza dubbio in un furto ai danni dei più deboli e in un ulteriore trasferimento di risorse a detrimento della colonia sarda, a favore dei percettori di redditi elevati in particolare nelle aree di tradizionale riferimento della Lega.

#camineranoa

Votate chi fa le lotte

di Antonio Muscas

La mia posizione in merito alla scadenza elettorale del 24 febbraio è conforme a quanto espresso dal comunicato di Caminera Noa, ovvero, nessun sostegno alle liste capeggiate da Zedda e Solinas, definite di centrosinistra e centrodestra ma in realtà espressione delle stesse logiche e degli stessi interessi responsabili in egual misura dello stato in cui versa l’Italia e la Sardegna, riferendomi con questo al grave e crescente disagio sociale, al continuo assalto all’ambiente e al territorio, alla soppressione dei servizi pubblici, come la chiusura dei presidi ospedalieri delle zone interne e disagiate dell’isola a favore delle monarchie del petrolio e del terrorismo e le multinazionali, come il caso del Mater Olbia e della clinica di Villamar, all’enorme, e anch’esso sempre più marcato, divario economico tra abbienti e meno abbienti, alla criminalizzazione portata avanti in maniera sempre più violenta ed esplicita della povertà, del disagio e di ogni tipo di differenza, sia essa sociale, di genere, etnica o religiosa, con un crescendo di azioni di repressione utili a sopire ogni forma di contestazione o contrapposizione. A questa logica, pur nella breve esperienza di governo, non si sono sottratti neppure i 5 stelle, la cui inesperienza, sommata all’arroganza e alla presunzione di tanti suoi rappresentanti, ha costituito l’utile mix per affossare ciò che per tanti aveva rappresentato una speranza di cambiamento. Da ultimo la farsa del voto della base per salvare Salvini – a cui i 5 stelle sono totalmente piegati – e sottrarlo al giudizio del tribunale per i fatti della nave Diciotti. I 5 stelle, nonostante la buona fede e buona volontà di tanti attivisti, è controllato da un gruppo ristretto che non risponde, come tenta di far credere, alla volontà della base, ma esclusivamente a logiche altre, non riconducibili certo all’interesse generale o, come dimostrato, alla difesa dei diritti sociali e civili.
Aggiungo la diffidenza verso candidati totalmente inesperti e sconosciuti, scelti per andare a ricoprire incarichi di rilievo e al contempo complessi. Mettersi alla guida della Sardegna, proprio per la particolare condizione in cui si trova, richiede grandi doti e tanto coraggio, preparazione, capacità e la ferma volontà di contrapporsi alle enormi pressioni esterne e di far fronte ai problemi con progetti lungimiranti e attraverso soluzioni valide e percorribili.
Abbiamo un’isola e un popolo interi da rimettere in piedi, non stiamo andando a fare una passeggiata, non possiamo permetterci passi falsi, non possiamo continuare a perdere tempo, non possiamo permetterci di scegliere qualcuno perché amico, parente, bello, simpatico o, come mi è capitato di sentire per Zedda, “perché dicono che ha fatto delle cose belle”.
Oggi più che mai, salute, ambiente, territorio, servizi, diritti, reddito e lotta contro le diseguaglianze e le discriminazioni di ogni ordine e grado, devono essere i nostri punti guida. Non è possibile quindi affidarci a persone del calibro del neo dipendente della lega Solinas o del “giovane” Zedda, a suo tempo sponsorizzato dall’ex rottamatore e oggi caduto in disgrazia Renzi, così come è alquanto rischioso firmare un assegno in bianco per lo sconosciuto Desogus.
Poche le parole da spendere per Maninchedda, un uomo ancora dentro la maggioranza del governo Pigliaru, che si spaccia per indipendente e indipendentista, ma responsabile, al pari di Pigliaru & co., delle scellerate politiche degli ultimi anni.

