Manu Invisibile e la marchetta alla Saras

Chi ha percorso la strada da Cagliari a Sassari, non avrà potuto non notare, sui ponti che sovrastano la 131, il nome di Manu Invisibile, un writer sardo che, oltre al suo nome, dipinge parole evocative che lascerebbero presagire un suo impegno nel sociale, tra le sue opere – giusto per capirci – anche una dedicata alla figura di Gramsci. E’ profetico, e contestuale all’articolo, il suo lavoro ‘”Freedom”, libertà’, opera commentata così dall’artista ‘In un epoca profondamente materialista, non si è liberi da niente, tanto meno dal denaro. Quest’opera affronta il concetto di “libertà” componendo la parola attraverso i simboli monetari che pervadono il mondo’.

Era già accaduto con Luca Barcellona (in arte Lord Bean), un writer e rapper, non militante, ma quantomeno ‘sociale’ e impegnato. Quest’artista, ben più famoso e idealizzato di M.I., si era prestato a partecipare a una campagna pubblicitaria, commissionata dalla discussa azienda ENI, per migliorare la percezione della sua immagine e renderla più ‘giovane’. Il corpo e le sei zampe del drago, simbolo dall’azienda, erano stati rappresentati tramite vari lemmi, tra i quali ‘rispetto’. Personalmente chi scrive, apprezzando quest’artista, non ha potuto non provare un po’ di delusione alla vista di ciò. Qualche giorno fa, il sopracitato Manu Invisibile ha pubblicato sui social una foto della sua ultima opera, così commentata ‘Ecco la parola “Consapevolezza” affiancata a una stretta di mano tra passato (la mano dell’anziana signora, di vecchi concetti e obsolete abitudini) e il futuro, (la mano giovane di una nuova generazione che la accompagna simbolo di innovazione, di nuove speranze, logiche e sensibilità nel consumo sostenibile. Non è un caso appaia il pianeta terra proprio dal punto di vista dello spazio, simulando un effetto di trasparenza tra quest’ultimo e le mani, e evocando concetti come la solidarietà e la cooperazione. Opera realizzata per l’iniziativa “Diamoci una mossa” curata da Saras s.p.a. #manuinvisible #saras #consapevolezza ‘L’ossimoro ‘Consapevolezza-Saras’ e tutte le belle parole sul futuro, la trasparenza e la solidarietà, sono state come una provocazione per quanti di solito associano a tale compagnia (ma non solo) concetti come ‘sversamenti’, ‘inquinamento’, ‘tumore’ e via dicendo, tanto per fare lo stesso gioco dell’artista. Volutamente in questo articolo si sono esposti oggettivamente dei fatti e sono stati evitati giudizi di valore, perché non si vuole indire una crociata contro degli artisti, in quanto l’artista deve essere libero di compiere le sue scelte artistiche, e spesso lo fa anche in base a esigenze personali, che chi guarda giudicante ignora. Si vuole evitare la sterile polemica a cui ci ha abituati Facebook e guardare tutto questo da una visione più alta e propedeutica ai termini di una maggiore consapevolezza. Ci si domanda piuttosto, e si domanda di chiedersi a tutti coloro che operano nel settore artistico, il valore (monetario e simbolico) della coerenza di un artista, la quale si riflette nella credibilità di fronte al suo pubblico. Un artista che lavora come tale, con la scusa che il suo è solo un lavoro, può davvero accettare commissioni da parte di soggetti che appaiono in contraddizione con quanto l’artista stesso sembra predicare tramite le sue opere non commissionate? Pare distante l’esempio di Diego Rivera, al quale la potente famiglia Rockfeller commissionò un murales con tema un “uomo al crocevia che guarda con speranza al futuro”. Rivera rappresentò lo scontro tra capitalismo e movimento operaio (dipinto multietnico) e, tra gli operai, Lenin. Fu una provocazione nei confronti dei Rockfeller, per quanto ricchi non potevano comprare l’anima, la libertà di espressione e di pensiero di un artista militante. Cercarono di convincerlo a modificare la sua opera, e non si parla di qualche migliaio di euro, e al suo diniego, il murales fu distrutto. Diego Riviera ‘dipinse’ con la sua opera (intesa come agire etico) il ritratto contraddittorio del suo mecenate: un Giano bifronte, da una parte magnificente, tanto da commissionare un’opera a un comunista, e dall’altra arrogante e prepotente, tanto da distruggere un’opera d’arte di valore, perché non era riuscito a ottenere un messaggio cortigiano nei suoi confronti. Non vi si chiede un simile coraggio, ma potete – almeno per il futuro – rispondere con un ‘no, grazie’, quando dei soggetti – come la Saras – vi propongono di strumentalizzarvi, in cambio di denaro, per rifarsi un look ormai consunto e poco credibile.

(Un writer sardo)