Sono un militante antifascista

Tratto dal profilo facebook di Mauro Aresu

È difficile scrivere qualcosa sulla vicenda che mi ha riguardato oggi, non tanto perché sia una vicenda triste quanto lo è un’Italia dove si va sul giornale con nome e cognome per le proprie convinzioni politiche. Nemmeno perchè il Ministro degli Interni, dopo essersi avvalso dell’immunità parlamentare, aver fatto dilatare quei 49 milioni “spariti” dalle casse dello stato in 89 comode rate annuali, fa la vittima contro uno dei tanti sfigati di turno che incombe nella pesca a strascico dei suoi avvocati.

Scrivere di questa vicenda è difficile perchè vuol dire sottrarre tempo e parole a chi questo tempo e queste parole se le merita veramente. Parole che dovrebbero essere di ringraziamento nei confronti di tutte quelle e quei militanti che hanno rischiato la loro vita nella Siria del Nord e che ora sono a processo contro lo Stato Italiano. Parole che dovrebbero trasformarsi in partecipazione per Lorenzo Orsetti, italiano in forze alle YPG morto ieri per mano di DAESH, e per tutti i martiri che hanno dato la vita in questa guerra.

Sono un militante antifascista, che lotta per il diritto all’abitare, perché sulla propria terra venga eliminata ogni traccia di servitù militare e perché si possa vivere liberi in una terra libera. Non sprecherò un minuto di più a parlare di questa vicenda che è finita in tribunale dopo la richiesta di ABIURA (ahahahahah) rifiutata dal sottoscritto e tornerò a fare quello che stavo facendo fino a quando è comparso quell’articolo scritto con i piedi, il militante comunista.

Ringrazio tutte e tutti per la solidarietà e i tanti messaggi arrivati (a cui non riesco a rispondere ma vi prometto una birra) e vi lascio con le ultime parole di Orso che spero ognuno faccia proprie e siano da spinta per una vita coscientemente attiva, partigiana e militante.

“Non avrei potuto chiedere di meglio. Vi auguro tutto il bene possibile, e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo.

Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo.”

p.s.: questo profilo è inattivo da tempo, Facebook ha fatto la sua storia e non è più utile come in passato per veicolare i messaggi politici. Ci rimangono i vecchi bacucchi troll che stanno attaccati al pc a commentare in maniera compulsiva. Questo è l’ultimo messaggio che comparirà su questa pagina. Se volete beccarmi, sapete dovete trovarmi… nelle piazze dei quartieri e dei paesi lì dove i politici stipendiati vanno solo per farsi qualche selfie e mangiare a sbaffo.

Mauro Aresu

Nurah, il gioco delle torri di luce. Intervista all’autore Marco Oggianu

 Oggianu Marco, autore di Nurah, il gioco delle torri di luce

Nurah, il Gioco delle Torri di Luce. Di cosa parla?

Quattromila anni fa, in epoca nuragica, la Sardegna era divisa in venti Regni. Nel cuore di ogni Regno si trovava il Tempio di Shardan, Dio del Sole, chiamato anche Nurah, Torre di luce (oggi Nuraghe), così chiamata per il fuoco sacro che ardeva sulla sua sommità l’intero arco dell’anno.  Per evitare guerre i Regni si affrontavano in un Gioco dove due squadre di nove elementi combattevano per una Nurah: prima della sfida il fuoco veniva spento, la squadra che conquistava la fiaccola e lo riaccendeva era la vincitrice e otteneva il dominio sul Regno. La squadra con più Nurah al suo attivo, avrebbe sancito il Judike, ovvero l’Imperatore di tutti i Regni. In questo contesto è ambientata la storia della piccola squadra di Kehra che, condotta da una ragazzina, Ilian, sfida la più blasonata Antinè e i campionissimi di Bahr Amon. Ilian gioca per liberare Gunnar, il suo fidanzato, tenuto in ostaggio dal Judike Is e costretto a giocare per Bahr Amon…

Storia, fantastoria o tutte e due le cose?

Più fantastoria, anche se l’ambiente descritto è quello della civiltà nuragica e dei templi ad essa collegati: tombe di giganti, tempietti a megaron, pozzi sacri e così via. La storia è ispirata ai Giganti di Monte Prama e ai personaggi rappresentati nei bronzetti. Infatti ogni squadra è composta da quattro arcieri, due pugili con scudo, due lottatori e un Campione, rappresentato come il cosiddetto capotribù con bastone, trofeo simbolo per ogni Nurah conquistata. Nella storia vi sono anche altri oggetti come i pugnaletti e le navicelle, che hanno anche funzioni ben precise.

Perché un romanzo sul passato dei sardi?

