Dancing Days: quei terribili e bellissimi anni Novanta nel nord Sardegna

 

“Dancing Days”. Ma quali Giorni Danzanti!!!

A metà degli anni ‘90 la città mica la vedevi tutti i giorni come adesso. Era una questione di principio, perché le macchine ovviamente c’erano già e la benzina costava anche di meno (o almeno credo…) e la strada faceva schifo allora come lo fa ai giorni nostri! Ci andavi una volta al mese, massimo due, e lo sapevi con largo anticipo. Dovevi avere tempo per prepararti a fartela sotto con la bocca aperta e il dentista che troneggiava sopra di te coi suoi ferri, oppure sapevi di dover affrontare la noia mortale di una spesa chilometrica, dentro uno di quei supermercati giganteschi che erano il sogno proibito delle nostre madri paesane. Sarà sessista da scrivere, ma erano loro a fare la spesa, riempiendo carrelli e cofano della macchina all’inverosimile e piazzandoti anche qualche busta in mezzo alle gambe, che la roba doveva coprire almeno una trentina di giorni!.

Solo dopo aver assolto le incombenze primarie, se avanzava tempo, e miracolosamente il tempo avanzava sempre, abbandonando nei parcheggi la macchina gravida di merendine, tonno in scatola, Coche Cole ed eccetera eccetera…, ce ne andavamo in giro per negozi di musica! Era l’epoca appena precedente alla crescita indisturbata dei centri commerciali, del boom della zona Industriale, quando a Predda Niedda ci passavi solo se ti eri perso, che poi forse l’amata/odiata Città Mercato (non ci sarebbe manco bisogno di specificare che i nomi successivi non vanno manco presi in considerazione…) era già nata, ma di sicuro non si era ancora imposta su tutta la linea, ed il Corso e l’Emiciclo e Viale Italia, ancora davano mattana e sembrava non esserci mai troppo caldo o troppo freddo, o la pioggia incombente come adesso, che è chiaro a tutti che si tratta solo di una scusa dei più mandroni (la maggioranza…) per non andare in giro in centro.

E ce n’erano di negozi di musica in quegli anni sporchi e chiassosi. C’erano i due Griscenko (non credo si scriva proprio così…), in particolare quello di Piazza Azuni che era su due piani, con le poltroncine con le cuffie per ascoltare le uscite nuove e quei monitor piazzati in alto che la prima volta che ci sono entrato mi sembrava di essere in quel bar di Ritorno al Futuro 2! E così ti incantavi a guardare MTV, che anche quella in paese ce la sognavamo di notte! E vedevi Slash coi riccioloni e la sigaretta appesa alle labbra o magari il video di questi gaggi mezzi nudi e tutti argentati che per poter pronunciare il nome del gruppo dovevi avere una certa praticaccia con l’inglese, e mica c’era Google Translate a levarti le castagne dal fuoco! Risalendo c’erano le Messaggerie, che in realtà ci sono ancora, con il secondo piano tutto riservato alla musica, e proprio lì con diecimila Lire tolte al primo stipendio stagionale mi sono preso Ok Computer, ma era già il ‘99 ed ero in ritardo di due anni sull’uscita, e tutti o quasi s’erano dati una prima ripulita e di tossici in giro ne bazzicavano decisamente di meno, e l’aria per quanto sempre viziosa fosse, sembrava più respirabile e a quel punto qualcuno di quei negozi aveva già chiuso e qualcun altro era in procinto di farlo.

Come ad esempio Good Music, oppure quello che c’era nella via che scende dal palazzo delle Poste, più sotto dell’angolo dove si metteva la signora che vendeva ciogga e cuccoidi, per inciso mai comprato niente da lei che la materia prima in quel caso ce la procuravamo da soli nelle nostre campagne! Un negozietto era, però aveva ancora i vinili, e dev’essere successo lì dentro che per la prima volta ne ho preso uno in mano. Niente di che, sapevano già di vecchio, di superato, mica avevano il fascino di oggi, stavano nascosti in mezzo alle cassette e ai cd nuovi e luccicanti. Uno dei Metallica lo ricordo nitidamente, facile da memorizzare con tutte quelle croci da cimitero nella cover! E poi loro li conoscevo già, almeno di nome, assieme ai Guns e a Bowie, ai Sabbath e agli Zep’s; li vedevo praticamente ogni giorno nella VHS del Freddie Mercury Tribute, visto che in casa solo i Queen erano degni di essere ascoltati, e infatti quei negozi li visitavamo per cercare materiale loro. Arrivai in ritardo anche a quello, perché Mercury era già stecchito da un annetto buono, e così in ritardo arrivai pure ai Nirvana, che quando a tirare le cuoia era stato Cobain, di anni ne avevo appena 11 e comunque (come accennato pocanzi) tutto ciò che non era Queen per il sottoscritto valeva meno di una merda di vacca!

Niente male come tempistica e niente male anche ritrovarsi a rimpiangere quei tempi che in realtà non avevano niente di eroico, di epico, di romantico ne di memorabile, e anzi erano piuttosto brutti e infatti di pura testimonianza si tratta mica di operazione nostalgia!

 

di Oscar Tremor

“Dancing Days” di Marco Lepori (Catartica Edizioni, Collana In Quiete, settembre 2017).

 

Marco Lepori è nato nel 1983 e vive a Castelsardo. Laureato in Teoria e Tecniche dell’Informazione. Collabora alla creazione degli articoli nel blog satirico “Castelsardo Insider”, firmandosi sotto diversi pseudonimi. “La domenica della cattiva gente” (Catartica Edizioni, ottobre 2018) è il suo primo romanzo.