Per una agenda Sardegna fondata sulle lotte. Assemblea a Oristano

La locandina che ritrae Eleonora d’Arborea con un megafono ideata dal collettivo Furia Rossa di Oristano

Riceviamo e pubblichiamo l’appello al dibattito del collettivo Furia Rossa previsto per il primo settembre a Oristano al fine di fare uscire le lotte sociali e politiche della Sardegna dalla marginalità politica.

ASSEMBLEA-DIBATTITO PUBBLICA: LOTTE IN SARDEGNA, LA SFIDA DEI TEMPI: DALLA MARGINALITA’ POLITICA ALLA CENTRALITA’

Viviamo in un’epoca cupa, in cui non si capisce bene se sia peggiore la realtà in cui viviamo o il modo in cui la descriviamo. Un pessimismo profondo, non dell’intelligenza ma della volontà, circonda la nostra attività politica da tempo e poche luci sembrano indirizzare il nostro cammino.

C’è una sola certezza, nessuno di noi è sufficiente a se stesso: né come singoli né come organizzazioni. Questa frase non vuole tracciare il profilo dell’obiettivo dell’unione a tutti i costi, dell’integrazione forzata tra esperienze politiche di diversa matrice, della realizzazione di cartelli elettorali. Può essere un obiettivo meritorio, ma sono altre le sedi in cui va perseguito e altri i soggetti che devono proporlo. La nostra auto-insufficienza – chi più, chi meno, ne soffrono tutti i soggetti che compongono la galassia di chi lotta per cambiare in Sardegna lo status quo – è in primo luogo teorica: è nel dibattito e nel ragionamento che dobbiamo aiutarci l’un con l’altro, senza la pretesa di dover arrivare a un punto condiviso nel ragionamento.

Cinque anni fa il Collettivo Furia Rossa organizzò un’assemblea, presso il teatro San Martino di Oristano, intitolata Dalle lotte territoriali alla lotta collettiva per una Sardegna migliore. Fu un incontro partecipato e produttivo, quantomeno dal punto di vista della costruzione di relazioni fra i partecipanti. Fra i punti affrontati in quella sede, alcuni possono essere ritenuti particolarmente fecondi e meritevoli di un ulteriore approfondimento.

Lo scenario politico è però sicuramente cambiato, con l’eccezione del rapporto di sudditanza tra la Sardegna e l’Italia, immutato nelle sue caratteristiche generali da anni e, a nostro giudizio, primo obiettivo di qualsiasi battaglia politica che punti al cambiamento dello status quo in Sardegna. È ormai palese uno spostamento a destra del baricentro politico, laddove in precedenza avevamo assistito a uno slittamento verso destra camuffato da posizioni teoriche legate alla cosiddetta Terza via, con evidenti conseguenze estremamente preoccupanti sul piano dell’autoritarismo e della riduzione degli spazi di libertà. Si pongono poi sul tavolo due grosse questioni: quella del regionalismo differenziato e quella dell’abolizione, de facto, dell’obbligo della progressività dell’imposizione fiscale. Si prospetta, all’orizzonte, una riforma costituzionale che aumenterà – in piena continuità col precedente tentativo renziano – i poteri dell’esecutivo, in combinato disposto con strumenti legislativi di rango inferiore che rafforzano il potere degli organi periferici del governo centrale: questure e prefetture. Da non dimenticare il costante peggioramento della situazione internazionale, tra imperialismo e violazione costante del diritto dei popoli all’autodeterminazione. Si è inoltre imposto con forza a tutti il problema della questione ambientale. Tutto questo accade mentre si assiste, quasi impotenti, a uno sfilacciamento del tessuto sociale, con un aumento preoccupante di fenomeni legati all’intolleranza e manifestazioni di un comportamento squadrista che fanno temere già per il futuro prossimo. La cornice è quella di un incremento delle discriminazioni, sulla base del genere, dell’etnia di appartenenza, delle preferenze sessuali, della confessione religiosa, delle possibilità economiche e della provenienza sociale, con una costante compressione delle sfere di diritti che sembravano ormai definitivamente acquisiti.

Crediamo con forza che sia necessario confrontarsi e dialogare sul nostro ruolo, di movimenti radicali, in questo scenario. Per questo vi invitiamo, a cinque anni di distanza dall’incontro del 31 agosto e nel decimo anno di attività del nostro collettivo, ad un’assemblea aperta, che si terrà a Oristano domenica primo settembre in luogo ancora da definire. Il titolo è il seguente: Politica in Sardegna, la sfida dei tempi: dalla marginalità alla centralità politica.