Per far conoscere la storia dei Sardi in maniera abbastanza semplice. In questo racconto mi sono attenuto a quello che la storiografia ufficiale sostiene ancora oggi, facendone quasi una parodia. Mentre gli altri popoli del mondo navigavano, scrivevano, venivano qui a insegnarci tutto, i nuragici erano totalmente occupati nel Gioco. Costruire torri di pietra e mettere tutte le energie per le squadre che avrebbero dovuto conquistarle, o difenderle. Un po’ come oggi avviene col calcio e nell’antica Roma coi gladiatori. I Nuraghi costruiti per un gioco? Può sembrare assurdo, ma se pensiamo che l’edificio più imponente della Roma antica era il Colosseo e che oggi nelle nostre metropoli sono gli stadi… Inoltre nel racconto vi sono chiari riferimenti allo sport dei tempi moderni e ai suoi problemi: corruzione, doping, scommesse, partite arrangiate, ecc.

Il passato e la riflessione sul passato possono aiutarci a cambiare il presente?

Si, ma dipende da come si interpretano le fonti. Quando vi sono fonti scritte palesi e obbiettive è chiaro che non le si può discutere, ma quando tutto si basa su ambigui reperti materiali o su descrizioni mitologiche, allora la storia diventa speculazione ed è molto facile cadere nella propaganda, che quasi sempre favorisce i vincitori e i dominatori. Nel caso della Sardegna è abbastanza evidente, è stata creata una narrazione storica che vede i sardi come eternamente perdenti. Non dico colonizzati, sconfitti, poiché questi termini potrebbero essere limitati a certi periodi per poi venire ribaltati in altri, parlo invece di perdenti poiché questa situazione viene spacciata come eterna, inevitabile. Un’esaltazione estrema dello status quo che non trova eguali nemmeno nella Reazione dell’Ancien Regime di inizio ottocento. Un uso distorto della storia a scopo coloniale che ha veramente cambiato il presente, ma in maniera negativa, convincendo i sardi che sono sempre stati un popolo di incapaci, con tutte le conseguenze che abbiamo davanti agli occhi.

Per ribaltare le cose io reagisco con un’altrettanto forte mitologia, inventata, come la loro, e raccontata in maniera popolare. Usando un termine più esplicito: proletaria. Come gli americani fanno con Hollywood, anche se l’esempio è molto azzardato. In questo caso lo faccio con una storia semplice, d’amore e di battaglie, nella quale tutti possono riconoscersi, e che non ha nessuna pretesa di scientificità storica. Ma che colpisce, resta nell’immaginario popolare, ed è questo il mio obbiettivo. La scienza invece la lascio ai veri archeologi, di cui rispetto il lavoro.

«Per unire le lotte organizziamoci». Caminera Noa si riunisce a Bauladu

Nelle immagini alcuni particolari delle mobilitazioni di Caminera Noa
Dopo aver lanciato le battaglie contro il finanziamento pubblico alla sanità privata con le due manifestazioni davanti al Mater Olbia, la campagna per cambiare le regole dei tirocini, la campagna di mutualismo Telèfonu Ruju e l’inchiesta sul lavoro femminile in Sardegna con la diffusione del questionario lanciato in occasione dello sciopero femminista globale dell’8 marzo (vai alla compilazione), la proposta sulla cittadinanza onoraria sarda per iniziare a costruire una nuova e più inclusiva concezione di cittadinanza, il soggetto-progetto politico Caminera Noa si riunisce per fare il punto delle lotte in corso, per avviarne delle nuove e per parlare di come organizzarsi per essere più incisivi ed efficaci.
Ecco il testo inviato alla mailing list a tutti gli attivisti :
Siamo nel secondo anno di attività di Caminera Noa e con le tante iniziative e battaglie cui abbiamo dato vita, abbiamo dimostrato che è possibile (ri)connetterci tra di noi – tra le varie anime anticapitaliste, anticolonialiste, antirazziste, ecologiste, presenti in Sardegna – e l’unico modo per farlo è partire dalle lotte reali, mettendole in piedi o stando dentro ai conflitti già esistenti, sporcandoci le mani, con rispetto reciproco. 
Possiamo immaginare una fase avanzata? Una fase che permetta una migliore saldatura di tutti i conflitti presenti in Sardegna?  
Caminera Noa non è una organizzazione nel senso classico del termine, perché chiunque può partecipare alle sue assemblee plenarie, intervenire, avanzare proposte e votare.
Quindi la metodologia utilizzata è quella della democrazia diretta senza mediazioni, poi tutte le decisioni prese in assemblea plenaria vengono demandate ad un coordinamento organizzativo e ai due portavoce (un uomo e una donna, in Caminera Noa vige la parità di genere) che rappresentano, insieme ai responsabili dei tavoli di lavoro, le lotte e i progetti di Caminera Noa.
La scommessa di questo esperimento politico consiste nell’idea di unire tutte quelle persone che si riconoscono in alcuni principi fondamentali (Autodeterminazione della nazione sarda, antifascismo, antirazzismo, necessità di superare il sistema economico neoliberista, sostenibilità ambientale) utilizzando gli strumenti della partecipazione democratica evitando leaderismi e burocratismi che da sempre affliggono il mondo delle lotte sociali e delle istanze indipendentiste. 
Ecco il programma della giornata

