Contro il G7 mobilitazioni e disobbedienza civile

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo di convocazione della sinistra indipendentista basca per la mobilitazione “contro il G7 e il suo mondo”. Il 45º vertice del G7 si svolgerà  a Biarritz, paese Basco del Nord, dal 24 al 26 agosto 2019.

Ecco i link utili per seguire la mobilitazione;  (1) ; (2)

Qui invece il programma della mobilitazione.

Il G7 raggruppa le sette potenze economiche occidentali (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada). Stabilisce una gerarchia tra i paesi che determina quelli che sono potenti, ideologicamente ben allineati e rifiuta quelli che non lo sono. Fin dalla sua nascita il G7 è messo in discussione per la sua illegittimità. Sostenendo il libero mercato, la deregolamentazione, l’austerità finanziaria, i paesi del G7 hanno contribuito alla crescita di quelle disuguaglianze sociali a un livello mai raggiunto in 100 anni. I vertici del G7 rappresentano la dominazione delle principali potenze occidentali. Servono a far accettare i compromessi più favorevoli agli interessi del capitalismo. E’ all’interno di questi compromessi che si decidono le politiche economiche e finanziarie che saranno imposte ai popoli del mondoIl prossimo vertice avrà un’ulteriore particolarità: si svolgerà nei Paesi Baschi in un territorio in cui la resistenza allo sfruttamento capitalista, all’oppressione imperialista e eteropatriarcale sono radicate e vivaci, così come la solidarietà e la volontà di costruire un altro mondo.

 Il mondo del G7. L’obiettivo del vertice del G7 è stato per lungo tempo quello di circoscrivere al meglio le crisi successive del capitalismo, imponendo al mondo il cancro neoliberista. Per i partecipanti oggi si tratta di salvare il sistema dalle conseguenze delle politiche adottate da loro stessi da più di 40 anni.

Perciò l’efficacia che pretendono di avere è messa in discussione dall’instabilità internazionale, dalle molteplici crisi aggrovigliate, dalla potenza degli interessi capitalistici e le misure adottate che non trattano mai i problemi alla radice. Questo vertice, organizzato con un costo elevato (500 milioni di dollari nel 2018), si riduce a un’operazione di comunicazione. Lo stato del mondo rappresentato dal G7 è oggi profondamente mortifero. I suoi aspetti nefasti sono evidenti e incontestabili: • cambiamenti climatici • avvelenamento dell’ambiente e riduzione della biodiversità • aumento delle disuguaglianze tra gli stati e le classi sociali in ciascuno di essi • guerre imperialiste, conflitti perenni e povertà per milioni di persone • migrazioni forzate e chiusura degli stati ricchi • crescita dell’autoritarismo, del fondamentalismo religioso e delle idee razziste • aumento delle violenze di genere alimentate dalle politiche neoliberiste • spoliazione dei cittadini, dei popoli e dei territori dal superpotere delle multinazionali .

Una buona parte dell’umanità è privata dei diritti elementari contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Alcuni popoli sono violentemente oppressi e il loro diritto all’esistenza e all’autodereminazione negato, anche nel cuore dell’Europa. Anche nei paesi del G7 le politiche dell’austerità provocano il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Siamo in una situazione di crisi sistematica multidimensionale, sociale, politica, ambientale, geopolitica che sta mettendo in gioco le condizioni di vita sulla terra.

Quali saranno le tematiche trattate nel 2019? Ogni anno, nel tentativo di rispondere alle critiche sulla sua illegittimità, il G7 propone dei temi di attualità e invita i protagonisti della società civile a discuterne. La verità è che il G7 non ha mai mantenuto le sue promesse. Le sue dichiarazioni finali sono una lista di buone intenzioni mai seguite da misure concrete o stringenti: aiuto allo sviluppo (Scozia 2005), paradisi fiscali (2013 Irlanda), diritti dei rifugiati (Italia 2017), gli esempi abbondano.

La riunione del G7 per il territorio coinvolto.

La riunione del G7 implica un importante limitazione delle libertà di circolazione e manifestazione sul territorio coinvolto. Impone un vero stato di assedio e un’occupazione poliziesca soffocante. Perché dovremmo accettare tutto questo senza reagire? All’utilità del G7 non crede più nessuno. Nessuno vuole più il G7. E’ uno spreco di denaro pubblico e la miglior soluzione è la sua scomparsa pura e semplice.

Dai Paesi Baschi costruire un altro mondo possibile. Ci mobilitiamo in occasione del G7 dell’agosto 2019 nei Paesi Baschi perché il mondo che esso rappresenta deve cambiare profondamente e ora. Costruire un altro mondo è possibile e urgente; e dai Paesi Baschi dobbiamo fare la nostra parte. Qui le mobilitazioni e i progetti in vista di un cambiamento di modello di vita si sono moltiplicati: per frenare il cambiamento climatico, in favore della libertà di movimento, per la difesa degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, contro l’oppressione di genere, per la diversità culturale e linguistica, contro la guerra e in favore della pace, in sostegno ai progetti di autorganizzazione. E’ per questo, mentre ci opponiamo al G7, vogliamo rafforzare le nostre lotte per un cambiamento sociale. Ci mobiliteremo per difendere e costruire altri modelli, aprire altre vie per un mondo in cui la giustizia sociale, solidarietà e uguaglianza sono delle esigenze e delle realtà concrete.

Un mondo già all’opera nelle lotte ai quattro angoli del pianeta per: • la rottura delle logiche capitaliste basate sullo sfruttamento; • la fine del patriarcato e della divisione sessuale del lavoro; • l’azione determinata contro i cambiamenti climatici e in favore di stili di vita che rispettano e preservano gli ecosistemi; • un mondo basato sulla solidarietà tra i popoli, l’antimperialismo e l’internazionalismo, relazioni internazionali demilitarizzate • il potere di decidere democraticamente di tutta l’organizzazione della vita comune e il diritto all’autodeterminazione per tutti i popoli • la difesa della diversità culturale e linguistica • l’uguaglianza reale delle popolazioni oppresse dal razzismo, pari diritti per tutti gli abitanti del pianeta Invitiamo tutti i soggetti in accordo con questo appello a raggiungere la piattaforma. Noi chiamiamo tutte le persone di qui e di fuori che condividono questa visione a mobilitarsi per riunire il massimo delle forze per il G7 agosto a Biarritz.

