A Foras s’Italia

Foto tratta dalla pagina fb de Il Manifesto Sardo

di Bainzu Piliu

Il 2 giugno era la festa della Repubblica Italiana e discorsi e parate militari sono stati all’ordine del giorno in tutte le principali città italiane, lo stesso ovviamente è accaduto in Sardegna. Io non ho potuto, né voluto, assistere ai festeggiamenti perché impegnato insieme ad un migliaio di altre persone in una contro-manifestazione che nello stesso giorno si svolgeva a Cagliari.
Prima, durante, e dopo mi chiedevo a che cosa potesse servire – da una parte e dall’altra – tutta questa agitazione, da parte nostra e da parte italiana, perché l’esibizione di uniformi e di macchine da guerra, di discorsi. Credo che fossimo in tanti a porci delle domande. Ieri, 4 giugno 2019, leggo il commento di un amico di Facebook che scrive: “Qualcuno intellettualmente onesto è in grado di dirmi a cosa è servita questa “passeggiata”?”. Penso che anche il pubblico che ci osservava e le forze dell’ordine che ci tenevano sotto controllo si siano posti la stessa domanda.
A Cagliari erano convenuti da tutta la Sardegna gli esponenti di parecchie organizzazioni per le quali la presenza italiana nella nostra Terra è considerata provocatoria e opprimente, erano presenti anche gruppi indipendentisti di diversa estrazione. Il corteo, nel quale vi erano molti striscioni, bandiere, uomini e donne giovani e anziani, tutti urlanti slogan antimilitaristi e A FORA S’ITALIA, ha attraversato la città fino a concludere la sua “passeggiata” davanti al Municipio. E vi era anche un buon numero di carabinieri e poliziotti che seguiva passo passo i manifestanti e osservava tutti i nostri movimenti, pronti ad intervenire qualora non fossero state rispettate determinate regole. Tutto si svolse tranquillamente, ascoltammo le canzoni e la musica, qualcuno parlò al microfono per esprimere il suo dissenso contro la politica italiana che abusa del nostro territorio per gli interessi suoi e dei suoi alleati.
Perché siamo stati a Cagliari? Ne valeva la pena? Io credo di sì, è evidente che con le nostre forze non potevamo opporci all’apparato militare italiano, d’altronde l’obiettivo non era questo, ma dovevamo invece rispondere a quello che era un nostro obbligo morale: dimostrare che non tutti i Sardi erano disposti a subire passivamente le decisioni del governo italiano; per questo quella domenica ci siamo alzati presto, per questo abbiamo sfidato il sole e sventolato le nostre bandiere. E siamo stati fotografati e ripresi da tanti individui armati di telecamere, sicuramente non sempre si trattava di semplici curiosi, più d’uno certamente agiva per conto della polizia politica e voleva documentare le scritte degli striscioni e dei cartelli ed il viso dei manifestanti; fra questi c’era anche un pregiudicato per cospirazione contro l’unità dello Stato, ero io. Però, va bene così, noi abbiamo fatto il nostro dovere, carabinieri e poliziotti hanno fatto il loro e hanno ascoltato, il nostro messaggio era rivolto anche a loro, nessuno rimane inerte anche se appare impassibile.
Dove vogliamo arrivare? Per me ed altri che vogliono il completo distacco della Sardegna dall’Italia quella di domenica – 2 giugno 2019 – è una delle tante giornate di mobilitazione e di testimonianza, giornate necessarie e propedeutiche alla lotta di liberazione nazionale che necessariamente dovrà esserci, prima o poi. Non ci sono alternative: l’Italia vuole tenerci in stato di soggezione e noi, invece, vogliamo essere uno Stato indipendente: vogliamo un nostro esercito, una nostra politica interna ed una politica estera del tutto autonoma rispetto a quella italiana, perciò, essendo le due posizioni inconciliabili si dovrà arrivare ad un braccio di ferro.
Quando? Come? Non lo sappiamo. Per il momento si dovrà osservare, testimoniare, riflettere e studiare. Io sono fiducioso, insieme possiamo farcela