La vittoria dei pastori aprirebbe la strada a una rivolta delle masse sarde

Uno scatto della guerra del latte tratta liberamente da Il Sole 24 ore
di Gianfranco Camboni

Una premessa indispensabile

La direzione del Movimento Pastori Sardi nelle azioni di lotta è sempre in prima fila, mai dietro e i suoi membri parano i colpi dei padroni e dello stato imperialista italiano. Ciò che caratterizza la direzione del MPS è il suo rapporto morale con i pastori e il loro mondo. Questa è la differenza con le burocrazie di Coldiretti etc., etc.

Un euro a litro

I padroni sono ringalluzziti per l’assoluzione dei monopolisti lattiero caseari dall’accusa di pratica commerciale sleale, e per i 250 indagati per le forme di lotta e dei due Decreti Sicurezza.

La responsabile principale del ministero dell’agricoltura è arrivata per sancire la loro “vittoria” : niente 1 euro per un litro di latte. La ministra, ex burocrate sindacale, con il metodo tipico del suo mondo di luogotenenti dei padroni, giustifica il no alla rivendicazione principale dei pastori affermando che si sono fatti ingannare da Salvini che “è venuto qui a garantire il pagamento del latte di un euro al litro, senza dirvi come raggiungere il risultato. Io posso dirvi che non ho mai trovato carte che affermassero questa cosa. Quelli che vi dicono che si può stabilire il prezzo del latte con un decreto, vi prendono in giro”. Questa ex bonza sindacale che ha fatto una carriera politica fino a diventare ministro di un governo prodotto dal parlamentarismo marcio ha manifestato una tracotanza colonialista.

I pastori non si sono fatti ingannare da nessuno tant’è che è aperta la verifica di novembre sul conguaglio, questi erano gli accordi.

I padroni e tutto il ceto politico parlamentare sono isolati socialmente

Alle elezioni regionali di quest’anno su 1.470.401 aventi diritto di voto, solo 790.347 elettori hanno messo la scheda nell’urna. Si vede che hanno raccolto l’invito dei pastori all’astensione. Per il giorno di quelle elezioni la polizia antisommossa fu rafforzata con l’arrivo di due reparti dal continente. Quell’astensione è la manifestazione elementare di opposizione alla politica della classe dominante, alla diseguaglianza economica che crea e al sistema parlamentare marcio.

Fra le masse in Sardegna risorge la coscienza che:

Deghe o doighi familias
S’han partidu sa Sardigna,
De una menera indigna
Si ‘nde sunt fattas pobiddas;
Divididu s’han sas biddas
………..
Però sa presente edade
Lu pensat rimediare”(1)

Le masse in Sardegna sanno che sui circa 350 milioni di litri di latte gran parte sono destinati alla produzione di pecorino romano e che s’importa l’80% di prodotti alimentari; sanno pure che questo dato economico è il prodotto di una dominazione coloniale, dove le materie da quelle della pastorizia a quelle del sottosuolo sono destinate all’esportazione; infine, sanno che i monopolisti lattiero caseari, come tutto il padronato sardo, stanno ai vertici economici e sociali sardi grazie a questo meccanismo coloniale. I fanfaroni hanno scritto molto sulla diversificazione produttiva dei prodotti lattiero caseari, ma hanno sempre nascosto che la condizione per realizzarla è l’abolizione del meccanismo coloniale e l’instaurazione un regime rivoluzionario fondato sull’espropriazione dei capitalisti e banchieri. Questi fanfaroni dimenticano che il movimento dei minatori sardi si è battuto fino ai primi anni ’80 per la verticalizzazione della produzione metallifera, lo sbaglio che fecero fu quello di illudersi sul capitalismo di stato. Per operare quella verticalizzazione e abolire il meccanismo perverso dell’esportazione era necessario un governo dei lavoratori e non come pensavano i minatori di allora che bastasse la forza parlamentare del PCI.

Le masse hanno visto all’opera i privatizzatori dell’industria di stato; vedono il disastro provocato dai modernizzatori dell’agricoltura di stampo UE che distruggono la pastorizia; vedono che a mangiare a quattro ganasce sono sempre e che il ceto politico che si avvicenda, fa solo i loro interessi.