I principi del funzionamento della piattaforma Paesi Baschi G7EZ

La piattaforma “G7 EZ!” è costituita, nei paesi Baschi (nord e sud) sulla base dell’ “Appello alla mobilitazione contro il G7 e il suo mondo” che riassume le ragioni per opporsi al G7 e i modi di vita alternativi difesi. Sarà aperta a tutti i movimenti associativi e popolari, organizzazioni sindacali o politiche in accordo con questo appello e che vorranno partecipare. Ha come obiettivo di coordinare e organizzare diverse mobilitazioni prima e durante il G7 d’agosto 2019 a Biarritz. I mezzi d’azione della piattaforma saranno quelli della battaglia delle idee (educazione popolare, condivisione di competenze militanti…), le mobilitazioni di massa o la disobbedienza civile. La piattaforma lavorerà in collaborazione con le reti francesi, spagnole o internazionali che vorranno mobilitarsi in questa occasione. Al di là del contenuto dell’appello, base politica della piattaforma, e delle mobilitazioni decise e organizzate in comune, le strutture partecipanti alla piattaforma si riservano di sviluppare i propri ragionamenti e iniziative contro il G7 nel rispetto delle altre componenti della piattaforma e evitando la concorrenza. La piattaforma non prenderà posizione riguardo le iniziative organizzate fuori dalla stessa. La piattaforma applicherà, tra i principi che rivendica: la parità nella rappresentazione pubblica e comunicazione trilingue (basco, francese, spagnolo).

Manu Invisibile e la marchetta alla Saras

Chi ha percorso la strada da Cagliari a Sassari, non avrà potuto non notare, sui ponti che sovrastano la 131, il nome di Manu Invisibile, un writer sardo che, oltre al suo nome, dipinge parole evocative che lascerebbero presagire un suo impegno nel sociale, tra le sue opere – giusto per capirci – anche una dedicata alla figura di Gramsci. E’ profetico, e contestuale all’articolo, il suo lavoro ‘”Freedom”, libertà’, opera commentata così dall’artista ‘In un epoca profondamente materialista, non si è liberi da niente, tanto meno dal denaro. Quest’opera affronta il concetto di “libertà” componendo la parola attraverso i simboli monetari che pervadono il mondo’.

Era già accaduto con Luca Barcellona (in arte Lord Bean), un writer e rapper, non militante, ma quantomeno ‘sociale’ e impegnato. Quest’artista, ben più famoso e idealizzato di M.I., si era prestato a partecipare a una campagna pubblicitaria, commissionata dalla discussa azienda ENI, per migliorare la percezione della sua immagine e renderla più ‘giovane’. Il corpo e le sei zampe del drago, simbolo dall’azienda, erano stati rappresentati tramite vari lemmi, tra i quali ‘rispetto’. Personalmente chi scrive, apprezzando quest’artista, non ha potuto non provare un po’ di delusione alla vista di ciò. Qualche giorno fa, il sopracitato Manu Invisibile ha pubblicato sui social una foto della sua ultima opera, così commentata ‘Ecco la parola “Consapevolezza” affiancata a una stretta di mano tra passato (la mano dell’anziana signora, di vecchi concetti e obsolete abitudini) e il futuro, (la mano giovane di una nuova generazione che la accompagna simbolo di innovazione, di nuove speranze, logiche e sensibilità nel consumo sostenibile. Non è un caso appaia il pianeta terra proprio dal punto di vista dello spazio, simulando un effetto di trasparenza tra quest’ultimo e le mani, e evocando concetti come la solidarietà e la cooperazione. Opera realizzata per l’iniziativa “Diamoci una mossa” curata da Saras s.p.a. #manuinvisible #saras #consapevolezza ‘L’ossimoro ‘Consapevolezza-Saras’ e tutte le belle parole sul futuro, la trasparenza e la solidarietà, sono state come una provocazione per quanti di solito associano a tale compagnia (ma non solo) concetti come ‘sversamenti’, ‘inquinamento’, ‘tumore’ e via dicendo, tanto per fare lo stesso gioco dell’artista. Volutamente in questo articolo si sono esposti oggettivamente dei fatti e sono stati evitati giudizi di valore, perché non si vuole indire una crociata contro degli artisti, in quanto l’artista deve essere libero di compiere le sue scelte artistiche, e spesso lo fa anche in base a esigenze personali, che chi guarda giudicante ignora. Si vuole evitare la sterile polemica a cui ci ha abituati Facebook e guardare tutto questo da una visione più alta e propedeutica ai termini di una maggiore consapevolezza. Ci si domanda piuttosto, e si domanda di chiedersi a tutti coloro che operano nel settore artistico, il valore (monetario e simbolico) della coerenza di un artista, la quale si riflette nella credibilità di fronte al suo pubblico. Un artista che lavora come tale, con la scusa che il suo è solo un lavoro, può davvero accettare commissioni da parte di soggetti che appaiono in contraddizione con quanto l’artista stesso sembra predicare tramite le sue opere non commissionate? Pare distante l’esempio di Diego Rivera, al quale la potente famiglia Rockfeller commissionò un murales con tema un “uomo al crocevia che guarda con speranza al futuro”. Rivera rappresentò lo scontro tra capitalismo e movimento operaio (dipinto multietnico) e, tra gli operai, Lenin. Fu una provocazione nei confronti dei Rockfeller, per quanto ricchi non potevano comprare l’anima, la libertà di espressione e di pensiero di un artista militante. Cercarono di convincerlo a modificare la sua opera, e non si parla di qualche migliaio di euro, e al suo diniego, il murales fu distrutto. Diego Riviera ‘dipinse’ con la sua opera (intesa come agire etico) il ritratto contraddittorio del suo mecenate: un Giano bifronte, da una parte magnificente, tanto da commissionare un’opera a un comunista, e dall’altra arrogante e prepotente, tanto da distruggere un’opera d’arte di valore, perché non era riuscito a ottenere un messaggio cortigiano nei suoi confronti. Non vi si chiede un simile coraggio, ma potete – almeno per il futuro – rispondere con un ‘no, grazie’, quando dei soggetti – come la Saras – vi propongono di strumentalizzarvi, in cambio di denaro, per rifarsi un look ormai consunto e poco credibile.

