La liberazione della Sardegna dall’esercito italiano riparte da Orgosolo

L’entrata nel poligono militare di Capo Frasca nella precedente manifestazione del 2014

Domani 13 settembre inizia il campeggio dell’assemblea sarda contro l’occupazione militare della Sardegna A Foras. Il 13 settembre non è una data casuale, infatti nella stessa data di  5 anni fa migliaia di sardi manifestarono davanti al poligono di Capo Frasca per chiedere la fine delle esercitazioni e dell’occupazione militare della Sardegna. La manifestazione era chiamata da diverse sigle indipendentiste e alla manifestazione aderirono decine fra comitati e soggetti politici anche a seguito agli incendi provocati nel poligono dall’aeronautica tedesca e all’utilizzo di alcuni siti archeologici come target militare per le esercitazioni.

L’indignazione popolare si concretizzò in un evento di massa nel quale centinaia di giovani tagliarono le reti e liberarono temporaneamente la parte perimetrale del poligono suonando e danzando.

Scrive A Foras sulla sua pagina fb:
Fu una data storica per il movimento contro le basi militari che mostrò la voglia di riscatto di un popolo insofferente verso questa presenza invasiva e che diede entusiasmo a tanti giovani determinati a portare avanti la lotta contro le basi.
Ed è stato un giorno importantissimo per noi, perché ha dato avvio ad un processo aggregativo che ha portato alla nascita dell’Assemblea Generale e di A Foras.

Venerdì 13 settembre 2019 alle 17:30 il quarto campeggio di A Foras ( che quest’anno si svolgerà ad Orgosolo presso il Camping Supramonte) inizierà con un dibattito su quella storica manifestazione, in cui potremo analizzare i successi ed i limiti di quel periodo. Tutte le info per la partecipazione al campeggio e il programma li trovate nell’evento linkato sotto. La prenotazione è gradita.

La locandina di lancio della manifestazione contro l’occupazione militare di Capo Frasca del prossimo 12 ottobre

Il campeggio terminerà invece domenica 15, con un’assemblea in località Su Dentes (a breve distanza dal campeggio) in cui potremo discutere della prossima mobilitazione del 12 ottobre quando torneremo tutti insieme a manifestare davanti al poligono di Capo Frasca.

Negli stessi giorni del campeggio ad Orgosolo si svolgerà il programma organizzato dal comitato Pratobello 50 annos organizzerà nel paese di Orgosolo una serie di eventi in occasione dei 50 anni dalla lotta di Pratobello, che si articoleranno in una serie di conferenze, proiezioni a tema, spettacoli teatrali e musicali.

di seguito il programma completo:
Venerdì 13 Settembre – Piazza Gramsci
ore 20:30
Cinema Pratobello: rassegna di corti e documentari sulla Lotta del 1969

Modera: Elisa Bassu

Proiezione:
-”Rivoluzione” di Antonio Sanna ed Umberto Siotto
-”Oltre l’aporia” di Cladinè Curreli
-”I pirati di Pratobello” di Antonio Congiu
-”Sa Lota” di Maria Bassu

Sabato 14 Settembre – Fronte bar Teresa Podda e bar Sanna
ore 9:30
Pratobello Caffè – Le terre civiche: norme, usi e opportunità

Modera: Raimondo Mereu

Intervengono:

-Michelina Masia: Docente Università di Cagliari
-Francesco Nuvoli: docente, coordinatore centro studi Terre civiche Sardegna
– Nicola Corria: Docente di diritto ed economia

ore 17:30 – Fronte bar Teresa Podda e bar Sanna
Pratobello talk “Arte, militanza e attivismo al femminile”

Modera: Serafina Tandeddu

Intervengono:

-Francesca Cozzolino, antropologa e ricercatrice
-Moju Manuli, artista militante
-Veronica Usula artista tessitrice, fondatrice de l’Ecole di Madame Foile
– Narcisa Monni: Docente presso Accademia di Belle Arti Sironi di Sassari
– Davide Fadda: Docente presso Accademia di Belle Arti Sironi di Sassari
-Maddalena Mesina, gruppo Le Api Orgosolo

ore 21:00 – Piazza Gramsci

Spettacolo teatrale “Quirra mega store” di Mauro Salis

Domenica 15 Settembre – Fronte bar Teresa Podda e bar Sanna
ore 9:30

Pratobello Caffè – La difesa del territorio: studi e testimonianze di militanza attiva

Modera: Annamaria Congiu

Intervengono:

Gianfranco Sollai: avvocato parte civile processo di Quirra;
Aide Esu docente di Sociologia Università di Cagliari;
Domenico Scanu – ISDE Medici per l’Ambiente;
Claudio Piacenza – esponente No Tav;
Manuela Pintus – Sindaca di Arborea e attivista del comitato No al Progetto Eleonora;

ore 21:00 – Fronte bar Teresa Podda e bar Sanna
“Strings on fire” in concerto

Di seguito tutti i link utili per gli eventi in programma:

📌 Evento A FORAS Camp:
https://www.facebook.com/events/404819870389700/
📌 Evento Assemblea Generale verso la manifestazione del
12 ottobre:
https://www.facebook.com/events/2410455475946378/
📌 Evento manifestazione del 12 Ottobre a Capo Frasca:
https://www.facebook.com/events/2489513861112719/

📌Eventi organizzati dal comitato Pratobello 50 annos

https://www.facebook.com/events/372224716778409/

Anche in Sardegna sbarca la Diada catalana

Una delle tante manifestazioni per l’indipendenza della Catalunya, tratta da Radio Onda d’Urto

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato bilingue (italiano-catalano) sull’evento solidale con la Diada, festa nazionale catalana che ricorda la caduta di Barcellona, dopo una eroica difesa nazionalista, da parte delle truppe borboniche. La Diada ha assunto da qualche anno a questa parte un significato politico di enorme importanze diventando una mobilitazione di milioni di cittadini catalani organizzati dalle associazioni culturali che la promuovono e i cui dirigenti sono attualmente prigionieri politici nelle carcere spagnole per aver incitato all’indipendenza.

Di seguito il comunicato

L’Òmnium Cultural de l’Alguer, amb la col·laboració de l’Ofici de l’Alguer de la Generalitat de Catalunya  i amb el suport del Municipi de l’Alguer, organitza un acte en solidaritat amb el pòpul català, en ocasió de la Diada Nacional de Catalunya. 

Després dels saluts institucionals del Síndic de l’Alguer, Dr. Mario Conoci, del responsable de l’Ofici de l’Alguer de la Generalitat de Catalunya Gustau Navarro, i de les autoritats presents,  Pere Mayans i Balcells, Cap del Servei de Suports i Recursos Lingüístics de la Generalitat de Catalunya, tenguerà una conferència amb el títol “Catalunya, la diada de l’11 de setembre, passat, present i futur!”.
Coordina la tardada, lo President de l’Òmnium Cultural de l’Alguer, Esteve Campus.
L’acte tenguerà lloc l’11 de setembre del 2019, a les sis de la tarda, en la Sala del Consell Municipal, al carrer de Columbano, 6.

Séu convidats a participar.

*   *   *

L’Òmnium Cultural de l’Alguer, in collaborazione con l’Ufficio di Alghero della Generalitat de Catalunya e col patrocinio del Comune di Alghero, organizza un atto pubblico di solidarietà col popolo catalano, in occasione della Diada Nacional de Catalunya.

Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Alghero, Dott. Mario Conoci , e del responsabile dell’Ufficio di Alghero della Generalitat de Catalunya, Gustau Navarro, e delle autorità presenti, Pere Mayans i Balcells, Capo del Servei de Suports i Recursos Lingüístics de la Generalitat de Catalunya, terrà una conferenza dal titolo “Catalunya, la diada de l’11 de setembre, passat, present i futur!”.
Coordina la serata, il presidente dell’Òmnium Cultural de l’Alguer, Stefano Campus.
L’atto si terrà l’11 de setembre del 2019, alle ore 18, nella Sala del Consiglio Comunale, in via Columbano, 6.

Siete invitati a partecipare.

Le infamie dei Savoia e noi

L’infame Re Savoia Vittorio Emanuele III detto “Sciaboletta”

di Francesco Casula

9 settembre 1943: la fuga ingloriosa Vittorio Emanuele III (più noto come Sciaboletta) si macchiò, indelebilmente e ignominiosamente di ben 5 infamie, con conseguenze devastanti per la Sardegna e l’Italia intera.

1.La partecipazione alla 1° Guerra mondiale, caldeggiata dal suddetto tiranno sabaudo. La Sardegna, alla fine del conflitto, avrebbe contato ben 13.602 morti . Una media di 138,6 caduti ogni mille chiamati alle armi, contro una media “nazionale” di 104,9.