ore 10.30 – 13 ❙ Discussione su fase politica in Sardegna
ore 13 – 15 ❙ Pausa pranzo
ore 15 – 19 ❙ Nuovi strumenti per: democrazia, partecipazione, pratica

Il pranzo sarà un buffet autogestito e tutte le stoviglie utilizzate saranno in materiale riciclabile.

#camineranoa #31M #Bauladu

Qui l’evento fb  

Di seguito la locandina dell’evento.
L’appuntamento è fissato per domenica 31 marzo alle ore 10:00 nella biblioteca comunale di Bauladu in piazza Emilio Lussu

La nazione catalana: il libro

 

Proprio nei giorni in cui a Madrid si celebra il processo contro i dirigenti catalani accusati di ribellione e di aver indetto il referendum per il l’indipendenza della Catalunya e le strade della capitale spagnola si sono gonfiate di bandiere catalane per rimarcare che #AutodeterminacióNoÉsDelicte! (l’autodeterminazione non è un delitto, come invece viene trattato dai giudici postfranchisti), ad Alghero si è tenuta la presentazione  del volume La Nazione Catalana. Storia, Lingua, Politica, Costituzione nella Prospettiva Plurinazionale,  a cura di Jorge Cagiao y Conde, Gennaro Ferraiuolo e Patrizio Rigobon. Si tratta di un’opera di estrema attualità che offre al lettore interessato le informazioni fondamentali per comprendere la situazione politica e sociale della Catalogna del XX secolo.

Il libro è stato presentato per la prima volta lo scorso dicembre a Siena, in occasione del XII Congresso Internazionale dell’Associazione Italiana di Studi Catalani, e ora, l’Òmnium Cultural de l’Alguer e la Libreria Il Labirinto, con la collaborazione dell’Ufficio di Alghero della Delegazione in Italia del Governo della Catalogna, offrono al pubblico algherese la presentazione di questo libro, importante sia per la qualità dei singoli articoli di diversi autori, sia per l’analisi esaustiva che risulta dal suo carattere interdisciplinare: storia, storia letteraria e culturale, antropologia, teoria politica e diritto dialogano in questa pubblicazione per dar forma a una analisi completa e rigorosa.

La presentazione ha avuto luogo venerdì 15 marzo, alle 18.00, nella Sala Mosaico del Museo Archeologico della Città con la presenza di Patrizio Rigobon, uno dei curatori del volume, docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, di Stefano Campus, presidente dell’Òmnium Cultural de l’Alguer, Vittorio Nonis della Libreria Il Labirinto e Gustau Navarro Barba, responsabile dell’Ufficio di Alghero della Generalitat de Catalunya.

 

 

Province sarde: la negazione della democrazia rappresentativa

di Giovanni Fara*

Nel più assoluto silenzio il 6 di aprile si celebreranno le elezioni per la nomina dei presidenti delle Provincie sarde e dei rispettivi consigli provinciali. I cittadini sardi sono all’oscuro di tutto, poiché si tratta di elezioni di II livello a cui possono partecipare esclusivamente amministratori comunali in carica e così con proprio decreto l’uscente presidente Pigliaru il 27 dicembre scorso ha indetto i comizi per le elezioni dei presidenti e dei consigli provinciali delle Province sarde.

Questo succede senza che ancora si sia insediato il nuovo Consiglio Regionale e senza una adeguata informazione. Molti amministratori addirittura ignoravano la notizia e nonostante qualche solitaria voce di protesta, pare ormai evidente che ci si trovi di fronte ad una farsa grottesca, nella quale i giochi di potere sono già stati stabiliti a tavolino dai partiti espressione dell’apparato coloniale e della partitocrazia italiana, dopo che per ben 5 anni le elezioni provinciali sono state rinviate, nominando un Commissario costato più di 100mila euro l’anno e un sub Commissario a cui sono stati dati altri 82mila euro, mentre i Presidenti delle Province costavano circa 40mila euro (mantenendo le vecchie province ci sarebbe stato un risparmio di quasi 30 mila euro e si sarebbe conservata la democrazia).