Non ho da fare elogi per le restanti liste, Sinistra Sarda, Autodeterminatzione e Sardi Liberi, sia perché delle prime due non ne ho apprezzato l’evoluzione, sia perché dell’altra non ho avuto modo di valutarla a pieno e quindi non sono in grado di esprimere un giudizio complessivo. Di fatto, però, sono le uniche a presentare diversi candidati in grado di offrirci la garanzia, se eletti, di dare battaglia. E siccome è necessario guardare avanti e puntare alla costruzione di una alternativa seria e duratura, abbiamo il dovere di farla crescere questa alternativa proprio attraverso persone che abbiano già dato prova di affidabilità.
Se votassi a Cagliari la mia preferenza andrebbe certamente a Claudia Zuncheddu, con cui abbiamo condiviso numerose e appassionate battaglie. Negli anni trascorsi come consigliera regionale ha dato prova del suo valore mettendosi totalmente al servizio della causa, e così ha proseguito negli anni a seguire fino ad oggi. Lei per me rappresenta una garanzia. Pertanto sosterrò la sua lista, anche nell’auspicio che il nostro candidato locale, Dario Piras, candidato nella stessa lista, dia continuità all’azione che attualmente sta portando avanti come consigliere comunale in sostegno degli interessi della collettività e a supporto delle importanti vertenze territoriali

Una motzione cumonale pro sa limba mama

CORONA DE LOGU
DIE INTERNATZIONALE DE SA LIMBA MAMA

Su 21 de frèargiu de cada annu est pro voluntade de sas Natziones Unidas, de su 1999, sa “Die internatzionale de sa limba mama”. Custa die est istada seberada dae s’Onu in ammentu de su 21 frèargiu 1952, cando medas istudiantes de s’Universidade de Dacca sunt bènnidos ochidos de sas fortzas de s’ordine pakistanas mentras manifestaiant pro su reconnoschimentu de sa limba issoro, su bengalesu, comente limba ufitziale de su Pakistàn.

Sa Corona de Logu, assemblea de sos amministradores locales indipendentistas de Sardigna, in custa die proponet unu atu polìticu a sos sòtzios suos. Cunsìderat difatis prioritàriu promòvere s’impreu de su sardu, limba mama nostra, in onni ocasione e, in antis de totu, in sas amministratziones pùblicas, chi acumprint unu ruolu de ghia pro sas pròpias comunidades.

Sa Corona de Logu proponet s’adotzione in Cussìgiu Comunale de una motzione pro sa promotzione de su bilinguismu e s’impreu de su sardu in cada Comunu. A motzione aprovada:

1) su Presidente de su Cussìgiu Comunale s’impinnat a faeddare in sardu a s’inghitzu de onnia reunione de su Cussìgiu Comunale;

2) sa Cussìgiu Comunale s’impinnat, pro su mèdiu chi cunsiderat prus oportunu (cunventzione cun sas Universidades, ativatzione de Isportellos Linguìsticos, àteru), a publicare in s’albu pretòriu istitutzionale sas delìberas de sa Giunta e de su Cussìgiu in limba sarda e in limba italiana;

3) su Cussìgiu Comunale pregunta a sos traballadores de su Comunu de faeddare in sardu cun sos tzitadinos e cun sos collegas de s’ente locale.

Sa motzione est istada presentada in sos Cussìgios Comunales de Bauladu, Gàiru, Macumere, Mòguru, Aristanis, Pabillonis, Samugheo, Iscanu, Serramanna, Serrenti, Simaba, Simaghis, Terraba, Ùssara Manna e Biddanoa de Forru.

Sa Corona de Logu si augurat chi in su benidore semper prus Comunus sardos si impinnent pro s’impreu de sa limba sarda in sos ufìtzios comunales, in atos amministrativos e in atòbios ufitziales, contribuinde gai a sa crèschida de una cussèntzia natzionale sarda in su populu in sas istituziones de s’ìsula.

❐ Leggi il comunicato bilingue: http://bit.ly/2XedBGN

Sorveglianza speciale perché ha combattuto contro l’ISIS. Domani sit-in a Cagliari

La foto di Sa Domu per pubblicizzare il sit-in di solidarietà con Luisi Caria

In questi giorni di convulse notizie riguardanti la lotta dei pastori per un giusto prezzo del latte è un po’ passata in sordina la notizia della richiesta del Questore di Nuoro di sorveglianza speciale per Luisi Caria, accusato di aver combattuto nelle milizie curde contro l’ISIS.

