Fra tricolore, inno Fratelli d’Italia e falsificazione della storia

Pubblichiamo l’intervento dello storico Francesco Casula (in foto) in seguito alla querelle sull’utilizzo della fascia tricolore indossata alla rovescia dal sindaco di Villanovaforru per protesta contro la giunta a trazione leghista.

Maurizio Onnis, il combattivo sindaco indipendentista di Villanovaforru “Porterà la fascia tricolore rivoltata fino a quando le cose cambieranno”.
Una “repulsione” quindi di ordine politico.
Io nutro una repulsione per motivi di salute: quando vedo il Tricolore, mi viene l’orticaria.
Nei confronti invece dell’Inno “Fratelli d’Italia” la repulsione è ben più corposa: a parte che è brutto, bellicista, ulrtraretorico, esso riassume una “storia” falsa e falsificata. Come peraltro tutta a storia ufficiale – quella propinataci dai testi scolastici ma anche dai Media – segnatamente quella del cosiddetto “Risorgimento” e dell’Unità d’Italia, che si pretende di “riassumere nell’Inno di Mameli.
Una storia sostanzialmente “ideologica”. Anzi: teologica.
Mi ricorda quella raccontata da Tito Livio nella sua monumentale opera in 50 volumi, intitolata Ab urbe condita.
Lo storico latino, è persuaso che quella di Roma fosse una storia provvidenziale, una specie di storia sacra, quella di un popolo eletto dagli dei.
Deriva da questa convinzione la più attenta cura a far risaltare tutti gli atti e tutte le circostanze in cui la virtus romana ha rifulso nei suoi protagonisti che assurgono, naturalmente, ad “eroi”.
Tutto ciò è chiaramente adombrato anche nel Proemio, dove si insiste sul carattere tutto speciale del dominio romano, provvidenziale e benefico anche per i popoli soggetti. E dunque questi devono assoggettarsi con buona disposizione al suo dominio.
Roma infatti, che ha come progenitore Marte e come fondatore Romolo, ha come destino quello di: regere imperio populos e di parcere subiectis et debellare superbos. (Perdonare chi si sottomette ma distruggere, sterminare chi resiste).
Mutatis mutandis, la storia “risorgimentale” ci viene raccontata con gli stessi parametri, storici e storiografici liviani: anche l’Unità d’Italia, sia pure in una versione laica, è “sacra”, in quanto un diritto inalienabile della “nazione italiana”, in qualche modo in mente dei da sempre.
Ricordo a questo proposito Benigni quando il 17 febbraio del 2011, a San Remo, sul “palco dell’Ariston”, irrompe negli studi televisivi, su un cavallo bianco. Per impartirci, commentando l’Inno “Fratelli d’Italia”, una incredibile lezione di storia ideologica. Facendo risalire la “Nazione Italiana” addirittura a Dante. Una vera e propria falsificazione storica: il poeta fiorentino infatti combatteva le particolarità territoriali e “nazionali” e sosteneva con forza l’impero che lui chiamava “Monarchia universale”.
Ma nella sua esegesi dell’Inno il comico fiorentino si spinge oltre nella falsificazione storica: la “nazione” italiana deriverebbe non solo dagli Scipioni e da Dante ma persino dai combattenti della Lega lombarda, dai Vespri siciliani, da Francesco Ferrucci, morto nel 1530 nella difesa di Firenze; da Balilla, ragazzino che nel 1746 avvia una rivolta a Genova contro gli austriaci.
Sciocchezze sesquipedali. Machines e tontesas.
Ha scritto a questo proposito Alberto Mario Banti grande studioso del Risorgimento su Il Manifesto de 26 febbraio 2011: ”Francamente non lo sapevo. Cioè non sapevo che tutte queste persone, che ritenevo avessero combattuto per tutt’altri motivi, in realtà avessero combattuto già per la costruzione della nazione italiana. Pensavo che questa fosse la versione distorta della storia nazionale offerta dai leader e dagli intellettuali nazionalisti dell’Ottocento. E che un secolo di ricerca storica avesse mostrato l’infondatezza di tale pretesa. E invece, vedi un po’ che si va a scoprire in una sola serata televisiva.
Ma c’è dell’altro. Abbiamo scoperto che tutti questi «italiani» erano buoni, sfruttati e oppressi da stranieri violenti, selvaggi e stupratori, stranieri che di volta in volta erano tedeschi, francesi, austriaci o spagnoli”.
Ma tant’è: la “versione” di Benigni allora commosse il pubblico televisivo italiano e ancora oggi viene circuitata e spacciata come verità storica.
Con relativo contorno di eroi e di protagonisti risorgimentali che, per rimanere in casa nostra, campeggiano ancora nelle Vie e Piazze sarde. Ignominiosamente. Perché si tratta di quelli stessi personaggi che hanno sfruttato e represso in modo brutale i Sardi.
Ad iniziare dai tiranni sabaudi.

