L’identità sarda ritrovata di “L’uomo che comprò la luna”

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di Daniela Piras

Una commedia che mette in evidenza le peculiarità di un popolo, quello sardo, troppo spesso vittima di bizzarri stereotipi che lo vogliono uguagliare a un’immagine stampata nella memoria collettiva dei più, a volte plasmata da dicerie e luoghi comuni che già apparivano irreali decenni fa.

La storia è elementare, ambientata in una Sardegna surreale e fuori dal tempo dove un tale pare essersi appropriato della luna. L’agente segreto Kevin Pirelli viene ingaggiato per conto di un’agenzia per la sicurezza atlantica per scoprire chi si nasconde dietro l’insolito acquisto e capire perché qualcuno ha avuto l’ardire di comprarsi il satellite che appartiene, per logica, agli americani, poiché sono stati loro ad averci messo piede per primi, issando la loro bandiera. L’esigenza è quella di ristabilire l’ordine delle cose, di non compromettere l’equilibrio internazionale delle spartizioni. Gli americani hanno tutto il diritto di dichiararsi padroni (anche) della luna, dato che il satellite rientra appieno nelle proprietà del loro impero.

La storia è basata su un duplice stereotipo, quello che vede gli americani prepotenti e con mire espansionistiche illimitate, e quello che vede i sardi abitanti di un luogo mistico e selvaggio, dove, tra una Murra e un’Istrumpa, una bevuta di vino rosso e una battuta di caccia al cinghiale, il tempo e lo spazio sembrano essersi cristallizzati. Uno dei due stereotipi però si rivelerà irreale.

Kevin Pirelli si rende conto presto che le cose non stanno esattamente come gliele avevano paventate. «Non c’è un cazzo di quello che mi avete detto voi! – urla ai suoi capi – Nemmeno una vecchietta con il fazzoletto nero in testa!»

La missione di Kevin, che nel corso della storia ha l’opportunità di far luce sulle sue origini, un tempo disconosciute con vergogna a causa del comportamento non proprio “politicamente corretto” di suo nonno, è costellata dall’acquisizione di importanti consapevolezze che faranno vacillare alcuni capisaldi della sua impostazione morale. «Se la Statua della Libertà poggia su un cubo di granito gallurese, forse tuo nonno non aveva tutti i torti ad avercela con gli americani» gli svela Badore, colui che è stato incaricato per risvegliare la sardità nascosta nella spia.

La luna di cui si parla nella commedia è la chiara metafora di ciò che si vorrebbe avere ma che non si può, per il semplice fatto che alcuni “beni” appartengono a tutti. Ed è la luna stessa che, al momento opportuno, dividerà le due fazioni e metterà davanti alla propria coscienza Kevin/Gavino. In una Sardegna ancestrale e leggendaria, è nel momento in cui avviene la divisione delle acque (che omaggia quella narrata nell’Antico Testamento) che l’agente segreto dovrà fare una scelta. «Decidi ora tu da che parte stare» è la frase topica di tutto il film.

Come a ricordarci che tutti, ogni giorno e in ogni battaglia, anche quella che ci sembra più lontana, siamo chiamati a parteggiare, e ad esprimerci. È un invito ad abbandonare l’ignavia, il messaggio di fondo che mi pare di aver colto, ben camuffato in una commedia che, oltre al merito di farci fare delle belle risate, ci lascia con degli interrogativi non di poco conto.