(Un writer sardo)

La portavoce di CN: “ampliamo ulteriormente il dialogo con altri soggetti politici”

La nuova portavoce di CN, Luana Farina

Intervista alla neo eletta portavoce di Caminera Noa, Luana Farina, riguardo le prospettive del soggetto- progetto politico delineatesi durante l’ultima assemblea plenaria, che si è svolta a Montes (Orgosolo) il 21 luglio 2019.

  1.  Avete convocato la vostra ultima assemblea plenaria nel cantiere Forestas di Montes, a Orgosolo alla fine del campo sociale di lingua sarda organizzato da Lìngua Bia. Perché questa scelta logistica?

Caminera Noa a 50 anni dalla Rivolta di Pratobello, ha pensato che Orgosolo e la Forestas di Montes, che fu anch’essa teatro di quella vittoriosa rivolta, fosse il luogo ideale per ricordare quest’evento memorabile della Storia della Sardegna, quella che non è scritta e non si può leggere nei libri di Storia. Montes ospita una lecceta plurisecolare, unica nel bacino del Mediterraneo per estensione e caratteristiche, e si estende per 4500 ettari su rilievi attorno ai mille metri, una delle poche foreste che è stata risparmiata dal disboscamento selvaggio perpetrato dai Savoia, a danno sei sardi, per fornire traversine usate per costruire il sistema ferroviario italiano. Questo aggiunge un valore politico alla scelta della sede dove si è svolta l’Assemblea Plenaria di Caminera Noa, che ha aderito alla tre giorni del campus estivo organizzato da Lìngua Bia, insieme a sas Tzarradas di Sassari, danno la possibilità e il piacere di parlare il sardo, in tutte le sue varianti e di conoscere meglio la lingua e la cultura sarda.

  1. Come funzionano le plenarie di Caminera Noa?

Le plenarie di CN, da sempre sono aperte a tutti quei soggetti singoli o organizzati che ne condividono i valori fondanti su cui di basano le azioni di CN:

  • Riconoscimento della Natzione Sarda
  • Diritto all’Autodeterminazione del popolo sardo
  • Sostenibilità ambientale
  • Superamento del sistema economico e sociale neoliberista
  • L’antifascismo e l’antirazzismo
  • Essere contro le discriminazioni di genere
  • Diritti civili, politici e sociali per tutti, compresi i migranti
  • Creazione di un modello politico democratico, inclusivo e partecipato
Una foto dell’ultima assemblea plenaria di CN

Tutti i partecipanti hanno diritto di parola, di proporre e, quando è necessario, di votare.
Si procede secondo i punti all’Ordine del Giorno, concordato in precedenza tramite mailing list. In genere si articola in due momenti fondamentali:

il primo, in cui si portano proposte di iniziative o lotte da intraprendere, criticità riscontrate in quelle già attivate, in questo caso se ci sono mozioni o proposte diverse, si decide tramite voto;

il secondo, quello in cui si lavora praticamente all’organizzazione di nuove iniziative e/o si riferisce per “tavoli di lavoro tematici” già avviati

  1. Avete annunciato con un comunicato laconico che verificherete la fattibilità di costruire un processo costituente di un soggetto federale. Sta per nascere un nuovo partito sardo?

La risposta è decisamente no.

Dopo oltre due anni di intensa attività che ha visto CN promotrice e/o sostenitrice di lotte su tutto il territorio sardo, sia con i soggetti che ne fanno parte, sia con “compagni di cammino” occasionali, con cui condividiamo lotte comuni e modalità di azione, è nata l’esigenza di ampliare ulteriormente il dialogo con tante forze resistenti presenti in Sardegna e per questo si è deciso in Plenaria di aprire una fase costituente di un soggetto politico confederale nuovo. Ci siamo dati sei mesi di tempo per vedere se ci sono i presupposti per realizzare questa costituente. Per adesso l’idea di un nuovo partito non ci sembra praticabile, mentre è più importante lavorare per “creare coscienza popolare” che ci veda uniti, pur mantenendo ognuno la propria individualità, confederati per il raggiungimento di obiettivi comuni.

  1. Quali sono le principali attività che curerete nel prossimo futuro?

Intanto come detto in precedenza allacciare contatti costruttivi con realtà territoriali esistenti, piccole o grandi, che agiscono però in “solitudine”.

Pensando poi alla situazione tragica che vive la nostra terra l’imbarazzo della scelta delle attività da curare sono purtroppo davvero infinite. Sicuramente continueremo a portare avanti le lotte già intraprese in questi due anni lavoro, cittadinanza sarda, sanità, comunicazione, lingua e istruzione, ambiente, lavoro attraverso la campagna mutualistica “Telefono Ruju” e il laboratorio linguistico Sas Tzarradas; perché le problematiche che abbiamo sollevato, non si esauriscono e risolvono se non si riesce a coinvolgere tutta la popolazione sarda, che le vive sulla sua pelle, ma forse non ha più forze ed entusiasmo per lottare, e quindi continueremo a dare “corpo” a ciò che si è già fatto.

A ciò si aggiungeranno altri momenti di attività, che preferiamo chiamare lotte, che riguardano la riforma dello statuto, lo spopolamento, il regionalismo differenziato a cui è strettamente legato il federalismo fiscale, i trasporti, altro annoso problema della Sardegna, la condizione femminile sarda e il patriarcato, la repressione esercitata ogni volta che si chiede un diritto. Insomma le idee non ci mancano, né la voglia di “fare”, perché delle parole, soprattutto quelle dette in campagna elettorale, il popolo sardo è stanco. Per noi, che non crediamo di avere il “verbo”, né pratichiamo le decisioni imposte “dall’alto”, è fondamentale coinvolgere chi si sente demotivato, isolato, emarginato, i “senza voce”, quelli che realmente sanno cosa è utile e giusto fare.