Tricolore indossato al contrario o chiuso in un cassetto? Scoppia la polemica tra sindaci indipendentisti

Fascia tricolore in vendita su Ebay

Fa discutere la posizione del sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis sul tricolore indossato al contrario “fino a quando le cose non cambieranno”. Riportiamo la sua posizione tratta dai social in versione integrale:

Porterò la fascia tricolore rivoltata. Fino a quando le cose cambieranno.

Altri illustrano meglio di me i pericoli cui ci espone la destra retriva incarnata al governo da Salvini. Io stesso verifico i tratti illiberali e autoritari della sua politica e del suo discorso pubblico, già a proposito dei migranti. Una questione che, da sindaco, continua a toccarmi molto da vicino. E su certe faccende servono poche parole: quelle che vanno al nocciolo.

Ora, per me e sul piano politico, il nocciolo è che portarsi la Lega al governo della Sardegna è un errore madornale, storico, imperdonabile. Non c’è nessun fine che giustifichi una scelta del genere: nemmeno, intendo, la buona amministrazione dell’isola (ancora tutta da vedere). La macchia resta. E non sono disposto a starmene qui, nella “zona grigia”, sperando che le cose siano meno gravi di quel che appaiono. Perché portarsi in Regione la Lega è come portarsi in casa un piromane: il suo mestiere è appiccare incendi. L’unico dubbio riguarda il quando e il quanto l’incendio sarà esteso.

D’ora innanzi, in segno di dissenso personale e istituzionale, porterò la fascia tricolore rivoltata, in ogni occasione in cui ne sia richiesto l’uso. E la manterrò così fino a quando l’aria cambierà e chi governa a Cagliari e a Roma tornerà a porre al primo posto l’eguaglianza tra gli individui, la soluzione pacifica delle controversie, il rispetto reciproco tra popoli e tra parti politiche. In altre parole, quando torneranno ad avere il giusto valore e la giusta considerazione i principi nel cui nome sindaci, assessori, presidenti, consiglieri, ministri, parlamentari svolgono le loro funzioni.

La protesta di Onnis verso il segno politico dell’attuale giunta regionale però non fa discutere solo nel campo dei leghisti e degli antileghisti isolani, bensì anche nello stesso campo indipendentista e in particolare nell’ambito della Corona Delogu – la rete degli amministratori indipendentisti – di cui Onnis è vicepresidente.

A rispondergli è il presidente della Corona De Logu Davide Corriga con un post di pochi minuti fa. Corriga è sindaco di Bauladu al suo secondo mandato e con educazione e rispetto dichiara di non essere d’accordo con Onnis. Anche in questo caso riportiamo integralmente il suo post:

Non sono d’accordo con Maurizio. Indossare la fascia tricolore – ad eccezione dei matrimoni civili – non risulta mai obbligatorio, pertanto il problema non si pone.

Aggiungo che, da indipendentista, considero un errore fare un discorso di colore del governo di turno. Se l’Italia fosse lo Stato più democratico e inclusivo del mondo, la mia posizione sul tema non cambierebbe.