Folklore da discount per una Sardegna a misura di turista da social

Immagine tratta da Vistanet.it

di Fabio Solinas

L’estate in Sardegna non fa solo rima con sole, mare e vacanze, ma troppo spesso fa rima con disservizi, gap tecnologico e folklore da discount.

Ormai con i social network e con Trip Advisor è facile pubblicizzare le attività commerciali e i vari servizi da esse offerti ma è altrettanto facile imbattersi nelle temute recensioni negative dei consumatori finali.

Scopriamo allora che il titolare del bar sotto casa ha il vizietto di spennare i turisti facendo pagare 5 euro per un caffè e una mezza gasata, che in molti ristoranti non è possibile pagare con la carta perché secondo i gestori il pos non è economicamente sostenibile, che trovare un punto di ristoro con il wi-fi gratuito poi è un’impresa.

Dall’altra c’è tutta una serie di eventi creati dal nulla, che svendono l’immagine della Sardegna dando l’idea che si possa avere tutto e subito, dalla cultura all’enogastronomia in nome un turismo mordi e fuggi che tanto piace non solo ai gestori di attività commerciali ma anche a molti amministratori locali. Quante volte ci capita di leggere di sagre improbabili, create per vendere qualsiasi prodotto in qualsiasi periodo dell’anno? Ahimè troppo spesso! Del resto è facile creare un evento low cost – low quality: basta dare il nome in sardo all’evento, programmare una sfilata delle maschere tradizionali ed ecco che ad agosto nasce “Sa festa de sas casadinas”, dolce tipico del periodo primaverile.

Assistiamo sempre di più non solo alla destagionalizzazione dei prodotti enogastronomici ma anche alla delocalizzazione delle maschere tradizionali, tipiche di una determinata realtà della Sardegna e di un determinato periodo dell’anno: il carnevale.

Tutto questo guazzabuglio si sposa bene con l’idea che molti vacanzieri continentali hanno della Sardegna: un nonsoché di esotico, di ancestrale, di esclusivo che unito alle spiagge candide, all’acqua cristallina e al mangiar bene rendono l’Isola meta di vacanze perfette.

Attenzione però, perché se qualcosa va storto saranno i primi a lamentarsi sui social e a confezionare recensioni negative in grado di trasformare un dignitoso 3 stelle nella peggior bettola.

Credo che dal punto di vista turistico la Sardegna abbia anche altri problemi quali, per esempio, il caro traghetti, la poca disponibilità di collegamenti aerei e la quasi totale assenza di trasporti pubblici e servizi che altrove sono la norma: parlo di aree camper, bagni chimici, cartelli con indicazioni stradali.

Condiscono il tutto i soliti luoghi comuni sull’arretratezza culturale della Sardegna, la leggenda metropolitana sui sardi che usano ancora gli asini come mezzo di trasporto e su quanto la Sardegna sia “wild”, vergine e terra di conquiste.

Il resto lo sappiamo fare bene da soli: porceddu, seade, formaggelle e vermentino a fiumi, spiagge che attirano i colonizzatori estivi che, solo perché pagano il parcheggio, credono di potersi portar via un sacchetto di sabbia.

Domani la Sarda Rivoluzione per le strade di Sassari

La grafica che promuove la prima uscita pubblica della ANS nel capoluogo turritano

 

L’Assemblea Natzionale Sarda (ANS) è un’associazione che ha come obiettivo la crescita della coscienza nazionale del popolo sardo e alla sua autodeterminazione. Come noto nasce all’indomani del disastro elettorale delle scorse regionali come spinta spontanea dalla base indipendentista per ricompattare un’area frammentata e senza bussola. 

La ANS è ancora in fase di costituzione, ma i suoi nodi territoriali sono già all’opera. Domani sarà la volta di Sassari con una passeggiata per ricordare la rivolta nazionale, antifeudale e antipiemontese guidata da Giovanni Maria Angioy.

Di seguito il breve comunicato che descrive l’evento scritto in maniera bilingue: 
[SRD]
Tàtari est una tzitade acapiada a su territòriu suo e a s’Istòria sua. Est inoghe chi s’isbòligant unos cantos de sos eventos prus de importu pro s’Istòria de Sardigna.

