Manu Invisible: arte o propaganda coloniale?

Uno dei meme che sta impazzando sui social che criticano la “commissione” della famosa raffineria dei Moratti al’artista sardo Manu Invisible dopo l’articolo di denuncia pubblicato da Pesa Sardigna.

Come redazione di Pesa Sardigna abbiamo ospitato un contributo di un noto writer sardo (chiamato qui Writer Sardo) sulla commissione all’artista Manu invisibile alla Saras. L’articolo ha fatto discutere molto ed è diventato presto virale. Sono perfino arrivate delle risposte di protesta pubblicate su alcuni giornali on line. Il rapporto cultura / potere ha sempre fatto discutere e chi si indigna oggi dovrebbe sapere che non si tratta di una questione liquidabile con la semplice valutazione positiva della portata estetica di un artista, altrimenti  – solo per fare un esempio – J.P. Sartre non avrebbe rifiutato il Nobel. 

Siccome in una terra coloniale come la Sardegna dove le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo permettendosi anche di assoldare famosi artisti per opere di Greenwashing (neologismo che indica la strategia di comunicazione di diverse aziende e corporations finalizzate a costruire un’immagine positiva nascondendo gli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività), abbiamo ritenuto opportuno lanciare questo dibattito. 

Siamo contenti che anche i ragazzi  Fridayforfuture siano intervenuti con un post sulla loro pagina fb rivolgendosi direttamente all’artista sardo e rivolgendogli una domanda che riteniamo molto importante:

Ciao Manu,

Siamo i ragazzi di Fridays For Future, I giovani ispirati dalla sedicenne svedese Greta Thunberg che ogni venerdì scioperano per il clima e che, solo in Sardegna, hanno portato quasi 7000 studenti in piazza.

Siamo quei ragazzi che da mesi si impegnano per il proprio futuro, e oggi ti scriviamo perché vogliamo parlarti di una parola nuova ma sempre più importante: ‘greenwashing’.

Con questo termine si indica l’abitudine delle aziende più dannose per il clima – in particolare quelle che si occupano di combustibili fossili – di finanziare campagne ambientaliste o presunte tali per “lavare” la loro reputazione.

Una tecnica sempre più diffusa, tanto che non c’è multinazionale del petrolio o del carbone che non promuova brochure contro lo spreco di plastica, mini-progetti di riforestazione, opere d’arte a tema ecologico.

Bazzecole in confronto ai danni fatti con le loro attività, ma sufficenti a presentarsi all’opinione pubblica come aziende green.

Ecco, col tuo murale che invita alla consapevolezza ambientale – ma pagato dalla Saras – hai prestato la tua creatività a niente più che greenwashing.

La raffineria Saras di Sarroch raffina petrolio, quello stesso petrolio in larga parte responsabile della catastrofe ecologica a cui stiamo andando incontro.

La raffineria Saras di Sarroch è – secondo uno studio pubblicato dalla prestigiosa università di Oxford – responsabile di danni e di alterazioni del dna sui bambini della zona.

La raffineria Saras di Sarroch ha visto morire negli anni diversi operai, morti considerate come “annunciate” dai sindacati.

Con la tua opera non hai aiutato chi come noi si batte per il clima e il futuro dei giovani ma, anzi, hai dato a chi ci sta rubando il futuro una nuova scusa per pulirsi la coscienza.

In tanti sui social ti stanno criticando, ti danno del “venduto”, ti insultano.

Noi vogliamo credere alla tua buona fede, e per questo ti scriviamo.

Ora sai a cosa ti sei prestato, e sei ancora in tempo a rimediare. Noi ti aspettiamo in piazza con noi il 27 settembre per il terzo Global Strike for Climate.

Marcerai assieme a milioni di ragazzi e ragazze di tutto il mondo che, a differenza della Saras, hanno davvero a cuore il futuro del pianeta e la sopravvivenza della nostra civiltà!

Aspettiamo la tua risposta!

