Siamo legali e felicemente sovversivi: pensieri sulla Corona de Logu

di Maurizio Onnis

Sabato sera, mentre firmavo lo statuto della Corona de Logu, ho pensato: “Ecco qua. Sto compiendo un atto politico eversivo”. Perché di ciò si tratta. Abbiamo siglato un documento che ci impegna tutti a lavorare per dare vita alla Repubblica di Sardegna. Ovvero, per la sostituzione dell’ordine statuale vigente con uno nuovo.

Non stiamo violando alcuna legge e nessuno dei doveri assegnatici dal Testo Unico sugli Enti Locali. Non stiamo spendendo soldi pubblici per ottenere il nostro scopo e non abbiamo spinto a deliberare in proposito i nostri consigli comunali. Legalmente siamo a posto.

Ma ciò che non è rilevante per la legge rimane rilevante per la politica. Almeno, quando si prende la politica sul serio. Altrimenti si arriva al paradosso: avere al governo della Regione un partito che si propone «di affermare la sovranità del popolo sardo sul proprio territorio e di condurre la Nazione Sarda all’indipendenza», senza che nessuno a Roma o altrove faccia una piega. Accade perché la parola “indipendenza” è stata svuotata di tutto il suo potenziale eversivo.

Se invece chi dice “indipendenza” pratica indipendenza, quel potenziale rimane. Giulia Lai, parlando sabato a nome degli avvocati incardinati nel Consiglio legale della Corona, ha detto che s’impegna a difendere qualsiasi amministratore venga ostacolato nel suo diritto a lottare per l’autodeterminazione dei sardi. Amministratori, cioè, che non facciano di quella parola, “indipendenza”, un suono vuoto.

Quanto valore e quanto futuro abbia la Corona de Logu lo verificheremo proprio su tale punto. Vedremo se è solo una sigla abborracciata e velleitaria o qualcosa di realmente nuovo ed efficace per l’emancipazione dei sardi. Tutto starà nella nostra intenzione di riportare la parola “indipendenza” al suo significato pieno. E comportarci politicamente di conseguenza.