Le vecchie province sarde democraticamente elette, commissariate e amministrate da uomini nominati nel totale silenzio di tutte le altre istituzioni od enti rappresentativi, prima da Cappellacci poi da Pigliaru, dal luglio 2013 ad oggi, a distanza di anni dalla celebrazione del referendum abrogativovoluto dai Riformatori Sardi vedranno ora l’elezione di 12 consiglieri nel sud Sardegna, 10 a Nuoro, 10 a Oristano e 12 a Sassari. Tenuto conto di quanto contenuto nel decreto presidenziale che richiama la legge Delrio (n. 56/2014) e la Legge regionale 2/2016 ( artt. 26,27 e 28), le liste dovranno essere presentate nelle quattro province sarde, Sud Sardegna, Oristano, Nuoro e Sassari, tra sabato 16 e domenica 17 marzo.

A rendere oscura e poco trasparente la faccenda si pone un fatto: sul sito del Consiglio regionale è stato pubblicato proprio ieri 11 marzo un comunicato ufficiale che riporta testualmente “Il Consiglio regionale si riunisce giovedì 14 marzo alle 12,30. All’ordine del giorno la Proposta di legge in materia di differimento delle elezioni dei presidenti e dei consigli provinciali (qualora perfezionato). La Conferenza dei Capigruppo è stata convocata alle 13 di mercoledì per la programmazione dei lavori.”

Ci chiediamo quale consiglio si debba riunire, se le procedure per la conclusione dello spoglio sono ancora in capo alla Corte d’Appello e non è stata ancora fatta neanche la proclamazione del nuovo Governatore della Sardegna? Pertanto, salvo essere smentiti, da notizie e fatti dell’ultima ora, stiamo parlando dei consiglieri uscenti che, ancora in carica, si riuniranno per fare una leggina veloce veloce per votare il differimento delle elezioni dei consigli provinciali. Quanto tempo ancora, in attesa di una nuova Legge regionale che restituisca dignità democratica e di rappresentanza alle aree vaste e alle province con il ripristino di veri enti intermedi e di elezioni di I livello, dovremmo aspettare per vedere al lavoro uomini e donne elette nei territori di riferimento, a gestire bilanci, programmazione dei lavori pubblici, piani per le scuole, azioni per l’ambiente, piani delle assunzioni, oggi in mano ad un “nominato” del palazzo regionale che dei territori non conosce nulla?

Tutto questo a discapito della democrazia, completamente cancellata negli enti intermedi da ormai 6 anni. Giochini di palazzo che hanno fatto il loro tempo e, oltre che essere inopportuni, sono la prova della poca propensione a trovare soluzioni intelligenti per zone periferiche alla deriva.

Rileviamo inoltre come, rispetto ad altre regioni, ancora una volta venga calpestata dallo Stato italiano la dignità dei sardi e venga impedito all’isola di avere garantita una sua rappresentanza linguistica. Infatti a differenza di quanto disposto per la Regione Sardegna, il Decreto Delrio riserva alle province autonome di Trento e Bolzano e alla Regione a statuto speciale Valle D’Aosta un sistema di eleggibilità e  voto “personalizzati”: gli elettori della provincia di Trento avranno un seggio garantito alla minoranza linguistica ladina. Nessuna personalizzazione è stata invece riservata alla Regione Sardegna.

L’accelerazione di Pigliaru nell’indire le elezioni provinciali per il 6 aprile, sembra inoltre celare interessi  di partito tendenti ad agevolare gli attuali sindaci e consiglieri dei comuni ancora in forze al PD e che, pur sconfitti, alle elezioni del 24 febbraio, hanno avuto un successo personale spendibile per le provinciali. Così si spiegherebbe anche la fretta del sindaco Zedda di Cagliari di dimettersi e andare subito ad elezioni ,per vincere e diventare presidente della Città metropolitana, mentre Sanna a Sassari prima si dimette e poi ritira le dimissioni, in modo da essere ancora sindaco alla data del 6 aprile, ed eventualmente essere eletto ,se non Presidente, almeno come consigliere provinciale.Tutto ciò per mantenere potere e privilegi sulla pelle e a discapito degli interessi dei sardi.

Tàttari, 12 de Màrtzu 2019

*Portavoce di Caminera Noa

 

Sciopero mondiale per il clima e battaglia per la moratoria energetica sarda

Il soggetto-progetto politico Caminera Noa aderisce allo sciopero mondiale per il clima che vedrà anche manifestazioni in Sardegna e rilancia la sua battaglia per la moratoria energetica, come contributo alla lotta che anche i giovani sardi stanno facendo propria per salvare il pianeta dal disastro annunciato del cambiamento irreversibile prodotto dal riscaldamento globale.