2. Il fascismo: fu lui a nominare capo del Governo Mussolini.

3. La firma delle leggi razziali.

4. La seconda Guerra mondiale.

5. L’Olocausto: ad iniziare da quello sardo.

Persa ormai la guerra e convinto ormai che il disastroso esito del conflitto potesse segnare non solo la fine del regime fascista ma anche quello della monarchia, Vittorio Emanuele arresta Mussolini (25 luglio 1943) e nomina nuovo capo del Governo il maresciallo Badoglio. Il giorno dopo l’Armistizio, il 9 settembre, insieme a Badoglio stesso abbandona Roma e fugge prima a Pescara e poi a Brindisi, nella zona occupata dagli alleati. L’ignominiosa fuga avrà conseguenze devastanti. E la Sardegna pagherà un altissimo tributo a questa fuga: 12.000 mila i soldati sardi IMI (fra i 750-800 mila militari italiani fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’armistizio) verranno rinchiusi nei lager nazisti. Per spiegare un numero così alto di militari sardi deportati occorre capire la situazione in cui si trovarono nei fronti di guerra (Grecia, Albania, Slovenia, Dalmazia) dopo l’8 settembre. Con la difficoltà di tornare in Sardegna e sbandati, – non esistendo più una unità di comando e di direzione – essi furono posti di fronte all’alternativa di aderire alla RSI (Repubblica sociale di Salò) o di diventare prigionieri dei tedeschi e dunque di essere imprigionati nei lager. Abbandonati da Badoglio, quasi nessuno aderì alla RSI e dunque il loro destino fu segnato. Ne ricordo alcuni, tre che ebbero la fortuna di rientrare dopo la tragedia dei lager: -GIUSEPPE SASSU, di Bolotana. Padre dell’amico Damiano Sassu. Nato il 6 aprile del 1919 verrà chiamato al servizio militare nel 1939 proprio il giorno del suo ventesimo compleanno. Nel 1943 (si trovava nel fronte greco) verrà internato nei campi di concentramento. Fortunatamente, finita la guerra, dopo due anni e mezzo di internamento nei campi di concentramento nazisti,ritornerà in Sardegna e nella sua Bolotana dai lager di a Norimberga, alla fine del 1945: pesava 38 kg , quando partì pesava 60. Nel novembre del 1946 si arruolò in Polizia e rimase fino all’età di 58 anni. Morirà a Cagliari il 13 agosto del 1989. MODESTO MELIS, di Gairo, trasferitosi nel 1938 nella nascente Carbonia, per fare l’operaio, finirà a Mauthausen. La sua esperienza sarà raccontata in un libro: “Da Carbonia a Mauthausen e ritorno”. Muore a 97 anni il 9 gennaio del 1987. SALVATORE CORRIAS, di San Nicolò Gerrei, della Guardia di Finanza, partigiano, deportato a Dachau e poi fucilato a Moltrasio (Como) dai fascisti della RSI. Medaglia d’oro al merito civile alla memoria. E’ riuscito a salvare, muovendosi nella Guardia di Finanza fra la frontiera italo-svizzera, centinaia di ebrei e di perseguitati politici. Uno che invece morì in un campo di concentramento dell’attuale Repubblica Ceca: si tratta di COSIMO ORRU’ di San Vero Milis. medaglia d’oro della resistenza, morto nei campi nazisti tra il 1944 e il 1945, il cui ricordo resisteva nella famiglia, nei conoscenti e nel nome di una via del suo paese. Da anni il suo Comune ha portato avanti una ricerca sulla sua storia, in collaborazione con l’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia (ISSRA), tanto da ricostruirne in modo ancora incompleto il viaggio dal suo lavoro, magistrato a Busto Arsizio e membro del CLN, sino al campo di Flossemburg in Germania, quindi in quello di Litoměřice nell’attuale Repubblica Ceca dove poi è morto

Una legge elettorale democratica

Lo scorso giovedì 5 settembre  il movimento LibeRU ha presentato a Cagliari una proposta di legge alternativa a quella attualmente in vigore. 

Riportiamo la proposta ribattezzata “proporzionale sarda” nella sua versione integrale. 