Personalmente ritengo che utilizzare il tricolore “al contrario” sia un’azione politicamente sbagliata. La trovo una provocazione gratuita nei confronti di quanti in quel simbolo si riconoscono. La mia idea di dialettica politica pone alla base il rispetto delle altrui appartenenze.

Insomma non è il colore politico il problema, ma la subalternità stessa della Sardegna allo stato italiano.

Il dibattito è aperto e si fa davvero interessante! Pesa Sardigna è disponibile ad ospitare ogni serio ed articolato intervento sul tema.

Lo stato reprime. I pastori chiamano alla mobilitazione!

Dopo le elezioni la repressione! Sembra il titolo di un film ma invece è la cruda realtà. Avvisi orali, ritiro delle licenze di porto d’armi, obbligo di dimora e – a quanto fanno trapelare i giornali in maniera sibillina – c’è da aspettarsi anche di peggio nei prossimi tempi. La macchina della repressione coloniale scalda i suoi motori insieme a quella del fango dell’informazione. Di ieri l’articolo ANSA che definiva i 14 pastori raggiunti dal provvedimento di obbligo di dimora “malviventi” (articolo ANSA).

Ma la realtà dei pastori sardi non è sprovveduta e mantiene alta la guardia. Appena due ore fa si legge il seguente comunicato sul gruppo fb del Movimento Pastori Sardi:

In questi giorni si sta procedendo alla notifica di atti giudiziari da parte della Procura della Repubblica nei confronti di manifestanti rei di aver manifestato il proprio disagio sociale nei confronti di una politica assente, di una burocrazia al limite della legalità e di un sistema produttivo che grazie alla sua forza di posizione, schiaccia i pastori imponendo prezzi stracciati sia per il valore del latte che per il valore degli agnelli.

Nel mese di febbraio i pastori, stanchi di questa insostenibile situazione, in maniera assolutamente spontanea, hanno iniziato a ribellarsi buttando il frutto del loro duro lavoro per terra al grido “meglio ai porci che agli industriali”. L’iniziativa si è allargata a macchia d’olio in tutto il territorio sardo, scavalcando il mare e trovando anche fra i pastori toscani, laziali e siciliani piena solidarietà, versando a loro volta il latte per strada. Innumerevoli i fenomeni di simpatia e solidarietà manifestata anche con uno sciopero generale delle scuole, manifestazioni di piazza e con la chiusura da parte delle attività commerciali e artigianali.

Tantissimi gesti simbolici importanti come le lenzuola bianche sui balconi delle case, per non parlare anche del ruolo mediatico che la protesta ha avuto: non c’è testata giornalistica o televisiva che non abbia dedicato ampio spazio alla vertenza.

In tutta questa situazione la politica ha cavalcato la questione non in maniera scientifica cercando soluzioni al problema ma solo all’interno di una “visione elettorale”.

Oggi, quella politica attraverso la magistratura sta presentando il conto contro persone che la loro unica colpa è quella di essere pastori e di essere, grazie ai loro sacrifici, gli artefici dell’unico segmento industriale che in Sardegna funzione, l’industria Agro-alimentare, per non parlare della vitalità che diamo ai nostri paesi attraverso il nostro ruolo economico, sociale e ambientale .

Oggi i destinatari di quelle notifiche giudiziarie non dovevano essere i pastori ma tutti quelli che in cambio di qualche voto elettorale o di qualche notizia sensazionale hanno determinato ciò.

Da sempre abbiamo pagato ogni presa di coscienza del nostro ruolo sociale e, finché non troveremmo piena sazietà di giustizia sociale ed economica noi saremo sempre pronti a ricominciare. Per questo tutti i comitati del MPS sono mobilitati alla convocazione delle assemblee per lanciare una nuova grande mobilitazione che ricorderà le giuste responsabilità alla politica regionale e nazionale.