Su 13 de austu de su 2019 ammentamus su rolu de Tàtari in sos eventos de sa Sarda Rivolutzione de su 1794: dae Corte di Santu Niggola (oe piazza Duomo) a Carra Manna (oe Piazza Tola), passende a traessu sa Corte di Lu Duca (oe piazza del Comune) e via Cilocco, torramus a cursare cun Alessandro Derrù cuddas dies fundamentales.

[ITA]
Sassari è una città connessa al suo territorio e alla sua Storia. È qui che si svolgono alcuni degli eventi più importanti per la storia della Sardegna.

Il 13 agosto ricordiamo il ruolo di Sassari negli eventi della Sarda Rivoluzione del 1794: da Piazza Duomo a Piazza Tola, passando per la piazza del Comune e via Cilocco, ripercorriamo con Alessandro Derrù quei giorni fondamentali.

Dove e quando?

In s’àndala de Angioy
Percorso storico lungo le strade della Sarda Rivolutzione.
13 agosto 2019 ore 18:30
Piazza Duomo

Qui l’evento fb

Cancellata l’autonomia del Kashmir. La mano pesante dell’India

foto tratta da Time

di Luana Farina

Kashmir e Jammu:  nuovo attacco all’indipendenza e all’autodeterminazione di un popolo.

pochi giorni fa il Primo ministro indiano Narendra Modi, leader del partito ultranazionalista Bharatiyva Janata, tramite il Ministro degli Interni, Amit Shah, ha annunciato la cancellazione dell’articolo 370 della Costituzione, che garantiva al Kashmir e allo Stato di Jammu, introdotto negli anni Cinquanta, di godere di un’ampia autonomia politica, fatta eccezione per la politica estera, la difesa e le comunicazioni.

Garantiva una propria Costituzione e una bandiera, vietava inoltre agli stranieri di acquistare territori nella Regione, onde evitare speculazioni e stravolgimenti di tipo demografico.

L’intento è quello di sostenere la maggioranza indù contro la minoranza musulmana, quindi non è un caso che con la presa di potere di Modi le violenze contro la comunità musulmana sono aumentare e l’induismo ha rafforzato il proprio nazionalismo.

Quindi il Kashmir è il primo luogo da colpire, perché, in caso di modifica costituzionale dell’articolo 370 i rappresentanti locali della regione autonoma, avevano già minacciato forti e decise reazioni e proteste per difendere la loro autonomia.

Considerato che le due regioni hanno la massima concentrazione delle basi militari indiane è ovvio che c’è anche un problema di servitù militari non facile da risolvere.

Perciò il governo Indiano ha già avviato un processo di “repressione preventiva“.

I leader locali sono stati arrestati, 20mila persone tra turisti e altri cittadini di fede indù presenti nella regione sono stati fatti evacuare, Internet, i servizi telefonici e le comunicazioni sono stati sospesi, con la motivazione, non suffragata da nessun fatto reale, di possibili attacchi terroristici; non è detto che a seguito di questo provvedimento legislativo e della repressione che si è già scatenata, non seguiranno davvero reazioni anche violente da parte di un popolo  che sta subendo l’ennesima umiliazione.

Non scordiamo che già a gennaio scorso a seguito dell’uccisione dei due giovani leader “ribelli” (il comandante Zeenatul Islam e il suo vice), avvenuta in uno scontro a fuoco ieri tra militanti indipendentisti e le forze governative, ci furono manifestazioni in cui 20 persone rimasero ferite, persone alle quali era stato impedito di recarsi al funerale .

A febbraio poi morirono altre 44 persone tra civili e militari durante scontri tra indiani e pakistani accusati di sostenere i ribelli del Kashmir e del Jammu.

La resistenza separatista, che ai primi degli anni 90 sembrava quasi sopita, dal 2016 è nuovamente in aumento a causa del grave conflitto tra India e Pakistan, ciò dimostra che il malcontento è esteso e la militanza indipendentista sta riconquistando le nuove generazioni delle due regioni sottoposte  a nuove misure repressive.

A Foras di nuovo davanti ai poligoni

La locandina ufficiale per la chiamata della manifestazione nazionale contro l’occupazione militare a Capo Frasca lanciata dal movimento sardo A Foras e subito fatta propria da decine di soggetti politici e culturali favorevoli alla smilitarizzazione dell’isola

 

Riceviamo e pubblichiamo volentieri l’appello lanciato dall’Assemblea Sarda contro l’occupazione militare A Foras per una grande manifestazione contro l’occupazione militare della Sardegna e per la totale smilitarizzazione della nazione sarda.

