La Confindustria scopre l’acqua calda

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di Antonio Muscas

Alla fine Confindustria sarda si è resa conto che la dorsale del metano è a carico dei sardi. Ha scoperto il segreto di pulcinella.

E dire che ci sono associazioni e comitati che lo denunciano da sempre, persino io l’ho scritto e ripetuto diverse volte (https://www.manifestosardo.org/metano-combustibile-di-transizione/). D’altronde così prevedeva l’accordo firmato da Pigliaru e Renzi. Gli unici a non essersene accorti erano quelli di Confindustra, probabilmente distratti, ammaliati dall’idea di posare nelle nostre terre con le loro ruspe i luccicanti tubi del gas nuovi fiammanti.

Ora è addirittura salito il prezzo del progetto: eravamo partiti da meno di un miliardo e mezzo e siamo già arrivati sopra i due miliardi di euro.

Ma perché Confindustria è così allarmata? È veramente interessata delle conseguenze economiche sulle famiglie sarde?

Probabilmente le ragioni sono ben diverse da quanto vogliono farci credere e risiedono nella vera natura del progetto. Il metanodotto non è un progetto per i sardi, e anche questo non è un segreto, perché fu lo stesso Massimo Deiana, Presidente dell’AdSP del Mare di Sardegna, a specificare l’intenzione di dare, con l’approvazione alla realizzazione dei depositi costieri, a cui la dorsale è funzionale, “ufficialmente il via ad una nuova politica energetica e ambientale dei porti della Sardegna, che si candidano come hub mediterraneo per il bunkeraggio ecosostenibile”. E, a conti fatti, se il costo della dorsale si dovesse scaricare sugli utenti sardi, le imprese esecutrici dovrebbero anticipare gli investimenti e sperare poi in un alquanto improbabile recupero delle spese.

E le pesanti dichiarazioni di Confindustria, arrivata addirittura a gridare al “complotto contro i sardi”, sono la più importante prova della fregatura che si nasconde per noi dietro questo progetto.

Se Confindustria è certa di non poter recuperare i soldi dalle bollette degli utenti, significa semplicemente che le promesse di grandi risparmi, addirittura fino al 30%!, sono solo una trovata per indorarci la pillola, per la semplice ragione che saranno in pochissimi ad allacciarsi alla rete del gas metano, sempre che il gas metano arrivi fino alle nostre case. E se saremo noi a doverci far carico delle spese di realizzazione della dorsale, anche i soci di Confindustria, se e quando si dovessero allacciare alla rete, dovrebbero sborsare una quota generosa di compensazione.

Perciò Confindustria non è preoccupata per il nostro portafogli, è preoccupata per il suo: non vuole anticipare capitali che è quasi certa non torneranno indietro e pretende allora la garanzia di soldi pubblici per realizzare l’opera. Che poi sia dannosa e inutile poco importa.

Se altrimenti fosse quest’affare come continuano a dichiarare, quali dubbi li dovrebbero perseguitare?

Il metano non è per noi sardi, al più ce ne spetterebbe una parte minima, ma dubito che qualcuno voglia farsi carico dei costi di stravolgimento del nostro assetto energetico. Il metano è una fonte combustibile fossile altamente inquinante, estremamente dannosa per l’ambiente e la salute; il suo effetto climatico è più importante nel breve termine dell’anidride carbonica: una tonnellata di metano è 80 volte superiore a quello di una tonnellata di anidride carbonica nei primi 20 anni dopo l’emissione e 28 volte su un periodo di 100 anni. Il suo prezzo è competitivo solo grazie all’assenza di accise; ma per noi sardi, a causa degli ingenti costi di infrastrutturazione (immaginate cosa può significare trasformare il sistema energetico attuale), rappresenterebbe solo un problema, uno sperpero di denaro, un freno verso la reale transizione per trovarci in una ulteriore condizione di monopolio. E l’interesse verso questo combustibile “di transizione” è per ora tutto legato ai soldi per la realizzazione della dorsale.

A dimostrare l’impatto e la pericolosità del metano sono autorevoli studi scientifici disponibili in rete e scaricabili gratuitamente (si vedano ad esempiohttps://www.edf.org/climate/methane-research-series-16-studies https://www.transportenvironment.org/publications/natural-gas-powered-vehicles-and-ships-). Nel 2010 il GNL ha rappresentato il 20% delle emissioni globali di gas serra (550 Milioni di tonnellate) legate in particolare alla sua estrazione.

Oramai tutto il mondo lo sa. Eccetto in Sardegna, dove rappresentanti sindacali di CGIL, CISL e UIL, politici di centrodestra e centrosinistra, addirittura qualche organizzazione ambientalista e Confindustria continuano a chiamarlo combustibile di transizione.

Chissà quindi se prima di commettere danni questi di Confindustria faranno in tempo ad accorgersi che il metano inquina anche più degli altri combustibili fossili e che l’opera è un disastro a prescindere.

Ma questo forse è pretendere troppo

https://www.videolina.it/articolo/tg/2019/05/27/metano_allarme_di_confindustria_complotto_contro_i_sardi-78-885430.html?fbclid=IwAR2YcGnO2df1Pqu6oAQ6ebTe5IJie7wd4B0TQEWPjmyNAW8aHrkJIXOSJ-4