Fallimento dell’indipendentismo e possibili vie d’uscita

A due giorni dal risultato delle elezioni arrivano le prime letture sul disastroso risultato indipendentista che condanna le tre liste indipendentiste a restare fuori dal Consiglio Regionale.

La prima reazione arriva da fb dal segretario di Lid.R.U. Pierfranco Devias che a caldo già il 25 febbraio svolge la seguente riflessione amara sul livello di coscienza degli elettori sardi e sul fatto che in effetti la Sardegna – dal punto di vista politico – “non è un bel posto”:

A caldo, prima che nelle sedi opportune si affronti una seria analisi del voto, mi sento di dire che non è un bel posto quello in cui la popolazione si lamenta ogni giorno ma, al momento di decidere del proprio futuro, rinuncia e lascia che solo metà decida per tutti.
Non è un bel posto quello in cui a decidere il futuro sarà la politica espressa da solo un quarto degli aventi diritto.
Non è un bel posto quello in cui le persone votano senza aver mai letto un programma, ma solo come riflesso di show mediatici d’importazione.
Non è un bel posto quello in cui l’opinione dominante crede a voti utili e voti inutili, il che implica che esistano cittadini utili e cittadini inutili.
Non è un bel posto quello in cui i mezzi d’informazione lanciano inequivocabili segnali di blocchi vincenti e blocchi perdenti, assumendo un ruolo orientativo anziché informativo.
Non è un bel posto quello in cui i meccanismi di voto siano profondamente antidemocratici, ma questo pare essere un problema solo di chi prende meno voti, anziché di una società intera a cui viene limitato e distorto il diritto di espressione.
Questo non è un bel posto perchè la libera espressione è orientata e drogata, ma per disciplina democratica riconosco e accetto la volontà del mio amato Popolo Sardo e continuerò a lavorare per fargli cambiare idea.
Ma nessuno, nessuno mai potrà convincermi che noi staremmo meglio se governati da poteri esterni.
E nessuno, nessuno mai potrà convincermi che i giochi di prestigio, i trucchetti, l’abuso della credulità popolare, l’abuso della buona fede di centinaia di candidati, possano essere presupposto per una buona politica e per il buon governo della nostra terra.

Abbiamo tanto lavoro da fare, animu patriotas!

Esternamente dal gioco elettorale invece interviene il sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis proponendo il modello dell’assemblea degli amministratori indipendentisti Sa Corona De Logu come laboratorio in cui fare ripartire un modello unitario dell’indipendentismo:

Ad oggi, e a quanto ne so io, la Corona de Logu è l’unico luogo in cui tutti i differenti indipendentismi s’incontrano senza preclusioni per cercare d’agire assieme. Ma la Corona de Logu è limitata agli amministratori locali.

La prima cosa da fare è, penso, creare un’assemblea analoga per gli indipendentisti di ogni etnia politica e radicati in ogni campo della vita civile. E come noi vediamo nella Corona de Logu la prefigurazione di una futura Camera delle Regioni, così questa nuova assemblea potrebbe essere la culla di una futura Camera dei Rappresentanti del popolo. Regioni e popolo sardi, nella Repubblica sarda.

Per incontrarsi e darsi le regole base dell’organizzazione ci vuole veramente molto poco. E potrebbero farlo sia i militanti dei partiti, che hanno affrontato con grande sacrificio e buona fede gli ultimi mesi elettorali, sia quanti sono rimasti fuori dalla contesa per le più diverse ragioni. Tutta la società indipendentista ne sarebbe coinvolta e tutti avrebbero e avremmo da dare un contributo importante. I vantaggi del dialogo e dell’azione comune sarebbero enormi. Serve solo che qualcuno dia il calcio d’inizio.

Infine interviene il partito animatore della lista Sardi Liberi, ProgeS che affida le sue riflessioni e la sua proposta di un coordinamento stabile e strategico ad un comunicato:

I risultati elettorali, tra astensionismo e disimpegno, ci consegnano un quadro politico e sociale poco rassicurante per il prossimo futuro della nostra nazione.

