Sardinia is my nation. Orgoglio Dinamo

di Riccardo Futta

Fanno abbastanza pena e tristezza gli sfottò, le sterili critiche e le manifestazioni di felicità per la “sconfitta” della Dinamo Sassari da parte di Sardi in generale ma a maggior ragione di Sassaresi.

Lo sport, come qualsiasi settore di questa società in putrefazione, è dominato da regole di mercato, dal business, dalle più becere logiche del capitalismo. Su questo siamo d’accordo e possiamo discuterne.

Allo stesso tempo lo sport nel mondo contemporaneo, dove si son persi o relegati a folklore gli usi antichi e le tradizioni e dove i popoli sono sempre più uguali fra loro per usi e costumi, rappresenta una forma di identità di popoli e campanili.
Che ci piaccia o meno la Dinamo Sassari così come la Squadra di Ballocci “Città Di Sassari” rappresentano Sassari, i Sassaresi e quindi tutti i Sardi fuori dai nostri confini cittadini e nazionali.

Snobbare e denigrare credo sia segnale oltre che di snobismo e spirito antipopolare anche e soprattutto di poco amor di Patria, a maggior ragione per una squadra che anche solo mediaticamente utilizza slogan, grafiche ed estetiche di tipica ispirazione identitaria Sarda (vedi gli slogan “Ca semus prus de unu giogu”, “Sardinia is my Nation”, i giocatori chiamati “Giganti”, il cinghiale “Sirbo” come mascotte).

In più in una città in perenne crisi, vecchia, grigia e nervosa, afflitta da tanti problemi sociali, disoccupata, emigrata, arresa; per una sera si poteva essere felice per qualcosa, si poteva uscire tutti di casa per vedere il nome di quella città che amiamo sul tetto d’Italia.
Rallegrarsi perché ciò non è avvenuto nella maniera sperata è sintomo di meschinità.

Il fatto che la gente non si accorga che per risolvere i problemi della nostra terra deve muoversi in prima persona non dipende dalla Dinamo o dallo sport. Punto.

Questa era Sassari ieri, una città che accoglie i suoi sportivi che hanno sfiorato l’impresa. Chi scrive non c’era e non ne capisce nulla di Basket ma ha tifato e tiferà il nome di Sassari sempre, a prescindere dallo sport e dal tema.

Sabato scorso un Sassarese “Simone Piroddu” ha vinto gli Europei di Lotta e io ne sono contento e sarebbe stato bello accoglierlo nella medesima maniera, ma questo è un altro discorso.

Penso che per migliorare un posto, cambiarlo secondo le nostre utopie, bisogna per prima cosa amarlo profondamente e amare il proprio popolo.