VI CHIEDIAMO LA MASSIMA DIFFUSIONE:

IL 12 ottobre 2019 davanti al poligono di Capo Frasca si terrà la Manifestada contra a s’Ocupatzione Militare de sa Sardigna, organizzata da oltre 40 comitati, movimenti, associazioni e sindacati.

Il movimento sardo contro le basi, le esercitazioni e l’occupazione militare chiama a raccolta comitati, movimenti, associazioni, sindacati, categorie professionali, intellettuali e tutto il nostro popolo a mobilitarsi e protestare contro il prossimo inizio delle esercitazioni militari in Sardegna.
Le diverse realtà che hanno a cuore le sorti della nostra terra torneranno a manifestare insieme contro l’oppressione militare il prossimo 12 ottobre 2019 davanti al poligono militare di Capo Frasca, arricchendo quella giornata ognuno con la propria sensibilità e i propri contenuti.
Dopo la capitolazione delle ultime giunte regionali davanti alle pressioni del ministero della Difesa e dopo la mortificazione di ogni opposizione esistente all’interno delle istituzioni (dal Comipa fino al processo sui veleni di Quirra) appare sempre più chiaro che l’unica strada percorribile è la creazione di una forte opposizione popolare.
Lottiamo per non dover più sottostare al ricatto occupazionale che legittima fabbriche di morte e multinazionali che sperimentano i loro armamenti nella nostra terra.
Lottiamo per contrastare lo spopolamento e l’emigrazione forzata causata dalle diseconomie di questa presenza oppressiva.
Lottiamo per alternative economiche possibili davanti alla devastazione ambientale e alla speculazione sul territorio.
Lottiamo contro la guerra, per una Sardegna non più sottomessa alle politiche di guerra che minacciano e colpiscono altri popoli.
Le esercitazioni militari devono essere fermate subito, le basi e i poligoni devono essere dismessi e bonificati, per essere restituiti alle comunità sarde che finalmente possano utilizzare quelle terre per il loro sviluppo.

SRD
Sa die 12/10/2019 cara a sa base militare de Capo Frasca b’at a èssere sa Manifestada contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, organizada dae prus de 40 comitados, movimentos, assòtzios e sindacados.

Su movimentu sardu contra a is bases, is esercitatziones e s’ocupatzione militare tzèrriat comitados, movimentos, assòtzios, sindacados, categorias professionales, intelletuales e totu su pòpulu nostru a protestare contra a su cumintzu imbeniente de is esercitatziones militares in Sardigna.
Is realidades diferentes chi giughent in su coro sa sorte de sa terra nostra ant a torrare a manifestare paris contra a s’opressione militare su 12 de ladàmini de su 2019, cara a su polìgonu militare de Capo Frasca, donende valore a cussa die onniunu cun sa sensibilidade e is argumentos suos.
A pustis de sa resa de is ùrtimas giuntas regionales cara a is pressiones de su Ministèriu de sa Difesa e a pustis de s’umiliatzione de cada opositzione chi esistit in intro de is istitutziones (dae su Comipa a su protzessu pro is velenos de Quirra) est semper prus craru chi s’ùnicu caminu possìbile est sa creatzione de un’opositzione populare forte.
Gherramus pro non dèpere prus suportare su ricatu ocupatzionale chi legìtimat fàbbricas de morte e multinatzionales chi proant is armas issoro in sa terra nostra.
Gherramus pro cuntrastare s’ispopulamentu e s’emigratzione fortzada chi sunt cajonadas dae is diseconomias de custa presèntzia oprimidora.
Gherramus pro alternativas econòmicas possìbiles contra a su disacatu ambientale e a s’ispeculatzione subra su territòriu.
Gherramus contra a sa gherra, pro una Sardigna chi non siat prus sutamissa a is polìticas de gherra chi minetzant e degòlliant a àteros pòpulos.
Is esercitatziones militares bolent firmadas deretu, is bases e is polìgonos bolent serrados e bonificados, pro nche los torrare a is comunidades sardas chi potzant impreare cussas terras pro s’isvilupu issoro.