Dopo tanti anni di proteste da parte di innumerevoli comitati, movimenti e associazioni di tutta la Sardegna, Liberu ha ritenuto opportuno concretizzare una proposta di alternativa democratica all’attuale legge elettorale regionale. Una legge fortemente antidemocratica e tesa consolidare l’egemonia delle maggiori forze politiche e a premiare i rapporti di potere basati sul clientelismo. Una legge che, tramite meccanismi contorti e giochi di prestigio, perpetua una politica vecchia, fatta di blocchi di potere vecchi, impersonati da uomini vecchi e territori che prevalgono uno sull’altro.
Questa proposta nasce dall’esigenza di combattere una struttura politica in cui le regole della democrazia vengono piegate per consolidare il potere baronale di pochi individui, e si pone l’obiettivo di restituire pari dignità a tutte le forze politiche che vogliono entrare in competizione, pari rappresentatività a tutti i territori della Sardegna, pari opportunità a donne e uomini.
Lo spirito che ha animato il nostro lavoro inizia sin dalla forma stessa di attuazione della proposta: mentre alcuni lavorano per costituire piccole modifiche tecniche tutte interne all’apparato burocratico, noi lanciamo la proposta a tutto il popolo sardo e lo rendiamo protagonista in prima persona di un processo di cambiamento e di rivendicazione di democrazia.
Di fronte a piccoli correttivi di Palazzo, spesso guidati dagli stessi politici che hanno dato vita a questa legge golpista, noi rilanciamo la proposta della piazza, riconsegnando centralità al popolo sardo.
La natura della nostra proposta, come si evince dai punti che la compongono, mira a fare tutto il possibile per fissare delle regole elettorali che permettano di costruire un governo democratico e stabile. Ciò avverrà attraverso un sistema proporzionale che prevede anche una possibilità di premio di maggioranza, come extrema ratio che garantisca elementi di stabilità e governabilità, una forte presenza della componente femminile, una rappresentatività equilibrata dei territori, la formazione di un Consiglio che sia quanto più possibile espressione del variegato tessuto politico sardo, la composizione di un’assemblea formata da consiglieri e da un presidente veramente rappresentativi della volontà dell’elettorato.

La nostra proposta di legge attacca i fondamenti antidemocratici che animano la legge elettorale del 2013 e propone le misure risolutive che andiamo ad illustrare per sommi capi:

  • Collegio unico Sardegna.

L’attuale legge elettorale divide la Sardegna in 8 circoscrizioni, con la motivazione che questo serva a rappresentare tutti i territori. In realtà questo meccanismo introduce un sistema che premia solo i partiti maggiori, blindando il numero dei consiglieri eleggibili in ogni circoscrizione e facendo sì che ad essere eletti siano sempre e solo i rappresentanti dei partiti più forti, territorio per territorio. La dimostrazione che non serve a rappresentare tutti i territori è data dalla realtà: con questo meccanismo l’Ogliastra ha sempre eletto la metà dei rappresentanti previsti, nel 2014 la Gallura ne aveva eletto 2 su 6, il medio campidano paga sempre il pegno alle altre province più forti rinunciando sempre ad almeno un seggio.
La Proporzionale Sarda tiene in considerazione che i cittadini sardi sono solo un milione e mezzo e non hanno quindi necessità di essere divisi in mille circoscrizioni, anche perché devono eleggere il Consiglio regionale di tutti i Sardi, e non un Consiglio provinciale del proprio territorio. prevede che, per garantire la presenza di candidati di tutti i territori, le liste debbano essere composte proporzionalmente da candidati – uomini e donne – residenti in tutti i territori della Sardegna. L’elettore potrà votare, all’interno del collegio unico regionale, il candidato che più rappresenta le sue preferenze senza assurde blindature che per giunta, come dimostrato, non agevolano ma bensì ostacolano la rappresentanza dei territori.