Che cosa sia la sorveglianza speciale lo spiega lo stesso Luisi Caria in un post su fb:

La sorveglianza speciale è una misura repressiva che obbliga a restare all’interno del territorio comunale di residenza, impone degli orari in cui si può o non si può uscire di casa, prevede il ritiro della patente, del diritto all’elettorato attivo, oltre ad eventuali prescrizioni aggiuntive (come ad esempio il divieto di riunirsi con più di due persone contemporaneamente).
Viene richiesta da un questore qualora ritenga che una persona sia “socialmente pericolosa” e che quindi potrebbe compiere dei reati, anche se questi reati non sono mai stati commessi.
Da alcuni anni questa misura di “prevenzione” è stata usata dalle questure italiane contro diversi militanti politici.
Nella maggior parte dei casi l’autorità giudiziaria ha bocciato queste richieste, ma alcune volte esse sono state accolte dai giudici, aprendo un pericoloso precedente che fa temere per le libertà politiche e per lo stato di diritto nello stato italiano.
Rappresenta infatti anche una violazione evidente della divisione dei poteri, nel momento in cui questa misura può essere comminata su richiesta di un funzionario dipendente dal ministero degli interni quale è il questore.
Tale richiesta è stata notificata anche a me, in relazione all’indagine che a settembre mi ha coinvolto, insieme altri due compagni per il fatto di aver supportato le YPG e la rivoluzione confederale in Siria.
Oltre al probabile prossimo teatrino semiserio sui giornali, che da settembre ad oggi mi hanno condannato e assolto diverse volte nelle loro pagine con ricostruzioni spesso piuttosto fantasiose, questo fatto porta con sè una serie di interrogativi e ombre sul diritto che ha ogni persona di svolgere attività politica, in un momento che fa presagire un’involuzione antidemocratica dello stato italiano.
Voglio ringraziare i compagni della Rete Kurdistan Sardegna che hanno chiamato un Sit-in di sostegno davanti al tribunale di Cagliari per giovedì mattina, quando si terrà l’udienza, così come ringrazio tutte le compagne e i compagni che mi hanno espresso la loro solidarietà.
Se siamo uniti la repressione non passerà.

Domani si svolgerà il sit-in di solidarietà. L’appuntamento è alle ore 9:00 davanti al Palazzo di Giustizia a Cagliari.

Di seguito il comunicato della Rete Kurdistan.

// CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DI DELLA SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE // 21 FEBBRAIO 2019 // H. 9.00 // CAGLIARI, PALAZZO DI GIUSTIZIA //

Nell’orrore della guerra, i curdi e le altre popolazioni della Siria settentrionale hanno costruito un sistema di convivenza pacifica e democratica, basato sulla liberazione della donna e sulla gestione comune delle risorse. Per anni questo nuovo modello di società ha dovuto difendersi dalle orde terroriste e genocide dell’Isis, sostenute dalla Turchia.

Centinaia di volontari e volontarie sono partite da tutto il mondo per unirsi alla resistenza dei popoli della Siria del nord nella lotta al sedicente “Stato Islamico” o per contribuire in altro modo allo sviluppo della rivoluzione democratica. Oggi il dittatore Erdogan attende il completamento del ritiro americano per invadere la Siria del Nord e perpetrare una vera e propria pulizia etnica, nell’indifferenza degli stati europei, che mostrano interesse solo per gli affari che fanno con la Turchia. In questo quadro si è avviato in Sardegna e in Italia un processo di criminalizzazione di tante e tanti combattenti del terrorismo come fossero essi stessi dei terroristi.
In Sardegna, nello scorso settembre, 3 internazionalisti sono stati inquisiti per terrorismo, mentre in Italia, nel mese di gennaio la questura di Torino ha richiesto contro 5 combattenti e solidali la misura della Sorveglianza Speciale. Si tratta di una misura di “prevenzione” che ricorda molto il “confino” dell’epoca fascista e che, se applicato contro dei militanti, implicherebbe la negazione del diritto di svolgere ogni attività politica.

Uno dei solidali sardi già inquisiti per 270bis, Luisi Caria, il quale, nel 2017, prese parte alla liberazione di Raqqa dalle forze dell’ISIS con l’International Freedom Battalion, ha ricevuto nelle scorse settimane la richiesta per lo stesso tipo di misura di prevenzione dei cinque torinesi che sarà discussa al tribunale di Cagliari il 21 Febbraio.

Le tempistiche e le modalità con cui se questure si stanno muovendo suggeriscono un coordinamento da parte dello stato italiano, nello specifico del ministero degli interni (di cui le questure sono emanazione) riguardo al trattamento di coloro i quali e le quali hanno mostrato concretamente la loro solidarietà ai popoli della Siria del nord.