Nel frattempo che aspettiamo la risposta del signor Manu o di uno dei suoi collaboratori all’appello dei giovani attivisti pubblichiamo la replica di Writer Sardo che ormai è diventato famoso per questa sua presa di posizione critica e anticolonialista:

di Writer Sardo

Il precedente articolo sulla “commissione” della Saras a Manu Invisible  ha ricevuto risposta su due diversi blog. Volentieri si controbatte, non per scatenare una “gogna virtuale” contro l’artista, bensì per opporci alla campagna di green-washing messa in atto dall’azienda, che periodicamente crea eventi –per un pubblico giovanile –al fine di ripulire la sua immagine inquinata.Il primo pezzo (per traslitterare sarcasticamente la sua introduzione) è scritto su un blog che si presenta come“la prima piattaforma social d’arte contemporanea nell’isola concepita come un nodo di web interconnesso e mobile”, qualsiasi cosa questo significhi. In questo pezzo si grida all’oltraggio,verso l’artista in questione, seguito da un lungo osanna nei suo confronti, a cui si allega il suo curriculum artistico. Nemmeno l’artista in questione avrebbe potuto scrivere, senza arrossire, un pezzo tanto autocelebrativo e borioso. Tra i vari concetti espressi, si afferma che la non presenza di un un’Accademia di Belle Arti a Cagliari dipenda in qualche modo dall’anticolonialismo (!). Si capisce che, essendo scritto su un magazine di arte, l’articolista cerchi (molto confusamente) di spostare il focus dall’etica all’estetica, dai problemi ambientali a quelli artistici, con un appello finale e disperato alla Saras, affinché finanzi “un’Accademia di Belle Arti privata con Manu Invisible docente e Maestro d’arte del muralismo”, ciò “sarebbe anche un modo per rifarsi una verginità dinanzi alla memoria e la storia che ne racconterà il reale impatto ambientale”. A voi le valutazioni sulla lucidità dello scrivente, e sul suo porgere il cappello verso il padrone, per ottenere la sua compassionevole elemosina.

Di sicuro, non ha (più o meno intenzionalmente) colto il nocciolo della questione. L’articolo comparso su Pesa Sardigna infatti non voleva, in alcun modo,dare un giudizio di valore sulla qualità estetica dei lavori dell’artista interessato, bensì mettere il punto sulla responsabilità di un artista rispetto alle opere che produce, soprattutto quando il suo committente sembra totalmente in contrasto con la poetica e i valori delle sua produzione. La scelta di firmare come ‘writer sardo’, dunque anonimo, come è anonimo l’artista di cui si tratta, è stata effettuata per non essere tacciato di cercare pubblicità tramite questo mio scrivere ,e anche per non ridurre il tutto a una questione personale tra me e tale soggetto. Circa le offese ricevute, in seguito alla pubblicazione della sua opera e moltiplicatesi dopo la condivisione dell’articolo di Pesa Sardigna, si prendono le distanze,perché sterili ed effimere. Non è Manu Invisibile il vero bersaglio della contestazione: “quando il dito indica la luna,lo stolto guarda il dito”, in questo caso l’artista è solo il dito, ma lo sguardo va volto verso la Saras. Manu Invisible,ciò che ti si chiede –e si chiede a tutti coloro che si sono interessati a questa vicenda –è una riflessione sulla Saras: sulla scarsa sicurezza sul lavoro (attestata dai processi e condanne seguiti alla morte di alcuni operai);sulla denuncia di una prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia,dell’Università di Oxford “Mutagenesis”,circa i danni a carico del DNA per i bambini di Sarroch che verranno trasmessi alla future generazioni; sull’affare degli incentivi per le energie rinnovabili che ricevono i petrolieri,in maniera indebita, e che noi paghiamo in bolletta; e sui miasmi di acido solfidrico, denunciati dalla popolazione locale e provenienti dalla raffineria. Più che due mani che si stringono pacificamente, come quelle dell’opera contestata, vien da pensare a una mano stretta sul collo di un bambino dentro una culla. Ti cedo volentieri tale idea, per un futuro dipinto.