Chiudere la Soprintendenza per aprire le coscienze dei sardi

Uno dei famosi “Giganti” ritrovati nel sito archeologico di Mont’e Prama lasciato oggi in stato di abbandono

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la notizia di questo importante evento anticolonialista. La maniera in cui la Soprintendenza archeologica gestisce il nostro patrimonio culturale e storico è francamente scandalosa

SOPRINTENDENZA Archeologia della Sardegna

PREFETTURA Archeologia della Sardegna

 

SIT-IN DI FRONTE ALLA SEDE MUSEO ARCHEOLOGICO

MERCOLEDI’ 24/07/ 2019 DALLE ORE 9.30 ALLE ORE 13

Piazza Arsenale,1 – CAGLIARI

 

Fuori le PREFETTURECULTURALI ITALIANE dal territorio, dalla cultura, dalla storia e dalla vita dei sardi, sono ostili al nostro popolo, ci cancellano dal mondo e dalla storia, ci rendono infelici e privi di autostima.

Chiediamo che l’attuale Soprintendenza Archeologia “italiana” venga chiusa e sostituita da una Subrintendèntzia Archeològia Sarda organica alla natzione sarda, alla sua cultura e alla sua storia.

L’attuale Soprintendenza Archeologia della Sardegna è incompatibile con la Sardegna: Si è fatta strumento di chi costruisce la propria storia artificiale di nazione falsando i fatti, i tempi e i protagonisti della storia, tramite;

 

Il Riduzionismo, ammantandosi del titolo di legittimati, situandosi nel luogo dove la storia si forma, in sintonia e complicità con le scelte storiografiche nazional-italiane ha minimizzato, delegittimato e persino deriso, chiamandoli fantarcheologi tutti gli studiosi e gli archeologi che non concordavano con le loro tesi riduzioniste che vedevano l’imponente capitale archeologico sardo irrilevante.

 

Il Diffusionismo, negando che ci sia stata una civiltà sarda, nata e sviluppatasi in Sardegna, e che tutto ciò che in Sardegna è rilevante dal punto di vista storico e archeologico sia dovuto ad “contagio” esterno e non al un misero popolo di pastori che secondo loro ha sempre vissuto in pinnetas e in caverne.

 

L’Inclusionismo, favorendo la nazionalizzazione culturale e la fagocitazione, fino alla scomparsa da ogni testo storico ufficiale italiano, della storia minoritaria della nazione sarda.

 

L’Esclusionismo marginalizzante dal punto di vista economico, con strumenti tipici del post-colonialismo che impone l’oblio e mortifica l’identità di un territorio per prepararlo a usi tipici del colonialismo, servitù militari, servitù di smaltimento, industrie inquinanti, piattaforme energetiche.

Il Fusionismo con il quale, pur nascondendo e cancellando la storia sarda da quella italiana, si è lavorato continuamente per la fusione perfetta della Sardegna con l’Italia, non solo in termini territoriali, istituzionali e costituzionali ma anche in termini nazionali, annegando la natzione Sardegna nella nazione Italia.

 

Il Disistimismo dei perenni sconfitti e dominati, torturando continuamente i sardi con la tiritera dei dominatori che si sono succeduti nell’isola e quella inventata dei pocos, locos y male unidos.Una tiritera quella dei dominatori che non differisce molto da quella dei dominatori della Lombardia ma che mentre lì non serve in Sardegna serve per inculcare la disistima di popolo sconfitto da sempre e da sempre umiliato.

 

Il Discontinuismo di popolo, facendo credere che i sardi di oggi non sono quelli di ieri, perché mescolati dalle dominazioni e quindi con la colpa di essere pocos, locos y male unidose di conseguenza con nessun nesso con i popoli che hanno costruito un volume di nuraghi che supera il volume delle piramidi egizie e che nella statuaria per primi hanno distaccato le braccia dal busto.

 

Sardigna Natzione non è contro le persone della Soprintendenza ma contro la loro funzione, una funzione chiaramente ostile al popolo sardo, di fatto nemica dei sardi, organica ad interessi estranei e contrari a quelli della Natzione Sardigna.

 

La questione Porto Canale ha messo ancora più a nudo l’inadeguatezza della Soprintendenza che sta causando la crisi di una struttura economica che dà lavoro a centinaia di persone. Anche in questa occasione ha operato come una prefettura più che come un ente che deve mettere in correlazione la tutela ambientale e paesaggistica con la tutela delle attività economiche e dell’occupazione necessarie al popolo sardo.

 

Sardigna Natzione non chiede la destituzione delle persone della Soprintendenza ma la destituzione della loro funzione, per assegnare loro una nuovafunzione organica alla natzione sarda e finalizzata alla valorizzazione di un capitale archeologico e culturale forse unico al mondo per intensità territoriale, fatto di 1000 Stonenghe e creato da un popolo la cui storia è un bene dell’intera umanità e vuole uscire dall’oblio in cui l’ha confinata il nazionalismo italiano.

 

SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA SARDEGNA

PRIGIONE COSTITUZIONALE DI STATO

PER LA DETENZIONE DEI POPOLI

 

Sardigna Natzione Indipendentzia chiama i sardi alla mobilitazione contro la Soprintendenza-Prefettura-Prigione e indice un Sit-In da tenersi il 24/07/ 2019 dalle ore  9.30 alle ore 13 a Cagliari di fronte alla sede del Museo Archeologicodella Sardegna, in piazza Arsenale n. 1, quartiere Castello, Cagliari.

 

Sardigna 24-07-2019annu 158° Dominazione Italiana

Venerdì flash mob di FFF Sassari

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un comunicato di FFF di Sassari

 

Nonostante la comunità scientifica mondiale ci dica da anni che siamo nel pieno di una crisi climatica ed ambientale senza precedenti, alcune istituzioni, come le BANCHE, continuano a scommettere ed investire sui combustibili fossili. Petrolio, carbone e gas, che sono unanimemente ritenuti i principali responsabili del riscaldamento globale!