A Foras Contra a s’Ocupatzione Militare de sa Sardigna,
Comitato Gettiamo le Basi,
Mesa Sarda de Paxi – Tavola Sarda della Pace,
Comitato Civico SU SENTIDU,
Comitato SU Giassu,
Comitato Amparu,
Comitato Sa Luxi,
Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile,
Kumone Otzastra Sarrabus,
Movimento Nonviolento Sardegna,
Caminera Noa
Sardigna Natzione Indipendentzia (Ufitziale/Official),
Sardigna Libera,
indipendentzia Repubrica de Sardigna,
Laboratorio Politico Sa Domu,
Sardegna Possibile,
Potere al popolo – Sardegna,
Associazione Sardegna Palestina,
Asce Sardegna,
ARCI Sardegna,
Coordinamento Comitati Sardi,
BDS Sardegna,
Rete Kurdistan Sardegna,
Scida Assòtziu,
Cìrculu Indipendentista “Hugo Chávez”,
Cagliari Social Forum,
Presidio Piazzale Trento,
Non Una di Meno Cagliari,
Fridays For Future – Cagliari,
RUAS – Rete Unitaria Antifascista Sulcis-Iglesiente,
No Metano in Sardegna,
Zero Waste Sardegna,
Assòtziu Consumadoris Sardigna,
Assemblea Permanente Villacidro,
Associazione BixiNAU,
Associazione Culturale Pararrutas Isili,
NO Megacentrale Guspini,
CSS – Confederazione Sindacale Sarda Css,
COBAS Scuola Sardegna,
Usb Sardegna – Unione Sindacale di Base,
COBAS Cagliari – Comitati di Base della Scuola,
UniCa 2.0
Collettivo Furia Rossa-Oristano
il manifesto sardo

Manu Invisible: arte o propaganda coloniale?

Uno dei meme che sta impazzando sui social che criticano la “commissione” della famosa raffineria dei Moratti al’artista sardo Manu Invisible dopo l’articolo di denuncia pubblicato da Pesa Sardigna.

Come redazione di Pesa Sardigna abbiamo ospitato un contributo di un noto writer sardo (chiamato qui Writer Sardo) sulla commissione all’artista Manu invisibile alla Saras. L’articolo ha fatto discutere molto ed è diventato presto virale. Sono perfino arrivate delle risposte di protesta pubblicate su alcuni giornali on line. Il rapporto cultura / potere ha sempre fatto discutere e chi si indigna oggi dovrebbe sapere che non si tratta di una questione liquidabile con la semplice valutazione positiva della portata estetica di un artista, altrimenti  – solo per fare un esempio – J.P. Sartre non avrebbe rifiutato il Nobel. 

Siccome in una terra coloniale come la Sardegna dove le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo permettendosi anche di assoldare famosi artisti per opere di Greenwashing (neologismo che indica la strategia di comunicazione di diverse aziende e corporations finalizzate a costruire un’immagine positiva nascondendo gli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività), abbiamo ritenuto opportuno lanciare questo dibattito. 

Siamo contenti che anche i ragazzi  Fridayforfuture siano intervenuti con un post sulla loro pagina fb rivolgendosi direttamente all’artista sardo e rivolgendogli una domanda che riteniamo molto importante:

Ciao Manu,

Siamo i ragazzi di Fridays For Future, I giovani ispirati dalla sedicenne svedese Greta Thunberg che ogni venerdì scioperano per il clima e che, solo in Sardegna, hanno portato quasi 7000 studenti in piazza.

Siamo quei ragazzi che da mesi si impegnano per il proprio futuro, e oggi ti scriviamo perché vogliamo parlarti di una parola nuova ma sempre più importante: ‘greenwashing’.

Con questo termine si indica l’abitudine delle aziende più dannose per il clima – in particolare quelle che si occupano di combustibili fossili – di finanziare campagne ambientaliste o presunte tali per “lavare” la loro reputazione.

Una tecnica sempre più diffusa, tanto che non c’è multinazionale del petrolio o del carbone che non promuova brochure contro lo spreco di plastica, mini-progetti di riforestazione, opere d’arte a tema ecologico.

Bazzecole in confronto ai danni fatti con le loro attività, ma sufficenti a presentarsi all’opinione pubblica come aziende green.

Ecco, col tuo murale che invita alla consapevolezza ambientale – ma pagato dalla Saras – hai prestato la tua creatività a niente più che greenwashing.

La raffineria Saras di Sarroch raffina petrolio, quello stesso petrolio in larga parte responsabile della catastrofe ecologica a cui stiamo andando incontro.

La raffineria Saras di Sarroch è – secondo uno studio pubblicato dalla prestigiosa università di Oxford – responsabile di danni e di alterazioni del dna sui bambini della zona.

