A Bonorva comandano i Savoia? Parla il sindaco Massimo D’Agostino

L’Amministrazione Comunale di Bonorva intende presentare formale ricorso gerarchico nei confronti della decisione assunta dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro che ha bocciato la proposta del Comune di Bonorva di mutare la denominazione di via Regina Margherita in via Professor Virgilio Tetti.
L’Amministrazione porterà all’attenzione dello staff del Ministro ai Beni Culturali le proprie argomentazioni rispetto ad un diniego i cui contenuti sono – secondo l’amministrazione –  “anomali e meritevoli della nostra protesta”.

Inoltre l’amministrazione valuterà anche in sede legale l’opportunità di  ricorrere al TAR.

E’ anche in via di costituzione un comitato composto da diversi comuni che presentano le stesse problematiche del comune di Bonorva, in relazione all’abolizione delle vie intitolate ai Savoia. Tra le finalità del comitato anche quello di coinvolgere i parlamentari sardi per la proposta di un disegno di legge che abolisca il parere della Soprintendenza nelle decisioni delle amministrazioni locali di mutare le singole vie.
Abbiamo raggiunto telefonicamente il Sindaco di Bonorva Massimo D’Agostino, per farci raccontare da lui  l’incredibile vicenda dell’intitolazione della via, da dedicare al Professor Tetti, insigne studioso, preside delle Scuole Medie di Bonorva, ricercatore, scrittore, politico, più volte Consigliere e Assessore Provinciale e Sindaco di Bonorva dal 1964 al 1970.

Intervista di Luana Farina

– Signor Sindaco, come nasce questa vicenda?
Durante la primavera scorsa abbiamo presentato alla Prefettura di Sassari, la richiesta di modifica dell’attuale Via Regina Margehrita che sarebbe dovuta diventare Via Professor Virgilio Tetti. Il Comune di Bonorva voleva onorare la memoria attraverso l’intitolazione di una via,  riconducibile al personaggio e significativa. E’ stata allora scelta Via Regina Margehrita, dove si trova la casa in cui il Professor Tetti abitò per diversi anni.
La Prefettura, per poter procedere con la pratica, necessitava però del parere della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio che, a fine estate, boccia la richiesta  con delle motivazioni che noi riteniamo incomprensibili, assurde e anacronistiche.

Nella risposta di diniego scrive il Soprintendente :
“La via è situata nel centro storico di Bonorva, nei pressi della Chiesa Parrocchiale e della Piazza Santa Maria; al capo opposto della piazza, rispetto alla via Regina Margherita, si pone Corso Umberto I, che prosegue poi con Corso Vittorio Emanuele III. E’ evidente che tale rispondenza non è casuale dal momento che Umberto I e Margherita di Savoia regnarono insieme sino al 1900, anno in cui Umberto venne assassinato, e prese il suo posto appunto il figlio Vittorio Emanuele III. La disposizione delle due vie alle estremità opposte della piazza sulla quale si affaccia la Parrocchiale dimostra la chiara volontà di rappresentare, in concreto sul piano urbanistico, i due poteri di riferimento, quello politico Regina Margherita e quello religioso, lo Stato e la Chiesa.”       

  • Quindi, la tesi sarebbe che nell’attribuzione dei nomi delle vie, ci sia stato l’intento di contrapporre potere Religioso al potere Laico?

Per noi questa ricostruzione è inverosimile e in tutti gli atti di archivio che abbiamo consultato nessun riferimento di questo tipo è stato posto nelle scelte delle intitolazioni delle vie. Ma anche se fosse, siccome qualcuno 120 anni ha deciso questa cosa,  deve rimanere immutabile  nei secoli e il Comune di Bonorva non ha diritto di decidere quale sia l’assetto toponomastico, così come hanno fatto e fanno tantissimi comuni in Sardegna?

Se non ci fosse stata questa specifica vicenda legata al Professor Tetti, il Comune si sarebbe posto comunque di attuare una modifica alla toponomastica dedicata ai Savoia . Noi vorremmo proprio abolirli del tutto i Savoia dalle vie di Bonorva e non abbiamo diritto di farlo perché altrimenti alteriamo un presunto ragionamento urbanistico e  “di continuità storica”.  La Soprintendenza continua nelle sue assurde motivazioni:

“Non va trascurato, peraltro, che – fermo restando il giudizio storico sulla famiglia reale italiana – Margherita di Savoia fu tuttavia una figura particolarmente cara alle popolazioni locali, nonché un personaggio che ebbe con la Sardegna particolare legame, dal momento che fu in stretti rapporti di affettuosa amicizia con la nobile famiglia Pes di Villamarina.”