Ai Pastori destinatari delle denunce porgiamo la nostra piena e incondizionata solidarietà.

Nel frattempo diversi dirigenti del Movimento Pastori stanno chiamando una nuova assemblea generale a Tramatza sabato 18 maggio alle ore 10:30 per fare il punto della situazione e per organizzare la solidarietà anche insieme agli avvocati che si sono resi disponibili.

Libertade: gli angeli di chi lotta per liberare la Sardegna

Intervista a Gian Piero Cocco, Uno dei portavoce di Libertade

1. Che cos’è Libertade e quali sono le sue finalità?
– L’Associazione persegue finalità di solidarietà sociale a sostegno
di tutte quelle persone che svolgano attività in Sardegna in favore 
dell’autodeterminazione dei popoli ed individuale e che si battono per i
diritti civili, ambientali, culturali, sindacali e di tutti i 
lavoratori, qualora le stesse siano destinatarie di provvedimenti 
dell’Autorità giudiziaria e/o di polizia.
Tra i suoi scopi statutari ritengo sia fondamentale quello di
contrastare ogni tentativo mediatico di criminalizzare le lotte e i
movimenti in Sardegna, attraverso una corretta informazione in contrasto
a quella proposta dagli organismi repressivi e attraverso la
sensibilizzazione della tematica della repressione dell’attività
politica. Non meno importante inoltre è l’obiettivo di facilitare
l’assistenza legale alle persone impegnate nelle predette lotte
politiche e sociali.
2. Perché una associazione che si batte contro la repressione in Sardegna?
– In Sardegna abbiamo sempre assistito a fenomeni repressivi come ad
esempio oggi i Pastori, colpiti da provvedimenti repressivi per via
delle loro lotta per il prezzo del latte, ma anche il processo Arcadia
che ha visto protagonisti gli indipendentisti attivi politicamente o
ancora coloro i quali si battono contro le basi e i poligoni militari.
Questi fenomeni fanno si che i sardi abbandonino le legittime lotte e si
allontanino dalla politica attiva e Libertade appunto ritiene necessario
sollevare l’attenzione e non lasciare i singoli soggetti soli
nell’affrontare i processi siano essi giudiziari che mediatici.
3. La vostra prima attività è stata in favore dei pastori indagati in seguito ai blocchi stradali per le proteste contro il prezzo del latte. cosa rischiano?
– Ad oggi siamo a conoscenza di alcuni pastori colpiti dagli “Avvisi 
orali” provvedimenti prodromici all’applicazione della richiesta di
misura di sorveglianza, qualora dovessero trasgredire le prescrizioni
imposte dall’Autorità; inoltre siamo a conoscenza di decine di indagati 
per le manifestazioni come quella in prossimità del bivio di Lula a cui
hanno partecipato migliaia di persone tra cui semplici cittadini e
rappresentati delle istituzioni.
4. E’ notizia di pochi giorni fa che a decine di pastori sono state ritirate le licenze di detenzione di armi perché consisterebbe il pericolo di un “uso malavitoso”. Si vuole criminalizzare la protesta?
– Rendiamoci conto che i provvedimenti di cui prima parlavo sono stati 

emessi a seguito delle elezioni Regionali, probabilmente si vuole
evitare che le manifestazioni continuino, ognuno poi tragga le proprie
considerazioni.

5. Quali sono le prossime azioni che vuole mettere in campo l’associazione?
– L’associazione interviene dinanzi ai fenomeni oppressivi in qualunque
forma essi si manifestino; ad oggi diverse sono le emergenze, tra cui il
processo Arcadia ancora in corso e di cui i media si sono dimenticati e
la vertenza dei Pastori.Ogni qualvolta ci saranno delle azioni oppressive, vi sarà una corrispondente azione in solidarietà da parte dell’Associazione.
Detto ciò, invitiamo tutti a partecipare all’Evento da noi organizzato (22 maggio n.d.R.), presso il locale su Tzirculu a Cagliari, Via Molise, ore 18:00 e ss.,interverranno diversi protagonisti dell’oppressione in Sardegna e a
seguire un concerto con diversi cantanti (Andrea Andrilo, Golaseca,
Enrico Putzolu, Andrea Deiana Porcu, Miriam Costeri)

Altro che “festa della Repubblica”: il 2 giugno A Fora is basis!

