Repressione pastori: «chi ci ha denunciato deve sputarsi in faccia»

Gianuario Falchi ospite della famosa trasmissione televisiva “Porta a Porta”

Arriva a 500 il numero dei pastori sardi indagati per le lotte per un giusto prezzo del latte sulle strade dell’isola risalenti allo scorso febbraio. La Nuova Sardegna riposta la notizia che la Procura di Oristano ha aperto tre fascicoli sulle manifestazioni di protesta e specialmente sui blocchi stradali recapitando una valanga di avvisi di garanzia (circa 250 persone, non solo pastori ma anche cittadini solidali con la lotta) che parteciparono alla protesta davanti al Nuraghe Losa, ad Abbasanta (Oristano) l’8 febbraio.

Dato che i blocchi e le mobilitazioni sono state decine si teme che arriveranno moltissimi altri avvisi di garanzia. Altri avvisi sono per esempio in arrivo per un’altra mobilitazione, quella a Marrubiu (Oristano).

Insomma si vuole trattare una mobilitazione sociale di un intero comparto (allargato al malessere e all’insorgenza di un intero popolo) come una mera questione di ordine pubblico, applicando alla lettera fra l’altro le pesantissime sanzioni fortemente volute dagli ultimi ministri degli interni Minniti (PD) e Salvini (Lega).

Un atteggiamento storicamente da porre in parallelo  con quello che lo Stato prima piemontese e poi italiano ha sempre mantenuto nei confronti del malessere delle campagna e dei sardi le cui manifestazioni venivano trattate con lo stato d’assedio, i rastrellamenti e la caccia grossa, oltre che con centinaia di anni di reclusione e perfino con vere e proprie esecuzioni sommarie.

I tempi sono cambiati e anche i metodi lo sono, ma la sostanza è diversa? Oggi non si impiega più la caccia grossa  e l’assedio verso intere comunità, ma la repressione generalizzata attraverso l’indagine per blocco stradale e altri reati correlati appare comunque uno strumento brutale e irrazionale di uno Stato che davanti a rivendicazioni di carattere economico, sociale e persino culturale non ha nulla da dire se non che chi si ribella e chi lotta sarà punito con pugno di ferro.

A tal proposito è da segnalare il commento di Gianuario Falchi (uno dei portavoce della vertenza pastori)  sulla sua pagina fb, in reazione ad una vignetta di Sanna apparsa su La Nuova Sardegna intitolata “Pastori in ansia: si teme la nuova raffica di avvisi“.

La vignetta di GEF Sanna e il titoletto de La Nuova Sardegna che ha scatenato la reazione di Falchi

 

Ansia …….ansia su cazzu
Qui c’è una categoria in attesa di risposte urgenti
Qui c’è una categoria che vuole regole dopo anni di soprusi
Qui c’è una categoria che a Febbraio si è vista costretta a buttare il proprio lavoro
Qui c’è una categoria che ha smosso le coscienze a livello internazionale e che si aspetta il cambiamento a livello regionale.
Non siamo ne politici e ne sindacalisti siamo normalissime persone che vogliono solo ritornare a lavorare tranquilli ,non per irrichirci ma per arrivare a pagare tutto il sistema che ci portiamo dietro.
CHI HA DENUNCIATO NOI PASTORI INVECE DI GUARDARE QUEI VOLTI PER RICONOSCERNE LE GENERALITÀ ,GUARDI QUEI VOLTI PER VEDERNE L’ESPRESSIONE, DOPO DI CHE SI GUARDI ALLO SPECCHIO E SI SPUTI IN FACCIA DA SOLO.
NON SI MOLLA UN CAZZO

Natzionalis: la prima festa delle nazionali sarde

Lo sport è politica e questo si sa. Ma di solito si sente parlare dell’accostamento tra sport e politica solo in casi negativi, per esempio dopo i cori incivili e razzisti che rimbombano di curva in curva, di stadio in stadio o delle barbare dichiarazioni di questo o quell’altro capo ultrà infiltrato dall’ultradestra nella curva per diffondere ideologie basate sull’odio e sulla violenza fine a se stessa. Questa volta invece, dalla Sardegna, arriva una bellissima notizia: La FINS (Federatzione Isport Natzionale Sardu) invita tutti i sardi a “Natzionalis”, la prima festa delle Nazionali sportive sarde.

Pubblichiamo di seguito il comunicato:

Sarà una giornata in cui si presenteranno le discipline, si parlerà di sport, e si affronteranno anche le questioni teoriche legate all’esistenza delle nazionali sportive, portando anche esempi internazionali.

