Identikit del razzistello digitale

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di Daniela Piras

Ciclicamente, ai tempi dei Social e della comunicazione virtuale, tiene banco una notizia che, riportata in diverse salse, fa emergere la volontà dell’uomo medio  (leggi utente- Facebook) di esprimere la propria opinione in merito.

Ai giorni d’oggi, ma sarebbe meglio dire “in queste ore”, la notizia più in vista è quella relativa alla nave Sea Watch che, al largo delle coste italiane, nello specifico di Lampedusa, ha tentato più volte, sotto la guida della sua capitana tedesca, Carola Rackete, un approdo al porto dell’isola. Questo fino al 29 giugno, giorno in cui ha fatto attraccare la nave ed è stata arrestata.

Porto più vicino e più sicuro. Poche decine di persone presenti in quella nave sono riuscite a stimolare i commenti più vari. Senza entrare nel merito della questione, sorvolando su quella che è la soluzione più logica, e cioè che poche decine di persone non possono costituire un pericolo alla sicurezza di un intero Paese, e che qualsiasi considerazione sulla liceità o meno e tentativo di accordo internazionale deve venire dopo la messa in sicurezza degli esseri umani, è interessante analizzare il fenomeno da un punto di vista sociale.

Perché, quelli che si esprimono attraverso i Social, sono le stesse persone con cui condividiamo supermarket, spiagge, piazze, strade… in una parola “mondo”. È interessante vedere il profilo-tipo dell’intollerante/razzista medio che si esprime nei Social.

Ne ho analizzati diversi, nel corso degli ultimi anni, e ho riscontrato che tutti riportano le stesse caratteristiche principali:

Il profilo medio del razzista dell’epoca digitale (di seguito indicato con PMRD) ha un’età media che va dai 30 ai 75 anni, solitamente appartiene a un nucleo famigliare molto solido, nelle sue bacheche infatti mostra immagini della sua compagna/compagno, figli, nipoti. Meno comuni sono le foto che li ritraggono in compagnia di amici.

Il PMRD ha spesso animali domestici ed esprime pubblicamente il suo attaccamento ad essi con cuoricini e con la condivisione di post graficamente discutibili, che sottolineano l’importanza di avere nella propria vita “un amico fedele” (il fatto poi che l’amico in questione sia fedele perché non gli si è data la possibilità di scegliere ma, al contrario, è stato scelto, è ininfluente ai fini dell’amore provato).

Il PMRD è di norma molto religioso, santini e pillole filosofiche sull’importanza della devozione a un’entità superiore, capace di amore assoluto e puro, trovano spazio nella sua pagina virtuale, con incursioni molto frequenti anche di santi specifici dal loro stesso nome, ai quali rivolgersi nei momenti più bui, tramite una corsia preferenziale.

Il PMRD condivide articoli e post senza accertarsi in nessun modo della loro fonte, perciò non è raro, cliccando su tali articoli, spesso incitanti all’intolleranza e all’odio razziale, venire reindirizzati allo spazio nero del web: pagina non trovata, in quanto il link è nullo e l’articolo inesistente, per esempio qui:

Di logica quindi il PMRD si è limitato, prima di scegliere di condividere certi post, a leggere l’unica cosa leggibile dell’articolo: il titolo. Tali articoli vantano diverse condivisioni dai suoi contatti, dei quali si può evincere la stessa attenzione, dato che, a loro volta, non si prendono la briga nemmeno di cliccare sul link ma si fidano ciecamente del loro contatto/amico.

Il PMRD è molto attaccato alle bellezze naturali del suo pezzo di mondo. Paesaggi, spiagge immacolate, tramonti e cuoricini fanno da sfondo e intermezzo alla sua pagina web. Normalmente la bellezza alla quale fa riferimento è quella della propria regione. Nel caso della Sardegna si vanta della propria provincia o del proprio paesello, sottolineandone la spettacolarità (come se ne fosse, oltre che fruitore, creatore).

Il PMRD è, di norma, molto contradditorio. Il suo spazio web è ricco anche di post che invitano alla solidarietà sociale, a prendersi cura di chi sta peggio (a patto che abbia un’età inferiore ai 12 anni e che abbia pelle bianca e occhi non troppo a mandorla). È interessante notare che dice, nel modo più elementare, e cioè condividendo post, tutto e il contrario di tutto, ma non se ne rende conto; non può rendersene conto per un motivo molto semplice: non è in grado di riflettere.

Il PMRD non conosce nulla, e ignora di non sapere. Non pare aver bisogno di scoprire più niente; tale concetto è chiaro se si associa l’amore viscerale per la propria famiglia (entro il primo grado di parentela), per il proprio cane e per la propria spiaggia di riferimento. L’analisi di tale associazione porta a una conclusione, che di solito coincide con la didascalia delle cartoline postate: Perché viaggiare e vedere il mondo quando viviamo nel posto più paradisiaco del pianeta? Vedete quanto siamo fortunati? Quanto siamo felici? Viviamo di emozioni semplici. “Vivere in Sardegna protegge dalla depressione”; “Spettacolare mare…Caraibi? No, Sardegna”; “La grotta naturale più grande del mondo? In Sardegna”; “La Sardegna luogo degli ultracentenari”; “In Sardegna le spiagge più belle del mondo”; “Il vitigno più antico del mondo scoperto in Sardegna” e titoli simili a iosa. Ora, senza voler mettere in discussione questi primati, la questione è relativa al fatto che non ci sia “esigenza” di vedere oltre.

La risposta che il PMRD non trova, anche perché semplicemente non si pone la domanda, è questa: Bisogna vedere il mondo per aprire la mente e il cervello (sperando di averlo almeno funzionante). Bisogna viaggiare per confrontarsi e per capire cosa accade oltre al metro quadro che abitiamo. Per non arrugginire. Per non limitarsi a fare e a dire sempre le stesse cose. Per immedesimarsi negli altri, per capire che la vita reale che viene raccontata non è un film, solo perché appare nei Social in forma di post e articoli. Per capire che non si può decidere di spegnere sempre la tv, o di cambiare canale, perché tutto gira, e tutto ciò che succede “agli altri” può tornare indietro, nello spazio e nel tempo.

Questa modesta analisi apre una riflessione ancora più importante, che va oltre al binomio razzismo/ignoranza, perché di ignoranza siamo circondati, e gli ignoranti non si esprimono solo contro i migranti; la loro opinione emerge anche in tanti contesti che riguardano la vita di tutti i giorni. Per il PMRD non esistono i problemi finché non ci sbatte la faccia sopra, perché i paraocchi che porta come protezione gli impediscono di vedere anche la realtà più vicina, quella che esiste a pochi metri dalla spiaggia di fiducia, o a pochi chilometri dal proprio paese o quartiere. Il PMRD è la zavorra della nostra società, e il suo peso poggia sulle spalle delle persone pensanti.