Sono indipendentista ma.. Michela Murgia e le elezioni europee

di Carlo Sanna

Nell’immagine la propaganda elettorale di sostegno alla candidatura della scrittrice Michela Murgia alle elezioni regionali del 2014 con una coalizione indipendentista e civica

La “questione Michela Murgia”, è una faccenda che riguarda e riguarderà sempre più i movimenti per l’autodeterminazione e fra questi i movimenti indipendentisti.
Le recenti elezioni in Sardegna ci hanno dato una preview di quanto il fenomeno autodeterminazione/sardità/indipendentismo sia destinato alla ribalta nei prossimi anni e credo si stia facendo grande confusione.
La bolla sarda di FB si divide fra chi è infastidito dalle dichiarazioni di voto della Murgia, fra chi ne difende il diritto all’elettorato attivo e fra chi è proprio infastidito dalla Murgia che ha evidentemente un’innata capacità di rendersi antipatica ai più.
Io per esempio trovo insopportabili le sue posizioni da suprematista bianca femminista…ma questa è un’altra questione.
Qual’è invece il punto che mi interessa?
La Murgià è indipendentista, o si dice indipendentista?
Ho una mia idea che è improntata sulla secolare dicotomia “fenomeno e noumeno”.
Da grande estimatore di Sartre e Fanon, non posso che riconoscere come risibile l’affermazione “Sono indipendentista ma…“, che riecheggia fastidiosamente il “Non sono razzista ma…” e quindi mi preme fare una distinzione doverosa che credo possa servire a dirimere la questione provando (inutilmente) a offendere nessuno.
La questione è in realtà molto più semplice di quanto si possa pensare :
Non tutti quelli che riconoscono il diritto all’autodeterminazione sono automaticamente indipendentisti.”
Provo a spiegarmi meglio.
Rispetto ai Catalani, per esempio, non posso dirmi “indipendentista catalano”, ne riconosco però il diritto ad autodeterminarsi, con tutto ciò che ne consegue rispetto ai prigionieri politici, alla questione linguistica e separatista in generale, in un concetto che posso riassumere:
– se i Catalani si organizzano democraticamente e vogliono votare, io sono dalla loro parte –
Questa sarebbe in sintesi una posizione generica, rispettosa del principio di autodeterminazione dei popoli.
Rispetto ai catalani mi reputo un Chicco Mentana qualsiasi, la questione catalana è sicuramente da inserire in una questione democratica di emancipazione Europea e di respiro mondiale e bla bla bla bla…
La questione cambia però se parliamo di indipendentismo sardo.
In questo caso mi sento direttamente coinvolto, ed il mero rispetto del principio di autodeterminazione mi va un po’ stretto e credo sia necessario fare dei distinguo che vivo sulla mia pelle ogni giorno.

Rispetto alla questione indipendentista sarda, mi sento diverso dai Sardi che, nonostante riconoscano il diritto dei loro conterranei ad autodeterminarsi, vivono serenamente in una Sardegna italiana.
Questi sono persone emancipate intellettualmente, rispettose dei diritti dei popoli, non escludono a priori la possibilità di votare anche indipendentista, accettano pacificamente la possibilità che la Sardegna si autodetermini….ma non sono indipendentiste, come me.

Mia madre è una di queste persone, al sentire “noi italiani” non ha nessun rigurgito, è tollerante rispetto alla subordinazione italiana della Sardegna e prende in considerazione l’idea di votare per partiti italiani, oltre che per quelli sardi.
Mia madre è sinceramente a favore dell’autodeterminazione dei popoli, catalani e sardi, ma di sicuro non è coinvolta nella lotta di liberazione della sua gente, nonostante sia sarda, come Michela Murgia del resto.

Per me è diverso, io sono per l’autodeterminazione dei popoli e inoltre sono un indipendentista sardo.
Mi sento un patriota, sono politicamente attivo, se mi definiscono italiano mi furrianta is butinus e la prendo sul personale, mostrare una carta d’identità italiana, sentire l’inno o vedere un tricolore sventolare è motivo di fastidio fisico e psicologico, provo a studiare temi cari alle questioni post coloniali (autorazzismo. Conformismo, distanza periferia centri di potere…) e ad utilizzare la mia lingua (cosa che faccio ancora malissimo) per riappropriarmi di qualcosa di cui mi sento defraudato dal processo di colonizzazione italiano; un militare o un politico italiano (ancor più se si spacciano per sardi) mi fanno star male, in quanto simbolo delle forze di occupazione italiane sul territorio sardo. Non voterò mai più per un partito italiano, per il semplice fatto che è impensabile, dal punto di vista indipendentista, rafforzare il gradimento di una forza politica italiana, non prenderei mai un riconoscimento della repubblica italiana; qualsiasi ambiente è, mio malgrado, un’opportunità per divulgare indipendentismo e ragioni della liberazione della Sardegna, partecipo come attivista e mi sveglio ogni giorno della mia misera vita col fastidio di essere burocraticamente italiano, praticare indipendentismo è un piacere ma soprattutto sento il dovere, verso la mia terra e la gente che la abita.
Fortunatamente per me e per la Sardegna siamo in tantissimi con questo “problema” e me la vivo discretamente bene.
Torniamo a noi, anzi a lei.
È quindi una questione di patenti indipendentiste?
Sì.
Michela Murgia si può definire come vuole ma non è un’indipendentista e non è riconosciuta tale da “quelli come me” perché non si comporta da indipendentista, magari un giorno lo diventerà ma per ora non lo è di certo.
Gli indipendentisti sono altro e si comportano in altro modo e sarebbe bene per tutti non fare troppa confusione, senza offendersi e fuori da ridicola presunzione.
Michela Murgia è come mia madre, un’italiana nata in Sardegna che riconosce il diritto dei popoli all’autodeterminazione, anche quello dei sardi (diversamente da molti italiani); non è però coinvolta nella lotta di liberazione della sua gente, per lei non è una questione prioritaria, non è un dovere e non sta combattendo per l’indipendenza della Sardegna e questo è evidente, la sua vita e soprattutto la visibilità data dalla sua professione, non sono mai strumento per la divulgazione delle ragioni indipendentiste, mai.
Michela Murgia vota italiano perché si sente italiana di sinistra e ne ha tutto il diritto, questo malgrado riconosca il diritto dei sardi ad autodeterminarsi…..e aggiungo: “ce ne fossero di più persone con questa sensibilità politica, anche se non indipendentisti”.
Gli indipendentisti non vogliono il pensiero unico, vogliono l’indipendenza e per questa basta la maggioranza.
Mia madre e Michela Murgia sono persone coscienziose ma non sono indipendentisti sardi, non lo sono per me, per la stragrande maggioranza della comunità indipendentista, per Fanon e nemmeno per Sartre.
Tutto qui.
Buone europee Miki