Il Soprintendente quindi, a nostro parere, oltre che interpretare le presunte intenzioni degli amministratori di oltre un secolo fa (secondo noi, infatti, non esiste alcuna correlazione tra la via Regina Margherita , la Chiesa Parrocchiale e le altre vie dedicate ai Savoia) esprime un parere soggettivo, quasi  “politico” sulla figura della Regina, ed esercita quindi non un esercizio di valutazione storica in base ai fatti, ma una serie di considerazioni opinabili sui quali, tuttavia, poggia il fondamento del diniego. Ed è questo che noi contestiamo.
Come Sindaco, ho senz’altro commesso un errore a fidarmi delle rassicurazioni di chi, questa primavera, mi diceva che la pratica fosse a posto e che da lì a qualche giorno sarebbe arrivata l’autorizzazione, più che altro una formalità.
Noi allora abbiamo proceduto alla cerimonia di intitolazione della via, e di questo mi scuso con la Famiglia Tetti.
Da oggi, però, iniziamo, con tutti i bonorvesi, i Sindaci di Comuni che hanno già attuato il cambiamento del nome delle vie dedicate ai Savoia, e chi ci vorrà sostenere, la nostra battaglia perché non vogliamo, come “suggerito” dalla Soprintendenza, dedicare al Professor Tetti e a nessun altro dei nostri illustri cittadini, scrittori, poeti e unomini di cultura, una via periferica di un’anonima zona industriale.
Già subiamo l’onta dello spopolamento, come gran parte dei piccoli Comuni sardi, ci mancherebbe, che per chi resta, non fosse possibile essere attore delle scelte nel proprio Comune.

– Come intendete muovervi?

A giorni avremo un nuovo incontro in Prefettura, supportati dai Sindaci che hanno già fatto la nostra scelta, non so se le nostre ragioni saranno ascoltate, so già che la nostra battaglia sarà molto difficile, ma faremo in modo che la nostra voce,  senz’altro sentita lontano. Noi non ci fermeremo!

Cosa bolle in pentola in casa ProgReS?

Il partito indipendentista ProgReS va verso il congresso che si terrà il prossimo 15 dicembre. Ma quali sono le tesi politiche in discussione? Abbiamo sentito Lucio Porcu, storico attivista indipendentista e fondatore del partito. L’intervista è di Cristiano Sabino.

  • L’indipendentismo governa in Corsica, è protagonista in Catalogna, rialza la testa nel Paese Basco, è al centro del dibattito politico sulla Brexit in Irlanda e in Scozia, risorge in Sicilia. E in Sardegna?

In Sardegna evidentemente non è riuscito a trovare una sua via. Vorrei aggiungere che anche fuori dall’Europa, in tutto il mondo esistono delle frizioni tra centro e periferia che possono sfociare in un indipendentismo organizzato o in movimenti più generici; il processo di globalizzazione, al contrario di quanto alcuni prevedevano, ha alimentato il fenomeno. Mentre fuori dall’Europa abbiamo l’esempio del popolo Kurdo che nonostante si trovi schiacciato tra l’islam radicale e la violenza dei regimi turco e siriano, resiste ed è capace di creare modelli di società avanzati come quello di Kobanê, in tutta Europa, come hai ricordato, assistiamo a un passaggio ad un indipendentismo di livello superiore, più strutturato e che gode di ampi consensi. Ognuno declinato con le sue varianti, come per esempio la Corsica dove una coalizione formata da autonomisti e indipendentisti, che raggruppa all’interno diverse anime, sta governando molto bene. In Sardegna, facendo un paragone con la Corsica, questo processo non si è realizzato e apparentemente si sta allontanando sempre di più la possibilità di un’alleanza tra partiti più o meno autonomisti o che comunque vedono nell’aumento dei poteri un obbiettivo primario. I motivi sono svariati, uno di questi può essere dovuto ad una mancanza di sintesi che ha colpito le formazioni politiche, ma dietro questa mancanza di sintesi c’è sicuramente la difficoltà a emanciparsi politicamente dalle famiglie politiche che hanno governato e governano l’Italia. L’emancipazione dall’Italia tout court è il nostro grande limite. L’egemonia dei partiti italiani e della cultura politica italiana hanno fatto si che nonostante abbiamo e continuiamo ad avere parecchi militanti, non riusciamo a fare sintesi e costruire un percorso comune come per esempio è stato fatto appunto in Corsica. Comunque, scusa se mi sono dilungato, io spero che avvengano due cose perché lo scenario cambi in meglio: la prima è che i ragazzi e le ragazze nate negli anni 90 e duemila si avvicinino al movimento e lo cambino, la seconda è che “i vecchi” si mettano a disposizione senza manie di protagonismo e che ognuno dia il proprio contributo riconoscendo e accettando i limiti che il passato e il presente ci mostrano.

  • Le ultime tre tornate elettorali sono state disastrose. È tutta colpa dei sardi come alcuni dirigenti hanno dichiarato o si poteva agire diversamente?

Ho sentito le giustificazioni più assurde sulle cause delle sconfitte elettorali, la più malsana è proprio quella che da la colpa all’elettore. Scaricare sugli altri i propri fallimenti è gravissimo e denota mancanza di lucidità. Noi abbiamo bisogno di progetti seri e di meno egocentrismo. Sul fatto che si poteva agire diversamente alle elezioni è un qualcosa che andava fatto molto prima, non credo alle coalizioni costruite a ridosso delle tornate elettorali. Vanno fatti dei percorsi comuni e va individuato uno spazio di azione. Bisognerebbe tracciare quel cerchio di cui parlava il compianto Gianfranco Pintore e capire chi ci sta dentro. Personalmente non sarei per l’esclusione dei partiti autonomisti che oggi si alleano con il centro sinistra o con il centro destra, basterebbero dei paletti saldi intorno a cui costruire un programma di governo.