Pubblichiamo di seguito il testo del comunicato:

Come contributo a questa importante battaglia di cui sono protagonisti i giovani che giustamente si stanno mobilitando contro la distruzione del nostro pianeta, portiamo la proposta di moratoria energetica che abbiamo elaborato, perché in Sardegna produciamo molta più energia di quella che realmente ci serve e di fatto funzioniamo come piattaforma energetica per gli interesse di terzi.

Saremo in piazza con i ragazzi in questa importante battaglia.

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Richiesta di moratoria

Da anni cittadini, comitati e associazioni si battono contro le prevaricazioni di potenti multinazionali che hanno trovato in Sardegna terreno fertile grazie alla connivenza e alla collaborazione del governo Italiano, di quello Sardo e di una moltitudine di amministratori locali, i quali, sovente, si fanno essi stessi promotori di progetti di speculazione e portavoce delle società d’assalto.

Da anni cittadini, comitati e associazioni mobilitano risorse umane ed economiche per contrastare i disastri che incombono sulla nostra terra e si battono contro impianti a combustibile fossile e finte rinnovabili, dietro i quali si nascondono, la predazione di risorse, il consumo di territorio e la sua distruzione.

Fino ad oggi tante battaglie sono state vinte grazie al lavoro di attivisti preparati e capaci.

Si tratta però di un lavoro immane, utile a contrastare singoli progetti ma impossibile per arginare le miriadi di progetti fotocopia presentati da società ricche di capitali che prima o poi l’avranno vinta.

Il dibattito pubblico e politico purtroppo continua a racchiudersi entro ambiti che, anche se corretti, poco hanno a che fare con la natura e le caratteristiche dei territori e le esigenze delle comunità, quando dovrebbe invece estendersi ad un quadro generale più ampio di reale necessità e utilità.
I criteri di valutazione e accettazione non possono limitarsi alla reale rinnovabilità e sostenibilità. E neppure al soddisfacimento di tutte le prerogative tecniche, tecnologiche, ambientali e legali.
Quali sono i nostri reali bisogni? Quando un progetto è necessario, lecito, sensato, utile? È quali sono le altre opzioni valide?

Attualmente siamo interessati da numerosi progetti di produzione energetica da fonti fossili e rinnovabili. Diversi sono i progetti di realizzazione di depositi di metano lungo le coste, stimabili in una capacità di almeno quattro volte le presunte necessità dell’isola; addirittura due sono i progetti di realizzazione di reti di gas metano, innumerevoli i progetti di impianti cosiddetti “rinnovabili”.
A causa dell’eccesso di potenza installata, tra rinnovabili e tradizionali, già da diversi anni non siamo in grado di smaltire la produzione elettrica, nonostante quote consistenti superiori talvolta al 40%, vengano trasferite al Continente attraverso i due cavidotti Sapei e Sacoi.
A cosa possono servire allora altri impianti di produzione energetica se non a garantire sostanziosi incentivi economici?
E che senso hanno per le comunità locali impianti i cui benefici vanno quasi esclusivamente a delle multinazionali estere?
Che senso hanno impianti di grande impatto la cui realizzazione non è stata concordata con le comunità locali e vengono imposti a suon di leggi insensate, minacce, ricatti e prevaricazioni?

E anche, ove questi impianti fossero realmente a impatto zero e avessero ricadute positive sul territorio , perché le comunità non possono legittimamente decidere diversamente, optando per soluzioni altrettanto vantaggiose o, al limite, per nessuna soluzione?

Se la legge favorisce progetti inutili e dannosi per l’ambiente e le comunità che li devono subire, è giusto allora che le comunità e gli amministratori si ribellino.

E, quando leggi sbagliate rappresentano un ostacolo sui nostri diritti legittimi, bisogna lottare per la loro riforma.
Ma anche ove esse fossero adeguate, è indispensabile chiedersi se i relativi progetti hanno un senso e sono di nostro interesse, se sono consoni col territorio e le comunità, in una logica di utilità, di rispetto altrui, del territorio e dell’ambiente. Non è sufficiente che siano verdi e sostenibili.

Il dibattito è pertanto squisitamente politico, e deve essere affrontato tenendo in debita considerazione tutti gli aspetti.

È necessario e urgente che il diritto di decidere delle comunità e dei popoli non sia subalterno e dipendente dall’ambito giuridico e tecnico ma acquisti il ruolo di prim’ordine che gli compete.

