Lo stato reprime. I pastori chiamano alla mobilitazione!

Dopo le elezioni la repressione! Sembra il titolo di un film ma invece è la cruda realtà. Avvisi orali, ritiro delle licenze di porto d’armi, obbligo di dimora e – a quanto fanno trapelare i giornali in maniera sibillina – c’è da aspettarsi anche di peggio nei prossimi tempi. La macchina della repressione coloniale scalda i suoi motori insieme a quella del fango dell’informazione. Di ieri l’articolo ANSA che definiva i 14 pastori raggiunti dal provvedimento di obbligo di dimora “malviventi” (articolo ANSA).

Ma la realtà dei pastori sardi non è sprovveduta e mantiene alta la guardia. Appena due ore fa si legge il seguente comunicato sul gruppo fb del Movimento Pastori Sardi:

In questi giorni si sta procedendo alla notifica di atti giudiziari da parte della Procura della Repubblica nei confronti di manifestanti rei di aver manifestato il proprio disagio sociale nei confronti di una politica assente, di una burocrazia al limite della legalità e di un sistema produttivo che grazie alla sua forza di posizione, schiaccia i pastori imponendo prezzi stracciati sia per il valore del latte che per il valore degli agnelli.

Nel mese di febbraio i pastori, stanchi di questa insostenibile situazione, in maniera assolutamente spontanea, hanno iniziato a ribellarsi buttando il frutto del loro duro lavoro per terra al grido “meglio ai porci che agli industriali”. L’iniziativa si è allargata a macchia d’olio in tutto il territorio sardo, scavalcando il mare e trovando anche fra i pastori toscani, laziali e siciliani piena solidarietà, versando a loro volta il latte per strada. Innumerevoli i fenomeni di simpatia e solidarietà manifestata anche con uno sciopero generale delle scuole, manifestazioni di piazza e con la chiusura da parte delle attività commerciali e artigianali.

Tantissimi gesti simbolici importanti come le lenzuola bianche sui balconi delle case, per non parlare anche del ruolo mediatico che la protesta ha avuto: non c’è testata giornalistica o televisiva che non abbia dedicato ampio spazio alla vertenza.

In tutta questa situazione la politica ha cavalcato la questione non in maniera scientifica cercando soluzioni al problema ma solo all’interno di una “visione elettorale”.

Oggi, quella politica attraverso la magistratura sta presentando il conto contro persone che la loro unica colpa è quella di essere pastori e di essere, grazie ai loro sacrifici, gli artefici dell’unico segmento industriale che in Sardegna funzione, l’industria Agro-alimentare, per non parlare della vitalità che diamo ai nostri paesi attraverso il nostro ruolo economico, sociale e ambientale .

Oggi i destinatari di quelle notifiche giudiziarie non dovevano essere i pastori ma tutti quelli che in cambio di qualche voto elettorale o di qualche notizia sensazionale hanno determinato ciò.

Da sempre abbiamo pagato ogni presa di coscienza del nostro ruolo sociale e, finché non troveremmo piena sazietà di giustizia sociale ed economica noi saremo sempre pronti a ricominciare. Per questo tutti i comitati del MPS sono mobilitati alla convocazione delle assemblee per lanciare una nuova grande mobilitazione che ricorderà le giuste responsabilità alla politica regionale e nazionale.

Ai Pastori destinatari delle denunce porgiamo la nostra piena e incondizionata solidarietà.

Nel frattempo diversi dirigenti del Movimento Pastori stanno chiamando una nuova assemblea generale a Tramatza sabato 18 maggio alle ore 10:30 per fare il punto della situazione e per organizzare la solidarietà anche insieme agli avvocati che si sono resi disponibili.