Repressione a Hong Kong. Ah no, è la democratica Spagna!

di Marco Santopadre

Stamattina all’alba, con una maxi-operazione di polizia che ha coinvolto 500 agenti della Guardia Civil in assetto da guerra, l’Audiencia Nacional di Madrid ha ordinato l’arresto di nove attivisti dei CDR (Comitati per la Difesa della Repubblica) catalani. Nel corso di tutta la giornata sono state compiute perquisizioni e blitz sia in domicili privati sia in sedi associative.
Gli arrestati – tutti appartenenti alla sinistra indipendentista – sono accusati di ribellione, sedizione, terrorismo e detenzione di esplosivi. Secondo l’accusa – il tribunale speciale ereditato dal Tribunale de Orden Publico di franchista memoria – gli arrestati avrebbero sperimentato nei mesi scorsi degli ordigni artigianali e sarebbero stati pronti a scatenare un’ondata di attentati nei prossimi giorni, come risposta alla sentenza di condanna dei leader politici e sociali indipendentisti detenuti in alcuni casi da due anni perché accusati di aver organizzato il referendum illegale per l’indipendenza del 2017.
La “prova” dell’accusa sarebbero alcune sostanze in grado di essere usate per comporre esplosivi trovate all’interno di un magazzino usato dal comitato festivo di Sabadell, città alle porte di Barcellona, dove viene conservato il materiale pirotecnico che serve a fabbricare i fuochi artificiali usati in occasione delle feste patronali (che si sono svolte una settimana fa).
Mentre in tutta la Catalogna scendono in piazza migliaia di persone contro la nuova operazione repressiva, sette degli arrestati vengono condotti a Madrid dove verranno sottoposti, in base alla legislazione antiterrorismo, a 72 ore d’isolamento, prima di essere condotti davanti ai giudici per la formalizzazione delle accuse. Altri due sono stati rimessi in libertà dopo esser stati interrogati a Barcellona e denunciati a piede libero.
Non è la prima volta che lo Stato Spagnolo colpisce i CDR, l’ala più radicale del movimento popolare catalano, con denunce e arresti. Ma questo volta Madrid sembra aver alzato il tiro con due obiettivi: intimorire le organizzazioni popolari in vista della sentenza di condanna attesa tra poche settimane, e “dimostrare” nell’opinione pubblica spagnola il carattere violento del movimento indipendentista catalano – contro ogni evidenza – per poter giustificare ulteriori giri di vite.