Per questo come Rete Kurdistan Sardegna lanciamo un presidio il 21 Febbraio, alle ore 9.00 di fronte al tribunale di Cagliari per mostrare la nostra solidarietà a Luisi, agli altri inquisiti e per dimostrare ancora una volta che la solidarietà attiva alla rivoluzione del Rojava non può essere fermata o criminalizzata in nessun modo!

Difendiamo uniti il voto indipendentista

Separati alle elezioni uniti ai seggi. Potrebbe suonare così la proposta di ProgReS alle altre liste indipendentiste. Vedremo se questa proposta “di unità nazionale operativa” sarà accolta dalle altre liste indipendentiste o se invece neppure ai seggi l’indipendentismo si presenterà unito a difendere il voto.

Di seguito il comunicato integrale.

 

Ogni voto conta

Rappresentanti di lista unificati

Proposta di unità nazionale operativa per la difesa del voto indipendentista

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La nostra identità

Progetu Repùblica de Sardigna, partito indipendentista e repubblicano, è la realtà politica alla quale danno vita donne e uomini che lavorano per l’emancipazione sociale e nazionale del popolo sardo tramite un progressivo cammino democratico e nonviolento di liberazione e di autodeterminazione che consentirà alla nazione sarda l’accesso al diritto a decidere e alla creazione della Repubblica di Sardegna.

Progetu Repùblica de Sardigna aspira e promuove la partecipazione politica, la propositività contro la protesta e la rivendicazione, la dignità del lavoro e l’anti-assistenzialismo, la prosperità economica eco-sostenibile, la laicità libertaria, la libertà religiosa e sessuale, l’autocoscienza culturale e storica, l’apertura al futuro e al mondo contro qualsiasi discriminazione, l’eguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini, la giusta distribuzione delle risorse, dei beni collettivi e delle opportunità.

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Il nostro impegno

Progetu Repùblica de Sardigna è da sempre impegnato al servizio del bene e degli interessi della nazione sarda, rifiutando qualsiasi tipo di alleanza organica con partiti e movimenti italiani e promuovendo sistematicamente la convergenza tra le forze nazionali sarde al fine di allargare il consenso per l’indipendentismo e per il diritto a decidere. Nella fase attuale Progetu Repùblica è tra i promotori del contenitore politico di Sardi Liberi – unico esito possibile dopo intensi mesi di dialogo e confronto con tutte le forze dell’area – che coinvolge, a fianco del nostro indipendentismo progressista, i settori moderati rappresentati da Unidos di Mauro Pili e il sardismo anti-salviniano degli ex-PSd’Az; la visione innovativa e l’identità inclusiva e plurale di Sardi Liberi hanno inoltre consentito la condivisione del progetto da parte di altre realtà del mondo dell’associazionismo e dell’indipendentismo come il movimento per la zona franca e Sardigna Libera; senza dimenticare la vicinanza e l’impegno di figure storiche dell’indipendentismo come Bainzu Piliu.

La determinazione di Progetu Repùblica a favore della convergenza nazionale non ha niente a che vedere con la fase elettorale, prescinde da essa e guarda a un orizzonte di medio e lungo periodo.

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La nostra proposta

Progetu Repùblica de Sardigna chiede espressamente e decisamente agli indipendentisti di sostenere i candidati di Sardi Liberi con l’unico voto utile possibile. Qualsiasi appello a un generico voto sardo a beneficio di una qualsiasi delle tre forze nazionali presenti alle elezioni rappresenta per noi un assurdo politico e non rende merito né giustizia alla nostra coerenza pluriennale, sempre e comunque nel solco della convergenza nazionale e della costruzione di un’alternativa nazionale credibile e di governo.

D’altronde la storia politica e le conseguenti scelte di ciascuno hanno il loro peso e i candidati di Sardi Liberi vantano tutte le caratteristiche necessarie per chiedere il sostegno alle donne e agli uomini di Sardegna.

Progetu Repùblica de Sardigna lancia invece una proposta di unità nazionale operativa e concreta, oltre qualsiasi discorso astratto sulla frammentazione dell’area, che consentirebbe agli attuali tre attori di dimostrare fattivamente al popolo sardo il proprio grado di responsabilità nazionale.

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Rappresentanti di lista unificati

La legge elettorale sarda è iniqua e antidemocratica, la scheda di voto sembra fatta appositamente per trarre in errore i votanti. Progetu Repùblica propone alle altre forze dell’area indipendentista di organizzare una rete comune, razionale e pianificata, di rappresentanti di lista unificati che nei seggi difendano con determinazione ogni voto a una delle tre forze in campo: Sardi Liberi, Autodeterminatzione e Partito dei Sardi.