  • Rappresentanza di genere

L’attuale sistema elettorale prevede che le liste debbano essere composte con una rappresentanza di genere paritaria. Dopo ripetuti tentativi di sabotare la proposta da parte di tanti consiglieri che ancora oggi siedono in Consiglio, è stata introdotta la doppia preferenza di genere, che permette all’elettore di esprimere due preferenze all’interno della stessa lista, una per un candidato uomo e una per una candidata donna.
Questo sistema di riequilibrio della rappresentanza di genere è positivo ma non sufficiente. Se infatti questo meccanismo resta come è oggi, vincolato ad un sistema di alleanze che prevede liste civetta e a una suddivisione del territorio in circoscrizioni piccole e controllate, accade che in ogni circoscrizione i vecchi baroni della politica sistemino il numero di donne necessario col solo scopo di rispettare la legge ma evitare di essere sorpassati da concorrenti donna. Le possibilità offerte da questo sistema hanno lasciato spazio a meccanismi astuti che permettono di conseguire un alto numero voti, ma evitando il rischio di prendere meno voti di una donna. In questo modo ci si assicura che le candidate donna non siano concorrenti temibili e capaci di soffiargli l’elezione, ma essendo comunque necessario ottenere una grande quantità di voti, anziché mettere in lista molte donne troppo rappresentative si preferisce portare i voti tramite la proliferazione di liste civetta, composte da una marea di candidati che portano voti ma non riescono a contendere il voto ai grossi personaggi.
La Proporzionale Sarda garantisce un’equa rappresentanza femminile abolendo gli ostacoli che relegano le candidate donna a contorno e strumenti per l’elezione dei candidati uomini. Questo avviene grazie al’istituzione del collegio unico regionale, che disarticola il sistema di circoscrizioni costruite per la spartizione dei seggi tra pochi, e grazie all’abolizione del sistema di coalizioni, che determina la proliferazione di liste civetta finalizzate a portare voti ai più forti.
Con la Proporzionale Sarda ogni lista, composta da 60 candidati complessivi, dovrà essere composta esclusivamente da persone valide e capaci per riuscire ad ottenere un alto numero di voti ed entrare in Consiglio. Una lista di uomini forti che non si preoccupa di aggregare donne altrettanto forti rischia di non ottenere sufficienti preferenze. Per questo l’inserimento di donne capaci e rappresentative diventa una condizione necessaria per ottenere molti più voti, ma questa capacità e rappresentatività inserisce anche la condizione per permettere alla donna di contendere davvero l’elezione a un uomo.

  • Soglia di sbarramento naturale.

L’attuale legge elettorale prevede due altissime soglie di sbarramento, create con l’evidente intento di negare la rappresentanza democratica a tutte le forze minori che non si coalizzano con gli schieramenti maggiori e al candidato presidente fuori dal blocco bipolare, ovvero il terzo candidato presidente più votato e successivi.
La Proporzionale Sarda prevede che la soglia di sbarramento debba essere quella naturale, risultante dalla attribuzione proporzionale pura dei voti validi sulla base dei seggi disponibili in Consiglio. In questo modo le forze che si dimostreranno esigue e troppo poco rappresentative non otterranno seggi, mentre tutte le forze capaci di rappresentare una quantità proporzionale valida di elettori avranno spazio nell’Assemblea sarda.

  • Lista unica non coalizzata.

L’attuale legge elettorale prevede la possibilità di istituire coalizioni di liste che concorrono all’elezione del Consiglio regionale e del presidente. Questo fa sì che i partiti più forti creino un alto numero di liste civetta che hanno esclusivamente lo scopo di traghettare voti al candidato presidente, il quale in questo sistema elettorale è l’ago della bilancia per la conquista della maggioranza. Accade così che nascano liste senza una storia, senza un programma, composte da candidati talvolta inesperti che vengono illusi di poter essere eletti, col solo scopo di convogliare i voti dei loro familiari e amici al candidato presidente. A beneficiare di questo sistema di alleanze e di liste civetta sono i grossi baroni della politica perché, se il candidato presidente ottiene il premio di maggioranza, i primi ad avere il posto assicurato sono proprio loro. Lo scopo del sistema di alleanze non è dunque quello di unire liste che hanno una comune progettualità politica, ma quello di ammucchiare numeri di persone che devono, anche inconsapevolmente, dirigere voti al presidente per poi riuscire a sistemare i pezzi grossi della politica regionale. Per noi questo sistema è antidemocratico, ingannevole e inaccettabile, per cui la Proporzionale Sarda prevede che ogni lista rappresenti un suo elettorato affine, che vota a seconda della condivisione di un programma e non solo per sostenere un parente, magari avvantaggiando inconsapevolmente un barone della politica.
Con la Proporzionale Sarda ogni lista corre autonomamente, col suo programma, con la sua visione di Sardegna, con i suoi candidati uomini e donne provenienti da tutti i territori della Sardegna, ed ottiene esattamente il peso che l’elettorato di riferimento le attribuisce, senza trucchi e senza inganni.
Inoltre questo garantirà che tutti i candidati potranno diventare consiglieri solo se riescono a raccogliere un alto numero di voti, diventando veramente rappresentativi di gran parte dell’elettorato, diversamente dall’attuale sistema, che permette ai beneficiari di un elevatissimo premio di maggioranza di poter essere eletti anche con poche centinaia di voti.

  • Premio di maggioranza

L’attuale legge elettorale prevede due possibili premi di maggioranza, uno che scatta col raggiungimento del 25% del totale dei voti validi, l’altro col 40%. Nel primo caso alla lista o coalizione di liste che supera il 25% vengono attribuiti il 55% dei seggi del Consiglio, nel secondo caso addirittura il 60%.