Per questa ragione Caminera Noa avanza la richiesta all’attuale governo della Regione Sardegna in scadenza di mandato (N.d.R. il documento si rivolgeva alla Giunta Pigliaru a pochi mesi dalla scadenza del mandato, ma la sostanza del ragionamento non cambia e ora ovviamente l’appello viene rivolto alla Giunta Solinas in via di insediamento), la sospensione di tutte le procedure autorizzative per tutti i nuovi progetti di impianti di produzione di energia e si impegna a perseguire tale obiettivo in tutte le sedi affinché ciò avvenga.
Caminera Noa fa propria questa battaglia politica e si batterà per il superamento dell’attuale sistema di produzione privato e speculativo.
L’energia è un bene pubblico e primario, allo stesso modo dell’acqua. È necessario e indispensabile ripensare il nostro modello economico e di produzione energetica, così come intervenire sui sistemi di produzione già in funzione, sulle reti di trasmissione, i sistemi infrastrutturali e di controllo e gestione, per un loro miglior e più razionale impiego, nel rispetto delle effettive necessità, della volontà popolare e delle singole comunità interessate.

#camineranoa #moratòriaenergètica

La prima partita in Sardegna della “Natzionale Sarda de bòcia”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Martedì 19 Marzo alle ore 18:30 presso lo Stadio Frogheri di Nuoro si terrà la prima gara della Natzionale Sarda di calcio che giocherà contro una Rappresentativa di Stranieri che giocano in Sardegna. Per la prima volta i nostri giocatori scenderanno in campo e canteranno l’inno! Non manches!

Poche storie: la Sardegna è una colonia

di Francesco Casula

La Sardegna “colonia” interna dello Stato italiano. Mi è capitato in questi giorni di leggere una portentosa “piacevolezza”: gli Indipendentisti sardi non dovrebbero più parlare di “colonialismo”. Ecco invece il pensiero di Antonio Simon Mossa in proposito. Simon Mossa, In sintonia con i “Nuovi meridionalisti”, – penso in modo particolare a Nicola Zitara (2) a Edmondo Maria Capecelatro e Antonio Carlo (3), quest’ultimo fra l’altro per molti anni docente incaricato di diritto del lavoro all’Università di Cagliari – ritiene che la Sardegna sia una “colonia interna” dello Stato italiano e che dunque la dialettica sviluppo-sottosviluppo si sia instaurata soprattutto nell’ambito di uno spazio economico unitario – quindi a unità d’Italia compiuta – dominato dalle leggi del capitale. Simon è ugualmente in sintonia con studiosi terzomondisti come V. Baran (4) e Gunter Frank (5) che in una serie di studi sullo sviluppo del capitalismo tendono a porre in rilievo come la dialettica sviluppo-sottosviluppo non si instauri fra due realtà estranee o anche genericamente collegate, ma presuma uno spazio economico unitario in cui lo sviluppo è il rovescio del sottosviluppo che gli è funzionale: in altri termini lo sviluppo di una parte è tutto giocato sul sottosviluppo dell’altra e viceversa. “ L’oppressione coloniale – scrive – si è intensificata con lo Stato Italiano… l’emigrazione, la distruzione dell’economia locale, l’imposizione di modelli di sviluppo forestieri comportano effetti devastanti contro la struttura sociale del popolo sardo” (6). Attacca poi duramente “l’albagia dei colonialisti romani”(7) che si permette di considerarci “straccioni, infingardi, banditi, mantenuti e queruli mendicanti”(8). Altrettanto duro è con i Partiti italiani che “rappresentavano e servivano esclusivamente gli interessi della potenza coloniale che sfruttava la Sardegna” (9). E ancora “La partitocrazia di importazione, aspetto non secondario del fenomeno di colonizzazione e di snazionalizzazione adottato dall’Italia, nella sua funzione di potenza occupante, costituisce nella nostra terra un’etichetta esteriore, uno strumento per assicurarsi il potere a tempo indefinito della madrepatria sulla colonia” (10). Certo – scrive Simon Mossa – “ apparentemente lo Stato è democratico ma sostanzialmente colonialista…la potenza coloniale opprime da tanto tempo la nostra gente” (11). “Uno Stato di fatto prettamente coloniale” (12) che “con i suoi organi costituzionali e di sottogoverno persistono in una politica liberticida e soffocatrice per i Sardi” (13). Riprendendo un articolo di Michelangelo Pira, apparso sulla Nuova Sardegna nell’Agosto del 1967 e condividendolo, lo cita testualmente:” La Sardegna ha sperimentato non solo la politica coloniale ma anche quella di colonizzazione in senso stretto. Ieri le migliori località della costa sarda erano occupati dai miliardari, oggi dal capitale forestiero industriale turistico. Ieri Arborea, oggi i poli industriali. La politica italiana è sempre stata politica colonialista, sia quando si è rivolta all’esterno con le avventure africane, sia quando si è rivolta all’interno. Sono cambiati i miti di questa politica ma la sostanza è rimasta. Che oggi siano i tecnocrati di Roma o di Bruxelles a dire quel che è bene fare o non fare in Baronia e dintorni anziché i ministri piemontesi, non cambia molto, cioè non rovescia la tendenza. Mutano le forme del colonialismo ma la sostanza politica di sfruttamento delle zone coloniali, resta” (14).

