Province sarde: la negazione della democrazia rappresentativa

di Giovanni Fara*

Nel più assoluto silenzio il 6 di aprile si celebreranno le elezioni per la nomina dei presidenti delle Provincie sarde e dei rispettivi consigli provinciali. I cittadini sardi sono all’oscuro di tutto, poiché si tratta di elezioni di II livello a cui possono partecipare esclusivamente amministratori comunali in carica e così con proprio decreto l’uscente presidente Pigliaru il 27 dicembre scorso ha indetto i comizi per le elezioni dei presidenti e dei consigli provinciali delle Province sarde.

Questo succede senza che ancora si sia insediato il nuovo Consiglio Regionale e senza una adeguata informazione. Molti amministratori addirittura ignoravano la notizia e nonostante qualche solitaria voce di protesta, pare ormai evidente che ci si trovi di fronte ad una farsa grottesca, nella quale i giochi di potere sono già stati stabiliti a tavolino dai partiti espressione dell’apparato coloniale e della partitocrazia italiana, dopo che per ben 5 anni le elezioni provinciali sono state rinviate, nominando un Commissario costato più di 100mila euro l’anno e un sub Commissario a cui sono stati dati altri 82mila euro, mentre i Presidenti delle Province costavano circa 40mila euro (mantenendo le vecchie province ci sarebbe stato un risparmio di quasi 30 mila euro e si sarebbe conservata la democrazia).

Le vecchie province sarde democraticamente elette, commissariate e amministrate da uomini nominati nel totale silenzio di tutte le altre istituzioni od enti rappresentativi, prima da Cappellacci poi da Pigliaru, dal luglio 2013 ad oggi, a distanza di anni dalla celebrazione del referendum abrogativovoluto dai Riformatori Sardi vedranno ora l’elezione di 12 consiglieri nel sud Sardegna, 10 a Nuoro, 10 a Oristano e 12 a Sassari. Tenuto conto di quanto contenuto nel decreto presidenziale che richiama la legge Delrio (n. 56/2014) e la Legge regionale 2/2016 ( artt. 26,27 e 28), le liste dovranno essere presentate nelle quattro province sarde, Sud Sardegna, Oristano, Nuoro e Sassari, tra sabato 16 e domenica 17 marzo.

A rendere oscura e poco trasparente la faccenda si pone un fatto: sul sito del Consiglio regionale è stato pubblicato proprio ieri 11 marzo un comunicato ufficiale che riporta testualmente “Il Consiglio regionale si riunisce giovedì 14 marzo alle 12,30. All’ordine del giorno la Proposta di legge in materia di differimento delle elezioni dei presidenti e dei consigli provinciali (qualora perfezionato). La Conferenza dei Capigruppo è stata convocata alle 13 di mercoledì per la programmazione dei lavori.”

Ci chiediamo quale consiglio si debba riunire, se le procedure per la conclusione dello spoglio sono ancora in capo alla Corte d’Appello e non è stata ancora fatta neanche la proclamazione del nuovo Governatore della Sardegna? Pertanto, salvo essere smentiti, da notizie e fatti dell’ultima ora, stiamo parlando dei consiglieri uscenti che, ancora in carica, si riuniranno per fare una leggina veloce veloce per votare il differimento delle elezioni dei consigli provinciali. Quanto tempo ancora, in attesa di una nuova Legge regionale che restituisca dignità democratica e di rappresentanza alle aree vaste e alle province con il ripristino di veri enti intermedi e di elezioni di I livello, dovremmo aspettare per vedere al lavoro uomini e donne elette nei territori di riferimento, a gestire bilanci, programmazione dei lavori pubblici, piani per le scuole, azioni per l’ambiente, piani delle assunzioni, oggi in mano ad un “nominato” del palazzo regionale che dei territori non conosce nulla?

Tutto questo a discapito della democrazia, completamente cancellata negli enti intermedi da ormai 6 anni. Giochini di palazzo che hanno fatto il loro tempo e, oltre che essere inopportuni, sono la prova della poca propensione a trovare soluzioni intelligenti per zone periferiche alla deriva.

Rileviamo inoltre come, rispetto ad altre regioni, ancora una volta venga calpestata dallo Stato italiano la dignità dei sardi e venga impedito all’isola di avere garantita una sua rappresentanza linguistica. Infatti a differenza di quanto disposto per la Regione Sardegna, il Decreto Delrio riserva alle province autonome di Trento e Bolzano e alla Regione a statuto speciale Valle D’Aosta un sistema di eleggibilità e  voto “personalizzati”: gli elettori della provincia di Trento avranno un seggio garantito alla minoranza linguistica ladina. Nessuna personalizzazione è stata invece riservata alla Regione Sardegna.

L’accelerazione di Pigliaru nell’indire le elezioni provinciali per il 6 aprile, sembra inoltre celare interessi  di partito tendenti ad agevolare gli attuali sindaci e consiglieri dei comuni ancora in forze al PD e che, pur sconfitti, alle elezioni del 24 febbraio, hanno avuto un successo personale spendibile per le provinciali. Così si spiegherebbe anche la fretta del sindaco Zedda di Cagliari di dimettersi e andare subito ad elezioni ,per vincere e diventare presidente della Città metropolitana, mentre Sanna a Sassari prima si dimette e poi ritira le dimissioni, in modo da essere ancora sindaco alla data del 6 aprile, ed eventualmente essere eletto ,se non Presidente, almeno come consigliere provinciale.Tutto ciò per mantenere potere e privilegi sulla pelle e a discapito degli interessi dei sardi.

Tàttari, 12 de Màrtzu 2019

*Portavoce di Caminera Noa