Per la parte teorica abbiamo Adriano Cirulli (dottore di ricerca in Sociologia della Cultura e dei Processi Politici all’Universita’ La Sapienza), Carlo Pala (politologo e insegnante di Scienza dell’Amministrazione all’Università degli Studi di Sassari) e Matteo Pische (Legale FINS).

Per gli sport saranno presenti i rappresentanti delle discipline sportive quali Calcio, Hunter Field Target, Powerlifting e Wing Chun.

La Festa si svolgerà questo sabato 16 Novembre a Pabillonis (SU), presso il Nueve, SP 73 e link a google maps  a partire dalle ore 15.00 alle ore 01.00 .

Oltre alle discipline sportive saranno presenti i giochi da tavolo nati in Sardegna, il famoso “Tancas” e il nuovissimo “Spuntino”.

Ci sarà lo spazio anche per il divertimento, a partire da uno spazio dedicato ai bambini, con gonfiabili e realtà virtuale, mentre subito dopo cena vi intratterremo con lo spettacolo pirotecnico e in chiusura la musica di Dr.Drer&Alex P. e Bujumannu.

Vi aspettiamo numerosi.

I cavalcavia sulla Carlo Felice intitolati ai Patrioti angioiani

Uno dei cavalcavia della memoria sulla ss 131
di Piero Atzori

Quella delle targhe sui cavalcavia della 131SS poste 17 anni fa è stata un’ottima iniziativa,purtroppo poco o nulla condivisa. Adesso che su fb si è brevemente discusso su questa iniziativa.

In un link giornalistico, si può rivedere l’approccio poco produttivo che è alla base. Le targhe risultano pochissimo visibili, i caratteri sono troppo piccoli e non si riesce a leggerli neanche se si viaggia a 60Km/h. Non a caso, in diciassette anni dacché si sono incollate queste targhe, quasi nessuno le aveva notate. Personalmente sono venuto a conoscenza della targa di Antonio Vincenzo Petretto, al bivio di Bonnanaro, perché me lo ha detto mesi orsono un amico, un Petretto di Sassari. Poi ho trovato altre due targhe scandagliando tutti i cavalcavia. Si sbagliò la dimensione dei caratteri, o fu una scelta meditata per rendere più agevole il lavoro d’incollaggio?

Un progetto simile, presuppone che si conoscano le vicende dei patrioti sardi, molti dei quali martiri. Sappiamo che la scuola è passivamente coinvolta nella damnatio memoriae dei martiri angioianie di Angioy e che qualche insegnante impegnato non basta a rovesciare la situazione, ma ciascuno di noi deve prima rivolgere a se stesso la domanda: sai chi erano Baingio Fadda, Antonio Vincenzo Petretto, Antonio Maria Carta, Giovanni Antonio Mereglias, Filippo Serra, Salvatore Quessa, Gasparo Sini, Giovannico Devilla,Giovanni Pintus detto Toppu, Luigi Martinetti, Giovanni Battino, Francesco Frau, ecc.? Credo che la risposta sia negativa per il 99,99% dei sardi. Occorre ammetterlo che finora ha vinto la volontà di cancellare dalla memoria i nostri martiri per rimpiazzarli con altri. Cosi, per definire dov’era a Sassari il carcere San Leonardo, dove patirono le torture gli angioiani, dobbiamo dire “in via Cesare Battisti”. Tutt’al più, se sei indipendentista sai chi era Francesco Cillocco, che credi vada scritto Cilocco, come lo scriveva Giuseppe Manno, lo storico filosabaudo storpiatore dei cognomi angioiani e denigratore dei nostri martiri per la libertà. L’ipse dixit del Manno riproposto da una sfilza di storici, viene oggi ancora ripetuto. Ecco che a Mamoiada s’intitola a Cilocco una via tolta giustamente ai Savoia, non a Cillocco, come il martire si firmava. C’è da chiedersi se gli stessi che hanno promosso l’iniziativa delle targhe conoscano la storia degli angioiani o abbiano semplicemente trasferito all’artigiano l’elenco fornitogli da uno storico. Lo dice uno che fino a un anno fa sapeva poco di Angioy e seguaci e se ne vergognava. Per questo da un anno sto leggendo libri mai letti e frequentando gli archivi. Non tarderò a pubblicare un resoconto dettagliato sui risultati del mio lavoro, sperando di essere utile al risveglio delle coscienze. Studiare le vicende umane e politiche dei nostri martiri viene prima di scalpellare le targhe ai Savoia dalle strade sarde. Dobbiamo evitare di cancellare la memoria della sopraffazione subita prima di averla insegnata ai nostri figli. Ma per argomentare questo ci vuole un altro intervento.