Dagli Accordi di Parigi del 2015 ad oggi, 33 tra le più grandi banche al mondo hanno investito 1.700 miliardi di euro nel settore dei combustibili fossili. Dovevano azzerare i loro finanziamenti e invece li hanno aumentati. Tra queste c’è UniCredit , che lo scorso anno ha investito oltre 6 miliardi di euro in progetti legati ai combustibili fossili. È l’unica banca che non ha ancora approvato una strategia per far fronte alla crisi climatica! Intesa Sanpaolo , invece, dal 2012 al 2017 ha finanziato con 7 miliardi di euro la costruzione di gasdotti in giro per il mondo. Noi ragazzi e ragazze di Fridays For Future non possiamo più accettare condotte come queste, che sono il simbolo più evidente di un sistema economico fallimentare. Un sistema economico che continua a favorire i benestanti e discrimina sempre di più gli ultimi. Per fermare la catastrofe climatica incombente, è indispensabile azzerare l’estrazione e l’utilizzo di combustibili fossili. Ormai lo sappiamo da anni, ma se questo non sta avvenendo, gran parte della responsabilità ricade su coloro che ancora oggi sovvenzionano un’industria con un impatto devastante sul nostro ecosistema. Come si fa a non capire che quel modello di sviluppo appartiene al passato?

Oggi abbiamo bisogno di una società diversa, che si basi sull’economia circolare, su fonti di energia rinnovabili, e che metta al centro di ogni discussione politica il tema della giustizia climatica . Per questo pretendiamo che tutte le grandi istituzioni finanziarie smettano immediatamente di investire nel settore dei combustibili fossili e facciano la loro parte nella transizione verso una società sostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale. Per questi motivi, abbiamo deciso di mettere in scena una forte azione dimostrativa davanti alle più importanti sedi bancarie di oltre 20 città italiane.

In contemporanea con l’uscita della terza stagione della famosa serie TV “ La Casa di Carta ”, venerdì 19 luglio 2019 faremo sentire pacificamente il nostro dissenso verso chi non ci vuole ascoltare perché, citando un discorso di Greta Thunberg, “ la nostra casa è in fiamme ”. Il tema della manifestazione ricalcherà la nota pellicola spagnola. A Sassari il flash-mob si terrà in Piazza Azuni , alle ore 10.00 di venerdì 19/7. Nessun altro dettaglio del flash-mob verrà rivelato prima di venerdì mattina. Invitiamo pertanto i media e i giornali ad occuparsi della crisi climatica in atto e degli eventi che si terranno venerdì p.v., poiché l’esistenza nostra e dei nostri figli è in pericolo. “Voglio che agiate come fareste in un’emergenza. Voglio che agiate come se la nostra casa fosse in fiamme . Perché lo è.” Greta Thunberg

Fridays For Future Sassari Lorenzo Tecleme cellulare 3518188914 Fridays For Future Sardegna Marzio Chirico cellulare 3498641158

A Orgosolo tre giorni di lingua sarda e politica democratica

La splendida cornice di Montes, nel cantiere di Forestas di Orgosolo, sede del campo sociale di lingua sarda organizzato da Lìngua Bia e della Plenaria di Caminera Noa

Il campus estivo di Lìngua Bia del 2019, dopo l’esaltante esperienza di Montarbu, si sposta a Montes, nel cantiere di Forestas di Orgosolo.
Ospiti di uno scenario fantastico, dal 19 al 21 luglio, Lìngua Bia, insieme a sa Tzarrada di Sassari, danno la possibilità a chi ha piacere di parlare in sardo e di conoscere meglio la lingua e la cultura sarda.
La foresta di Montes, il cui accesso dista pochi chilometri da Orgosolo, ospita una lecceta plurisecolare, unica nel bacino del Mediterraneo per estensione e caratteristiche, e si estende per 4500 ettari su rilievi attorno ai mille metri. La foresta è oasi di protezione faunistica: il muflone, schivo ed elegante, è il simbolo di Montes, il cinghiale è la specie più popolosa. Nel selvaggio habitat ci sono anche gatto selvatico, ghiro e martora. Ai limiti del bosco vivono lepre, pernice e volpe. L’aquila reale domina le cime. Potrai ammirarla in volo, insieme ad astore, corvo imperiale, falco pellegrino, gheppio e sparviere.
Molte sorgenti caratterizzano l’ambiente, e dal nuraghe Mereu è possibile un eccezionale panorama sulle pareti del canyon di Gorroppu.
Durante le giornate saranno organizzate attività ed escursioni. Ci sarà anche la possibilità di svolgere una prima lezione di introduzione alle launeddas e saranno organizzate escursioni, cene sociali, giochi per bambini e una passeggiata a Pratobello con guida in lingua sarda sulla rivolta popolare del 1969 che sventò la costruzione di un poligono militare.

Maggiori informazioni possono essere richieste alla mail infolinguabia@gmail.com o al cellulare 3294360961 o sulla pagina fb. Il pernottamento è previsto in foresteria.

Il campo sociale di lingua si conclude il 21 luglio, con l’assemblea plenaria di Caminera Noa.

Il soggetto-progetto politico sardo si da appuntamento ad Orgosolo a due anni dall’inizio dei lavori per discutere sia le prossime mosse, sia la maniera migliore di organizzare la sua vita democratica per favorire la partecipazione e rendere sempre più efficaci le sue attività.

Ecco l’ordine del giorno della Plenaria:

(1) Quale organizzazione per Caminera Noa? Ruoli, funzioni, metodi, responsabilità

(2) Proposte operative: iniziative politiche e campagne. Punto della situazione delle campagna già iniziate

(3) Varie ed eventuali

I lavori della Plenaria inizieranno a partire dalle 10, alle 13:30 si interromperanno per la pausa pranzo (a base di malloreddus, possibile anche menù vegetariano – per prenotazione inviare msg o whatsapp a 3382154200)  e riprenderanno alle 15 : 30.

Come sempre le regole della plenaria di Caminera Noa sono semplici: tutti possono partecipare, chi partecipa decide.