Una soglia che come è evidente è facile da raggiungere per mastodontiche coalizioni di lista composte da una miriade di liste civetta, ma anche fortemente sproporzionata nell’attribuzione dei seggi, arrivando addirittura a prevedere, in un caso, l’attribuzione del 60% dei seggi a una coalizione senza la maggioranza assoluta dei voti validi e comportando in questo modo un pesante condizionamento antidemocratico della volontà popolare.
La Proporzionale Sarda prevede un premio di maggioranza che scatta al raggiungimento da parte di una lista del 25% del totale dei voti validi (se due o più liste dovessero superare il 25% il premio di maggioranza verrebbe attribuito a quella che ottiene più voti), la quale otterrebbe 31 consiglieri più il presidente della Regione, con una maggioranza complessiva composta da oltre il 52% dei seggi del Consiglio. I restanti 28 posti da consigliere andranno distribuiti con sistema proporzionale tra tutte le altre liste.
Abbiamo previsto un premio di maggioranza come misura estrema per dotare la legge di un sistema di governabilità e di stabilità di carattere oggettivo, quindi indipendente dalla volontà delle parti di trovare un accordo a tutti i costi. Risulta d’altra parte evidente che il sistema propende per far sì che a regolare la politica regionale sia una distribuzione proporzionale dei seggi a cui segue una trattativa per la formazione di una maggioranza e l’individuazione di un presidente, come si evince dalla struttura complessiva della legge. L’introduzione di una soglia così alta da raggiungere per ottenere il premio di maggioranza è chiaramente voluta per dare quante più probabilità possibili di attivare una distribuzione proporzionale dei seggi, pur non escludendo tuttavia anche un meccanismo di governabilità e stabilità oggettivo e indipendente dalla volontà delle parti.

  • Sistema proporzionale di attribuzione dei seggi

I seggi vengono attribuiti con sistema proporzionale tra tutti i voti validi ottenuti da tutte le liste se nessuna lista ottiene da sola il 25% dei voti validi o se una lista ottiene da sola il 50% più uno del totale dei voti validi espressi. Questo sistema previsto nell’attuale legge elettorale è apparentemente simile a quello previsto anche nella Proporzionale Sarda, ma la differenza sostanziale è che nel sistema attuale queste percentuali vengono troppo facilmente ottenute tramite coalizioni di liste, che riescono a raggiungere percentuali enormi.
Nell’attuale legge elettorale la soglia per l’attribuzione del premio di maggioranza, stabilita al 25% ma in un sistema di coalizioni di liste, permette che sia molto facile che qualche coalizione lo raggiunga. Questo fa sì che sia quasi impossibile procedere alla assegnazione dei seggi su base proporzionale, come previsto se nessuno raggiungesse il 25%.
Viceversa nella Proporzionale Sarda, che non prevede coalizioni ma solo liste uniche, diventa estremamente difficile che una sola lista arrivi a superare il 25% dei voti validi, rendendo quindi estremamente probabile che la suddivisione dei seggi avvenga in maniera proporzionale. D’altro canto, riteniamo corretto che nella, pur improbabilissima, ipotesi che una sola lista superi la maggioranza dei voti totali si debba procedere alla assegnazione dei seggi su base proporzionale, svincolando quindi l’assegnazione dal premio di maggioranza che potrebbe limitare un’equa attribuzione.

  • Abolizione del voto disgiunto

L’attuale sistema elettorale prevede la possibilità di attribuire il cosiddetto voto disgiunto, ovvero un voto al candidato presidente di una lista e un voto ad un candidato consigliere di un’altra lista. La motivazione a sostegno di questo sistema era stata data dalla possibilità per l’elettore di votare per i rappresentanti che più attiravano la sua fiducia. Il reale funzionamento di questo sistema invece è quello di permettere all’elettore di sostenere l’elezione di un candidato presidente che, lo ricordiamo, è il vero ago della bilancia per la vittoria, pur rispettando i legami clientelari del proprio territorio e sostenendo il proprio barone locale anche se è candidato in liste diverse. Gli effetti disastrosi di questo sistema, ben lungi dal soddisfare i gusti dell’elettore, sono stati quelli di confermare la presenza in Consiglio dei soliti noti anche se le giunte regionali sono state di colore diverso, con una sfilza di intoccabili che, grazie al voto disgiunto e ad un sistema di clientele ben consolidato, riescono a superare indenni ogni stagione politica.
La Proporzionale Sarda, restituendo centralità al programma politico e ai suoi sostenitori candidati, prevede che ogni elettore voti una sola lista e solo candidati che sostengono il programma contenuto in quella lista. La doppia preferenza di genere all’interno della stessa lista conferma in ogni caso la facoltà di attribuire contemporaneamente un voto a un uomo e uno a una donna. In questo modo l’elettore, esprimendo il suo voto per un candidato uomo e uno per la candidata donna per la lista X, indicherà automaticamente il sostegno anche per la lista che esprime il programma politico e per il candidato presidente che rappresenta quel progetto. Questo fa sì che l’elettore esprima la sua preferenza per un programma reale e per candidati che devono portare avanti quel progetto senza ambiguità.