La guerra dei panni e l’appalto ai veneti

di Ninni Tedesco

immagine tratta liberamente da Invisibili.corriere.it

La ASL(o chi per essa), a partire dal mese di Novembre, ha deciso di cambiare una cosa che funzionava, ovvero la consegna mensile di panni e traverse, per malati cronici aventi diritto, presso le farmacie di riferimento.
Perché? Non si sa. Un appalto? Un interesse privato? Un risparmio? Fatto sta che ad oggi 8 novembre, i nostri cari non hanno ricevuto quanto necessario e noi, popolo di caregiver, a cui non basta la convivenza quotidiana col dolore della malattia, dobbiamo sopportare le lunghe file in via Tempio (a Sassari, n.d.R.), le ore passate a un telefono che non risponde e, infine, le spese per sopperire a un servizio, che è anche un diritto, che non funziona. La ditta che ha in carico l’onere della consegna si chiama Sanex, ha sede legale in Veneto e (NON) risponde a un numero verde, 800243427, per concordare modalità e tempi di consegna. Questo numero è accessibile per chi è stato informato, ovvero per chi si è preso la briga di andare personalmente a informarsi, dato che nessuna campagna è stata messa in atto con i giusti tempi per arrivare a tutti gli utenti interessati. A ciò si aggiunga che le consegne domiciliari dovrebbero essere trimestrali o addirittura semestrali, dato per scontato che tutti abbiamo case capienti per tenere le scorte, che le consegne siano corrette e senza errori perché non sono previsti ritiri e riconsegne, che siano puntuali in modo da non dover sottostare ai capricci dei loro orari e dei giorni da loro stabiliti. Insomma, viste le premesse, non pare che ci si sia affidati a un servizio ineccepibile.

Comunque  sappiate, cari SIGNORI DELLA SANITÀ, che non finisce quì, e che dopo aver dovuto necessariamente comprare, chi può farlo, panni e traverse adeguati alle necessità, dato che pare che anche la qualità dei nuovi prodotti sia alquanto scadente rispetto a quella precedente, noi, che ogni giorno non ci siamo arresi alle sofferenze dei nostri cari, non ci arrenderemo di certo di fronte alla vostra squallida burocrazia o a interessi che non siano quelli della tutela della salute pubblica.
No, non finisce qui.

P.S. (alcune informazioni  utii che ho avuto tramite contatti face book di persone coinvolte nel problema):

Numero verde 800243427

SMS (a pagamento) 3202042835

Mail  numeroverde@santex.it

 

 

“Stop invasione”: al via la campagna contro l’occupazione militare della Sardegna

Dopo il successo della manifestazione di Capo Frasca contro l’occupazione militare della Sardegna e il pienone dell’assemblea plenaria di A Foras a ridosso della mobilitazione, viene lanciata la nuova campagna. “Stop invasione”. La campagna punta a radicare la lotta per la smilitarizzazione dell’isola in ogni paese e città della Sardegna. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato:

Rivendicandoci l’ottimo risultato ottenuto con la scorsa campagna muraria in occasione del lancio della manifestazione del 12 Ottobre e approfittando dell’occasione per fare i complimenti a tutte e a tutti quelli che si son spesi per riuscire nell’impensabile impresa di raggiungere 200 comuni su 370, battiamo il ferro finché è caldo perché chi occupa la Sardegna non dorme. Le esercitazioni continuano, con le loro conseguenze di danni ambientali ed economici.

Rilanciamo l’attività di A Foras immediatamente con la nuova campagna muraria : “STOP INVASIONE, un manifesto in ogni paese”.

L’obbiettivo che si pone questa nuova campagna è quello di raggiungere tutti i comuni della Sardegna per sensibilizzare la popolazione, ribaltando la retorica leghista di una presunta invasione, abbiamo utilizzato il motto “Stop Invasione” per rendere noto al popolo sardo che la nostra terra è da decine di anni sotto attacco.

Il manifesto della nuova campagna di A Foras


In Sardegna rappresenta l’8% del territorio dello stato italiano e ci abita il 2,4% della popolazione, ma ospita circa il 66% del territorio militare dello stesso, compresi i due poligoni più grandi d’Europa, sottoposti a costante bombardamento da parte degli eserciti di mezzo mondo, Non possiamo che definire questa situazione una vera e propria invasione.