La raffineria Saras di Sarroch ha visto morire negli anni diversi operai, morti considerate come “annunciate” dai sindacati.

Con la tua opera non hai aiutato chi come noi si batte per il clima e il futuro dei giovani ma, anzi, hai dato a chi ci sta rubando il futuro una nuova scusa per pulirsi la coscienza.

In tanti sui social ti stanno criticando, ti danno del “venduto”, ti insultano.

Noi vogliamo credere alla tua buona fede, e per questo ti scriviamo.

Ora sai a cosa ti sei prestato, e sei ancora in tempo a rimediare. Noi ti aspettiamo in piazza con noi il 27 settembre per il terzo Global Strike for Climate.

Marcerai assieme a milioni di ragazzi e ragazze di tutto il mondo che, a differenza della Saras, hanno davvero a cuore il futuro del pianeta e la sopravvivenza della nostra civiltà!

Aspettiamo la tua risposta!

Nel frattempo che aspettiamo la risposta del signor Manu o di uno dei suoi collaboratori all’appello dei giovani attivisti pubblichiamo la replica di Writer Sardo che ormai è diventato famoso per questa sua presa di posizione critica e anticolonialista:

di Writer Sardo

Il precedente articolo sulla “commissione” della Saras a Manu Invisible  ha ricevuto risposta su due diversi blog. Volentieri si controbatte, non per scatenare una “gogna virtuale” contro l’artista, bensì per opporci alla campagna di green-washing messa in atto dall’azienda, che periodicamente crea eventi –per un pubblico giovanile –al fine di ripulire la sua immagine inquinata.Il primo pezzo (per traslitterare sarcasticamente la sua introduzione) è scritto su un blog che si presenta come“la prima piattaforma social d’arte contemporanea nell’isola concepita come un nodo di web interconnesso e mobile”, qualsiasi cosa questo significhi. In questo pezzo si grida all’oltraggio,verso l’artista in questione, seguito da un lungo osanna nei suo confronti, a cui si allega il suo curriculum artistico. Nemmeno l’artista in questione avrebbe potuto scrivere, senza arrossire, un pezzo tanto autocelebrativo e borioso. Tra i vari concetti espressi, si afferma che la non presenza di un un’Accademia di Belle Arti a Cagliari dipenda in qualche modo dall’anticolonialismo (!). Si capisce che, essendo scritto su un magazine di arte, l’articolista cerchi (molto confusamente) di spostare il focus dall’etica all’estetica, dai problemi ambientali a quelli artistici, con un appello finale e disperato alla Saras, affinché finanzi “un’Accademia di Belle Arti privata con Manu Invisible docente e Maestro d’arte del muralismo”, ciò “sarebbe anche un modo per rifarsi una verginità dinanzi alla memoria e la storia che ne racconterà il reale impatto ambientale”. A voi le valutazioni sulla lucidità dello scrivente, e sul suo porgere il cappello verso il padrone, per ottenere la sua compassionevole elemosina.

Di sicuro, non ha (più o meno intenzionalmente) colto il nocciolo della questione. L’articolo comparso su Pesa Sardigna infatti non voleva, in alcun modo,dare un giudizio di valore sulla qualità estetica dei lavori dell’artista interessato, bensì mettere il punto sulla responsabilità di un artista rispetto alle opere che produce, soprattutto quando il suo committente sembra totalmente in contrasto con la poetica e i valori delle sua produzione. La scelta di firmare come ‘writer sardo’, dunque anonimo, come è anonimo l’artista di cui si tratta, è stata effettuata per non essere tacciato di cercare pubblicità tramite questo mio scrivere ,e anche per non ridurre il tutto a una questione personale tra me e tale soggetto. Circa le offese ricevute, in seguito alla pubblicazione della sua opera e moltiplicatesi dopo la condivisione dell’articolo di Pesa Sardigna, si prendono le distanze,perché sterili ed effimere. Non è Manu Invisibile il vero bersaglio della contestazione: “quando il dito indica la luna,lo stolto guarda il dito”, in questo caso l’artista è solo il dito, ma lo sguardo va volto verso la Saras. Manu Invisible,ciò che ti si chiede –e si chiede a tutti coloro che si sono interessati a questa vicenda –è una riflessione sulla Saras: sulla scarsa sicurezza sul lavoro (attestata dai processi e condanne seguiti alla morte di alcuni operai);sulla denuncia di una prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia,dell’Università di Oxford “Mutagenesis”,circa i danni a carico del DNA per i bambini di Sarroch che verranno trasmessi alla future generazioni; sull’affare degli incentivi per le energie rinnovabili che ricevono i petrolieri,in maniera indebita, e che noi paghiamo in bolletta; e sui miasmi di acido solfidrico, denunciati dalla popolazione locale e provenienti dalla raffineria. Più che due mani che si stringono pacificamente, come quelle dell’opera contestata, vien da pensare a una mano stretta sul collo di un bambino dentro una culla. Ti cedo volentieri tale idea, per un futuro dipinto.

