Sciopero mondiale per il clima e battaglia per la moratoria energetica sarda

Il soggetto-progetto politico Caminera Noa aderisce allo sciopero mondiale per il clima che vedrà anche manifestazioni in Sardegna e rilancia la sua battaglia per la moratoria energetica, come contributo alla lotta che anche i giovani sardi stanno facendo propria per salvare il pianeta dal disastro annunciato del cambiamento irreversibile prodotto dal riscaldamento globale.

Pubblichiamo di seguito il testo del comunicato:

Come contributo a questa importante battaglia di cui sono protagonisti i giovani che giustamente si stanno mobilitando contro la distruzione del nostro pianeta, portiamo la proposta di moratoria energetica che abbiamo elaborato, perché in Sardegna produciamo molta più energia di quella che realmente ci serve e di fatto funzioniamo come piattaforma energetica per gli interesse di terzi.

Saremo in piazza con i ragazzi in questa importante battaglia.

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Richiesta di moratoria

Da anni cittadini, comitati e associazioni si battono contro le prevaricazioni di potenti multinazionali che hanno trovato in Sardegna terreno fertile grazie alla connivenza e alla collaborazione del governo Italiano, di quello Sardo e di una moltitudine di amministratori locali, i quali, sovente, si fanno essi stessi promotori di progetti di speculazione e portavoce delle società d’assalto.

Da anni cittadini, comitati e associazioni mobilitano risorse umane ed economiche per contrastare i disastri che incombono sulla nostra terra e si battono contro impianti a combustibile fossile e finte rinnovabili, dietro i quali si nascondono, la predazione di risorse, il consumo di territorio e la sua distruzione.

Fino ad oggi tante battaglie sono state vinte grazie al lavoro di attivisti preparati e capaci.

Si tratta però di un lavoro immane, utile a contrastare singoli progetti ma impossibile per arginare le miriadi di progetti fotocopia presentati da società ricche di capitali che prima o poi l’avranno vinta.

Il dibattito pubblico e politico purtroppo continua a racchiudersi entro ambiti che, anche se corretti, poco hanno a che fare con la natura e le caratteristiche dei territori e le esigenze delle comunità, quando dovrebbe invece estendersi ad un quadro generale più ampio di reale necessità e utilità.
I criteri di valutazione e accettazione non possono limitarsi alla reale rinnovabilità e sostenibilità. E neppure al soddisfacimento di tutte le prerogative tecniche, tecnologiche, ambientali e legali.
Quali sono i nostri reali bisogni? Quando un progetto è necessario, lecito, sensato, utile? È quali sono le altre opzioni valide?

Attualmente siamo interessati da numerosi progetti di produzione energetica da fonti fossili e rinnovabili. Diversi sono i progetti di realizzazione di depositi di metano lungo le coste, stimabili in una capacità di almeno quattro volte le presunte necessità dell’isola; addirittura due sono i progetti di realizzazione di reti di gas metano, innumerevoli i progetti di impianti cosiddetti “rinnovabili”.
A causa dell’eccesso di potenza installata, tra rinnovabili e tradizionali, già da diversi anni non siamo in grado di smaltire la produzione elettrica, nonostante quote consistenti superiori talvolta al 40%, vengano trasferite al Continente attraverso i due cavidotti Sapei e Sacoi.
A cosa possono servire allora altri impianti di produzione energetica se non a garantire sostanziosi incentivi economici?
E che senso hanno per le comunità locali impianti i cui benefici vanno quasi esclusivamente a delle multinazionali estere?
Che senso hanno impianti di grande impatto la cui realizzazione non è stata concordata con le comunità locali e vengono imposti a suon di leggi insensate, minacce, ricatti e prevaricazioni?

E anche, ove questi impianti fossero realmente a impatto zero e avessero ricadute positive sul territorio , perché le comunità non possono legittimamente decidere diversamente, optando per soluzioni altrettanto vantaggiose o, al limite, per nessuna soluzione?

Se la legge favorisce progetti inutili e dannosi per l’ambiente e le comunità che li devono subire, è giusto allora che le comunità e gli amministratori si ribellino.

E, quando leggi sbagliate rappresentano un ostacolo sui nostri diritti legittimi, bisogna lottare per la loro riforma.
Ma anche ove esse fossero adeguate, è indispensabile chiedersi se i relativi progetti hanno un senso e sono di nostro interesse, se sono consoni col territorio e le comunità, in una logica di utilità, di rispetto altrui, del territorio e dell’ambiente. Non è sufficiente che siano verdi e sostenibili.

Il dibattito è pertanto squisitamente politico, e deve essere affrontato tenendo in debita considerazione tutti gli aspetti.

È necessario e urgente che il diritto di decidere delle comunità e dei popoli non sia subalterno e dipendente dall’ambito giuridico e tecnico ma acquisti il ruolo di prim’ordine che gli compete.

Per questa ragione Caminera Noa avanza la richiesta all’attuale governo della Regione Sardegna in scadenza di mandato (N.d.R. il documento si rivolgeva alla Giunta Pigliaru a pochi mesi dalla scadenza del mandato, ma la sostanza del ragionamento non cambia e ora ovviamente l’appello viene rivolto alla Giunta Solinas in via di insediamento), la sospensione di tutte le procedure autorizzative per tutti i nuovi progetti di impianti di produzione di energia e si impegna a perseguire tale obiettivo in tutte le sedi affinché ciò avvenga.
Caminera Noa fa propria questa battaglia politica e si batterà per il superamento dell’attuale sistema di produzione privato e speculativo.
L’energia è un bene pubblico e primario, allo stesso modo dell’acqua. È necessario e indispensabile ripensare il nostro modello economico e di produzione energetica, così come intervenire sui sistemi di produzione già in funzione, sulle reti di trasmissione, i sistemi infrastrutturali e di controllo e gestione, per un loro miglior e più razionale impiego, nel rispetto delle effettive necessità, della volontà popolare e delle singole comunità interessate.

#camineranoa #moratòriaenergètica