La foresta di Montes è facilmente raggiungibile da Orgosolo percorrendo la strada provinciale 48. Dopo un percorso di circa 15 km. Si arriva alla sede dell’Agenzia Forestas, in località Lodei Malu (Funtana Bona) Coordinate GPS (nota: dato approx. per località Montes): N 40° 07′ 19″ E 09° 23′ 47″ (coordinate geografiche DMS, sistema di riferimento WGS84) (da http://www.sardegnaforeste.it/foresta/montes)

Si scrive “autonomia del nord” si legge “neocolonialismo”

Sul piatto dell’agenda del governo 5Stelle-Lega c’è una patata che scotta e non si tratta della questione dell’immigrazione, bensì l’autonomia delle regioni del nord Italia nota anche come “regionalismo differenziato“.

Ovviamente a spingere è la Lega e i 5Stelle frenano, ma il punto sta nero su bianco nel contratto di governo tra i due partiti.

Nel paragrafo 20 del Contratto, intitolato “Riforme istituzionali, autonomia e democrazia diretta” troviamo quanto segue:

Sotto il profilo del regionalismo  l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte. Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse. Alla maggiore autonomia dovrà infatti accompagnarsi una maggiore responsabilità sul territorio, in termini di equo soddisfacimento dei servizi a garanzia dei propri cittadini e in termini di efficienza ed efficacia dell’azione svolta”.

Dopo la stravittoria delle europee il partito di Salvini tira dritto su questa linea e i 5Stelle non potranno fare nulla per fermarlo, anche perché la cosa sta appunto scritta nel contratto di governo e forse avrebbero dovuta leggerla prima.

La sinistra itaiana, soprattutto quella sindacale e soprattutto la CGIL, risponde del resto in maniera isterica agitando la solita vetusta bandiera risorgimentale. Citiamo da un comunicato della CGIL scuola:

Torna improvvidamente sul tavolo del governo il tema dell’autonomia differenziata. Non c’è nessun evento politico, per quanto importante come le elezioni europee, che possa legittimare percorsi di per sé anticostituzionali e antiunitari. (…) Dunque, nell’Intesa si è giunti ad un punto non più negoziabile: il diritto all’istruzione ma, aggiungiamo, tutti i diritti costituzionali a carattere universale, non possono entrare nei processi di autonomia differenziata, pena la dissoluzione dello Stato nazionale e dell’identità culturale del nostro Paese.

In realtà il regionalismo differenziato non ha nulla a che fare né con la “dissoluzione” dello stato italiano e né con le richieste (di per sé legittime) di autonomia e autodeterminazione delle nazioni senza stato comprese forzatamente nel progetto statuale “Italia”.

Sembra piuttosto un nuovo escamotage fiscale per dirottare nuove risorse al partito trasversale del Nord basato sugli interessi dei ricchi e degli arricchiti da 150 anni di rapporto coloniale, semicoloniale e paracoloniale con mezzogiorno, Sicilia e Sardegna.

Caminera Noa in collaborazione con gli spazi Casa del Popolo di Bosa (a Bosa il 13 luglio) e su Tzirculu (a Cagliari l’11 luglio), hanno deciso di organizzare degli incontri di formazione con la rete “Il Sud Conta” che su questo tema ha compito studi approfonditi, non ideologici e non neo-risorgimentalisti.

 

Di seguito riportiamo una breve scheda riassuntiva inviata direttamente da Il Sud Conta utile a chiarire i termini dei due appuntamenti di formazione e studio su un tema che sicuramente diventerà sempre più centrale nel dibattito politico:

Il regionalismo differenziato è parte di un processo più lungo che comincia con la riforma del titolo V, anno 2000, l’allora governo di centro-sinistra diede il via ad una riforma costituzionale che eliminava dalla Carta la parola Mezzogiorno. Sembrerebbe un atto meramente formale invece apre le porte al saccheggio delle risorse pubbliche da sud verso nord.
Anche se il Regionalismo Differenziato mette al centro le regioni statuto speciale, le Isole non sono risparmiate dal saccheggio. Infatti nel 2011 in Italia viene introdotta un’altra riforma apripista del Regionalismo, il federalismo fiscale. Con quest’ultimo la parte maggioritaria dei tributi che spetterebbero ai comuni, Imu-Tasi e le loro evoluzioni, non viene più raccolta dallo Stato centrale e poi redistribuita ai singoli enti, ma viene lasciata nelle casse comunali.
Viene istituito un fondo di solidarietà tra comuni e la Costituzione (proprio in quel famoso titolo V) dice chiaramente, che deve esserci il 100% di perequazione per quei comuni che non riescono a garantire i servizi ai propri cittadini.
Nulla di tutto ha mai funzionato, ripetendo lo stesso copione scritto dalla nascita della nazione (stato, N.d.R.) italiana, la perequazione è arrivata al 55% e il fondo di solidarietà grazie al perverso meccanismo dei costi standard, ha finito per premiare i comuni ricchi (Nord) a discapito dei comuni più poveri (sud e isole).
La SVIMEZ calcola che solo tra il 2014-2016 ai comuni sud insulari sono stati sottratti fondi per 60 miliardi di euro l’anno. Fondi che spettavano di diritto ai nostri enti, miliardi di euro tolti ai servizi di milioni di cittadini.
Si calcola che la spesa per abitante nella città di Reggio Calabria sia di 90 euro annui, mentre nell’omonima Reggio emiliana, la spesa supera i 1000 euro, nonostante la popolazione sia di gran lunga inferiore.

La nostra campagna si batte prima di tutto per fermare l’applicazione del Regionalismo differenziato, noi non siamo contro le autonomie, prima di definire un nuovo percorso però vanno trovate le risorse.
Non ci fidiamo di un processo gestito in gran parte dal partito trasversale del Nord, che in questi anni ha già saccheggiato i nostri territori con il federalismo fiscale!
Quindi prima si rivedono le quote e poi si parla di nuovi assetti istituzionali.

Siamo convinti che dietro il regionalismo non ci siano solo motivi di natura economica, la definizione di regioni virtuose porta ad aumento del controllo statale su quelle considerate meno virtuose. La proliferazione dei commissariamenti nel mondo delle sanità regionali ne è solo un esempio. Se deve esserci un processo neo-federalista, esso deve prevedere una partecipazione democratica dei territori e non un riassetto centralista mascherato da autonomia.