Alle nuove generazione, così ci dice –molto ingenuamente –il secondo articolo di risposta al nostro,“idealmente era rivolto il messaggio, perché non leggere questo come un modo per evadere da quella cornice e guardare oltre sottraendosi a un destino e una rassegnazione già scritta?”. Si pensa di aver risposto ampiamente a tale interrogativo, dimostrando come il messaggio sia discordante rispetto al futuro contaminato prodotto dalla Saras, da cui non si potranno sottrarre tutti quei sardi che vivono in quell’area, se non fuggendo da essa.

Il giornalista cerca di dimostrare quanto siano state genuine le intenzioni di Manu Invisibile, desumendole dal disegno stesso. Come writer, più volte,mi è capitato di sentirmi dire cosa volevo rappresentare tramite i miei lavori e,devo ammettere divertito che,il pubblico trova spesso significati, a cui non avrei mai pensato. Dunque ‘far parlare’ l’opera, senza sapere ciò che l’artista ha davvero in mente, è sempre un’operazione piuttosto funambolica e arbitraria. Si potrebbe invece citare la presenza- in rete – di una foto, abbastanza famosa, in cui compare la stessa scena dipinta per la Saras. “Le idee sono nell’aria” e a quanto sembra nella rete. https://www.flickr.com/photos/84501212@N00/452070895

Ciò potrebbe suscitare il dubbio circa l’elaborazione concettuale attribuita all’artista. Viene più semplice immaginare un’addetto alla comunicazione esterna della raffineria che stampa l’immagine desiderata, scaricandola dalla rete, e commissiona all’artista di eseguirla. È solo una supposizione, che sembra smentita da ciò che ha affermato “un intermediario stretto collaboratore di Manu Invisible (che notoriamente non rilascia dichiarazioni): “M. I.come sempre ha percepito un lavoro da un committente, si è relazionato alla Saras come fa sempre con i suoi committenti pubblici e privati, per lui una committenza e (sic) una committenza e non esiste distinguo in tal senso, gli è stata garantita libertà operativa e linguistica, come sempre ha presentato tre piani di lavoro indiscutibili ma con un listino prezzo invariabile e ha poi realizzato un lavoro commissionato e concordato da una delle tre proposte, con il suo lavoro si è espresso”. Si prende per buona ogni singola parola, cercando di non mettere in dubbio l’originalità dell’opera –nonostante tutto–anche se, affermare che “una committenza è (sic) una committenza e non esiste distinguo in tal senso”, porta a pensare che Manu Invisibile non abbia preso alcuna consapevolezza della critica, fin qui portata avanti, e non abbia capito il perché in tanti abbiano commentato sdegnati
il suo lavoro. La stessa critica si sarebbe levata se la RWM, che fabbrica bombe a Domusnovas, in un evento destinato ai giovani, avesse commissionato, a un qualsiasi altro artista, il dipinto di una colomba con un ramo d’olivo in bocca, per associare il proprio nome al concetto di ‘pace’. L’RWM sta alla ‘pace’ come la Saras sta alla ‘consapevolezza’ ambientale e sociale.

Non si chiederà dunque – in questo articolo, sulla scia degli altri due –dunque l’elemosina per costituire un’Accademia a Cagliari, si chiede piuttosto ai sardi di premere sulle istituzioni per obbligare la Saras (e tutte le altre aziende qui non citate, ma ugualmente nefaste per la nostra terra) a  bonificare quanto inquinato finora e risarcire tutti coloro che patiranno le conseguenze venefiche della sua speculazione,atta a conseguire più utili. Anche se ciò non potrà ridare una parvenza di ‘verginità’ a queste aziende, così come non può apparirci pietoso un omicida che si diletta a comporre decorosamente il corpo delle proprie vittime.