Un riconfermato e ormai ingiustificabile astensionismo consegna per l’ennesima volta le redini del potere all’unionismo, in questo caso rappresentato da partiti italiani votati dal 25% della popolazione sarda. 

L’astensionismo rappresenta il migliore alleato dell’unionismo: il mantra deresponsabilizzante e autoassolvente del “non voto tanto sono tutti uguali” si conferma essere dannoso e inaccettabile: è funzionale agli interessi italiani e frustra l’onerosa attività dell’indipendentismo il quale, nonostante tutto, è riuscito a formulare proposte di governo di spessore e soluzioni alle sfide dell’oggi degne di attenzione, ispirate a una visione della nostra nazione a medio e lungo periodo. 

L’astensionismo, sia quello passivo che quello intenzionale, contiene in sé un latente istinto all’autolesionismo e denota un buon grado di superficialità di analisi e di scarsità di attenzione nel valutare le reali proposte dell’indipendentismo. Questa dinamica è accentuata dall’impossibilità per i cittadini ad accedere a un’informazione completa e paritetica.

Le difficoltà tecniche come una legge elettorale iniqua e antidemocratica, come una modalità di voto macchinosa e ingannevole e come il conseguente caos nell’attribuzione dei voti in fase di scrutinio rappresentano un ostacolo ulteriore per le piccole forze ma non possono fungere da scusante per una non soddisfacente risposta elettorale.

La sfida che ci attende dunque è quella di sempre: continuare a parlare chiaro, senza dissimulazioni, nel tentativo di entrare in sintonia con sempre più larghi settori della società sarda. Con creatività, dedizione e disposizione al dialogo continueremo a seminare, consci che il nostro impegno disinteressato sarà presto o tardi ricambiato dal sostegno dei sardi più attenti che vorranno agire per il riscatto della nazione sarda.

Come anticipato nei documenti politici dei mesi scorsi l’appuntamento elettorale non costituisce per Progetu Repùblica il fulcro della propria azione politica. Consci di aver umanamente e politicamente fatto tutto quello che è nelle nostre possibilità, apriremo nei prossimi giorni nel partito e nella coalizione una fase di confronto e di analisi a tutto campo. La nostra attività proseguirà comunque inesorabilmente, sia come partito sia all’interno del progetto Sardi Liberi che ha poche settimane di vita e potenzialità di espansione puntando sulla pluralità e sulla valorizzazione dei punti di incontro. 

L’andamento del voto conferma la necessità della convergenza nazionale tra le forze dell’area indipendentista e autonomista; non nel senso di una fusione delle sigle bensì del coordinamento stabile e strategico, basato sui meccanismi di un sistema elettorale indegno che produce più di 15.000 “schede contenenti errori”, dato che dovrebbe far pensare e che forse sarebbe il caso di indagare a fondo e di segnalare alle competenti autorità internazionali.

Siamo fermamente convinti che un grande movimento di liberazione nazionale debba allargare la propria base di riferimento a strati della società sempre più ampi; in questo senso il solco tracciato dall’indipendentismo di ProgReS sarà a pieno titolo parte integrante, attiva e propositiva in qualsiasi tavolo di confronto, sin da ora.

Fintzas a sa Repùblica.

ProgReS-Progetu Repùblica de Sardigna

In generale l’unica autocritica e assunzione di responsabilità che è arrivata è quella del candidato del PDS Paolo Maninchedda il quale ha lasciato intendere sue possibili dimissioni e il ritiro dalla vita politica attiva:

Convocherò a breve gli organi di partito per i necessari adempimenti. Continuerò a lavorare come intellettuale per la costruzione di un grande partito indipendentista e per cambiare l’informazione e la formazione della gente sarda in modo da sottrarre ogni persona a qualsiasi manipolazione.