Riceviamo, condividiamo e rilanciamo la chiamata dell’annuale manifestazione contro  l’occupazione militare di A Foras:

A FORAS FEST 2019 // LA GUERRA NEL GOLFO

Il 2 giugno 2019 A Foras torna in piazza a Cagliari per manifestare contro l’occupazione militare della Sardegna. Il 2 giugno è la festa della Repubblica Italiana che da ormai 70 anni occupa abusivamente ampie porzioni di territorio dell’isola, per devastarlo con il proprio esercito, prestarlo ed affittarlo agli eserciti di mezzo mondo e imprese multinazionali che testano le proprie armi per venderle ai migliori offerenti.

Quest’anno il 2 giugno di A Foras sarà dedicato al Mare, all’acqua che bagna la nostra isola e l’attraversa nei fiumi, nei litorali e nelle insenature che disegnano il profilo della nostra terra.

Le coste, i golfi sono il teatro di questa guerra e il luogo di insediamento dei tre poligoni più grandi d’Europa (Capo Frasca, PISQ, Teulada). I porti sono il luogo di attracco e partenza di una miriade di navi militari che si preparano alle esercitazioni o sbarcano i mezzi pesanti che attraversano città e paesi per arrivare ai poligoni di tiro. Centinaia le navi che hanno occupato e occuperanno il porto di Cagliari, Sant’Antioco e Olbia per “Mare Aperto” (Ottobre 2018) e la prossima “Joint Stars” (Maggio 2019); molte di meno invece le navi che prenderanno il largo per trasportare sardi e sarde di ritorno da lavoro o studio, o per viaggiare per il Mediterraneo. Un ossimoro specchio dei tempi nel quale la Sardegna si trova completamente asservita al giogo di Ministero della difesa e della Nato, completamente compromessa nei servizi basilari e nella mobilità dei suoi figli.

La guerra nel golfo non è portata avanti solo dalle azioni militari perpetrate sulla nostra terra. E’ un ragionamento economico pianificato da UE e Italia con i suoi alleati Arabia Saudita e Qatar. I progetti di metanizzazione che vedono la Sardegna come un grande HUB di metano al centro del Mediterraneo, partono dai rigassificatori di Giorgino a Cagliari passando con un tracciato che tocca tutte le coste dal Sulcis passando per Santa Giusta, arrivando poi a Porto Torres per poi virare verso Olbia. L’ennesima servitù, fatta di espropri, inquinamento e militarizzazione di punti strategici che si va a intersecare con i rapporti militari con l’alleato Qatariota che vedrà ospitare i suoi marinai nella Caserma Bastianini de La Maddalena, nella scuola sotto-ufficiali della marina. Il Qatar che investe e trova strada spianata anche in altri settori della società sarda come la sanità; la Qatar Fundation, infatti, ha aperto lo scorso 12 dicembre un ospedale privato, il Mater Olbia, che piano piano andrà a sostituire la sanità pubblica ampiamente razionalizzata e mozzata dalle azioni statali e regionali.

La GUERRA NEL GOLFO DEVE FINIRE non vogliamo più carichi di bombe da Porto Canale o dal Porto di Olbia, non vogliamo più esercitazioni sul fiume Temo a Bosa, stop all’attracco di navi militari nei porti cittadini, basta al passaggio di mezzi militari e carri armati nelle città e nei paesi della Sardegna.