Riferimenti Bibliografici 1. Marx-Engels, “Corrispondenze con Italiani” Milano 1864.

2. Nicola Zirara, “L’Unità d’Italia- nascita di una colonia”, ed. Jaca-Book, Milano, 1971.

3. E. M. Capecelatro- A. Carlo, “Contro la Questione Meridionale”, ed. Savelli, Roma 1972.

4. V. Baran, “Il surplus economico e la teoria marxiana dello sviluppo”, Milano,1966

5. Gunter Frank, “Capitalismo e sottosviluppo in America latina, Torino 1969

6. Relazione in ciclostilato nella Riunione di Ollolai (10 Giugno 1967) nei monti del Santuario di Santu Basili, ora in “Antonio Simon Mossa: Le ragioni dell’indipendentismo” Ed. S’Iscola Sarda. Sassari 1984 a cura di Cambule-Giagheddu-Marras e in “Sardisti” vol.II di Salvatore Cubeddu, Ed. EDES, Sassari 1995, pagg.476-477.

7. La Nuova Sardegna 4 Agosto 1967:”No ai Sardi straccioni” di Fidel.( Lo pseudonimo con cui Antonio Simon Mossa firmava, per la gran parte, i suoi articoli: Altri pseudonimi cui ricorse furono: “Giamburrasca”, “Il Moro”, “Cecil”.

8. Ibidem.

9. Tesi di F. Riggio, Etnia e Federalismo in Antonio Mossa, relatore il Prof. Giancarlo Sorgia, Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Cagliari, A.A. 1975-76.

10. Ibidem.

11. Ibidem.

12. La Nuova Sardegna 1° Agosto 1967.

13. Ibidem.

14. La Nuova Sardegna, Agosto 1967, Intervento di Michelangelo Pira.

8 marzo in Sardegna: tra sciopero, manifestazioni e questionario sul lavoro femminile

Il seguente articolo è stato pubblicato stamattina sul blog Zinzula

L’8 marzoGiornata internazionale della donna, è in programma a Cagliari uno sciopero promosso dalla rete Non Una di Meno – Manc’Una de Mancu, riguardo la violenza e lo sfruttamento di genere. Discriminazioni che risalgono alla notte dei tempi e che oggi si rigenerano in vecchi e nuovi attacchi al genere femminile. Dalla violenza fisica, domestica e sul lavoro, ai sempre più forti venti antiabortisti, dal salary gap sul mercato, passando per il lavoro non di mercato, quasi completamente a carico delle figure femminili nei contesti familiari.

Numerose le realtà aderenti all’iniziativa. Qui il link Facebook dell’evento e l’elenco completo https://www.facebook.com/events/1133343803496286/

Oltre alla partecipazione di studentesse e studenti universitari e non solo, tra le tante adesioni figura il Laboratorio Politico Sa Domu, il quale nei giorni scorsi ha organizzato un evento di raccolta fondi, RUAS – Rete Unitaria Antifascista Sulcis-Iglesiente e l’ASCE, storica associazione sarda che da oltre 30 anni si batte contro ogni fenomeno di discriminazione ed emarginazione sociale.

La grafica che accompagna il questionario sul lavoro femminile lanciata ieri sui social da Caminera Noa

“Oltre al lavoro produttivo, ad esse è stato poi affidato, storicamente e socialmente, il lavoro riproduttivo, che comprende tutte le attività che sono connesse con la riproduzione della vita e con la sua cura: lavoro domestico di gestione della casa, cura ed educazione dei figli, assistenza ai familiari. Questo lavoro, oltre a non essere riconosciuto e a venire spesso dato per scontato, è indispensabile per il funzionamento dell’intero sistema economico” – scrive Caminera Noa in una nota di adesione alla giornata.

Appuntamento, dunque, a partire dalle ore 9:00 ai Giardini pubblici. Il corteo attraverserà viale Regina Elena, Piazza Costituzione, viale Regina Margherita, Piazza Darsena, via Roma e Largo Carlo Felice per concludersi, infine, in Piazza Yenne.

Intanto Caminera Noa ha lanciato sulla sua pagina fb il Questionario sulle condizioni di lavoro produttivo e riproduttivo delle donne in Sardegna (potete andare alla compilazione cliccando il link).