Mettiamo bene a fuoco quindi chi è il nostro nemico:

Chi ogni anno utilizza la Sardegna come laboratorio di guerra, bombardando la nostra terra, i nostri cieli e i nostri mari, simulando sbarchi e conflitti da realizzare in altre parti del mondo. La nostra lotta non parte solo da un rifiuto etico per la guerra ma vuole rimarcare il diritto dei sardi e delle sarde di riappropriarsi del proprio futuro.

Già al lancio i nostri manifesti sono presenti in circa 80 paesi, facciamogli sentire il fiato sul collo, ci riposeremo quando avremo vinto.

Non siamo pochi, siamo dappertutto.

La campagna parte, non casualmente, il 4 novembre, giorno che nella retorica italiana rappresenta la festa delle Forze Armate. Nessuna festa, non per la Sardegna, che oggi, come durante la Prima Guerra Mondiale, continua a pagare in modo fortemente sproporzionato il peso dell’attività militare dello stato italiano. Allora la mortalità media dei sardi partiti al fronte fu più alta di quella registrata su tutto il territorio dello stato, oggi ci ritroviamo addosso praticamente tutto il peso delle esercitazioni e di demanio e servitù militari.

Invitiamo pertanto tutti gli interessati a rivolgersi ai canali social e mail di A Foras, per richiedere i manifesti e attaccarli nel proprio paese. Quando saranno stati attaccati, bisognerà scattare una foto e inviarla ai nostri canali. Noi provvederemo ad aggiornare una cartina con tutti i luoghi che sono stati raggiunti dalla campagna. Chi distrugge questa terra, deve vedere sui muri che non è il benvenuto.

Referenti da contattare per ricevere i manifesti:

Oristano: Davide ‭+39 349 7233403‬

Gallura: Agostino +39 ‭347 7768673‬

Nuoro: Luigi ‭+39 329 9694001‬

Sassari: Cristiano ‭+39 338 2154200‬

Cagliari: Agostino +39 ‭347 7768673‬

Sarrabus: Massimiliano ‭+39 328 6654681‬

4 Novembre: per i sardi nulla da festeggiare

immagine liberamente tratta da I Nuovi Vespri
di Francesco Casula

4 novembre: anniversario della Vittoria. Ma vittoria di chi e di che?

Temo e sospetto che in occasione del 4 novembre anche quest’anno, si scateneranno le fanfare della retorica, patriottarda e militarista, con eventi, manifestazioni, raduni d’arma, conferenze e cerimonie solenni in molte città italiane. Senza alcun pudore. Infatti non c’è proprio niente da celebrare e tanto meno festeggiare alcuna vittoria. Infatti:vittoria di che e di chi? Quella guerra fu semplicemente una inutile strage, come la definì il Papa Benedetto XV. E in una enciclica del 1914 (Ad Beatissimi Apostolorum Principis),una gigantesca carneficina. Essa rappresenterà – è il grande storico Enzo Gentile, a scriverlo – “oltre che il tramonto della Bella Epoque, il naufragio della civiltà moderna. Una guerra nuova, completamente diversa da quelle fino ad allora combattute: per l’enormità delle masse mobilitate, per la potenza bellica e industriale impiegata, per l’esasperazione parossistica dell’odio ideologico”

1. Una guerra – scrive Freud – “che ha rivelato, in modo del tutto inaspettato, che i popoli civili si conoscono e si capiscono tanto poco da riguardarsi l’un l’altro con odio e con orrore”

2. Una vera e propria catastrofe annientatrice d’ogni forma di vita e civiltà, trasformate in cumuli di rovine: riducendo l’Europa a “un’oasi estinta e sterile” scrive il tedesco Ernst Jünger, “dove non c’è segno di vita per quanto lontano possa spingersi lo sguardo e sembra che la morte stessa sia andata a dormire”

3. Con centinaia di città sistematicamente distrutte, completamente cancellate dalla faccia della terra. Ma soprattutto con un ingentissimo numero di soldati sacrificati inutilmente: la sola la Italia ebbe 650 mila morti e 2 milioni tra feriti e mutilati. E insieme alla carneficina di vite umane, la devastazione e distruzione della natura. A descriverla in modo suggestivo è il romanziere francese Henri Barbusse, combattente sul fronte occidentale, che parla del Nuovo mondo costruito dalla guerra nel Continente europeo: “un mondo di cadaveri e di rovine ”terrificante, pieno di marciumi, terremotato”