  • Candidato presidente beneficiario della fiducia democratica

L’attuale legge elettorale prevede che il candidato presidente più votato diventi presidente della Regione, il secondo candidato più votato diventi consigliere regionale e che il terzo candidato più votato non venga eletto in Consiglio regionale. Questo sistema, evidentemente studiato per agevolare i due schieramenti più forti a scapito di tutti gli altri, ha creato situazioni assurde e paradossali. Nel 2014 Michela Murgia è restata fuori dal Consiglio regionale pur avendo ricevuto circa 76mila voti. Stessa sorte di Francesco Desogus, che nelle elezioni regionali del 2019 non ha avuto un posto da consigliere pur avendo ottenuto oltre 85mila voti. Attualmente però il Consiglio regionale ospita consiglieri che hanno ottenuto sei/settecento voti, entrati tramite questo meccanismo e attraverso un premio di maggioranza eccessivamente generoso.
La Proporzionale Sarda, per ovviare a queste dinamiche assurde e paradossali, prevede che tutti i candidati alla carica di presidente che non vengano eletti presidente, essendo beneficiari di tutti i voti conseguiti dalla lista che essi rappresentano, possano concorrere a diventare consiglieri regionali proporzionalmente ai voti ottenuti.

Cristian Solinas è contro l’occupazione militare della Sardegna?

Oggi, 7 settembre, una delegazione di attivisti di Caminera Noa e di A Foras hanno compiuto una azione dimostrativa sotto la sede del PSd’Az a Cagliari per aiutare i sardisti (e il loro capo politico attualmente alla guida della Regione Autonoma) a ricordare la loro linea politica contro l’occupazione militare della Sardegna.

In vista della grande manifestazione contro l’occupazione militare chiamata da diverse realtà indipendentiste per il 13 settembre 2014 la Direzione Nazionale del Partito Sardo D’Azione scriveva in un documento officiale ancora scaricabile dal sito ufficiale del partito sardo:
“La Direzione nazionale del Partito dei Quattromori, riunitasi recentemente ad Oristano sotto la presidenza di Giacomo Sanna, ha voluto sul punto rimarcare che la storica battaglia sardista è contro tutte le servitù militari e non ammette perciò alcuna differenziazione di paesi partecipanti e di tipologia di occupazione militare della Sardegna. Per il Psd’az infatti, il sistema coloniale delle servitù militari sarde deve essere interamente smantellato senza alcun distinguo, ed a prescindere da inconsistenti e strumentali differenziazioni. La Direzione sardista ha inoltre rilevato che il Psd’az è stato suo malgrado da oltre mezzo secolo il solitario e pressoché esclusivo protagonista di questa storica battaglia, ma sempre nella totale consapevolezza che solo attraverso la massima coesione e la profonda presa di coscienza di tutto il Popolo sardo ci sarebbe potuta essere la possibilità di vittoria. Nel rilevare inoltre come ancora oggi importanti porzioni di territorio e di popolazione siano ostaggio dei ricatti della presenza militare, da cui dipendono in maniera significativa perfino le sorti economiche di intere comunità, il Ps’daz auspica che una numerosa partecipazione popolare alla manifestazione del 13 settembre, aiuti la stessa Giunta regionale sarda assieme ai partiti che la sostengono, a trovare finalmente la forza di superare il comprensibile imbarazzo che finora l’ha contraddistinta, tenendola inchiodata a ripetere le solite ed inconcludenti dichiarazioni di rito.”

