Due anni fa il popolo catalano ha votato per la libertà

La violenza della polizia franchista il giorno del referendum democratico (1 ottobre 2017

di Marco Santopadre

Esattamente due anni fa, l’1 ottobre del 2017, quasi tre milioni di catalani e catalane – cioè di cittadini e cittadine della Catalogna, molti dei quali nati in altri territori dello Stato Spagnolo o del mondo – andavano alle urne per partecipare ad un referendum per l’autodeterminazione sfidando la legge, la censura, le cariche della polizia e dei militari.
Il bilancio fu di circa 1000 tra feriti e contusi.
Ma il mondo vide di che cosa è capace una “democrazia occidentale” pur di difendere i privilegi dell’oligarchia politica ed economica che la governa. Le immagini dei pestaggi, delle pallottole di gomma sparate ad altezza d’uomo, delle porte delle scuole sfondate a martellate dai militari ricordarono per un attimo a un’opinione pubblica europea distratta e assopita quanto di franchista conserva la civile e moderna Spagna.
Si trattò del più massiccio atto di disobbedienza civile e politica degli ultimi decenni in Europa contro uno classe politica e un’istituzione, il Regno di Spagna, animato da un bieco sciovinismo nazionalista.
Più del 90% degli elettori votarono indipendenza e Repubblica, scelsero un progetto di liberazione nazionale inclusivo e aperto al mondo. Si aspettavano il sostegno dell’Unione Europea e della “comunità internazionale”, che invece concessero carta bianca a Mariano Rajoy e alla repressione: il “diritto all’autodeterminazione” tanto fortemente difeso da Bruxelles al di là dell’ex cortina di ferro improvvisamente non valeva più all’interno dei confini della Fortezza Europa.
Occhi chiusi e bocche cucite, quindi, di fronte alla conculcazione dei più elementari diritti democratici e civili da parte dello Stato Spagnolo, e al fatto che le prigioni di Madrid si siano riempite nel frattempo di decine di prigionieri politici catalani, che si vanno ad aggiungere a quelli baschi e a quelli galiziani e agli attivisti condannati per aver partecipato a mobilitazioni contro l’austerità o il fascismo.
A due anni di distanza la lotta del popolo catalano continua. Una lotta di liberazione nazionale, in primo luogo, ma anche sociale, che buona parte della sinistra internazionale si ostina a non vedere, a non riconoscere, schierandosi – che lo faccia in maniera cosciente o meno poco importa – dalla parte dello status quo e del conformismo.