La nostra è una battaglia soprattutto culturale, il primo nemico da sconfiggere è la retorica che vuole i meridionali, i sardi e i siciliani, causa dei loro mali. Spreconi e corrotti, incapaci di gestire la cosa pubblica e di conseguenza l’iniziativa privata, che per DNA è materia dei centro nord europei.
I nostri sforzi vanno nella direzione di mettere al centro, dati e numeri che dimostrano inequivocabilmente che la corruzione e il malaffare appartengono a questo sistema economico e non ad alcuni territori e ad alcune etnie.


Il più grande nemico sono i meridionali stessi, che hanno introiettato le narrazioni del nemico diventando a volte più realisti del re.
Il tema del modello di sviluppo è centrale.
Se come diceva Zitara il sud sottosviluppato è funzionale al nord sviluppato, come immaginiamo la vita dei nostri territori?
Contrapporsi al regionalismo differenziato è una leva per cominciare a parlare di futuro, del diritto a vivere e crescere nelle proprie terre, a non dover emigrare e soprattutto immaginare un sistema economico e sociale che non devasti i nostri territori ma che con l’ambiente circostante viva in armonia, rigettando le storture del sistema centro-settentrionale. Un sistema basato sull’accumulazione e sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sull’ambiente circostante.

 

Facciamo sloggiare Carlo Feroce dalla 131

L’infame re sabaudu a cui è dedicata l’arteria più importante della Sardegna

di Francesco Casula

Quirico Sanna, assessore regionale all’Urbanistica, con un post su Facebook lancia questa proposta: “La strada statale 131 che collega Cagliari con Sassari? È dedicata a un criminale piemontese. Penso sia giunta l’ora di dedicarla ad Eleonora D’Arborea”. Molto bene. Proposta sensata e opportuna. Come Comitato “Spostiamo la statua di Carlo Felice” (con Giuseppe Melis, Antonello Gregorini, Damiano Sassu, Valeria Casula e altri) lo proponiamo da anni: anche se preferiremmo Giovanni Maria Angioy al posto del despota sabaudo. Ma non è questione di primogeniture né di nomi. E’ invece importante che sia un politico e amministratore regionale a porre la questione di far “sloggiare” il tiranno sabaudo. E nessuno pensi che quel giudizio su Carlo feroce “criminale piemontese” sia esagerato ed enfatico. Egli infatti, il peggiore fra i sovrani sabaudi, da vicerè come da re fu crudele, incainadu (feroce), famelico, gaudente e tostorrudu (ottuso). Più ottuso e reazionario d’ogni altro principe, oltre che gaudente parassita, gretto come la sua amministrazione, lo definisce lo storico sardo Raimondo Carta Raspi. Mentre Pietro Martini, il fondatore della storiografia sarda, pur filo monarchico e filo sabaudo scrive di lui: ”Non sì tosto il governo passò in mani del duca del Genevese, la reazione levò più che per lo innanzi la testa; co¬sicché i mesi che seguirono furono tempo di diffidenza, di allarme, di terrore pubblico”. Bene. Possiamo noi continuare a dedicare e intitolare la Strada principale della Sardegna a simil personaggio? Le Vie, le Strade, le Piazze e le Statue si dedicano a personaggi, positivi, illustri, che rappresentino la memoria storica di una Comunità,: per quello che hanno realizzato e fatto per la stessa. Non si dedicano ai loro carnefici. Ai loro oppressori. Continuare a tenerci i tiranni sabaudi nella nostra toponomastica, significa perpetuare il loro dominio simbolico: riconoscere loro una permanente presenza storica, come fossero stati nostri benefattori e non despoti, oppressori e sanguinari. Che in tal modo continuerebbero a “segnare” a “marchiare” il nostro territorio, facendola, loro da padroni e dominus e noi da sudditi, vassalli subalterni e servi. Per 226 anni ci hanno represso e sfruttato:”La Sardegna fu sempre trattata con modi indegni dal Governo, sistematicamente negletta, poi calunniata, bisogna dirlo altamente” (Mazzini). Ci hanno riempito di contumelie e insulti: “Popoli sardi nemici della fatica, feroci e dediti al vizio” (Alessandro Doria del Maro, vice re negli anni 1724-26) . Hanno tentato di distruggere la nostra civiltà ed economia comunitaria (Legge delle chiudende in primis); di estirpare la lingua sarda, disprezzata, proibita e criminalizzata (Carlo Baudi di Vesme nell’opera Considerazioni politiche ed economiche sulla Sardegna, scrive che era severamente proibito l’uso del dialetto (sic!) sardo e si prescriveva quello della lingua italiana anche per incivilire alquanto quella nazione!). E noi dovremmo continuare a omaggiarli? Permettendo che continuino a campeggiare nelle nostre Strade e Piazze? Come eroi? Quirico Sanna: metti in atto quanto hai detto. I sardi liberi non potranno che sostenerti in questa opera di affermazione e risveglio identitario e di ristabilimento, con un minimo di decenza, della verità storica. “De sa crudelidade veru mastru e de s’ infamidade mannu atore, dae totu reconnotu un’ impiastru beru sovranu ‘e morte e de dolore. Ponimus unu fundu de otzastru in logu de s’istadua ‘e disonore, e gai totu sos chi ant a benner Narant : “bella Casteddu e piata Yenne” (Ottava di Lussorio Cambiganu)

Identikit del razzistello digitale

immagine tratta da questo link

di Daniela Piras

Ciclicamente, ai tempi dei Social e della comunicazione virtuale, tiene banco una notizia che, riportata in diverse salse, fa emergere la volontà dell’uomo medio  (leggi utente- Facebook) di esprimere la propria opinione in merito.

Ai giorni d’oggi, ma sarebbe meglio dire “in queste ore”, la notizia più in vista è quella relativa alla nave Sea Watch che, al largo delle coste italiane, nello specifico di Lampedusa, ha tentato più volte, sotto la guida della sua capitana tedesca, Carola Rackete, un approdo al porto dell’isola. Questo fino al 29 giugno, giorno in cui ha fatto attraccare la nave ed è stata arrestata.

