Sorveglianza speciale perché ha combattuto contro l’ISIS. Domani sit-in a Cagliari

La foto di Sa Domu per pubblicizzare il sit-in di solidarietà con Luisi Caria

In questi giorni di convulse notizie riguardanti la lotta dei pastori per un giusto prezzo del latte è un po’ passata in sordina la notizia della richiesta del Questore di Nuoro di sorveglianza speciale per Luisi Caria, accusato di aver combattuto nelle milizie curde contro l’ISIS.

Che cosa sia la sorveglianza speciale lo spiega lo stesso Luisi Caria in un post su fb:

La sorveglianza speciale è una misura repressiva che obbliga a restare all’interno del territorio comunale di residenza, impone degli orari in cui si può o non si può uscire di casa, prevede il ritiro della patente, del diritto all’elettorato attivo, oltre ad eventuali prescrizioni aggiuntive (come ad esempio il divieto di riunirsi con più di due persone contemporaneamente).
Viene richiesta da un questore qualora ritenga che una persona sia “socialmente pericolosa” e che quindi potrebbe compiere dei reati, anche se questi reati non sono mai stati commessi.
Da alcuni anni questa misura di “prevenzione” è stata usata dalle questure italiane contro diversi militanti politici.
Nella maggior parte dei casi l’autorità giudiziaria ha bocciato queste richieste, ma alcune volte esse sono state accolte dai giudici, aprendo un pericoloso precedente che fa temere per le libertà politiche e per lo stato di diritto nello stato italiano.
Rappresenta infatti anche una violazione evidente della divisione dei poteri, nel momento in cui questa misura può essere comminata su richiesta di un funzionario dipendente dal ministero degli interni quale è il questore.
Tale richiesta è stata notificata anche a me, in relazione all’indagine che a settembre mi ha coinvolto, insieme altri due compagni per il fatto di aver supportato le YPG e la rivoluzione confederale in Siria.
Oltre al probabile prossimo teatrino semiserio sui giornali, che da settembre ad oggi mi hanno condannato e assolto diverse volte nelle loro pagine con ricostruzioni spesso piuttosto fantasiose, questo fatto porta con sè una serie di interrogativi e ombre sul diritto che ha ogni persona di svolgere attività politica, in un momento che fa presagire un’involuzione antidemocratica dello stato italiano.
Voglio ringraziare i compagni della Rete Kurdistan Sardegna che hanno chiamato un Sit-in di sostegno davanti al tribunale di Cagliari per giovedì mattina, quando si terrà l’udienza, così come ringrazio tutte le compagne e i compagni che mi hanno espresso la loro solidarietà.
Se siamo uniti la repressione non passerà.

Domani si svolgerà il sit-in di solidarietà. L’appuntamento è alle ore 9:00 davanti al Palazzo di Giustizia a Cagliari.

Di seguito il comunicato della Rete Kurdistan.

// CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DI DELLA SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE // 21 FEBBRAIO 2019 // H. 9.00 // CAGLIARI, PALAZZO DI GIUSTIZIA //

Nell’orrore della guerra, i curdi e le altre popolazioni della Siria settentrionale hanno costruito un sistema di convivenza pacifica e democratica, basato sulla liberazione della donna e sulla gestione comune delle risorse. Per anni questo nuovo modello di società ha dovuto difendersi dalle orde terroriste e genocide dell’Isis, sostenute dalla Turchia.

Centinaia di volontari e volontarie sono partite da tutto il mondo per unirsi alla resistenza dei popoli della Siria del nord nella lotta al sedicente “Stato Islamico” o per contribuire in altro modo allo sviluppo della rivoluzione democratica. Oggi il dittatore Erdogan attende il completamento del ritiro americano per invadere la Siria del Nord e perpetrare una vera e propria pulizia etnica, nell’indifferenza degli stati europei, che mostrano interesse solo per gli affari che fanno con la Turchia. In questo quadro si è avviato in Sardegna e in Italia un processo di criminalizzazione di tante e tanti combattenti del terrorismo come fossero essi stessi dei terroristi.
In Sardegna, nello scorso settembre, 3 internazionalisti sono stati inquisiti per terrorismo, mentre in Italia, nel mese di gennaio la questura di Torino ha richiesto contro 5 combattenti e solidali la misura della Sorveglianza Speciale. Si tratta di una misura di “prevenzione” che ricorda molto il “confino” dell’epoca fascista e che, se applicato contro dei militanti, implicherebbe la negazione del diritto di svolgere ogni attività politica.

Uno dei solidali sardi già inquisiti per 270bis, Luisi Caria, il quale, nel 2017, prese parte alla liberazione di Raqqa dalle forze dell’ISIS con l’International Freedom Battalion, ha ricevuto nelle scorse settimane la richiesta per lo stesso tipo di misura di prevenzione dei cinque torinesi che sarà discussa al tribunale di Cagliari il 21 Febbraio.

Le tempistiche e le modalità con cui se questure si stanno muovendo suggeriscono un coordinamento da parte dello stato italiano, nello specifico del ministero degli interni (di cui le questure sono emanazione) riguardo al trattamento di coloro i quali e le quali hanno mostrato concretamente la loro solidarietà ai popoli della Siria del nord.

Per questo come Rete Kurdistan Sardegna lanciamo un presidio il 21 Febbraio, alle ore 9.00 di fronte al tribunale di Cagliari per mostrare la nostra solidarietà a Luisi, agli altri inquisiti e per dimostrare ancora una volta che la solidarietà attiva alla rivoluzione del Rojava non può essere fermata o criminalizzata in nessun modo!