Chiediamo al comune di Cagliari, di Sant’Antioco, di Bosa, di Olbia, di Siniscola e alle autorità portuali di prendere posizione ufficialmente contro il passaggio dei mezzi, l’attracco e l’utilizzo da parte dei militari di ampie fette di mare e fiumi per le loro esercitazioni. Non ci facciamo ammaliare dagli accordi truffa firmati da Regione e militari che restituiscono mezza spiaggia al demanio pubblico, nel mentre che gli spazi di addestramento aumentano, senza la possibilità che le istituzioni e i cittadini possano metterci bocca. Da Pula a Muravera, passando per Capo Comino e Prato Sardo dobbiamo impedire che altre porzioni di territorio siano sacrificate alle esercitazioni militari.

PER IL NOSTRO MARE, PER LA RESTITUZIONE DEGLI SPECCHI D’ACQUA AI PESCATORI, PER NON ESSERE SERVI DELLA GEOPOLITICA NATO E ITALIANA, PER UN’ECONOMIA BASATA SUI NOSTRI BISOGNI E NON SUL METANO QATARIOTA O UNA SANITA’ SVENDUTA AL MIGLIOR OFFERENTE, A FORAS E OGGI IN PIAZZA PER RIBADIRE CHE:

• STOP alle ESERCITAZIONI militari, DISMISSIONE di TUTTI i POLIGONI; avvio di BONIFICHE integrali;
• RISARCIMENTI per tutti i danni (demografici, economici alla salute e all’ambiente) subiti in 60 anni di occupazione militare, e utilizzo degli stessi per l’avvio di ALTERNATIVE ECONOMICHE etiche, sostenibili e legate alle risorse dei territori;
• RICONVERSIONE a uso civile di tutti siti militari, dalle CASERME dei POLIGONI a quella di Pratosardo, e della fabbrica di bombe RWM di Domusnovas;
• STOP ai nuovi progetti sui poligoni DUAL USE (civile-militare);
• STOP ai progetti di ampliamento e ammodernamento dei poligoni, come il Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre (SIAT)
• Revoca degli accordi dell’Università di Cagliari con il comando militare della Sardegna e con le università israeliane complici del massacro del popolo palestinese. Revoca della convenzione tra Università di Sassari ed Esercito Italiano. Fine di ogni rapporto degli atenei sardi con aziende coinvolte con lo sviluppo bellico. Avvio di ricerche e corsi di studio su bonifiche e riconversioni di siti militari;
• Annullamento dell’accordo tra Regione Sardegna e Ministero della Difesa sulle servitù militari;
• Cessazione di ogni tipo di collaborazione sia civile che militare tra la Regione Sardegna e governi (come quelli di Arabia Saudita, Turchia, Qatar, USA e Israele) che promuovono guerre di aggressione negli stati senza pace.

No INVALSI e Regionalizzazione dei ricchi. La scuola sarda in sciopero.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato dei COBAS Scuola che oggi e domani sono impegnati in uno sciopero contro le prove INVALSI e contro la Regionalizzazione dei ricchi:

I COBAS Scuola SARDEGNA

lunedì 6 maggio 2019
martedì 7 maggio 2019

indicono due giorni di
SCIOPERO della Scuola
in SARDEGNA dell’intera giornata per tutto il personale Docente e ATA di ogni ordine e grado degli Istituti Scolastici Statali della Sardegna.

lunedì 6 maggio 2019
a CAGLIARI dalle ore 10.00
MANIFESTAZIONE
in p.zza Galileo Galilei
(fronte USR Sardegna)

NO ai Quiz INVAlSI per valutare studenti, docenti e scuole e NO alla standardizzazione della didattica che modifica negativamente le modalità di insegnamento e ne annulla la libertà;

CONTRO le ipotesi di REGIONALIZZAZIONE antisolidaristica della Istruzione Pubblica che dividerà ulteriormente i territori “ricchi” dalle aree più disagiate e povere;

PER un contratto che preveda veri aumenti ed almeno un pieno recupero salariale di quanto perso negli ultimi anni da Docenti e Ata;

PER l’utilizzo dei fondi del “BONUS” docenti e del “FIS” nel salario base di Docenti e ATA;