Alle nuove generazione, così ci dice –molto ingenuamente –il secondo articolo di risposta al nostro,“idealmente era rivolto il messaggio, perché non leggere questo come un modo per evadere da quella cornice e guardare oltre sottraendosi a un destino e una rassegnazione già scritta?”. Si pensa di aver risposto ampiamente a tale interrogativo, dimostrando come il messaggio sia discordante rispetto al futuro contaminato prodotto dalla Saras, da cui non si potranno sottrarre tutti quei sardi che vivono in quell’area, se non fuggendo da essa.

Il giornalista cerca di dimostrare quanto siano state genuine le intenzioni di Manu Invisibile, desumendole dal disegno stesso. Come writer, più volte,mi è capitato di sentirmi dire cosa volevo rappresentare tramite i miei lavori e,devo ammettere divertito che,il pubblico trova spesso significati, a cui non avrei mai pensato. Dunque ‘far parlare’ l’opera, senza sapere ciò che l’artista ha davvero in mente, è sempre un’operazione piuttosto funambolica e arbitraria. Si potrebbe invece citare la presenza- in rete – di una foto, abbastanza famosa, in cui compare la stessa scena dipinta per la Saras. “Le idee sono nell’aria” e a quanto sembra nella rete. https://www.flickr.com/photos/84501212@N00/452070895

Ciò potrebbe suscitare il dubbio circa l’elaborazione concettuale attribuita all’artista. Viene più semplice immaginare un’addetto alla comunicazione esterna della raffineria che stampa l’immagine desiderata, scaricandola dalla rete, e commissiona all’artista di eseguirla. È solo una supposizione, che sembra smentita da ciò che ha affermato “un intermediario stretto collaboratore di Manu Invisible (che notoriamente non rilascia dichiarazioni): “M. I.come sempre ha percepito un lavoro da un committente, si è relazionato alla Saras come fa sempre con i suoi committenti pubblici e privati, per lui una committenza e (sic) una committenza e non esiste distinguo in tal senso, gli è stata garantita libertà operativa e linguistica, come sempre ha presentato tre piani di lavoro indiscutibili ma con un listino prezzo invariabile e ha poi realizzato un lavoro commissionato e concordato da una delle tre proposte, con il suo lavoro si è espresso”. Si prende per buona ogni singola parola, cercando di non mettere in dubbio l’originalità dell’opera –nonostante tutto–anche se, affermare che “una committenza è (sic) una committenza e non esiste distinguo in tal senso”, porta a pensare che Manu Invisibile non abbia preso alcuna consapevolezza della critica, fin qui portata avanti, e non abbia capito il perché in tanti abbiano commentato sdegnati
il suo lavoro. La stessa critica si sarebbe levata se la RWM, che fabbrica bombe a Domusnovas, in un evento destinato ai giovani, avesse commissionato, a un qualsiasi altro artista, il dipinto di una colomba con un ramo d’olivo in bocca, per associare il proprio nome al concetto di ‘pace’. L’RWM sta alla ‘pace’ come la Saras sta alla ‘consapevolezza’ ambientale e sociale.

Non si chiederà dunque – in questo articolo, sulla scia degli altri due –dunque l’elemosina per costituire un’Accademia a Cagliari, si chiede piuttosto ai sardi di premere sulle istituzioni per obbligare la Saras (e tutte le altre aziende qui non citate, ma ugualmente nefaste per la nostra terra) a  bonificare quanto inquinato finora e risarcire tutti coloro che patiranno le conseguenze venefiche della sua speculazione,atta a conseguire più utili. Anche se ciò non potrà ridare una parvenza di ‘verginità’ a queste aziende, così come non può apparirci pietoso un omicida che si diletta a comporre decorosamente il corpo delle proprie vittime.