  • ProReS è rimasto fuori dal cartello elettorale Autodeterminatzione e alle ultime elezioni ha sostenuto la coalizione Sardi Liberi con Unidos di Mauro Pili. Siete contrari all’unità indipendentista?

Autodeterminazione non ci ha mai attratto e devo dare atto a Gianluca Collu, il nostro segretario uscente, di aver tenuto la barra dritta sul rapporto con Autodeterminatzione, sia nel rapporto con il suo primo leader, Muroni, sia con quello che è venuto fuori dopo marzo 2018. Progres ha una struttura fortemente democratica, per cui da quello che abbiamo percepito dal di fuori non era lo spazio adatto a noi, inoltre non abbiamo visto niente di innovativo arrivare da quello spazio. L’alleanza Sardi Liberi e la scelta di Mauro Pili come Candidato presidente è nata comunque sotto il segno di una veduta comune su molti temi come la lotta contro le servitù militari, i trasporti, la vertenza entrate. Inoltre la presenza di Angelo Carta per noi è stato un grande arricchimento, Insieme a Mauro Pili due persone molto preparate che ci hanno insegnato molto. Progres ha sempre lavorato per una convergenza, per l’unità, siamo militanti non politicanti di professione, per cui vogliamo raggiungere il risultato per la causa e non per noi stessi. In quella situazione l’assemblea degli attivisti ha scelto questa alleanza e tutti abbiamo lavorato per portarla avanti.

  • A dicembre celebrerete il vostro congresso. Qual è la tesi politica che sosterrai?

Si esatto, il 15 dicembre ci sarà il congresso di ProgReS. Per ora sta emergendo la voglia di unità, l’unione con tutti coloro che si sono allontanati per i motivi più disparati oltre alla volontà di riunione dei movimenti e delle sigle per semplificare lo scenario politico ma senza ingessarlo, come è successo con Autodeterminazione.

Infatti, come abbiamo visto, l’unione fine a se stessa non porta a niente.

Le strade che ci si aprono oggi sono due: la prima, la più scivolosa è quella dell’apertura a tutto quello che può essere affine a noi. Apertura che inesorabilmente porta ad alleanze anche con soggetti che nel mondo indipendentista sono considerati quasi come appestati (molto probabilmente magari a torto ma questa è la realtà).

La seconda invece è la formazione di un partito o movimento nuovo, che raggruppi il meglio, la sintesi di tutto quello che si è elaborato negli ultimi 15 anni ma con una visione politica contemporanea.

Entrambe le vie sono affascinanti. La prima porterebbe l’indipendentismo dentro le istituzioni, con tutto quello che ne consegue sia in termini positivi che negativi. Faccio un esempio, in termini positivi è l’unico bacino che ha elaborato e continua ad elaborare idee nuove, concetti, che non ha paura di guardare alle nuove sfide della modernità. La politica sarda, da Soru in poi, ha preso a piene mani da questo contenitore. D’altro canto entrare nelle istituzioni significa cambiare pelle, con il rischio di non riconoscersi davanti alla specchio dopo pochi anni.

Se invece si volesse scegliere la strada di un partito che dia la sveglia, un po’ stile iRS anni 2000 e con tutti i passi avanti fatti in termini di chiarificazione del rapporto con la sinistra italiana fatti da A Manca, allora potremo trovarci davanti a un qualcosa che potenzialmente è in grado di fornire chiavi interpretative nuove nel rapporto tra la Sardegna e il mondo con scenari molto interessanti. Bisogna parlare al condizionale perché non è cosi scontato che avvenga ciò che è avvenuto in passato.

Altre soluzioni all’orizzonte non ne vedo.

  • Ma intanto qualcosa si muove nonostante i partiti siano fermi..

Certo,fuori dai partiti stanno nascendo delle organizzazioni come ANS, Corona de Logu e A Foras in grado di unire. Speriamo che questo sia di buon auspicio.

  • Se tu dovessi scegliere una delle due ipotesi che hai prospettato sopra, ossia un nuovo partito che detti la linea o uno che si allei con gli autonomisti, cosa sceglieresti?

Realisticamente la prima ipotesi, ossia riunire le forze per un soggetto nuovo in grado di dettare la linea politica e riscoprire il concetto di nazione sarda, oltre a piacermi di più è quella più attuabile. Vedremo cosa dirà l’assemblea o cosa succederà dopo il congresso. Abbiamo intenzione di suscitare il dibattito dal basso e di ascoltare tutti per poter prendere la migliore decisione. Chiaro che invece un’ammucchiata con gli altri partiti dell’area solo perché affini non sarebbe neanche presa in considerazione in virtù degli ultimi fallimenti di chi ha voluto percorrere questa strada.