Non c’è più consenso al mondo degli imprenditori e alle loro fesserie sul libero mercato. La favola del crollo del muro di Berlino non incanta più nessuno, svanita la favola si vede una minoranza di ricchi che sfrutta, fa guerre e una massa di poveri e di impoveriti.

Ciò che le masse non sanno

Le masse non sanno che possono vincere. In Sardegna la possibilità di ottenere soddisfazione per le proprie rivendicazioni è stata riposta nell’idea che bastasse fare pressione sul governo centrale e su quello regionale. Idea dura a morire. Dal 2008 a oggi in Europa di lotte ce ne sono state, e in ultimo la rivolta dei gilets jaunes e da noi i pastori. La classe dominante e nessun governo hanno fatto marcia indietro nella loro offensiva. La classe dominante, a causa della bancarotta del capitalismo prodotta dalle sue contraddizioni immanenti, non può e non vuole fare alcuna marcia indietro. La soluzione del rapporto con la classe operaia e salariata e con gli strati della piccola borghesia impoverita avviene attraverso strumenti di stato di polizia. Chi è responsabile di questa non conoscenza? La pseudosinistra che si è data come compito quello di negare la catastrofe capitalista, per occultare ciò che interessa il partito rivoluzionario: la bancarotta provoca crisi di regimi politici, guerre, rivolte e rivoluzioni. Con questo quadro strategico si deve intervenire in ogni lotta, in ogni protesta sociale. Nella situazione attuale per vincere bisogna piegare alla propria volontà padroni e governi e ciò richiede un’organizzazione delle lotte che sul piano dell’efficienza e della sicurezza sia superiore a quelle che ci sono state fino ad oggi. Ciò che va tenuto sempre a mente nell’elaborare un piano di lotte è che la classe dominante è isolata socialmente e che la loro forza -oltre quella delle armi e della corruzione- è l’inadeguata organizzazione e tattica delle masse. Perciò vale il moto di Danton <<de l’audace, encore de l’audace, toujours de l’audace !>>

L’ignoranza della ex bonza sindacale

Quelli che vi dicono che si può stabilire il prezzo del latte con un decreto, vi prendono in giro”. La ex burocrate sindacale non conosce la storia della lotta di classe nella nostra società. Come crede che sia stata ottenuta la giornata lavorativa di 8 ore? Con leggi e decreti. La lotta operaia per la riduzione d’orario di lavoro aveva come obiettivo l’ottenimento di una legge dello stato borghese che limitasse lo sfruttamento capitalistico: «La prima e grande necessità del presente, per liberare il lavoro di questo paese dalla schiavitù capitalista, è la promulgazione di una legge per la quale otto ore devono costituire la giornata lavorativa normale in tutti gli Stati dell’Unione americana» Congresso operaio generale di Baltimora (16 agosto 1866). Il governo della borghesia rivoluzionaria giacobina accolse la rivendicazione dei sanculotti che il governo fissasse e il prezzo del pane e dei generali di prima necessità (il maximum). La ministra non sa che in Sardegna una radicale trasformazione dell’agrozotecnia fu ottenuta con un atto parlamentare, adottato dal governo di allora: la legge “De Marzi- Cipolla” del 1971 che mutò il regime dei contratti d’affitto, tanto da indurre, col passare del tempo, molti proprietari assenteisti a cedere le proprietà a favore dei coltivatori. Invece di fare la tracotante pomposa studi la storia.

I pastori non solo rivendicano un euro a litro ma anche una legge sul prezzo del latte che sottragga la contrattazione al monopolio degli industriali i quali decidono quello che vogliono sulla pelle appunto dei produttori: <<Il regime di monocultura comporta frequentemente un eccesso di produzione. Crisi che i trasformatori scaricano addosso ai pastori dimezzandone il prezzo del latte>>(2). Lo sviluppo rivoluzionario della lotta dei pastori sardo colpirebbe il regime della monocoltura, cioè il rapporto coloniale e a questo punto diventerebbe una lotta generale.

La vittoria dei pastori aprirebbe la strada a una rivolta generale delle masse sarde

 

1)Su patriottu sardu a sos feudatarios

2) MOVIMENTO PASTORI SARDI PROPOSTE SETTORE LATTIERO CASEARIO OVI-CAPRINOTramatza, 25/01/19