La repressione può colpire tutti

Il profilo della portavoce di Caminera Noa Luana Farina modificato con il motivo di solidarietà per i pastori sardi e per chi viene accusato di solidarietà con la loro lotta e denunciato per blocco stradale secondo le nuove disposizioni repressive del decreto Salvini

Può accadere che uno stia tornando a casa dopo una giornata di lavoro o di studio, si imbatta casualmente in un blocco di protesta organizzato da alcuni lavoratori in lotta e si unisca mezz’ora per chiedere informazioni o semplicemente per dare solidarietà. Questo può costare una denuncia per blocco stradale che, secondo il decreto sicurezza di Salvini, può costare da 1 a 6 anni di reclusione. Alla faccia della democrazia, del diritto al dissenso e dello stato di diritto.

Questo è quanto accaduto a diversi pastori sardi sotto indagine a causa dei blocchi effettuati lo scorso febbraio e marzo per un giusto prezzo del latte. Un procedimento penale è stato avviato in questi giorni a carico di un nostro compagno – denuncia il collettivo oristanese Furia Rossa –  per aver partecipato a una manifestazione dei pastori svoltasi l’11 Febbraio 2019 sulla 131 all’altezza di Uras.
I reati contestati sono quelli di manifestazione non preavvisata, partecipazione a pubblica manifestazione con il volto travisato e blocco stradale. Queste ultime due fattispecie in particolare sono state recentemente interessate dai decreti sicurezza di Salvini, che ha reso nuovamente penale il reato di blocco stradale e ha fortemente aumentato sia le sanzioni economiche che quelle detentive per i reati in questione, nell’ottica di contrastare e punire chi manifesta per i diritti sociali.
Le accuse sono assolutamente pretestuose, infatti il nostro compagno – che tra l’altro si è imbattuto casualmente nella manifestazione mentre percorreva la 131 – non può in alcun modo essere considerato tra i promotori nemmeno secondari della manifestazione, tantomeno può essere considerata vera l’accusa di aver avuto il volto travisato, cosa che peraltro non avrebbe avuto alcun senso, in una situazione di piazza in cui vi era spesso vicinanza fisica e dialogo tra pastori e fdo. Ci chiediamo infine se la mera presenza in una manifestazione in cui si blocca una strada costituisca di conseguenza reato di blocco stradale.

Respingiamo al mittente queste provocazioni e cogliamo l’occasione per rinnovare in maniera ancora più forte tutta la nostra vicinanza ai pastori e ai solidali colpiti dalla repressione, che a quanto pare è l’unica risposta insieme alla propaganda che questo governo riesce a dare ai bisogni sociali delle lavoratrici e dei lavoratori sardi.

Pochi minuti fa Luana Farina, la portavoce di Caminera Noa, ha lanciato una campagna social invitando di aggiungere al proprio avatar il motivo “La repressione può colpire tutti. #Iostoconipastorisardi”.

Ecco il testo pubblicato sulla sua pagina fb e poi ripreso dai social del movimento sardo con le indicazioni per applicare il motivo sul proprio avatar.

La solidarietà è un reato?
Piovono denunce sui pastori e non solo sui pastori, per la più grande lotta sociale sarda degli ultimi anni. Si riceve un avviso di garanzia, una multa o una misura restrittiva anche solo per essersi fermati mezz’ora a dare solidarietà ad uno dei tanti blocchi organizzati dai pastori per ottenere un giusto prezzo del latte. Proprio questo è avvenuto ad un giovane attivista di Oristano pochi giorni fa.

Reagire ad una lotta sociale seminando repressione qualifica la Repubblica Italiana per essere fondata non sul diritto al lavoro, di chi giustamente lo rivendica, ma sul “reato di solidarietà” di chi la manifesta.

Chiediamo a tutti voi di ribadire “Io sto con i pastori” inserendo il motivo che abbiamo preparato nel vostro avatar (foto del profilo).

Noi stiamo con i pastori e con tutti quelli che vogliono una Sardegna libera, anche di produrre ciò che è nella sua vocazione, senza ricatti, pressioni e repressioni.

La nostra portavoce Luana Farina ha aggiunto un motivo alla sua immagine del profilo. E’ un piccolo gesto che non consta nulla, vi chiediamo di fare altrettanto perché la solidarietà e l’unità sono un valore!

Dovete andare a “modifica foto del profilo” e cliccare aggiungi motivo.

#camineranoa
#LaRepressionePuòColpireTutti
#Iostocoipastorisardi