Costruiamo insieme la Sardegna che vogliamo lasciare ai nostri figli

di Emanuela Cauli

Pubblichiamo il saluto inviato da Emanuela Cauli del Comitato Cittadino Isola di La Maddalena – Progetti in Comune ai lavori della Plenaria di Caminera Noa dello scorso 31 marzo

Innanzitutto grazie! Vi ringraziamo per non averci mai dimenticato e per continuare a ritenerci compagni di lotta. Questo ci rende orgogliosi e ci fa sentire parte di un tutto, Sardi prima di tutto, quindi popolo. Il sentimento è assolutamente reciproco.
Per noi sardi maddalenini questa inclusione forse è ancora più importante e significativa essendo stati per lungo tempo quasi dimenticati. In questa dimenticanza ci mettiamo anche la consapevolezza di esserci noi stessi dimenticati, in qualche modo, di far parte del popolo sardo. Il richiamo di una Caminera Noa alla partecipazione alle lotte condivise da tutta la Sardegna ha fatto sì che in qualche modo non ci sentissimo più soli e ci ha stimolato ad aprirci e intraprendere questo percorso collettivo e di appartenenza. Per adesso il Comitato Cittadino è un piccolo gruppo all’interno di una realtà ancora purtroppo lontana da questo sentimento identitario e autonomista che, nonostante l’interferenza del tripolarismo nazionale, sta progredendo e continua a crescere al di là della frammentazione che purtroppo ancora ostacola questo cammino di affrancamento dalla politica colonialista che allontana noi sardi dai problemi specifici e atavici del nostro territorio.
L’ultima campagna elettorale pensiamo abbia evidenziato ulteriormente quanto siamo disorientati e come privi di una memoria identitaria. Abbiamo ascoltato i vari leader nazionali parlare di immigrazione, legittima difesa, energia nucleare, consolidamento delle servitù militari, investimenti esteri, eccetera. Abbiamo votato questa gente! Ci rendiamo conto? Anche quando ci parlavano di sviluppo delle nostre possibilità lavorative, questione annosa per noi e mai risolta, le soluzioni prospettate erano sempre quanto di più avulso dalla nostra realtà culturale, sociale, economica e territoriale. Raccontiamo un aneddoto tanto per dirne una. Nel suo comizio elettorale a La Maddalena, arcipelago di isole a vocazione ittico-marinaresca, Zedda ci parlava della grande preoccupazione intorno all’importazione del prezzemolo dalla Cina. In quella sala c’era una sessantina di persone, solo tre (noi) hanno notato con orrore questa incongruenza.
Abbiamo dimenticato la nostra cultura di popolo accogliente, produttivo, creativo, intelligente. Abbiamo dimenticato che la nostra terra è splendida, fertile, varia, grande. Abbiamo dimenticato di essere nati pastori, costruttori, pescatori, artigiani, intellettuali, giuristi, medici, poeti, viaggiatori. Escludendo dal nostro panorama politico qualsiasi alternativa al tripolarismo nazionale, in una sorta di automatismo generato dalla colonizzazione che non capiamo perché abbiamo sempre subito, abbiamo dimenticato di essere sardi. Quasi come fosse una cosa da nascondere, di cui vergognarsi.
La realtà è che noi non siamo inferiori a nessuno, anche se vogliono continuare a farcelo credere. In questo panorama che secondo il nostro modo di vedere non offre prospettive di crescita e affrancamento è necessario e fondamentale fare un’autocritica collettiva che coinvolga tutte le realtà autonomiste progressiste, antirazziste, antifasciste di cui ognuno di noi fa parte, nessuno escluso. A questo punto crediamo spetti a tutti noi lavorare per offrire un’alternativa valida che sia rispettosa della nostra realtà e della nostra identità e che sia allo stesso modo inclusiva e coinvolgente nelle lotte e che riconosca allo stesso tempo le nostre diversità personali e territoriali. Siamo un popolo ricco, diversificato anche nel suo modo di esprimersi e agire, facciamo in modo che la nostra diversità sia sempre il motore di questo cammino che, non dimentichiamolo mai, ha dei Padri Fondatori a cui dobbiamo rispettosamente riconoscere il loro ruolo di precursori. E’ evidente che questo messaggio non siamo riusciti a farlo passare. I Sardi non ci hanno preso nella dovuta considerazione. L’autocritica che dobbiamo fare parte da questi punti. Tutti assieme, noi che abbiamo iniziato da poco e chi invece è padre e madre dell’autonomismo sardo. Impariamo, per favore, a convivere con le nostre differenze, riconoscerle e accettarle perché il nostro sia anche un percorso di mediazione. Mettiamo da parte i nostri conflitti interni, quando è possibile risolviamoli di persona , e andiamo avanti. Difendiamoci dai razzisti e dai fascisti tutti assieme, facciamo scudo tutti uniti, non attacchiamoci gli uni con gli altri neanche nei social, rispettiamoci fra di noi e riconosciamoci come gruppo coeso e unito.
Noi ci siamo e ci saremo sempre. Dovessimo impiegare cent’anni per vedere i risultati, non arrendiamoci, rimaniamo uniti e teniamo nel cuore come unico obiettivo una Sardegna libera a misura dei sardi, accogliente e ospitale. La Sardegna che vogliamo lasciare ai nostri figli.

Emanuela Cauli
Maja Maiore
Comitato Cittadino Isola di La Maddalena – Progetti in Comune