No basi: lo Stato attacca, il movimento rilancia compatto

Un momento della carica delle forze di polizia italiana davanti alle reti a Decimomannu contro manifestanti completamente inoffensivi . Foto tratta da La Nuova Sardegna

I giornali di oggi aprono con la notizia di una valanga di accuse a una cinquantina di attivisti contro l’occupazione militare della Sardegna. Il teorema accusatorio consiste nell’idea che esista una regia violenta e addirittura “terrorista”  dietro le diverse manifestazioni davanti ai poligoni militari che – in alcuni casi – registrarono anche scontri con le forze di polizia italiana. Forze di polizia – lo ricordiamo per la cronaca – che in diverse occasioni caricarono manifestazioni assolutamente pacifiche come per esempio davanti alle redi della base di Decimomanno del 2015.

Le accuse  sono pesantissime e rasentano la fantascienza: associazione con finalità di terrorismo, eversione all’ordine democratico, devastazione e saccheggio. Fra le accuse addirittura l’organizzazione di un campeggio antimilitarista!

Gli avvisi di chiusura delle indagini preliminari firmati  dalla Digos della Questura di Cagliari su delega della Direzione distrettuale antiterrorismo, sono stati notificati complessivamente a 45 attivisti in maggioranza sardi.

La prima domanda che sorge spontanea è come mai questa grancassa mediatica proprio a nemmeno un mese dalla grande mobilitazione contro l’occupazione militare chiamata da circa 40 sigle in agenda per il prossimo 12 ottobre davanti ai cancelli del poligono di Capo Frasca. Si tratta di coincidenze o semplicemente di un attacco intimidatorio finalizzato a scoraggiare la partecipazione di massa alla mobilitazione?

A fronte della più grande ondata repressiva successiva a quella avvenuta nel 2006-2009 (operazione Arcadia e arresto del comunista indipendentista Bruno Bellomonte) molte sono state subito le voci a levarsi alte e a rilanciare la piena solidarietà con gli indagati e l’unità d’azione contro l’occupazione militare della Sardegna.

L’associazione Libertade ha celermente diramato un comunicato mettendo in rilievo come «le gravi contestazioni mosse dal pubblico ministero procedente assumono una portata molto preoccupante, in quanto riferite a condotte poste in essere dagli indagati nella legittima, pacifica e meritoria attività politica di sensibilizzazione e riconoscimento delle gravi conseguenze ambientali e alla salute provocate dalle esercitazioni militari svolte all’interno dei poligoni sardi»

La Procura colpisce soggetti  «rei di aver organizzato manifestazioni (avvenute nel 2014, 2015, 2016 e 2017) che si svolsero in maniera assolutamente pacifica; di aver organizzato campeggi definiti antimilitaristi, nei quali vengono svolte attività di informazione e approfondimento del tema; di resistenza ai pubblici ufficiali, benché sia noto che in quelle occasioni furono le forze dell’ordine a rinchiudere i manifestanti, tra cui donne e bambini, all’interno di cordoni ingiustificati»

Inoltre sono inquietanti anche le medesime modalità di comunicazione agli indagati delle accuse a loro carico e risulta «lesivo dei diritti fondamentali  [il fatto che] gli indagati abbiano appreso dell’avvenuta conclusione delle indagini nei propri confronti dai maggiori quotidiani sardi, poiché nessun atto veniva dapprima notificato agli stessi».

insomma siamo allo “sbatti il mostro in prima pagina” per ovvie e manifeste finalità politicamente e socialmente intimidatorie nei confronti di un movimento radicato e radicale che si oppone senza se e senza ma all’occupazione militare della Sardegna.

Non meno chiaro il comunicato dell’Assemblea Sarda contro l’occupazione militare della Sardegna A Foras che in un comunicato definisce «idiota» l’attacco repressivo della Procura e rilancia:

«Siamo a un mese dal corteo di Capofrasca del 12 ottobre, tra qualche giorno riprenderanno le nefaste esercitazioni militari in tutti i poligoni della Sardegna, sindacati e Regione fanno i salti mortali per far riprendere la produzione e la vendita di armi all’Arabia Saudita per salvare la fabbrica di bombe Rwm, la multinazionale bellica Avio presenta i suoi nuovi progetti a Perdasdefogu; è in questo scenario che si inserisce questo romanzo commissionato dalla procura e redatto dal quotidiano».

Anche per A Foras non vi sono dubbi: «l’unica volontà di questa operazione è attaccare il movimento che lotta contro le basi e l’occupazione militare della Sardegna, fiaccarne lo spirito e la determinazione. Tra il 2014 e il 2016 si è scatenata una grossa offensiva popolare sui poligoni militari ricca di pratiche, contenuti, azioni e forza. Un triennio nero per le stellette in Sardegna che hanno visto cortei in tutte le parti dell’isola, hanno letto di numerosi dossier che svelavano le loro malefatte, hanno subito le contestazioni in luoghi nel quale prima gli veniva steso il tappeto rosso come nelle scuole e nelle università. Per questo oggi militanti di comitati e reti che hanno lottato contro le basi militari, compresi diversi militanti di A Foras, subiscono questa ingiusta gogna mediatica».

 

Immediata anche la risposta del soggetto politico Caminera Noa che pochi giorni fa ha compiuto un blitz alla sede nazionale del Partito Sardo d’Azione per denunciare la contraddizione tra la linea antimilitarista dei sardisti e l’attuale immobilismo sul tema proprio nel momento dell’esercizio del potere e  lanciare la manifestazione del prossimo 12 ottobre.

Gli attivisti di Caminera Noa scrivono sui social di non avere paura e fanno notare la strana coincidenza tra la chiusura delle indagini e la preparazione della mobilitazione imminente: «Puntuale come un orologio svizzero, a poco più di venti giorni dalla mobilitazione contro l’occupazione militare italiana della Sardegna, arrivano le pesantissime accuse a diversi attivisti del movimento per la smilitarizzazione della Sardegna. Gli indagati sono imputati addirittura di devastazione, saccheggio e terrorismo per voler “sovvertire l’ordine democratico”. La finalità è chiara: fermare il movimento contro l’occupazione militare e circondare con una cortina di terrore e sospetto la mobilitazione del 12 ottobre 2019 a Capo Frasca, per scoraggiare la partecipazione popolare. Se essere contro l’occupazione militare della nostra terra vuol dire essere terroristi, allora lo siamo tutti e tutte. Ora più che mai è importante partecipare in massa alla mobilitazione del 12 ottobre. Il terrore, la paura, la menzogna e la caccia all’eretico non vinceranno‼️ A in antis!».

In chiusura ricordiamo tutte le coordinate per la grande manifestazione contro l’occupazione della Sardegna prevista il 12 ottobre a Capo Frasca.