L’occupazione militare che distrugge la Sardegna

Adriano Sollai, l’avvocato di parte civile intervistato da A Foras

Pubblichiamo l’intervista fatta da A Foras ad Adriano Sollai, legale di parte civile al processo Quirra 

Cogliamo l’occasione per ricordarvi la data della manifestazione del 2 giugno: ore 10:00 piazza dei Centomila Cagliari. ecco l’evento

– Si parla di un processo che parte da una denuncia del 2011, la cui prima udienza, concluse le indagini preliminari nel 2013, si è svolta nel marzo 2015. Ci può dire in quale fase del processo ci troviamo? Ci può dire quante udienze si sono tenute sinora?

🔴 Il procedimento penale nei confronti dei comandanti del P.I.S.Q. di Perdasdefogu e di quelli del distaccamento di Capo San Lorenzo è stato intrapreso dall’allora Procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi nel 2011, anche in seguito alle denunce pubbliche delle diverse associazioni e comitati antimilitaristi nonché di alcuni cittadini che indicavano la possibile correlazione tra la presenza militare e le decine di persone ammalatesi e decedute nei pressi del Poligono.
A seguito della udienza preliminare che si è tenuta per circa due anni (dal 2012 al 2014 con decine di udienze e l’espletamento di una perizia) è stato disposto il rinvio a giudizio dei militari, imputati di omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri; in sostanza si contesta loro di aver cagionato un persistente e grave disastro ambientale esponendo i cittadini e gli animali da allevamento ad un pericolo chimico e radioattivo, per non aver interdetto l’area militare nonostante le intense e periodiche esercitazioni militari e per non aver collocato segnali di pericolo nelle aree ad alta intensità militare. Il periodo di riferimento va dal 2002 in poi.
Dal 2014 è iniziato il dibattimento davanti al Tribunale di Lanusei dove in tutti questi anni sono stati sentiti decine e decine di testimoni della accusa e delle parti civili (operatori della polizia giudiziaria che hanno svolto le indagini, veterinari, militari, cittadini comuni, parenti di alcune persone ammalatesi e poi decedute, consulenti tecnici).
La prossima udienza è fissata per il 12 giugno prevista per l’audizione del perito nominato dal Giudice della udienza preliminare per svolgere accertamenti circa il contestato disastro ambientale. Successivamente sarà la volta dei testimoni citati dalla difesa.

Ci può dire quante altre udienze sono programmate e entro quale data si arriverà ad una prima sentenza?

🔴 Allo stato è difficile stabilire i tempi in cui si potrà arrivare alla sentenza del Tribunale.

La difesa dei generali alla sbarra più che difendere nel merito i suoi assistiti, sembra aggrapparsi a qualunque cavillo e qualunque vizio di forma in modo di allungare i tempi della causa e giungere ad una possibile prescrizione. Cosa ci può dire nel merito?

🔴 Legittimamente la strategia difensiva si esplica anche attraverso eccezioni e questioni rituali tutte a garanzia del diritto di difesa che comprende anche la possibilità della prescrizione. Ad ogni modo l’eventuale estinzione del reato per intervenuta prescrizione non pregiudicherà l’accertamento dei fatti emersi durante il processo.

– Durante le udienze sono venuti alla luce dei racconti raccapriccianti circa la gestione del territorio sardo e degli “esseri umani” che sono venuti in contatto con l’industria bellica negli ultimi decenni. Ci può indicare un episodio o una pratica che l’ha particolarmente colpita in termini di rischio per la salute? E a tale proposito ci può sintetizzare con poche parole l’atteggiamento delle istituzioni che amministravano questi territori (istituzioni militari e istituzioni civili, s’intende), sia in termini di sottovalutazione del rischio e di mancata salvaguardia degli operatori?

🔴 La pratica dei cosiddetti brillamenti che consisteva nel far esplodere tonnellate di munizioni e bombe fuori uso che provenivano dagli arsenali di tutte le Regioni dell’Italia è quella che maggiormente ha esposto l’ambiente, gli esseri umani e gli animali a danni permanenti e devastanti attraverso la diffusione nel territorio circostante di metalli e altre sostanze nocive per la salute. Queste attività, secondo la tesi della accusa e delle parti civili, hanno provocato danni devastanti anche per gli stessi militari che operavano nel poligono; infatti, secondo diversi testimoni, la bonifica del terreno successivamente alle esplosioni avveniva a mani nude da parte dei militari incaricati, senza alcun tipo di protezione.
Le autorità militari per aver omesso le necessarie cautele sono sotto processo; le autorità civili, in particolare alcuni Comuni, ritengono che il proprio territorio e i cittadini siano stati lesi e per questo si sono costituiti parte civile.

Dalle indagini preliminari alla testimonianza dei vari teste durante le udienze emerge chiaramente una divisione tra chi accusa l’industria bellica e chi, pur non avendo nessun tornaconto evidente, difende a spada tratta la presenza dei militari. Questo succede sia quando sentiamo testimoniare gli allevatori (alcuni accusano, altri tacciono o minimizzano), sia quando sentiamo testimoniare i militari sentiti come testimoni. Allo stesso modo l’opinione pubblica e l’intera società sarda si divide tra chi pensa che l’industria bellica non debba più operare nella nostra terra e chi invece la difende, pur senza aver nessun apparente tornaconto. Cosa ci può dire in merito? Cosa ci insegna questa esperienza processuale? 

🔴Questo processo, al di là di quello che sarà il suo possibile esito, ha il merito di aver fatto conoscere all’opinione pubblica sarda alcune delle attività che si sono svolte e si svolgono all’interno dei poligoni militari. Certo sarà pur sempre una ricostruzione parziale, ma nessuno potrà più dire che nei poligoni militari della Sardegna si svolgono “giochi di guerra”, le esercitazioni sono anch’esse un momento di guerra vera e propria che lascia vittime sul terreno

Durante il processo emerge che sono presenti numerose aziende agricole e zootecniche del territorio che operano e producono all’interno dell’area del Pisq. Ci può dire se esiste qualche controllo sui prodotti di queste filiere o se i prodotti vengano immessi nel mercato assieme a tutti gli altri? In poche parole, il consumatore medio ha la possibilità di scegliere se comprare o non comprare i cibi prodotti all’interno del Pisq?

🔴 Confermo, all’interno delle aree militari insistono diversi allevamenti i cui prodotti vengono immessi nel mercato.

In questo processo abbiamo assistito ad un vero e proprio cortocircuito istituzionale in cui lo Stato, attraverso i suoi giudici, accusa lo Stato, i generali alla sbarra, che sono difesi dall’Avvocatura dello Stato. I più maligni hanno da subito pensato ad una assoluzione piena e completa perché mai e poi mai lo Stato Italiano avrebbe condannato se stesso. Lei da giurista cosa ci può dire in merito?

🔴 In effetti questo processo presenta una particolare fisionomia: Il Pubblico ministero, l’avvocatura dello Stato che difende gli imputati, il Giudice, seppur indipendenti nella loro funzione, sono tutti dipendenti dello Stato italiano, come pure i comandanti. Inoltre lo Stato Italiano è anche parte offesa. Sarebbe una partita tutta interna allo Stato se non ci fossero i cittadini costituitisi parte civile unitamente ai loro rappresentanti territoriali.