Porto più vicino e più sicuro. Poche decine di persone presenti in quella nave sono riuscite a stimolare i commenti più vari. Senza entrare nel merito della questione, sorvolando su quella che è la soluzione più logica, e cioè che poche decine di persone non possono costituire un pericolo alla sicurezza di un intero Paese, e che qualsiasi considerazione sulla liceità o meno e tentativo di accordo internazionale deve venire dopo la messa in sicurezza degli esseri umani, è interessante analizzare il fenomeno da un punto di vista sociale.

Perché, quelli che si esprimono attraverso i Social, sono le stesse persone con cui condividiamo supermarket, spiagge, piazze, strade… in una parola “mondo”. È interessante vedere il profilo-tipo dell’intollerante/razzista medio che si esprime nei Social.

Ne ho analizzati diversi, nel corso degli ultimi anni, e ho riscontrato che tutti riportano le stesse caratteristiche principali:

Il profilo medio del razzista dell’epoca digitale (di seguito indicato con PMRD) ha un’età media che va dai 30 ai 75 anni, solitamente appartiene a un nucleo famigliare molto solido, nelle sue bacheche infatti mostra immagini della sua compagna/compagno, figli, nipoti. Meno comuni sono le foto che li ritraggono in compagnia di amici.

Il PMRD ha spesso animali domestici ed esprime pubblicamente il suo attaccamento ad essi con cuoricini e con la condivisione di post graficamente discutibili, che sottolineano l’importanza di avere nella propria vita “un amico fedele” (il fatto poi che l’amico in questione sia fedele perché non gli si è data la possibilità di scegliere ma, al contrario, è stato scelto, è ininfluente ai fini dell’amore provato).

Il PMRD è di norma molto religioso, santini e pillole filosofiche sull’importanza della devozione a un’entità superiore, capace di amore assoluto e puro, trovano spazio nella sua pagina virtuale, con incursioni molto frequenti anche di santi specifici dal loro stesso nome, ai quali rivolgersi nei momenti più bui, tramite una corsia preferenziale.

Il PMRD condivide articoli e post senza accertarsi in nessun modo della loro fonte, perciò non è raro, cliccando su tali articoli, spesso incitanti all’intolleranza e all’odio razziale, venire reindirizzati allo spazio nero del web: pagina non trovata, in quanto il link è nullo e l’articolo inesistente, per esempio qui:

Di logica quindi il PMRD si è limitato, prima di scegliere di condividere certi post, a leggere l’unica cosa leggibile dell’articolo: il titolo. Tali articoli vantano diverse condivisioni dai suoi contatti, dei quali si può evincere la stessa attenzione, dato che, a loro volta, non si prendono la briga nemmeno di cliccare sul link ma si fidano ciecamente del loro contatto/amico.

Il PMRD è molto attaccato alle bellezze naturali del suo pezzo di mondo. Paesaggi, spiagge immacolate, tramonti e cuoricini fanno da sfondo e intermezzo alla sua pagina web. Normalmente la bellezza alla quale fa riferimento è quella della propria regione. Nel caso della Sardegna si vanta della propria provincia o del proprio paesello, sottolineandone la spettacolarità (come se ne fosse, oltre che fruitore, creatore).

Il PMRD è, di norma, molto contradditorio. Il suo spazio web è ricco anche di post che invitano alla solidarietà sociale, a prendersi cura di chi sta peggio (a patto che abbia un’età inferiore ai 12 anni e che abbia pelle bianca e occhi non troppo a mandorla). È interessante notare che dice, nel modo più elementare, e cioè condividendo post, tutto e il contrario di tutto, ma non se ne rende conto; non può rendersene conto per un motivo molto semplice: non è in grado di riflettere.

Il PMRD non conosce nulla, e ignora di non sapere. Non pare aver bisogno di scoprire più niente; tale concetto è chiaro se si associa l’amore viscerale per la propria famiglia (entro il primo grado di parentela), per il proprio cane e per la propria spiaggia di riferimento. L’analisi di tale associazione porta a una conclusione, che di solito coincide con la didascalia delle cartoline postate: Perché viaggiare e vedere il mondo quando viviamo nel posto più paradisiaco del pianeta? Vedete quanto siamo fortunati? Quanto siamo felici? Viviamo di emozioni semplici. “Vivere in Sardegna protegge dalla depressione”; “Spettacolare mare…Caraibi? No, Sardegna”; “La grotta naturale più grande del mondo? In Sardegna”; “La Sardegna luogo degli ultracentenari”; “In Sardegna le spiagge più belle del mondo”; “Il vitigno più antico del mondo scoperto in Sardegna” e titoli simili a iosa. Ora, senza voler mettere in discussione questi primati, la questione è relativa al fatto che non ci sia “esigenza” di vedere oltre.

La risposta che il PMRD non trova, anche perché semplicemente non si pone la domanda, è questa: Bisogna vedere il mondo per aprire la mente e il cervello (sperando di averlo almeno funzionante). Bisogna viaggiare per confrontarsi e per capire cosa accade oltre al metro quadro che abitiamo. Per non arrugginire. Per non limitarsi a fare e a dire sempre le stesse cose. Per immedesimarsi negli altri, per capire che la vita reale che viene raccontata non è un film, solo perché appare nei Social in forma di post e articoli. Per capire che non si può decidere di spegnere sempre la tv, o di cambiare canale, perché tutto gira, e tutto ciò che succede “agli altri” può tornare indietro, nello spazio e nel tempo.

Questa modesta analisi apre una riflessione ancora più importante, che va oltre al binomio razzismo/ignoranza, perché di ignoranza siamo circondati, e gli ignoranti non si esprimono solo contro i migranti; la loro opinione emerge anche in tanti contesti che riguardano la vita di tutti i giorni. Per il PMRD non esistono i problemi finché non ci sbatte la faccia sopra, perché i paraocchi che porta come protezione gli impediscono di vedere anche la realtà più vicina, quella che esiste a pochi metri dalla spiaggia di fiducia, o a pochi chilometri dal proprio paese o quartiere. Il PMRD è la zavorra della nostra società, e il suo peso poggia sulle spalle delle persone pensanti.