Folklore da discount per una Sardegna a misura di turista da social

Immagine tratta da Vistanet.it

di Fabio Solinas

L’estate in Sardegna non fa solo rima con sole, mare e vacanze, ma troppo spesso fa rima con disservizi, gap tecnologico e folklore da discount.

Ormai con i social network e con Trip Advisor è facile pubblicizzare le attività commerciali e i vari servizi da esse offerti ma è altrettanto facile imbattersi nelle temute recensioni negative dei consumatori finali.

Scopriamo allora che il titolare del bar sotto casa ha il vizietto di spennare i turisti facendo pagare 5 euro per un caffè e una mezza gasata, che in molti ristoranti non è possibile pagare con la carta perché secondo i gestori il pos non è economicamente sostenibile, che trovare un punto di ristoro con il wi-fi gratuito poi è un’impresa.

Dall’altra c’è tutta una serie di eventi creati dal nulla, che svendono l’immagine della Sardegna dando l’idea che si possa avere tutto e subito, dalla cultura all’enogastronomia in nome un turismo mordi e fuggi che tanto piace non solo ai gestori di attività commerciali ma anche a molti amministratori locali. Quante volte ci capita di leggere di sagre improbabili, create per vendere qualsiasi prodotto in qualsiasi periodo dell’anno? Ahimè troppo spesso! Del resto è facile creare un evento low cost – low quality: basta dare il nome in sardo all’evento, programmare una sfilata delle maschere tradizionali ed ecco che ad agosto nasce “Sa festa de sas casadinas”, dolce tipico del periodo primaverile.

Assistiamo sempre di più non solo alla destagionalizzazione dei prodotti enogastronomici ma anche alla delocalizzazione delle maschere tradizionali, tipiche di una determinata realtà della Sardegna e di un determinato periodo dell’anno: il carnevale.

Tutto questo guazzabuglio si sposa bene con l’idea che molti vacanzieri continentali hanno della Sardegna: un nonsoché di esotico, di ancestrale, di esclusivo che unito alle spiagge candide, all’acqua cristallina e al mangiar bene rendono l’Isola meta di vacanze perfette.

Attenzione però, perché se qualcosa va storto saranno i primi a lamentarsi sui social e a confezionare recensioni negative in grado di trasformare un dignitoso 3 stelle nella peggior bettola.

Credo che dal punto di vista turistico la Sardegna abbia anche altri problemi quali, per esempio, il caro traghetti, la poca disponibilità di collegamenti aerei e la quasi totale assenza di trasporti pubblici e servizi che altrove sono la norma: parlo di aree camper, bagni chimici, cartelli con indicazioni stradali.

Condiscono il tutto i soliti luoghi comuni sull’arretratezza culturale della Sardegna, la leggenda metropolitana sui sardi che usano ancora gli asini come mezzo di trasporto e su quanto la Sardegna sia “wild”, vergine e terra di conquiste.

Il resto lo sappiamo fare bene da soli: porceddu, seade, formaggelle e vermentino a fiumi, spiagge che attirano i colonizzatori estivi che, solo perché pagano il parcheggio, credono di potersi portar via un sacchetto di sabbia.