Progetu Repùblica de Sardigna offre la propria disponibilità incondizionata alla creazione di un tavolo di concertazione apposito che ottimizzi le presenze ed eviti inutili sovrapposizioni nei seggi.

Ogni voto indipendentista difeso e non disperso è un voto in meno per l’unionismo di centrodestra, centrosinistra, comunista e pentastellato. Ogni voto indipendentista difeso è un’opportunità in più per superare il vuoto mantra dell’unità dell’area e una possibilità in più per il dialogo tra le forze nazionali sarde e per la pluralità dell’offerta politica indipendentista.

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Fintzas a sa Repùblica

Portare in Regione la lotta per la sanità pubblica

 

Intervista a Emanuela Cauli, volto noto della lotta in difesa dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalene e candidata con Autodeterminatzione

  • Sei il volto più noto della dura protesta in difesa dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena. Contro chi e contro cosa lottate?

Lottiamo contro il metodo e la forma con cui l’ultima giunta regionale ha stravolto la sanità pubblica in Sardegna, applicando supinamente i diktat di partito senza tenere in alcun conto le condizioni orogeografiche ed economiche di una regione come la nostra. Lottiamo contro la protervia e la totale distanza di questa classe politica nei confronti dei propri cittadini. In definitiva lottiamo contro l’oltraggio ad uno dei più importanti diritti che saldano le fondamenta di una società equa e solidale, lottiamo per tutti i diritti calpestati e disattesi dei Sardi a cui è stato tolto anche il diritto alla speranza e alla serenità che distingue un paese civile da uno che non lo è.

L’ex assessore alla sanità Luigi Arru è stato ricandidato dal PD. Il candidato presidente del “centrosinistra” dice di rappresentare la svolta rispetto alla giunta Pigliaru. Cosa ne pensi?

Non riesco ad intravvedere nessuna svolta in una coalizione che subisce candidature imbarazzanti adducendo scuse e giustificazioni altrettanto imbarazzanti. E’ paradossale che la riforma delle rete sanitaria venga criticata dalla stessa lista che poi vuol proporre come ricetta per la nostra sanità morente gli stessi metodi della giunta uscente completandone il lavoro, propinando case della salute come panacea a tutti i mali della nostra sanità dimostrando già così la completa mancanza di competenze e proposte per un problema così grave per tutti i nostri territori. Un candidato alla presidenza che smonta in due parole le radici su cui si affonda l’identità del nostro popolo proponendo il Made in Italy come marchio incentivo per i prodotti Made in Sardigna, evidenziando l’imbarazzante servilismo statale che è nel DNA di questa coalizione.

Perché hai scelto Autodeterminatzione e non una delle altre liste alternative al tripolarismo italiano?

Alle scorse elezioni optai per Sardegna Possibile che ora ha aderito ad ADN. Ci ritrovo i miei stessi ideali nella forma di un progetto strutturato e integrato organicamente alla nostra cultura e alle nostre peculiarità di isola nel mezzo del Mediterraneo. Un progetto frutto della partecipazione e del contributo insostituibile dei rappresentanti di tutte le categorie di tutti territori Sardi che hanno loro stessi scritto il programma. Un progetto fatto da Sardi per Sardi, con cuore, testa e gambe. Conoscendo Andrea Murgia ho deciso di accettare la sua richiesta di partecipare e contribuire a questo progetto perché sono convinta che lo porterà avanti con la determinazione, coerenza e onestà che lo contraddistinguono.

Cosa ne pensi della posizione presa da Caminera Noa di sostenere i singoli candidati vicini alle lotte ma di non appoggiare nessuna lista in maniera organica?

Ho grande stima per gli attivisti di Caminera Noa che sono stati i primi ad accogliere le nostre richieste di ascolto nella difesa del Paolo Merlo. Ho trovato amicizia, rispetto e ascolto disinteressato che si è trasformato naturalmente in stima reciproca e che mi ha permesso di interfacciarmi in un dialogo alla pari con gli altri movimenti Sardi in difesa della sanità pubblica. Posso solo supporre che la scelta di Caminera Noa di sostenere i candidati e non le liste nasca dal rapporto personale di fiducia e rispetto che si è stabilito tra i singoli come cittadini e non come figure associate ad uno o l’altro partito o lista che sia.