PER l’abrogazione del residuo obbligo diAlternanza scuola-lavoro, che sottrae ore alle attività didattiche e PER la libera ed eventuale programmazione da parte dei singoli Istituti;

NO al nuovo Esame di Stato;

PER il rientro in Sardegna dei “dispersi” in tutta Italia dall’algoritmo MIUR;

AFFINCHÉ le diplomate/i magistrali rimangano nelle GaE con il punteggio acquisito, e chi già in ruolo mantenga il posto ePER la riapertura delle GaE per tutti gli ordini di scuola per chi ha l’abilitazione e PER l’immissione in ruolo di tutti/e i precari/e con 3 anni di servizio;

PER il potenziamento degli organici ATA, l’immissione in ruolo su tutti i posti vacanti ed il ripristino delle sostituzioni con supplenze temporanee;

NO al taglio degli Organici di Docenti ed Ata delle scuole della Sardegna e PER una riduzione del numero di alunne/i per classe,

NO al continuo deferente (verso Governo e MIUR),dimensionamento (taglio di Istituti Scolastici) delle autonomie scolastiche deciso irresponsabilmente dalla Regione Sarda e PERCHE’ tutti i fondi RAS disponibili non vengano spesi in ridicoli, inutili e costosi progetti, privi di alcuna reale ricaduta didattica, e vengano, invece, assegnati alle scuole (magari per la lingua e cultura Sarda);

PER una vera democrazia sindacale e la libertà di assemblea in orario di servizio per tutti i lavoratori/trici e le loro organizzazioni negata da oltre vent’anni ai COBAS Scuola Sardegna che nelle scuole Sarde sono una delle Organizzazioni più rappresentative (come dimostra anche l’ultimo risultato alle ultime elezioni RSU 2018), ma ai quali è negato ogni diritto sindacale.

per i COBAS Scuola Sardegna
Nicola Giua

Altri riferimenti al seguente link

2000 occupanti stanno per invadere la Sardegna

 

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il documento di A Foras sulla nuova invasione militare che la Sardegna sta per subire:

PRIMAVERA DI FUOCO, A MAGGIO 2 000 MILITARI INVADERANNO LA SARDEGNA

Il Ministero della Difesa pubblica con orgoglio le anticipazioni sull’esercitazione Joint Stars 2019 e la Sardegna ovviamente sarà il centro delle operazioni. A maggio si svolgerà la prima parte della Joint Stars 2019, quella che viene definita LIVEX, ossia le esercitazioni sul campo.

INFORMAZIONI FRAMMENTARIE

Da qualche anno a questa parte, come non ci stanchiamo di ripetere, non c’è più alcuna informazione organica su tempi e modi di svolgimento delle esercitazioni militari in Sardegna. Colpa di una politica regionale completamente asservita agli interessi del Ministero della Difesa e della Nato. Per quanto riguarda la Joint Stars 2019, le prime informazioni utili risalgono al 5 febbraio, quando in un suo comunicato la Difesa informa che la prima parte dell’esericitazione, quella LIVE, si svolgerà sul campo in Sardegna. In un altro documento scopriamo l’entità delle forze coinvolte e i numeri sono impressionanti: più di 2 000 uomini, non solo dell’esercito italiano. Ci saranno infatti anche alcuni marines americani e personale dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dell’ENAV, l’ente che gestisce il traffico aereo civile in Italia.

DOVE E QUANDO

Cosa accadrà di preciso, in che giorni e in quali poligoni purtroppo non è dato saperlo in maniera ufficiale. I sardi infatti non sanno cosa accade in quelle migliaia di ettari che sono state sottratte alla loro vita quotidiana. Ciò che è certo è che la Joint Stars 2019 verrà svolta durante tutto il mese di maggio, per il luogo c’è solo l’imbarazzo della scelta: tutti i poligoni sardi sono attivi e pronti ad ospitare l’invasione militare per tutto il mese.

#aforas