4. Ma c’è di più: nuove e ancor più drammatiche conseguenze si profilavano all’orizzonte con la fine dei combattimenti e il Trattato di Versailles. Con il ridisegno dell’intera geografia europea secondo la volontà dei vincitori, si ponevano le premesse per altre tragedie: la corsa al riarmo e la militarizzazione di massa della società saranno alla base dei regimi totalitari come il fascismo e il nazismo. I 650 mila morti e i più di 2 milioni di feriti e di mutilati erano costituiti soprattutto da contadini, operai e giovani mandati al macello nelle trincee del Carso, sul Piave, a Caporetto e nelle decimazioni in massa ordinate dagli stessi generali italiani. Carne da macello fornita soprattutto dai meridionali siciliani, calabresi, campani, lucani e sardi, mentre i settentrionali per lo più erano produttivamente impegnati nelle fabbriche di armi e di cannoni. Sardi soprattutto, almeno in proporzione agli abitanti: alla fine del conflitto la Sardegna avrebbe infatti contato ben 13.602 morti (più i dispersi nelle giornate di Caporetto, mai tornati nelle loro case). Una media di 138,6 caduti ogni mille chiamati alle armi, contro una media “nazionale” di 104,9. E a “crepare” saranno migliaia di pastori, contadini, braccianti chiamati alle armi: i figli dei borghesi, proprio quelli che la guerra la propagandavano come “gesto esemplare” alla D’Annunzio o, cinicamente, come “igiene del mondo” alla futurista, alla guerra non ci sono andati. La retorica patriottarda e nazionalista sulla guerra come avventura e atto eroico, va a pezzi. Abbasso la guerra, “Basta con le menzogne” gridavano, ammutinandosi con Lussu, migliaia di soldati della Brigata Sassari il 17 Gennaio 1916 nelle retrovie carsiche, tanto da far scrivere in Un anno sull’altopiano allo stesso Lussu:”Il piacere che io sentii in quel momento, lo ricordo come uno dei grandi piaceri della mia vita”.

In cambio delle migliaia di morti, – per non parlare delle migliaia di mutilati e feriti – ci sarà il retoricume delle medaglie, dei ciondoli, delle patacche. Ma la gloria delle trincee – sosterrà lo storico sardo Carta-Raspi – non sfamava la Sardegna. Sempre Carta Raspi scrive: ”Neppure in seguito fu capito il dramma che in quegli anni aveva vissuto la Sardegna, che aveva dato all’Italia le sue balde generazioni, mentre le popolazioni languivano fra gli stenti e le privazioni. La gloria delle trincee non sfamava la Sardegna, anzi la impoveriva sempre di più, senza valide braccia, senza aiuti, con risorse sempre più ridotte. L’entusiasmo dei suoi fanti non trovava perciò che scarsa eco nell’isola, fiera dei suoi figli ma troppo afflitta per esaltarsi, sempre più conscia per antica esperienza dello sfruttamento e dell’ingratitudine dei governi, quasi presaga dell’inutile sacrificio. Al ritorno della guerra i Sardi non avevano da seminare che le decorazioni: le medaglie d’oro. d’argento e di bronzo e le migliaia di croci di guerra; ma esse non germogliavano, non davano frutto”

5. C’è da festeggiare per questo dramma immane? Magari spendendo soldi in parate militaresche? Non c’è niente da festeggiare. Ha ragione il combattivo e giovane sindaco di Bauladu, Davide Corriga Sanna, Presidente della Corona de Logu – l’Assemblea che raccoglie gli amministratori locali indipendentisti – a fare del 4 novembre “una giornata di riflessione sul prezzo pagato dalla Sardegna alla Prima Guerra mondiale, un tributo di sangue e di arretramento economico”.

Note bibliografiche 1.Enzo Gentile, L’Apocalisse della modernità, Mondadori, Milano, 2009, pagina 17. 2.S. Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte, trad. it. Carlo Musatti e altri, Torino, 1989, pagine 30. 3.E. Jünger, Boschetto 125, trad. it. Di A. Iaditiccio, Parma 1999, pagina 28. 4.Henri Barbusse, Il Fuoco, trad. italiana di G. Bisi, Milano, 1918, pagina 218. 5.Raimondo Carta-Raspi,Storia della Sardegna, Ed. Mursia, Milano, 1971, pagina 904).