Caminera Noa sottoscrive parola per parola tali dichiarazioni che siamo sicuri sia ancora patrimonio indiscusso del Partito Sardo e quindi anche del suo segretario Cristian Solinas che oggi è governatore della Regione Autonoma della Sardegna.
Pertanto ci aspettiamo una massiccia campagna di adesione alla prossima manifestazione popolare del prossimo 12 ottobre e un urgente disconoscimento dell’accordo Stato-Regione preso dal presidente Pigliaru che di fatto ha ratificato l’occupazione militare della Sardegna.
Per questo motivo oggi un gruppo di attivisti di Caminera Noa ha presidiato la sede cagliaritana del Partito Sardo di Viale Regina Margherita, 6 Cagliari srotolando uno striscione con su scritto:

E Tanto Solinas a bi ses in Cabu Frasca contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna?

Luana Farina: «Attenzione agli ambientalisti colonialisti!»

di Luana Farina (portavoce di Caminera Noa)

Spesso abbiamo condiviso coi movimenti ambientalisti sardi tante battaglie a difesa e a tutela del paesaggio e della stessa terra di Sardegna. Abbiamo collaborato inoltre con gli ambientalisti per le battaglie contro le speculazioni energetiche e contro i siti inquinanti e per le bonifiche delle aree interessate dall’attività passata o presente di siti industriali altamente inquinanti. Questo è accaduto anche con il Gruppo di Intervento Giuridico che ha fatto tante battaglie giuste e condivisibili in difesa della Sardegna da mere opere di speculazione.
Ma ambientalismo non sempre è sinonimo di libertà e autodeterminazione, come nel caso del recente comunicato Niente “pieni poteri” sul paesaggio e il territorio della Sardegna!
Pur capendo l’allarme lanciato per mettere all’erta dalle intenzioni di speculazioni edilizia che la destra sarda ha sempre sbandierato come un cavallo di battaglia spacciandola per sviluppo, riteniamo avventata e assolutamente non condivisibile la seguente dichiarazione:
“Hanno anche detto chiaramente che intendono acquisire la competenza piena in materia di tutela del paesaggio e regionalizzare le Soprintendenze per archeologia, belle arti e paesaggio sarde mediante una norma di attuazione dello statuto speciale per la Sardegna che innovi l’art. 57 del D.P.R. n. 348/1979, che assegna – al pari delle altre regioni (con esclusione della Sicilia) – la delega (non il trasferimento) delle competenze in tema di tutela del paesaggio.
Vogliono – evidentemente sulla scorta del nume tutelare leghista Salvini e delle proposte di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna sulla c.d. autonomia differenziata – i pieni poteri sul paesaggio e il territorio sardo.
Ma anche no.”
Caminera Noa, al contrario, sostiene la battaglia per le competenze proprio in materia dei beni archeologici e delle belle arti. Infatti ad oggi il patrimonio archeologico e artistico sardo – è completamente lasciato in abbandono e la responsabilità è soprattutto delle Soprintendenze dello stato centralista italiano che evidentemente considera il nostro patrimonio culturale alla stregua di una montagna di mondezza.
Solo per fare alcuni esempi in Sardegna circa otto mila torri nuragiche sono abbandonate a se stesse e non solo alla furia predatrice dei tombaroli, ma anche alla distruzione dei nuraghi situati nelle zone militarizzate, dovesi svolgono le esercitazioni. Non è un caso che centinaia di reperti archeologici sardi siano venduti sui diversi siti di acquisto online senza che nessuno faccia nulla.
Un caso parimenti eclatante è l’insieme della statuaria di Mont’e Prama che detiene un primato davvero rilevante essendo le statue più antiche del mar Mediterraneo occidentale. Questo sito versa in stato di completo abbandono.

Caminera Noa si rivolge agli amici del Gruppo d’Intervento Giuridico perché proseguano la loro preziosa attività di studio e denuncia contraria alla speculazione edilizia, ma abbandonino il fanatismo centralista e avverso ad ogni pratica di autodeterminazione del Popolo Sardo, perché questo centralismo è antistorico, inopportuno e soprattutto complice dei crimini compiuti dallo Stato italiano verso i beni materiali e immateriali della civiltà dei sardi.
Caminera Noa allo stesso tempo chiede alla Regione Sardegna di esercitare pienamente i sui poteri autonomistici, cosa che appunto non ha mai fatto e continua a non fare. La RAS infatti, pur avendo competenza primaria in materia di Beni Paesaggistici e Beni Culturali, compresa la Lingua Sarda, per la quale dal 2018 non è stata però rifinanziata la L.R. 7 agosto 2009 n. 3, art. 9, comma 10, lett. b), Sperimentazione, nelle scuole di ogni ordine e grado, dell’insegnamento e dell’utilizzo veicolare della lingua sarda in orario curricolare, non ha saputo o voluto esercitare a pieno questa sua competenza!