Nei prossimi giorni uscirà un’analisi completa della nuova campagna di Caminera Noa, intanto pubblichiamo il post di accompagnamento pubblicato stamattina dal soggetto-progetto politico sardo:

COMPILA IL QUESTIONARIO SULLE CONDIZIONI DI LAVORO PRODUTTIVO E RIPRODUTTIVO DELLE DONNE IN SARDEGNA

Perché un questionario sul lavoro femminile?

Caminera Noa vuole creare un argine allo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per questo abbiamo ideato il sistema di sportelli mutualistici e la campagna #TelèfonoRuju.

Le donne, in quanto tali, subiscono una duplice forma di sfruttamento.

Da un lato svolgono infatti il lavoro produttivo (salariato o autonomo) e le difficoltà che una donna incontra mentre svolge (o prova a svolgere) il suo lavoro, sono numerose. Differenziali salariali, sessismo diffuso all´interno del luogo di lavoro che impedisce di fare carriera o di essere prese sul serio, discriminazioni legate alla maternità che impediscono di avere un contratto stabile o di poter conciliare famiglia e lavoro. Per citarne alcune.

Oltre al lavoro produttivo, ad esse è stato poi affidato, storicamente e socialmente, il lavoro riproduttivo, che comprende tutte le attività che sono connesse con la riproduzione della vita e con la sua cura: lavoro domestico di gestione della casa, cura ed educazione dei figli, assistenza ai familiari. Questo lavoro, oltre a non essere riconosciuto e a venire spesso dato per scontato, è indispensabile per il funzionamento dell´intero sistema economico.

Il fatto che il lavoro domestico e di cura salariato sia sempre più diffuso ci mostra quanto questo sia appunto indispensabile per mandare avanti il sistema economico tutto, dall´altro evidenzia come lo sfruttamento del lavoro riproduttivo sia una questione non solo di genere, ma anche di classe e di provenienza. Laddove ci sono le condizioni economiche sufficienti questo viene, infatti, spesso delegato a donne con minori possibilità economiche, nella maggior parte dei casi emigrate. I due sistemi di sfruttamento, dunque, si intersecano e sono funzionali l´uno all´altro per il mantenimento dello status quo.

Abbiamo voluto lanciare il questionario in concomitanza con lo sciopero (https://www.facebook.com/events/1133343803496286/) delle donne dell´8 marzo lanciato dalla rete internazionale Non Una di Meno Cagliari/Manc’Una de Mancu, che è sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo. Uno sciopero che supera i confini e che porta le donne, insieme, nello spazio pubblico, a rivendicare il fatto che se si fermano le donne si ferma l´intero sistema.

Vogliamo dare voce alle donne, vogliamo sentire da loro in prima persona quali sono i cambiamenti che sono maggiormente necessari e i servizi di cui hanno bisogno, non solo per raccogliere dati a fini statistici ma anche e soprattutto per prendere coscienza della nostra condizione e porre le basi per un cambiamento che parta dalle necessità reali di tutte noi.

Sciopero del clima anche in Sardegna

 Il 15 marzo anche in Sardegna gli studenti manifesteranno per chiedere interventi drastici contro il cambiamento climatico. Ispirati dall’impegno e dalla determinazione di Greta Thunberg, la sedicenne svedese che ha parlato dal palco alla Cop24 e a Davos in difesa del clima, centinaia di migliaia di studenti in tutto il mondo stanno dando vita a un movimento che ha deciso di far sentire la propria voce: i Fridays for Future. 

Di seguito pubblichiamo l’appello per la mobilitazione che si terrà a Sassari.

♻ ATTENZIONE ♻
Studentesse e studenti della provincia di Sassari, Venerdì 15 Marzo 2019 si terrà in concomitanza con più di 40 paesi in tutto il mondo uno sciopero della scuola per protestare contro l’inadempienza e l’indifferenza della politica nei confronti dei cambiamenti climatici. Non siamo più disposti a barattare il nostro futuro, la nostra salute e il nostro pianeta per gli interessi economici di nessuno. Vogliamo essere partecipi delle scelte che chi ci ha governato sino ad oggi ha fatto senza considerarci. Dobbiamo tenere i combustibili fossili sotto terra, investire nelle rinnovabili e ripulire il nostro pianeta, e se queste soluzioni sono così impossibili da trovare dentro il sistema, allora dovremmo cambiare il sistema stesso. Se non vuoi permettere a nessuno di rubarti il futuro sotto gli occhi, se non vuoi vedere il mondo diventare un pozzo nero, ti unirai al nostro movimento Fridays For Future, ormai diffuso in tutto il mondo. Il corteo parte da Piazza Castello alle 9:30, facciamoci trovare numerosi, per farci sentire serve l’aiuto di tutti.

Per maggiori informazioni:
Vistita il sito
https://www.fridaysforfuture.it/

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Il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no.